Foto: I 100 di Caterina Iozzo

Anima mia
Soletta Soletta
Quando Dio si nde diletta
E cu’ ti vene e s’assetta
E si mente a ragiunà.
 

da Caterina

 

Mia madre passa la maggior parte del suo tempo seduta su una poltrona di vimini di Soriano.

Un ortopedico le ha consigliato di stare così e così lei se ne sta, buona buona, “come la madonnina della pietra”; da anni ormai, dopo la frattura del femore da cui non si è più ripresa.

Nei giorni in cui sono in paese, scendo dalla casa in cui vivo, al primo piano, nell’abitazione al pianterreno, quella dove vive mia madre insieme a mia sorella, a mio cognato e ai loro figlioletti. Ha compiuto 92 anni, mia madre, e dico la sua età con scaramanzia.

Mi siedo spesso a parlare con mia madre, anche se lei dice “Non ci sei mai, sempre di corsa”.

Ascolto, con stati d’animo diversi, le sue storie e i suoi ricordi. Sempre differenti, anche quando li ho già sentiti. Mi interroga con il suo sguardo dolce e deciso, con i suoi capelli bianchi e la sua pelle ancora fresca e giovane. Per molto tempo ricorderò questa donna forte e ammalata, sofferente e presente. Ricorderò malattie e notti in ospedale, corse da medici e in farmacie.

Per lei e per mio padre. “Sono sfinita – mi ha detto un’amica all’università – è da tre giorni che non vivo per stare appresso a mia madre. Non posso scrivere”.

Divento piccolo piccolo. Ho imparato a non dire più che i miei stanno male o che ho passato con loro giorni e giorni, nottate interminabili. Sarei guardato con aria strana, considerato improduttivo, non adatto ai tempi della velocità, che non consentono tanti affetti e tanti legami. Mia madre mi ha insegnato che la vita è sacra e che noi siamo gli altri.

Lascio da parte i miti della produttività e delle frette.

Io mi accontento di vedere sorridere mia madre, di irritarmi con lei, di ascoltarla.

Corriamo indietro o avanti, rare volte ci fermiamo a guardare e ad ascoltare.

Non mi sento in colpa, almeno in questo. Sono stato in corsa, ho avuto anche frette e inquietudini, ma ho saputo ascoltare. Ho rinunciato alla lettura di tanti libri, mamma, ma valgono più le storie che ho ascoltato da te.

Mi sono perso molti noiosi consigli di facoltà, ma ho accompagnato molti defunti cari, ho condiviso dolori e malattie, ho partecipato ai riti e alle feste.

Ho perso tanto tempo, ma è davvero così?

Si guadagna tempo rinunciando alla propria umanità? In giro per il paese e i paesi, per il mondo, ho tanto bevuto e tanto parlato, ho ascoltato il nostro mondo, e forse, alla fine, ho ritrovato il tempo.

Tutto passa, tutto finisce, mamma, rimangono le storie e con loro le persone che le hanno vissute e che le raccontano.

 

Vito Teti da “Pietre di Pane”

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *