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Le campagne di Finocchiaro

Un episodio in particolare ha segnato la mia infanzia, l’omicidio di un’anziana donna nelle campagne di Finocchiaro. Era una signora che conoscevo molto bene, la moglie di Fasolo. Era il lontano 1942 ed ero
una ragazzina di 12 anni.Questa tragica vicenda sconvolse le nostre abitudini, perché per la paura che potesse succederci qualcosa, i miei genitori non vollero più che dormissimo in campagna, fummo così costretti ad andare avanti e indietro dal paese.
Il fatto che vi sto per raccontare è successo nello stesso periodo, poco tempo dopo.
In una tranquilla mattina come tante altre, tutto procedeva come sempre, fino a quando non siamo andati a mangiare. Nella casejra, sul tavolo, trovammo una grossa forma di formaggio. Ci guardammo stupiti cercando di capire chi poteva averla portata.
Ancora increduli, andammo a prendere il pane nella credenza e ci accorgemmo che mancava una pagnotta di 2 chili.
Mio fratello pensò un attimo poi disse: “Chista è opera de cumpare Cicciu”. E tornammo al lavoro.
La sera, però, per paura che qualcuno potesse aver messo gli occhi sul bestiame, decidemmo di portarlo con noi in paese. Lungo il cammino, ci accorgemmo che tante persone avevano preso la nostra stessa decisione, troppi episodi di furti e violenze si erano visti negli ultimi tempi. Nel fare la strada per tornare a casa, era mia abitudine
voltarmi più volte per guardare il sentiero e controllare che gli animali ci venissero dietro. Fu così che mi accorsi che mancava una pecora.
Subito avvisai mio fratello Vito, che decise di tornare indietro a cercarla, nonostante avessimo già fatto metà del percorso. Ma io avevo troppa paura che potesse succedergli qualcosa, quindi volli andare con lui ad ogni costo. Affidammo così gli animali ad un certo Domenico Sisì, che si era unito a noi durante la strada verso il paese,
e tornammo indietro.
Avevamo rifatto quasi tutta la strada e avevamo ormai perso la speranza di ritrovare la piccola bestiola, quando arrivati nella nostra proprietà, vediamo la pecora legata ad un grosso piede di fico d’india.
Mah! Che cose strane oggi”, penso tra me. “Di sicuro questo fatto è collegato con il formaggio trovato stamattina”.
Mio fratello ripetè: “Chista è opera de cumpare Cicciu”.
Ritornammo sulla via di casa a passo spedito e riprendemmo in consegna i nostri animali, ma ormai era quasi buio.
Quando arrivammo nei pressi di “Brizzo”, si presenta davanti a noi un uomo con un fucile in spalla che comincia ad urlare “Vi sembra questa l’ora di tornare a casa?”.
Ed io penso tra me: “Ma perché? Dopo una certa ora è lui il padrone della strada?”.
Sisì gli risponde che avevamo fatto tardi perché avevamo avuto degli imprevisti.
E il signore ci disse: “Non fate più questo errore, perché dopo un certo orario non sapete chi potete incontrare, meglio perder la pecora che la vita. Ma per questa volta vi è andata bene”.
Ma io, ragazzina, non capendo il senso delle sue parole, mi sono detta: “Ma guarda questo, sono stanca morta, ho fatto la strada due volte e ‘mbece mu si lamenta lu voe, si lamenta l’aratjru”.

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Vittoria Galloro

Nata a San Nicola da Crissa nel 1930. Titolo di studio: Terza elementare. Ha pubblicato i libri "Pensieri, parole e amore", "Davanti agli occhi", "Semplicemente ricordi"