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Sen.
Nicola Signorello e Prof. Avv. Nicola Gerardo Marchese
presentano il loro studio su
Padre Leone Pileggi da San Nicola da Crissa
Padre Leone Pileggi
Dopo la pubblicazione delle opere di Don Francesco
Mottola, che sono allegate ai documenti presentati per
avviare, presso il dicastero vaticano, il processo di
beatificazione a norma di diritto canonico, disponiamo
di importanti notizie che interessano il ruolo svolto,
in questo ambito, da alcuni personaggi che, per ragioni
diverse, hanno avuto modo di condividere con lui le
ansie dell’impegno apostolico.
Per quanto di nostro interesse ,in questa sede abbiamo
l’opportunità di segnalarne una , che molta influenza ha
esercitato sulla formazione culturale e spirituale del
giovane apostolo di Tropea.
Questi, da parte sua, rammentando l’opera del suo grande
maestro ed amico con accenti di affetto e viva
riconoscenza, parla nella sua autobiografia, dicendo che
molto della sua formazione spirituale , è dovuta all’
opera del suo personale ispiratore, indicandone il
maestro nella persona di Padre Leone da San Nicola da
Crissa.
E’ risaputo che la storia di ogni santo, come nota
costante della sua evoluzione, è quella di notare come
sullo sfondo della vita del protagonista, si presenta in
modo puntuale la figura di una persona, che in funzione
di confessore o direttore spirituale, ne ha curato la
parte educativa, introducendolo amorevolmente alla
pratica delle virtù cristiane.
Si tratta spesso di figure di uomini che alla fine di
questi eclatanti processi, ai quali hanno dato notevole
contributo, rimangono, ciò nonostante, sconosciute,
figure fondamentalmente discrete, che rimangono
nell’ombra e scompaiono lungo la scia luminosa del
protagonista: certamente paghi del loro oscuro lavoro di
manovali dello spirito, intenti soprattutto a preparare
il retroterra culturale e morale, dal quale poi
spunteranno le buone opere dei loro discepoli e seguaci;
nei quali essi stessi saranno alla fine glorificati
davanti a Dio.
Nel mondo della spiritualità si riscontra di frequente
l’ esistenza di questi risvolti della maturazione
religiosa, i cui protagonisti rimangono normalmente
sconosciuti ed ignorati agli occhi degli osservatori di
prima mano , per riemergere in seguito per qualche
felice circostanza.
Nel nostro caso, per felice ventura, invece ,è lo
stesso Mottola che ci avverte di questo suo grande
maestro, ponendo così all’attenzione dei cattolici
calabresi la figura di padre Leone.
Sulla base delle dichiarazioni contenute nel voluminoso
carteggio , apprendiamo che egli svolse un ruolo di
primo piano nella maturazione spirituale , quale
maestro, educatore, amico e confidente di don Mottola ,
nel periodo in cui questi ebbe la ventura di incontrarlo
e coltivare l’ amicizia del fervente francescano che
fin da allora godeva di grande prestigio , essendo uno
dei personaggi di maggiore spicco nell’ambiente
religioso dell’intera regione.
Fu definito uomo pieno dello spirito di Dio, visse una
vita interamente impegnata al servizio dei fratelli,
sostenendo le opere della Chiesa in Calabria, cercando
di sviluppare un movimento di risveglio religioso in
tutta l’area calabrese ed in primo luogo curando in modo
esemplare l’incremento dell’ordine di S. Francesco, di
cui per molti anni ne assunse la direzione con
l’incarico di Padre Provinciale.
Sarebbe lungo trattare la multiforme attività intrapresa
e portata a compimento da padre Leone
Richiederebbe un discorso che non può esser certamente
contenuto nel breve spazio di un semplice capitolo,
che, per obbedire all’esigenza dell’opera, deve essere
necessariamente ristretto per ovvie esigenze
redazionali, connessi al sito che ci ospita.
Una disamina più approfondita sarebbe interessante
anche perché lo stile di alcune sue opere si riflette
nelle stesse iniziative intraprese da don Francesco
Mottola., che oggi sono oggetto di esamina da parte
delle competenti autorità vaticane , che in esse vi
riscontrano gli elementi per addivenire alla auspicata
dichiarazione canonica di beatificazione .
Sicchè, a distanza di tempo, confrontando le rispettive
realizzazioni ,si possono riscontrare molti punti di
somiglianza che, sia pure nella varietà delle diverse
esperienze, presentano alcuni elementi comuni che fanno
pensare ad una identica matrice culturale e spirituale .
Anche sotto questo aspetto le opere del discepolo
somigliano molto alle opere del maestro e rivelano nel
loro svolgimento lo stesso filo conduttore che si
riflette nel metodo seguito e negli obbiettivi di
fondo.
LA VITA
Egli stesso ci racconta l’avvio nei primi anni della sua
fanciullezza della sua vocazione francescana, quando da
ragazzo di paese, insieme alle frotte festose dei suoi
coetanei, seguiva con ammirazione le prediche della
settimana santa, quando in paese capitavano per
l’occorrenza.
Erano predicatori di grande fama , maestri dell’oratoria
sacra, come quando accadde di seguire le orazioni di un
grande francescano, padre Bernardo da Cardinale,
invitato a tenere al popolo le prediche della Passione ,
in un periodo in cui l’animo della gente , per antica
tradizione, era naturalmente incline ad accogliere il
racconto della Passione del Signore.
In definitiva ,fu proprio la suggestione provata dalla
predicazione di questo francescano che indusse il
ragazzo ad intraprendere la carriera religiosa. A
proposito della quale ha cura di specificare che il
tutto ebbe inizio in virtù di alcune modalità della
predicazione di Padre Bernardo, il quale usava alternare
le sue esibizioni solenni con alcuni momenti di
ripensamento e riflessione, affidando l’esecuzione di
questo compito alla iniziativa dei bambini più dotati ,
i quali venivano selezionati, per ripetere in pubblico
gli argomenti trattati.
Un metodo molto ben riuscito, che suscitava in paese
grande emulazione tra le stesse famiglie che ambivano,
con l’esibizione dei loro figlioli, assurgere alla
ribalta della cronaca paesana.
In questa fase si era creata in paese una sana
competizione , tra i ragazzi più dotati, che, stimolati
dalle rispettive famiglie , si sforzavano di ben
figurare nell’assolvimento di questo impegno.
Egli, compreso dell’importanza dell’episodio, descrive
l’emozione che provava quando veniva il suo turno
all’esibizione in pubblico, davanti a tanta gente ;
anche perchè in prima fila figuravano immancabilmente la
sua mamma, le sue sorelle vestite a festa , visibilmente
compiaciute delle sue recite, perché attribuivano alla
esibizione il valore di un avvenimento familiare.
Egli descrive l’attenzione con cui seguiva le
argomentazioni dell’oratore sacro, che parlava con
grande suggestione a tutto il popolo, devotamente
raccolto nella chiesa, mentre fuori si udivano gli
ululati del vento impetuoso che si abbatteva
sull’abitato, solitamente esposto alla furia di tutti i
venti, specie nel periodo iniziale di primavera.
Erano tempi in cui in ogni famiglia, ove emergeva
qualche componente dotato, che offriva materia per
coltivare progetti ,si concentrava l’attenzione e la
speranza di tutti , e ognuno ambiva intorno alla vita
del ragazzo tessere la trama del proprio avvenire , che
lo portava a sognare e sperare in un futuro intravisto
con gli accenti del cuore.
Così avviene che tutto l’avvenire di quella famiglia ,
composta da tre sorelle, venne intessuta sulle
aspirazioni che il ragazzo avrebbe assunto col crescere
degli anni.
La sua era una famiglia di orfani e quindi solo lui il
punto su cui potevano contare le speranze delle
sorelle.
IL ragazzo ha avvertito il peso di questa responsabilità
al punto che, quando venne il momento decisivo di
lasciare la casa paterna ,per seguire la via della sua
vocazione francescana, i sentimenti familiari divennero
laceranti, nel costatare che le sue sorelle sarebbero
rimaste sole ed esposte agli imprevisti della vita ,
senza poter contare sull’aiuto dell’unico fratello, che
eventualmente avrebbe potuto assicurare una qualche
protezione.
E’ stato questo il periodo più doloroso in cui l’animo
del ragazzo si è sentito profondamente lacerato e se
anche non riuscì a sfociare nel pianto tutta l’amarezza
di questo passaggio, tuttavia avverti che il dolore è
profondo ed indicibile.
LE PREMESSE
Nella monografia scritta il 4 ottobre 1981 da Padre
Masseo, suo confratello che ha conosciuto personalmente
padre Leone , vengono riportate le sue impressioni che
lo accreditano come un religioso che ha realizzato a
pieno la lettera e lo spirito dell’ Ordine Francescano.
In una forma epistolare che attinge volentieri le sue
espressioni nel campo del meraviglioso, tratteggia la
sua figura di religioso buono, esemplare, che non
rinuncia ad assumersi il peso di sacrifici quando deve
rifulgere l’esempio della virtù cristiana.
IL campo delle sue premure è vasto ed ammirevole:molti
infelici, reietti, afflitti, trovarono sollievo da
Padre Leone e tramite il suo caritativo intervento
ebbero il conforto di avvertire la ripresa di una nuova
ragione di vita.
Già dai primi anni della sua fanciullezza, Titta appare
come un ragazzo predestinato, distinguendosi per bontà,
intelligenza, ed un grado di serietà superiore ai suoi
anni.
Lo vediamo perciò emergere come primo della classe, al
punto che spesso è autorizzato dal predicatore a
spiegare e ripetere agli altri le prediche che aveva
sentito.
Un compito che tanto bene disimpegna , ad indurre anche
i grandi , amanti delle belle lettere,a partecipare alle
sue esibizioni. Ed ecco il momento cruciale :fra il
pubblico degli uditori egli scorge la presenza della
sua mamma e della sorelle, alla vista delle quali egli
si commuove, ma non si confonde.
Il devoto biografo ricorda con compassione il giorno
della morte, avvenuta nel meriggio del 10 novembre
1925, quando le campane con prolungati ,lenti, lugubri
rintocchi si affrettavano a comunicare un dolore, ad
annunziare un grande lutto: la morte di padre Leone.
Chiudeva così la sua luminosa giornata, e sul letto
della sue agonie , cantava le ultime note dell’inno
serafico, “ Laudato si Misignore , per sora nostra morte
corporale “
L’impulso a scrivere queste note era dovuto al fatto
che padre Masseo rinveniva nella vita di P. Leone
elementi di conoscenza ed impulsi vitali utili a
superare i morosi del nostro tempo.
Egli è convinto che il suo comportamento è esemplare per
poter discernere la giusta via ,anche per gli anni
avvenire.
Pertanto prende in considerazione un ampio arco della
sua vita, non tanto per ragioni letterarie, quanto per
fini di utilità sociale. E’ doveroso ricordare l’opera
sua duratura e benefica che va dall’anno 1895 al 1921 .
Egli nasce a San Nicola da Crissa il 9 Marzo 1867, e
nello stesso suo paese muore il 10 Novembre 1925.
Questi i dati biografici che danno il senso delle
scadenze temporali, unitamente al ritmo di una passione
umana costantemente rivolta alle cose di Dio.
In seno alla sua famiglia, di stampo patriarcale, egli
apprende i primi sentimenti religiosi, di fede e di
amore verso Dio e verso i fratelli.
Dopo la morte prematura del padre, tutte le cure e la
responsabilità per i quattro figli sono assunti dalla
madre.
Intanto il corso di tutti gli anni di vita religiosa ,
sino alla soppressione, trascorse nei conventi della
provincia monastica, luoghi ricchi di fede e di storia,
i cui nomi rievocano le pagine più gloriose della storia
calabrese.
Conobbe l’amarezza di sentire l’inimicizia delle
autorità, che si manifesta con la ingiusta chiusura dei
conventi
Durante il periodo di soppressione egli vive a San
Nicola. Con bontà e modestia svolge la sua missione tra
i ragazzi ed i piccoli, che da lui vanno volentieri per
sentire il racconto, o meglio la sua predica, che
affascina perché parla di San Francesco.
GIOVANE PROMETTENTE
Nella vita di P. Leone assume valore emblematico il
periodo della sua prima infanzia, i cui ricordi hanno
valore formativo della sua personalità.
Egli avverte che dentro di sé sta maturando qualcosa di
nuovo ed indefinibile, con un crescendo di intensità ,
per cui presto la scintilla diventa fiamma che tutto
investe il suo essere.
Ovviamente in un clima di grande passione anche i dati
geografici e temporali conservano un loro linguaggio,
come se lo scandire del tempo e l’avvicendarsi delle
stagioni lo accompagnassero in questa singolare
avventura.
Trovandosi a vivere in un ambiente con gravi carenze
culturali egli avverte il grande disagio che è tipico
dei nostri paesi, dove pure si maturarono grandi
personalità , che hanno fatto la storia della civiltà,
come avvenne per Tommaso Campanella che fece la stessa
esperienza , trovandosi compresso e condizionato dalle
ristrettezze intellettuali del suo paese, Stilo.
Ci sono episodi della vita di P. Leone, quando era
ragazzo ed ansioso di apprendere sempre più conoscenze,
che hanno una certa somiglianza a quanto viene
registrato parlando delle difficoltà che hanno
contrassegnato l’infanzia di Tommaso Campanella, il
quale , ansioso di apprendere , da ragazzo soleva
spiare da una finestra del calzolaio, dove un maestro
del paese soleva impartire lezioni private ad alcuni
ragazzi ,svogliati , anche se benestanti. Dai pochi
libri disponibili , cosa normale in un ambiente di
paese, certamente insufficienti rispetto al suo
personale desiderio di apprendere, approfondisce tutto
il ciclo della vita di san Francesco.
Con interesse sempre più crescente, segue la bella
avventura del figlio di madonna Pica e Pietro
Benardone. Dal fascino di quel racconto si sente
profondamente attratto e da una forza misteriosa viene
gradatamente coinvolto ad intraprendere la stessa
avventura.
Per le difficoltà ed i dubbi laceranti che
inevitabilmente insorgono in tale vigilia,ricorre con
fiducia a quello che lui considera come suo maestro
spirituale, P.Bernardo.
Le spiegazioni, però, come P.Leone più tardi dirà, non
sempre sono di sua piena soddisfazione, atteso che la
tematica che lo interessava era di vasta portata e di
significato più profondo.
Accentua perciò il ricorso ad ininterrotte letture ,
che sono assimilate come profonde meditazioni , in
virtù delle quali sente una voce melodiosa ed una forza
misteriosa che alla sequela di frate Francesco , lo
spinge.
Ma prima di decidere si pone due interrogativi !
Ho io le attitudini personali per seguire san Francesco
?
Insieme a questi dubbi di coscienza, insorgono di
conseguenza alcuni problemi di ordine esistenziale,
concernenti l’eventuale allontanamento dallo ambiente
familiare a lui tanto caro: lasciare la mamma ? .. e le
bene amate sorelle ?
Nel descrivere le difficoltà di questo passaggio ,
trovandosi assalito dalle titubanze , il suo solerte
biografo annota:” Egli medita , prega, senza titubanza
, incertezze, riserve ,e risolve: sarò frate e lo fu.
Ma nonostante tutto, gravi difficoltà ancora insorgono
connesse allo stato di vincoli che restringevano il
pieno svolgimento della vita monastica avversata dalle
autorità civili allora al potere , che barrano la via
all’accesso delle nuove leve, fermando il passo ad
alcuni generosi. Per cui si pone il problema angoscioso:
andare dove ? Le consuete porte di accesso risultano
fortemente ristrette ed in alcuni casi ermeticamente
chiuse.
UN CLIMA DI SIMPATIA POPOLARE
In questo frangente il suo diligente biografo segnala
alcuni passaggi che tornano a grande onore del nostro
paese. Infatti , trovandosi isolato in un ambiente
ristretto e in difficoltà di reperire altri mezzi di
informazione, si riverifica una spontanea rincorsa a
trovare nelle proprie case dei libri vecchi e rimasti
inutilizzati nei vari ripostigli con l’intenzione di
fare generosa offerta a questo giovane che si sapeva
essere ansioso di apprendere ed arricchire la propria
cultura.
Sono persone rimaste sconosciute, che lui invece con
gratitudine ricorda senza nominarle, tanto egli
considerava tale comportamento come un modo di agire
normale in quella popolazione. Anche noi vorremmo
conoscere queste persone benemerite che nel dare i loro
libri non intendevano fare atto la carità, ma
conformarsi alla antica tradizione del luogo.
Effettivamente nel nostro paese si rinviene nel più
intimo patrimonio culturale questa spontanea tendenza
a rendersi disponibili a sostenere gli sforzi che ogni
giovane promettente e volenteroso intendeva
intraprendere.
IL CURRICULUM MONASTICO
E’ caratterizzato dal fatto che venne incaricato di
svolgere un ruolo istitutivo diretto ad incrementare
l’ordine francescano con una intensa attività per la
provincia monastica di Calabria e Lucania e lavorò
bene per tutta la durata della sua investitura , tanto
che a distanza di oltre ottanta anni (così annotava il
suo biografo ,scrivendo nell’ anno 1950) ancora la
sua opera viene vista nella sua integrità di vita ed ai
suoi comportamenti ancora si ispirano quelli che si
sono succeduti alla guida dell’ordine di San Francesco.
Per l’opera profusa sarà una costante l’ impegno a
riguardare la via dura, aspra , difficile , da lui
percorsa , ed ad imitare la sua vita umile e povera ,
sicchè ,a ottocento cinquanta anni della nascita di
frate Francesco, la sua figura in mezzo a noi ritornerà
in virtù di questa reincarnazione umana e noi
avvertiremo quel calore benefico che ispira
comportamenti che riflettono l’alone della santità.
Aggiunge testualmente il biografo : “Qui non è facile ,
né possibile in poche parole e righe , un attività
tanto intensa , svolta in un lungo arco di tempo,
descrivere”.
Però un quadro completo ed ordinato possiamo ricavare,
solo se riusciamo a tenere presente che esso si
sviluppò intorno a due punti focali:
1- Padre Leone sempre dolori lenì, lacrime terse.
2 – la sua fatica mai limite di stanchezza conobbe.
In questi due punti sta tutta la nobiltà e grandezza di
sua vita .
Quanto al clima generale in cui si svolse questa
singolare avventura occorre tenere presente che non
tutto era favorevole, e c’erano ambienti che non
mancavano di ostacolare questa aspirazione “
“A quel tempo , le giornate tenebrose e nere di un
accanimento negativo erano passate, ma nonostante una
apparente calma, lo strascico dell’odio antico e
incontestabile si faceva ancora sentire . C’erano ancora
ambienti molto influenti che, prendendo spunto dalle
tesi dissacranti espresse da Lutero, Voltaire e gli
Enciclopedisti, avevano buon gioco; camuffate sotto la
veste di varie organizzazioni dichiarate a fini
umanitari e sostenute dal prestigio di alcuni esponenti
del mondo culturale , facevano pesantemente sentire la
contrarietà del loro punto di vista, con accenti di
ferocia e di disprezzo.
Al giovane Titta, fervoroso candidato, non resta che
l’ansia dell’attesa: attendere , aspettare che sul mare
tempestoso , politico e religioso, si placassero le
onde e la bonaccia ,sia pure relativa,e ritornasse a
smorzare l’asprezza delle onde.
Trovandosi in questo stato di stallo, costretto a vivere
nell’attesa , guardando all’orizzonte, dal suo punto di
vista, sempre più corrucciato,Titta ( tale era il suo
nome secolare ) non si sgomenta, e col suo comportamento
esemplare , apre un nuovo atteggiamento della sua
vicenda umana , che lo sostiene nonostante tutto, ed
egli sente che la vita, anche se erta di difficoltà,
quando si ha un ruolo importante da svolgere, è
veramente difficile ma è anche meravigliosa..
UNA NOTAZIONE DI GRANDE VALORE
In questo clima segnato da grandi aspirazioni, infatti,
per quanto le possibilità lo consentono, con l’aiuto di
uomini di cultura del paese, che non è mai mancato nei
risvolti della vita quotidiana , e di quello di altri
benemeriti della cultura dei paesi vicini, studia con
impegno ed intelligenza impegnando lunghe ed estenuanti
ore ed ore passate curvo sui libri. Questi sono gli
oggetti del suo personale desiderio che vuole assimilare
, utilizzando quelle pagine senza distruggere . La sua
personale sete di sapere è quella di chiedere libri,
sempre più libri .Nella corsa a questi traguardi, vuole
guadagnare il tempo , che a causa di queste difficoltà
di ordine generale intanto si era fermato e ,nonostante
l’incertezza che gravava sulla possibilità di realizzare
la sua missione ,vuole intanto dedicarsi ad una
perfetta conoscenza della lingua italiana e latina ,
contando poi di avere disponibilità di completare
questo piano di studi al periodo conventuale, dove
avrebbe poi potuto dedicarsi anche agli studi
superiori, ivi compresa quella tanto sospirata materia
che gli evocava le suggestioni della teologia.
Occorre tenere presente che, quando nei nostri paesi
accadeva la bella ventura di registrare il percorso
umano di qualche giovane dotato, che mostra una
naturale inclinazione ad andare avanti negli studi ,
rompendo gli schemi usuali che lo indurrebbero più
volentieri ad adeguarsi pigramente all’andazzo usuale
del luogo nativo,quando si verificano alcuni di questi
casi che proiettano qualcuno fuori degli schemi
ordinari di comportamento,allora irrompono
nell’ambiente sentimenti nuovi che hanno l’effetto di
lievitare il senso della novità per cui anche le cose
usuali e vecchie si colorano di nuova luce che
conferisce splendore ed attrattiva anche a quelle cose
che prima sembravano insignificanti.
E’ una volata di vento nuovo che spira consapevolezze
nuove e ti da’ la sensazione di sollevarti da terra e di
muoverti in un’altra dimensione ; allora può accadere di
avvertire gli effetti di una strana magia, come se le
campanule bianche che spuntano dalle siepi dei campi,
cominciassero a suonare a festa.
Frequenti questi episodi si riscontrano nell’andazzo
dei nostri paesi, dove sembra che tutto stia fermo e la
vita quotidiana osserva un ritmo lento e monotono.
Nella storia locale quando poi si verifica alcuno di
questi casi, come quello di Padre Leone , tutto
considerato ,si ha la sensazione che qualcosa di
meraviglioso è fluito nel ritmo usuale della vita
quotidiana.
Sono i tanti eventi segnati dalla presenza di questi
ragazzi privilegiati, che imprimono al solito andazzo
quotidiano nuovo ritmo ed aprono nuovi orizzonti.
Noi non possiamo che aspettare con ansia queste
eventualità ed avvertire quelle evenienze come una
inopinata benedizione del cielo.
E’ questo il clima generale che il paese viveva sotto
l’effetto della presenza di questo ragazzo senz’altro
promettente.
IL RACCONTO DELLA SUA VITA FATTA IN PRESA DIRETTA
Così come risulta da un prezioso manoscritto redatto
dal suo discepolo e biografo, P. Masseo Marchese, che
fu fedele confidente e devoto ammiratore di P. Leone,
del quale si è fatto scrupolo di lasciare dettagliata
memoria, avendo seguito scrupolosamente i risvolti
della sua vicenda monastica, convinto di rintracciare
in essi il valore di un perfetto emulo di San
Francesco,noi qui di seguito questa sua vicenda
riportiamo così come compilata dal devoto biografo,
cercando di lasciare inalterato lo scritto , anche nella
sua espressione stilistica, che è una nota
caratteristica del modo di esprimersi del nostro autore.
PROFILO FISIONOMICO
UN GENERALE SENZA SOLDATI
In questo frangente, fortemente condizionato dalla
crisi internazionale, P. Leone avverte la perdita di
tanti validi collaboratori sulla cui totale
disponibilità contava per dare impulso allo sviluppo
dell’ordine che aveva in mente di proiettare su
programmi di grande portata.
È un generale senza soldati, intorno a cui i vuoti si
fanno sempre più vistosi.
Un generale, però, non della riserva o della retrovia
nonostante tutto rimane generale di prima linea,di
linea avanzata.
Negli anni di attesa, di ansie, di disperazione, di
desolazione e di morte, per tante ore, lenta la mano,
riempiva di messaggi, pensati e scritti su fogli
bianchi. Era la rete di comunicazione che ancora
restava a sua disposizione. E di questa ultima residua
possibilità egli fece buona scorta.
Assidui e diligenti ,intimi e cordiali furono le
comunicazioni epistolari del Provinciale ai suoi frati
soldati. Sempre: con rinnovata serenità e cordialità,
con insistente ardore e affetto, ribadiva i due
concetti fondamentali della vita del frate minore:
1- La divisa militare non faccia dimenticare il saio
francescano.
2- La missione da Dio a voi affidata ,neppure la
trincea fangosa , deve cancellare.
Nasce così un epistolario che sviluppa e ricorda i
doveri verso Dio che sono irrinunciabili in presenza di
qualsiasi difficoltà.
Sono Lettere del Provinciale , desiderate ,attese dai
frati francescani , trascinati in trincea, lette e
conservate nelle loro giberne militari, come medicina di
consolazione. Raccolte e conservate formano una
corrispondenza preziosa , anche se anomala per il
contenuto.
Con questo strumento egli riuscì a mantenere il suo
fronte religioso e da quei resti far ripartire poi la
ripresa dei conventi, che avvenne per merito dei
reduci, che lasciate le armi, ripresero a scandire le
salmodie del saio.
Manifestano esse l’ uomo di esperienza e di alto
livello intellettuale, morale, religioso.
In tutte le lettere di guerra ,parte il fremito del
cuore: P. Leone ,pecorella di Dio, il quale fa sentire
che lui è per tutti confratello prima, superiore poi.
Gli ottantenni ancora , in questa visuale, che ha
lucentezza delle stelle e purezza dell’etere,P. Leone
Provinciale – rivedono e ricordano
Non si può pensare che questi brevi cenni siano
sufficienti a rendere un’idea completa della personalità
di padre Leone che fu senza dubbio di portata notevole.
Ci preme intanto ricordare alcune di quelle che più
chiaramente ci danno la sensazione della modernità delle
sue concezioni apostoliche e alcun passaggi della sua
vita , dove più evidente appare la eccezionale statura
morale e culturale della sua personalità
Possiamo tranquillamente affermare che egli, anticipando
i tempi , rispetto ad alcuni settori di attività, ha
attuato alcune esperienze che solo in seguito hanno
rivelato tutta la portata del loro significato
profondamente cristiano, secondo una concezione moderna
della pratica delle fede.
Sono state delle iniziative modeste nella loro entità
dato le limitate disponibilità locali, ma importanti per
il grande significato sociale che esse riuscivano ad
esprimere.
Esse non erano fini a se stesse ,ma mezzi di
persuasione per ribadire sempre: con rinnovata
serenità e cordialità, con insistente ardore e affetto,
ribadiva i due concetti fondamentali della vita del
frate minore.
LA RIFORMA DEGLI STUDI
In questo senso salda ed incrollabile era la base del
suo sistema educativo .
P. Leone , con mistero profondo , visione mirabile di
canti ed amore, visse ed operò in lui ,nella figura di
San Francesco, con le sue premure di fare presto e di
fare bene.A lui non basta dare ai giovani una struttura
e formazione morale , religiosa.
E’ necessario prepararli alla vita di tutti i giorni
Lavoro ,però ,non disgiunto dalla preghiera . Con carità
e amore, finezza psicologica e acuto discernimento dei
giovani nuovi novizi e chierici, intraprende la
formazione dello spirito.nella struttura morale e
religiosa dei giovani, si studia di radicare nei loro
cuori lo spirito della vita francescana.
Non ignora, lui, gli altri molteplici sistemi educativi
sia pure di ispirazione cattolica , che, sul piano
didattico ,pedagogico, scientifico si sviluppano . Ma
per lui , centro propulsore e vitale è e rimanere
dove è proclamato :Franciscus alter Christus.
Vuole ad essi dare autorità e prestigio in sintonia
coi tempi .
Suo programma , perciò , è impostato sulle direttive
della Riforma dei Seminari di Papa Pio X.
Con tutta l’energia dell’anima, mai parla tanto chiaro
come quando con fermezza dice : il frate deve
guadagnarsi il pane col sudore della propria fronte,
enunciando questo principio con tanta finezza
psìcologica e tanto dinamismo ed ardore . Mai la sua
parola fluisce dal cuore, accesa da una grande fiamma
, come quando disse: la formazione del giovane
dell’ordine francescano è virtù, ma non virtù formale e
senza convinzione imposta , una virtù , con amore e
carità , trasmessa con parole miti e paterna
esortazione.
UNA STORIA COMMOVENTE
Nel rammemorare gli episodi più commoventi della vita
di Padre Leone,il solerte biografo si appella al
ricordo dei suoi coetanei , dicendo che intende
rivolgersi alla memoria degli ottantenni che,
secondo il suo convincimento ,sono i depositari
della verità, delle serene valutazioni, dei savi
giudizi, invitandoli ad esprimere il loro giudizio. Da
essi attende conferma e testimonianza.
Sono essi coloro che sotto la pressione della memoria e
il peso degli anni, possono risalire nel tempo ad una
pagina intima di storia di famiglia , pagina non
conosciuta ; ma oggi,anche se una fosca spirale di nubi
tenta di oscurare, a noi deve apparire istruttiva .
P. Leone nel suo incessante dinamismo ,che non ha
sosta, una volta tanto si trovava lo spazio del tempo
per andare a trovare la mamma, vecchia ,inferma,
giacente a letto.
IL tenero affetto filiale non si era mai rallentato a
causa della lontananza, ma più forte rinsaldato in lui,
che da poco aveva varcato la soglia dei trenta anni.
L’uomo , che coltiva nel cuore la sacralità del nome
di mamma , conservando il ricordo dei teneri affetti ,
può comprendere quei momenti particolari in cui
maturano tanti appassionati sentimenti ,che solitamente
corrono reciprocamente tra madre a figlio . Un
colloquio intimo viene attivato,tante cose nel silenzio
si dicono.
La madre , presa da intensa emozione, per riposare il
tumulto dei sentimenti le braccia al collo del figlio
tiene. Lento il figlio il cuore della mamma , caldo
palpitante sente. Parlano: al figlio la mamma
ricorda , quando era bambino , quando era giovinetto ,
quando giovane per Tropea partì.
Ricordando questi momenti con tenerezza e sensibilità ,
lo accarezza , lo bacia, forte lo strige al cuore.Il
figlio trattiene la sua commozione. Vorrebbe il cuore
far riposare nelle lacrime , sa che non deve. In
questa onda di sentimenti passano i pochi giorni del
figlio disponibili per stare vicino alla mamma..
Amara e triste l’ora della partenza : Figlio , te ne vai
per sempre ,dice la Mamma ! a lui così , son rivolte
gli sguardi gonfi di lacrime di pena , delle quattro
Sorelle , che come statue dolenti attorno al letto della
mamma stanno: Titta……
Lui , sensibile al dolore , tutto comprende la
tristezza, l’amarezza, che queste parole racchiudono ,
sente, ma nonostante tutto, parte.
Più forte è il richiamo al dovere che Madonna povertà,
gioiosa festante , a lui fa sentire. La voce di questo
ideale è più appassionata e imperiosa e forte di quella
stessa della mamma , delle sorelle.
Parte, ma prima del commiato ,con la piccola bisaccia al
braccio appesa , secondo lo stile francescano ,su loro,
persone tanto care, in benedizione la mano eleva, e
alla Carità del Padre S. Francesco raccomanda.
Spontaneo qui si mostra un accostamento . Lui sapeva
che Papa Sarto, S. Pio X ,morente . 20 VIII 1914, ha
cura di raccomandare alla Carità del successore la
sorte delle due sue sorelle .
Similmente P. Leone con la tristezza nel cuore, parte,
staccandosi dalla mamma che è tanta parte di sé. Queste
pagine ultime,con pesantezza lette e serietà meditate,
danno a vedere la grandezza, la struttura drammatica
del personaggio.
L ’intelligenza eletta, la purezza di coscienza , la
sapienza di magistero , rendono vivida la figura e
l’opera di P. Leone, che racchiude un raggio luminoso
di queste virtù..
Esse contraddistinguono il dono e la verità della
nobiltà francescana.
Una nobiltà che qui vuol dire: Forza, Coraggio,
Sacrificio, Spirituale energia
In questa sfera di nobiltà, mai da ombra alcuna
offuscata, P. Leone Visse-Operò.
LA SOCIETA‘ ELETTRICA
Tra le realizzazioni , non strettamente religiose, ma
comunque di grande valore civile, che si riconducono
alla sua iniziativa ,ne segnaliamo una che ci sembra
emblematica del suo atteggiamento completamente aperto
alle esigenze del progresso economico e civile della
gente.
In questo quadro di promozione civile nel quale amava
collocarsi , fra le altre che si possono ascrivere alla
sua iniziativa si segnala la costituzione di una società
elettrica , che sopravvisse fino al 1950, quando venne
definitivamente assorbita dalla Società Meridionale di
Elettricità e concepita secondo le regole e le
esigenze di una normale attività industriale, ma
inserita in un contesto organizzativo finalizzato allo
scopo di elevazione civile di alcuni paesi del
retroterra calabrese , che da sempre erano rimasti
tagliati fuori da ogni influenza di benessere .
L’esito e la durata di questa iniziativa dimostrano che
era una concezione munita di una sua validatà.
Si tratta della costituzione di una piccola società per
la gestione e la distribuzione della energia elettrica
di alcuni paesi della collina , tra cui il suo paese di
origine, S.Nicola da Crissa.
Quali sono le note qualificanti di questa iniziativa?
Anzitutto la modernità di una concezione
imprenditoriale che rimonta all’inizio del secolo
scorso, quando lo sfruttamento dell’energia elettrica
per illuminazione pubblica e privata era ancora
appannaggio solo dei grossi centri delle zone più
evolute del nostro paese.
Le finalità spiccatamente sociali di tale impresa
economica ,viene attuata con la utilizzazione e
l’impiego dei fondi di piccoli risparmiatori , al di
fuori di ogni intervento pubblico ed impiegando
soprattutto le risorse familiari disponibili ,
costituite in prevalenza, dalle rimesse di un congiunto
emigrato in America.
Il coraggio di una iniziativa industriale , sia pure di
modeste dimensioni, è significativa, perché attuata con
fondi, risorse, intelligenza e lavoro di uomini del
luogo,e che perciò si colloca come un piccolo, ma
importante esempio di come occorre procedere sulla via
della soluzione della questione meridionale , rispetto
alla quale occorre fare affidamento sopratutto sullo
impegno, lo sforzo, il sacrificio della gente del posto
e nello stesso tempo mettere al primo posto di ogni
intrapresa economica , non il fine di lucro , ma l’amore
per i propri fratelli, così come prescritto dal
messaggio evangelico. Infatti nella segnalata
intrapresa economica il fine speculativo era del tutto
bandito e consentito un limitato margine di utilità ,
giusto quel tanto che fosse necessario a mantenere la
sopravvivenza della impresa ed assicurare la validità
economica dell’iniziativa.
In questa operazione egli ha rischiato, impegnando le
risorse economiche della sua famiglia, ma soprattutto
ha rischiato dal punto divisata religioso, perchè la
riuscita della intrapresa non era tanto legato al buon
esito economico della attività, ma all’affermazione del
principio , che in quel caso intendeva sperimentare,
secondo cui attraverso le regole della economia alla
fine dovessero emergere la soddisfazione di un bisogno
di solidarietà fra gli uomini e di aiuto reciproco.
Noi, uomini del nostro tempo, afflitti dal problema del
sottosviluppo delle nostre terre, e compresi della
importanza della soluzione della questione meridionale ,
guardiamo oggi con profonda simpatia a questa antica
iniziativa industriale che ha sperimentato , anche se
con discutibili risultati,la via calabrese dello
sviluppo economico.
Per merito di questa iniziativa si ebbe a registrare la
presenza di una società elettrica , da lui ideata e
realizzata secondo i criteri della attività industriali,
che ha anticipato in Calabria l’uso della energie
elettrica , destando l’ammirazione dei paesi della zona,
che ancora non avevano avuto modo di sperimentare questa
nuova forma di illuminazione. Essi rimasero per tanti
anni a guardare nelle notti questo paese illuminato,
sospeso fra le pendici delle montagne nere , come un
miraggio a cui la società civile fortemente
aspirava.Quel luccichio che agli spettatori di tanti
paesi rivolti sul far della sera ad ammirare la novità,
di tanti luci che a loro davano speranza , come quando
ai segreti del cuore quei puntini luminosi apparivano
come le prime luci del mattino.
Per rendersi conto della novità,ecco i dati cronologici
che hanno segnato l’introduzione dell’uso della energia
elettrica in Calabria e che sono significativi:
nel suo paese, San Nicola da Crissa, già nel 1920
risulta impiantata e pienamente funzionante una società
che provvede alla illuminazione pubblica e privata. Gli
altri dati relativi alla diffusione di questo servizio ,
segnalano che anche i grandi centri della costa hanno
potuto avere la disponibilità di questo sevizio, molto
più tardi,come dimostrano le cerimonie di inaugurazione
avvenute a Sant’Onofrio, che risale al 1940, ed in altri
luoghi anche più tardi e solo in seguito alla
disponibilità di forza energetica, resa finalmente
disponibile dopo l’entrata in funzione dei grandi invasi
della Sila e conseguenti ad un grande piano energetico
avviato dal governo nazionale.
Anche l’obbiettivo dell’industrializzazione , che
prestava nella mente di P. Leone, risulta parzialmente
conseguito, ove si tenga presente che già agli inizi
del secolo scorso erano presenti in piena attività
alcuni grandi impianti , adibiti a lavori di seghe
elettriche.
Accanto a questa iniziativa , ispirata alle nuove
aperture di rinnovamento contenute nella Enciclica “
Rerum NOvarum “ di Leone XIII, se ne pongono altre di
natura assistenziale , educativa e religiosa, non
escluso l’ impegno politico e sociale per cui, ben a
ragione, può annoverarsi tra i personaggi del mondo
cattolico che con visione profetica ha intravisto le
nuove strade che si aprivano alla presenza dei
cattolici nella vita civile e culturale del nostro
paese.
IN questo senso acquistano un grande significato alcune
lettere scambiate con don Luigi Sturzo in merito ai
problemi del nostro meridione.
Ebbe fama di uomo carismatico, portando a termine la sua
missione sacerdotale con fervore ed impegno tale da
fare rimanere edificati ed alcune volte stupiti in
presenza ad alcuni episodi singolari della sua vita
che rivelavano in modo chiaro il frequente contatto
col mondo del soprannaturale, di cui erano prove
evidenti le manifestazioni straordinarie di cui fu
protagonista nei momenti più difficili e cruciali
della sua vita.
Molti altri aspetti rimangono da scoprire per
completare la descrizione di questa eccezionale figura
di francescano : essi attengono alle opere di carità,
allo eccezionale fervore della sua vita di religioso,
alla totale compenetrazione della sua vita personale
nella vita liturgica della chiesa, alla accettazione
rassegnata e serena della sofferenza, quando dovette
accettare il calice del dolore ed una crudele malattia
lo costrinse a interrompere immaturamente la sua
fervorosa attività.
LE OPERE MINORI: ASILO INFANTILE
Una sua cura particolare fu quella di provvedere alla
educazione della gioventù, incominciando dalla età
infantile, quando più disponibile si presenta l’animo
dei ragazzi.
In questo senso trova il tempo per dedicarsi alla
educazione dei piccoli, prima con iniziative personali
ed in forma spontanea, poi, rendendosi conto che è un
servizio importante da non lasciare alla sola
disponibilità del volontariato, ma da esercitare in
modo stabile e con criteri scolastici già collaudati,
decide per istituzione di un asilo infantile destinato a
tutti i ragazzi del paese.
Lui lo istituisce, lo finanzia , lo fa funzionare in
locali privati ,sollecitando la partecipazione di tutti
in modo che col tempo diventi una istituzione pubblica
accettata dal popolo e concepita come un completamento
utile e necessario alla vita del paese.
Su questa linea le cose sono poi andate avanti e
nell’intento di facilitare e rendere sempre più
efficiente l’istituto, in seguito si provvede alla
costruzione di un apposito grande edificio, capace di
ospitare anche un laboratorio disponibili per le
giovanette che intendono procedere all’apprendimento
di un mestiere ,sia di ricamo che di cucito.
L’istituto nei tempi successivi sorge su un terreno
messa disposizione dalla sua famiglia che ne era
proprietaria e prosegue felicemente il suo lavoro , con
generale soddisfazione e lode, fino agli anni sessanta,
avvalendosi della collaborazione di alcune suore
specializzate che si assumono l’impegno di accudire
efficacemente alla conduzione dell’istituzione e che
sono rimaste a lungo a tale gestione , una
permanenza resa possibile anche perchè , in presenza
dell’uso di applicare una retta troppo bassa, quasi
minima, a carico delle famiglie che mandavano i loro
figli, ad integrare il finanziamento necessario
provvedevano i suoi familiari, attingendo a risorse
domestiche.
ANTICIPAZIONE DEL CONCILIO VATICANO II : LE CASISTE
Della sua breve presenza nel paese , limitata al periodo
della sua malattia, rimangono ancora tracce profonde e
si capisce che fu una presenza fattiva, perché ebbe
modo di occuparsi anche della educazione delle
fanciulle, avviandole alla pratica delle virtù
cristiane e creando in loro un così profondo
convincimento di rimanere fedeli allo stato di
adoratrici perpetue come se avessero emesso un apposito
voto privato , che le impegnava a rimanere sempre
fedeli alla promessa di dedicarsi completamente a Dio
ed al servizio della Chiesa, rinunciando , al contempo,
al matrimonio, per rimanere totalmente fedeli al
servizio del Signore. Quelle ragazze che si mostravano
più disponibili, usavano frequentare le riunioni da lui
promosse per perseguirei suoi insegnamenti, che
impartiva abitualmente in determinati giorni,
riscuotendo grande successo,tanto che le aspiranti si
moltiplicavano di numero e si avviavano a praticare, con
sempre maggiore impegno, la via più perfetta delle
virtù cristiane.
Giudicando a distanza di tempo l’andamento di questo
fenomeno ,che fu unico nel suo genere registrato nel
nostro paese, dobbiamo riconoscere che l’opera di
queste donne è stata benefica e salutare per tutto il
paese . Esse , valutate nella loro incombenza,
vennero classificate come “Casiste “ cioè donne che
rimanevano a lavorare in casa , ma vivendo col cuore
sempre rivolto alle cose celesti.
In ordine all’assolvimento di questo programma , esse
per tempo imparavano un loro mestiere , per rendersi
economicamente indipendenti ed autosufficienti, non
contando sull’apporto procurato da un marito.
Di fatto dal punto di vista lavorativo ,esse
costituivano una classe di lavoratrici esperte e brave
tessitrici , intente al lavoro del telaio e ad altre
incombenze d i tale tipo di lavorazione , producendo
lavori di tessitura di grande pregio e molto
ricercati per la preziosità della loro esecuzione.
In alcuni casi, per l’iniziativa di alcune di queste
casiste particolarmente dotate ed intraprendenti,si
notava che era preso in considerazione lo svolgersi di
tutto il ciclo lavorativo che andava dalla produzione
della seta, mediante la coltivazione dei bossoli ed in
molte case “si faceva lu siricu “ che poi veniva filato
, colorato e passato all’ordito del telaio, per la
produzione di panni di seta, di coperte di pregio,
lenzuola e tovaglie , molto ricercate e cosi molti altri
oggetti di biancheria.
A noi ragazzi che eravamo soliti di andare alla”
Cutura” il rione più antico del paese , dove c’era una
Piazza che si prestava ai nostri giochi preferiti ,
accadeva di sentire il ticchettio delle spole dei telai
che in modo cadenzato battevano contro l’ordito,
sospinte dalle mani delle tante tessitrici che ivi
abitavano e che solevano accompagnare il loro lavoro
intonando inni religiosi.
Sembrava questa una piccola esperienza di vita paesana
di poco conto , non rilevabile sul piano generale, fra
l’altro esposto alle malevoli critiche di alcuni
cattivi che hanno cercato di sollevare discredito verso
queste donne che invece erano meritevoli di ogni
elogio, anche perchè hanno suscitato tante adesioni e
determinato l’ arricchimento della vita religiosa del
paese.
Molti di quelli che poi si sono distinti nel campo
delle varie associazioni cattoliche, in fondo non erano
che seguaci dell’insegnamento da loro ricevuto nella
famiglia dove era presente una casista.
Tutto questo mondo di vita paesana, allora trascurato e
deprezzato, viene poi inopinatamente rivalutato dai
decreti del ConcilioVaticano II, che alla costituzione
sulla vita consacrata , enumerando i vari ordini,
contempla quello detto delle”vergini”,prendendo in
considerazione la vita di queste donne di casa,
esprimendo approvazione e riconoscendo ad esse un
preciso ruolo ecclesiale.
Dopo aver preso in esame il fenomeno e valutato
favorevolmente’ il sacro concilio stabilisce di
inserire questa categoria nella vita della chiesa come
un istituto di vita consacrata , conferendole la
qualifica di Congregazione delle Vergini.
Lumen Gentium , cap.42 : “si rallegra la madre Chiesa
di trovare nel suo seno donne che seguano più da vicino
questo annientamento e più chiaramente lo mostrino ,
abbracciando la povertà dei figli di Dio e rinunziando
alla loro volontà.”
Cap. 44 ; “Con i voti o altri sacri legami , per loro
natura simili ai voti , con i quali il fedele si
obbliga all’ossevanza dei tre predeti consigli
evangelici, egli si dona totalmente a Dio sommamente
amato. “
“Lo stato dunque, che è costituito dalla professione dei
consigli evangelici , pur non concernendo la struttura
gerarchica della Chiesa, appartiene tuttavia alla sua
vita e alla sua santità. “
Cap. 45 : “ Essendo ufficio della Gerarchia
ecclesiastica di pascere il Popolo di Dio e condurlo a
pascoli ubertosi spetta ad essa di regolare
sapientemente con le sue leggi la pratica dei
consigli evangelici , dai quali la perfezione della
carità verso Dio e verso il prossimo è in modo singolare
aiutata”
“ Tutti infine abbiano ben chiaro che la professione
dei consigli evangelici, quantunque comporti la
rinuncia di beni certamente molto apprezzabili , non si
oppone al vero progresso della persona umana , ma per
sua natura gli è di grandissimo giovamento. “
“ Infatti i consigli abbracciati secondo la personale
vocazione di ognuno , aiutano non poco alla
purificazione del cuore e alla .libertà spirituale .”
Decreto sul rinnovamento della vita religiosa. Cap. 1 “
Fin dai primi tempi della Chiesa vi furono uomini e
donne che per mezzo della pratica dei consigli
evangelici , intesero seguire Cristo con maggiore
libertà ed imitarlo più da vicino e condussero ,
ciascuno a modo loro, una vita consacrata a Dio”.
Cap. 2 : Con questa donazione di se hanno arricchito la
vita della Chiesa “
Cap. 10: “ La vita religiosa laicale, tanto maschile
che femminile , costituisce uno stato in se completo di
professione dei consigli evangelici; “
Sono tutte dichiarazioni che confermano la validità
della intuizione di Padre Leone, quando esortando tante
fanciulle a seguire la via della perfezione, ha
anticipato i tempi del Concilio Vaticano II.
IL GRANDE CARTEGGIO
Abbiamo adesso disponibili alcuni fascicoli che
compongono l’archivio personale , raccolte, curate e
conservate dal mio amico Domenico Tallarico, un
benemerito per la cultura della Calabria. Egli, sin da
ragazzo, ha manifestato una sua naturale inclinazione
alla valorizzazione delle cose antiche, intuendo
l’importanza di alcune cataste di carte manoscritte ,
rivenute in una vecchia soffitta,documenti che si
adoperò a sistemare per evitare che il disinteresse
generale destinasse questi preziosi reperti alla
dispersione.
IL valore documentario di queste carte assurge ad
importanza preminente, perché apre una pagina nuova
nell’evoluzione della cultura italiana.
I problemi che esse pongono comportano una revisione
profonda dei nostri criteri di valutazione, nel senso
che aprono visuali nuove circa la valutazione di questo
personaggio.
Stando a quanto si trova scritto si deve riconoscere
che la sua personalità culturale è ben più vasta di
quanto comunemente si pensava , dato che ha lasciato
scritti che investono campi inesplorati della cultura
italiana.
Stante la marginalità dei fogli rinvenuti, non siamo in
grado di valutare la complessità del suo ragionamento,
ma di sicuro possiamo dire che si tratta di argomenti
da noi appresi per la prima volta, che pongono problemi
assolutamente nuovi.
CULTO EUCARISTICO
Tutta questa ricca e puntuale documentazione di fatti
che dimostrano l’alto profilo intellettuale e culturale
del personaggio, danno a vedere che ben a ragione può
essere annoverato tra le figure più illustri del primo
novecento,quali si possono rinvenire in Calabria.
Il campo di interesse che ha tenuto impegnato P. Leone
rappresenta una varietà di argomenti, anche se la parte
predominante riguarda temi religiosi e problemi di alta
spiritualità.
Limitandosi in questo primo momento alla tematica
religiosa, notiamo che
in primo luogo sono i temi eucaristici ad attrarre la
sua attenzione , ed impegnare il suo ingegno
nell’intento di rendere questi misteri familiari alla
mentalità del popolo, che viene continuamente
sollecitato a rivolgere la sua attenzione al culto di
queste verità nascoste, patrocinando l’esercizio delle
solennità eucaristiche e la pratica del servizio
liturgico svolto secondo l’adorazione delle”quarantore “
Leggendo le sue omelie e le sue allocuzioni si vede che
lo sforzo principale è quello di offrire una versione
sempre più chiara del culto eucaristico.
ORAZIONE LETTA DAVANTI al VISITATORE GENERALE
Trai i documenti del Carteggio,si rinviene una orazione
da cui si ricavano i caratteri salienti ella sua
personalità.Si tratta di una esposizione ufficiale
delle linee programmatiche del governo della sua
provincia monastica.L’occasione è data dall’assemblea
ordinaria tenutasi nel convento di Santa Maria della
Sanità di Reggio Iuli, il giorno 1 Maggio 1896.
E’ un discorso ufficiale, di prammatica , scritto in
latino, col quale intende esporre , davanti al
superiore Generale ,le linee programmatiche che
intende seguire nell’assolvimento della sua funzione.
A parte l’esposizione del programma, la sua stesura è
importante perché contiene alcune notazioni
biografiche, che costituiscono delle vere e proprie
confessioni di carattere personale , come quando dice
che ,per diventare religioso e figlio di adozione ,
lasciò la madre e le sorelle nelle necessità e nei
pericoli
. IL dolore di questo distacco è sottolineato dalla
strana punteggiatura a cui fa ricorso per concludere
questa annotazione , cioè adoperando punto
interrogativo, seguito da un esclamativo.
“ Dum , ut religiosus essem ed filius adoptionis ,in
necessitatibus et periculis reliqui mtrm et
sorores ? ! .
Circa il suo programma di vita afferma : io vivo ,ma
già non io vivo , ma in me Christo . E tutta la
perfezione e la nostra religione affinchè siamo
tutti uno in Cristo , predicanti sempre Gesù Cristo e
questi Crocifisso.
RELAZIONE ORGANIZZATIVA
La sua apertura mentale e la modernità delle sue vedute
sono evidenziate al punto dove espone le innovazioni
che intese introdurre nel metodo degli studi , che
intende adottare.
In questa provincia del Santi Sette Martiri, egli dice,
troviamo giovani che si impegnano nella pratica delle
virtù e studiano nelle umane lettere e nelle scienze
sacre..
Abbiamo sette sacerdoti quasi novelli ulivi , piantati
nella case del Signore, che celebrano il sacrificio e
predicano la parola di Dio. ( foto )
Quindi , espone le ragioni per cui è opportuno che il
religioso coltivi anche la scienza e la sapienza.
Conviene in questo tempo applicarsi a quelle cose che
a noi ci sono donate , vale a dire: la scienza
naturale, la conoscenza della
lingua sia italiana che latina, ed anche greca.
Continuando nella enumerazione del programma da lui
assunto , annovera la geografia, la geologia, la storia
naturale con la botanica; l’astrologia, preclara
disciplina che altri, invece, dicono inutile e di poco
conto: essa che rende la mente e l’intelletto idoneo
ad investigare della cose profonde le più profonde ed a
filosofare .
FILOSOFIA
La filosofia insegna molte cose razionalmente e prova
con argomenti convincenti ed invincibili le verità
eterne.
Così che dimostra l’esistenza di Dio e di Dio
arricchiscesi infinite perfezioni, al punto che
giustamente la filosofia preambolo della fede può essere
chiamata.
La storia sia civile che ecclesiastica insegna a noi,
figli di adozione, a conoscere Gesù Cristo ,ma
primariamente ad entrare nel Verbo da Lui scritto ,
vale a dire nella Sacra Scrittura, che, ispirata
divinamente, è utile ad insegnare ed argomentare e ad
istruirci nella giustizia ,affinchè perfetto sia
l’uomo di Dio e ad ogni opera istruito.
Conviene conoscere bene i padri,che sono i raccoglitori
ed i nutritori della tradizione divina e degli Apostoli:
conoscere le regole morali e le cerimonie del culto ,
sempre ritenute dalla Chiesa le cose più mirabili da
studiare in Dio e nei suoi Santi.
Queste testimonianze sono utilissime per istruire gli
animi nella retta via della salute.
E a questo metodo incitatore di santità e perfezione ,
si associa la scienza della verità , alle quali applicò
sempre l’animo e la mente con tutte le sue forze ,
quantunque infermo e privo di mezzi.
Ricorda: “ non era ancora trascorso un anno dalla
solenne professione ed il Rev: Provinciale mi fece
istitutore per la gioventù dei chierici ed io, per
quanto era in me ,ed il clementissimo Gesù mi aiutava,
insegnai, istituii, ed indirizzai i desideri sempre
delle meraviglie del creato ed elevare le loro menti
alle mirabilia di Cristo”.
Qui segue una confessione fondamentale che porta a
concludere : Quindi dobbiamo essere efficaci in ogni
scienza e sapienza per predicare il Verbo.
E in verità, in un tempo in cui la sana dottrina non
sostiene l’insegnamento dei vari maestri , che
sollecitati dai loro desideri accumulano a se le
orecchie e così operando ancor più distolgono l’udito
dalla verità e si convertono le menti alle favole.
ALCUNI DEI TESTI RINVENUTI
Nello stesso settore della documentazione si rinvengono
importanti testi ufficiali:
Liturgia della Confraternita da osservarsi per le
domeniche “Tra l’anno”.
L’ Antifona d’inizio dice che tutti devono ripetere: Di
null’altro mai ci glorieremo se non della Croce di Gesù
Cristo , nostro Signore:
Egli è la nostra salvezza , vita e resurrezione.
Per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.
Saluto all’assemblea ed orazione iniziale
Guida: Fratelli, disponiamo i nostri cuori alla
preghiera ed alla contemplazione di Gesù Crocifisso,
nostro Salvatore.
La sua morte ci rivela quanto Dio ci ama e ci manifesta
la profondità del nostro peccato .
Alla gratitudine per quanto il Signore ha fatto per noi
, si unisca il pentimento dei nostri peccati e l’impegno
di una vita vissuta nell’amore. ( Pausa di silenzio )
I testi manoscritti , sia in lingua italiana che latina
, sono di grande valore, alcuni dei quali risultano
muniti di attestato di validità canonica, come si ricava
dall’imprimatur del vescovo del luogo, nel caso
specifico della diocesi di Squillace , il che ci fa
capire come egli, impegnato nella pubblicistica, era
scrupolosamente osservante delle regole e delle
procedure stabilite.
Disponiamo di un testo in latino che fissava la liturgia
da osservarsi nelle ricorrenze del santo Protettore , il
cui contenuto è rimasto valido fino ai nostri giorni.
IL programma : “ instaurare omnia in Cristo “ viene
svolto traendo argomenti dalla vita di Elisabetta
D’Ungheria, Luigi di Francia, Ruggero Bacone, Galvani,
Bartolo da Ratisbona, secondo le direttive di Leone
XIII, che raccomanda di servirsi della buona stampa, per
favorire il progresso scientifico, letterario,
materiale.
LA SUA VISUALE POLITICA
Nell’introdursi su questo argomento, lo tratta con la
dovuta delicatezza, convinto che da esso discendono
conseguenze che incidono direttamente sulla materia
sacra.
Per quanto si riesce a leggere da questi fogli sparsi,
si ricava che in primo luogo manifesta apprezzamento
per il lavoro diretto a RIFORMARE LA SOCIETA’,
purificando , ritemprando, santificando la nobiltà del
sangue , nella quale incombenza legittimamente
primeggiano cristianamente gli ordini popolari.
In primo luogo fu questo il ruolo di San Francesco che
fa circolare nella società l’onda benefica del
sacrificio e della carità ,che in sostanza preserva da
degenerazioni e ribellioni.
Tutte le differenze sociali, che la natura pur sempre
mantiene , sono rassicurati santificandoli dalla
Cristiana Democrazia.
UN concetto che fa intendere come egli non pensava a
vere e proprie modificazioni radicali della società,
ma piuttosto alla conservazione dello stato esistente ,
ma moderato dal senso religioso del rispetto e della
misura e moderazione nell’utilizzazione dei beni della
terra , in modo che siano evitati eccessi ed abusi.
Ecco come vedeva che il nome di San Francesco appartiene
alla storia universale, proprio per l’incivilimento
cristiano che il suo messaggio apporta beneficamente
alla società , segnando un nuovo slancio diffusivo,
generatrice di civiltà.
OSSERVAZIONI CIRCA LA STORIA DEL SOCIALISMO
Nel contesto di questa visuale egli è portato ad
esaminare l’altro aspetto del problema, quello
fortemente sollecitato dai movimenti eversivi ed in
primo luogo dal socialismo. A questo proposito non manca
di premettere una notazione storica moto interessante
per il suo carattere di novità che essa presenta. Si
tratta di una interpretazione inedita del movimento
socialista che nel nostro paese ebbe luogo Nei primi
anni del secolo XIII quando i socialisti , più violenti
e letali , si sono introdotti nel nostro paese , sotto
larva di eresia degli Albigesi, , Patarini, Valdesi .
Provenienti dall’esterno e precisamente dalla Francia
trascorsero nell’Italia settentrionale, penetrando
fin dentro Firenze, minacciando di recidere con la fede
ogni civile ed onesto costume.
Fu Federico II fomentatore degli Albigesi , utili nella
suo programma politico di opposizione alla Santa Sede
e protettore dei Saraceni, che ha favorito
l’espansione del socialismo anche in Italia.
Nel carteggio sono anche esposte le fasi successive di
questa penetrazione ideologica ,ivi compreso il ruolo
decisivo svolto da un altro rivoluzionario che fu
Michele Bombacci e per questo giudica il giorno della
nascita di questo rivoluzionario forsennato, avvenuta
nel 1814, come una vera disgrazia.
Come facilmente si può intuire si tratta di una
versione originale della storia del socialismo, che in
pratica non coincide con la storia ufficiale , proposta
poi dalle stesse organizzazione politiche che, una volta
conseguito il sopravvento, avevano interesse a
presentare la loro storia in chiave retorica e di
autoesaltazione del loro movimento.
Proseguendo nella sua analisi aggiunge che la
diffusione di esso in Italia, la si deve
all’Imperatore del “Doloroso Regno”: Federico II.
Nel manifesto si dice: vogliamo distruggere l’autorità
e la tirannia. Abolizione della Religione, della
famiglia, del matrimonio.
L’Imperatore che aveva ingaggiato una guerra con la
Santa Sede, capeggiando la parte ghibellina,si serve
della disponibilità degli Albigesi e Patarini e di altre
comunità protestanti che dalla Francia vengono
introdotti in Italia.
In questo capitolo abbiamo le premesse per capire
l’evoluzione del socialismo,la cui storia ufficial venne
scritta dopo che questo movimento ebbe successo, con
evidente intento autocelebrativo.
Le spiegazioni che scrittori di comodo hanno dato, sono
sfasate, perché omettono di informare circa la vera
origine del socialismo in Italia.
L’Inferno di Dante ha diversi gradi e diversi gironi
per i quali il poeta scende insieme a Virgilio, per
costatare la depravazione della storia umana. In alcuni
episodi descritti si rinvengono le tracce di tale
maleficio.
La situazione in cui si trova gli consente di
confrontarsi faccia a faccia con gli Angeli Ribelli e
così vede chiaramente la cause del male.
IL MIRACOLO DI SAN GENNARO
Una dotta disquisizione egli svolge circa la verità del
miracolo del sangue, che i giornalisti dell’Italia della
città di Milano mettevano allora in discussione. Per
contrastare tali critiche, riporta un episodio,
capitato al Principe di Piemonte, che poi sarebbe
diventato Umberto I , mentre un sabato, prima della
traslazione del Santo , giorno di grande solennità per
la città di Napoli, era intento ad osservare la
specola di Capodimonte.
Prendendo spunto da quell’episodio egli aggiunge alcune
notazioni di grande interesse per la conoscenza più
approfondita della storia del santo , che lui
annovera trai martiri “scillitani”, un gruppo di
cristiani trucidati sotto Diocleziano e delle sue
reliquie giunte alla Sanità di Napoli dove durante la
persecuzione dei Vandali, molti vescovi cattolici ,
costretti a lasciare le loro sedi di Ippona e Cartagine,
riuscirono a trovare rifugio nel napoletano, recando
le reliquie dei loro martiri, considerati un bene
prezioso da sottrarre alla distruzione dei Vandali.
Trattandosi di semplice un frammento di un più ampio
carteggio a noi non pervenuto, non siamo in grado di
completare il pensiero di Padre Leone su questo
argomento.
TESTI DI MEDITAZIONI:
Terza giornata: IL Peccato.
Gesù in Sacramento
Devozione al SS. Sacramento.
Panegirico in onore di S. Nicolò Vescovo e Nostro
Protettore.
Discorso per la Santa Croce.
Per la festa dell’invenzione della Santa Croce.
Predica delle quarantore di Domenico Sanzo.
DECRETO
Iniziative intraprese da Padre Leone per la
Costituzione del Terzo Ordine, avvenuto il 7 Luglio
1883. Anche in questo caso disponiamo di una semplice
intitolazione , mancante del testo scritto sull’intero
documento, che risulta redatto a mano con carattere
solenne quale si addice alla stesura di un codice di
particolare importanza.
VASTITA’ DEGLI INTERESSI CULTURALI
Dalla documentazione rinvenuta si evince che svolse
attività di scrittore sacro e profano.
Disponiamo di una varietà di testi manoscritti sia in
italiano che il latino che denotano quanto vasta è
l’area dei suoi interessi culturali.
Il mestiere dello scrittore per lui non è fine a se
stesso, per dare sfoggio della sua grande cultura, ma
sempre finalizzato a fini educativi.
Sua grande preoccupazione è quella di indurre la gente
a rifiutare tutto quello che sa di inutile, di
lussurioso, indecoroso, per coltivare invece ogni
aspetto della vita quotidiana che risulta finalizzato
ai destini eterni dell’uomo.
I vari capitoli di questo programma si sviluppano in
centinaia di pagine, a noi rimaste, che risultano
scritte tutte da sua mano, come attesta l’uniformità
della sua scrittura personale , caratterizzata da un
carattere sempre uniforme e regolare, fatta da una
scrittura minuscola, che tende a utilizzare tutta la
pagina, fino al margine estremo di ogni foglio.
E’ un comportamento tipico della mentalità francescana e
da una particolare inclinazione familiare, che
raccomanda di evitare ogni spreco e utilizzare per
intero il foglio scritto, con uno scrupolo di
osservanza, come se la cosa importante non fosse il
valore dello scritto, ma il foglio di carta che si aveva
sotto mano..
Operare al risparmio ed evitare gli sprechi era una
raccomandazione costante della sua mentalità , non solo
di religioso francescano, ma anche di persona nata in un
paese che ha sempre sofferto della carenza di beni
materiali.
LA RICERCA SCIENTIFICA
Gli interessi culturali da lui coltivati , sono i più
vari , oltre a quelli di pretta marca religiosa.
La sua apertura mentale lo portano ad occuparsi di
materie attinenti alle scienze profane.
Ha lasciato scritti attinenti alla natura dei
minerali, sviluppando il concetto che spiega come dal
loro vario comportamento si sviluppa il calore.
Ha trattato della formazione e consolidamento della
crosta terrestre, della natura particolare del quarzo,
dell’azione dei graniti, sotto l’aspetto geologico,
esponendo nozioni scientifiche ,che nel loro insieme
formano una vera e propria scuola di geologia.
In botanica sostiene che il calore interno è dovuto ad
una serie di combinazioni chimiche , che lui da a
conoscere perfettamente.
IL suo obbiettivo è quello di individuare la natura
della scorza terrestre che per prima si consolidò sotto
gli effetti atmosferici
Sostiene egli la natura dinamica degli elementi che
compongono la crosta terrestre .
Essendo un uomo profondamente istruito , davanti
all’avverarsi di grandi cataclismi non è uno che
facilmente grida al miracolo, ma cerca pacatamente di
spiegarsi le ragioni scientifiche che lo hanno
determinato.
MONOGRAFIA: INTELLIGENZA E SCIENZA
Argomenti trattati.
Alle sensazioni seguono le azioni.
Sensazioni e Sentimento.
L’animale può agire indipendentemente dalla volontà.
Storia dei moti riflessi, che gettò molta luce nel
campo della psicologia comparata.
Dibattito circa il valor della sensazione, vista come
azione riflessa, che avviene dietro una contrazione
muscolare.
Non si può concepire intelligenza senza che prima sia
rivolta la coscienza.
L’idea non è inattiva.
Principio della forza fisica : Evoluzionismo.
L’idea che rende l’uomo capace di infinita perfezione.
Filosofia e intelligenza dei bruti.
Arte di costruire il nido.
Intelligenza e creatività.
LE GRANDI SCOPERTE:
IN questo plico risultano annotate le date delle grandi
scoperte , per ognuna delle quali non manca di
aggiungere un esauriente allegato
che specifica la natura ed il valore della scoperta, le
benemerenze dello scienziato, e la entità dell’
applicazione fino a quella data fatta registrare.
Purtroppo ,anche questo documento risulta gravemente
danneggiato per la mancanza del seguito delle pagine
che risultano irrimediabilmente disperse. IL riassunto
dei titoli riportati in prima pagina sono riferiti ai
seguenti argomenti:
La forma del Globo.
Descrive la Cascate del Niagara.
Descrive i più importanti telescopi del Mondo.
IL sole,climi e stagioni.
La fotografia è stata scoperta dal francese Cassagne.
IL telegrafo senza fili dall’italiano Marconi.
A Londra il grandioso tunnel sotto il Tamigi, spesi
2.250 .000 lire. Luglio 1885.
Orologio mondiale che si diversifica degli orologi
comuni nel suo congegno interno e nel quadrante .
L’inventore è il sacerdote Bergonzi D. Giovanni ,
l’esecutore Calignini Francesco.
PROGRAMMA SERAFICO.
ORAZIONE IN LATINO , DI P: LEONE 1 Maggio 1896.
IN hac Provincia Sanctorum Septem Martjrum .
Habemus Juvene qui ad labairunt ad virtutes et student
ad humanas literas et ad sacram scientiam.
Ergo oportet Religiosum pollere scientia et sapientia.
Storiam sive civilem sive Ecclesiasticam
Est a veritate quidem auditum avertunt, ad fabulas
autem convertuntur. At pro dolor !
Unde abortae sunt superstitiones , vanae
observantiae et aliae similes prestes , quae divium
cultus veritatem et sdinceritatem toties unfecerunt
non ex inscitia et ignavia Sacerdotum et
Religiosorum.. Nonne ambo in foveam cadunt ?
Docet hoc tempore , noscere ea, quae nobis donata
sunt, scikcet scientia naturales, linguas, sive
italicam, sive latinam, sive graecam; geografhiam,
gelogiam, , istoriam naturalem cun ; botamica
; mathsim, praeclaram disciplinam , quam aliqui vel
inutilem vel parvi momenti praedecant.
Ipsa est quae in eutem acuit et intellectum idoneum
reddit ad profundis investiganda
PASSIAMO ADESSO DAL CONOSCIUTO AL CONOSCIBILE.
Prima di passare al nuovo argomento che presenta una
narrazione suggestiva , ricca di aspetti misteriosi, è
doverosi premettere alcune
precisazioni circa le fonti di informazione che hanno
dato adito a tale ricostruzione, che rasenta il limite
della credibilità.
Eppure le persone che si sono fatte carico di una tale
informazione, era gente credibile, equilibrata,
responsabile.
Nell’assistere alle loro esternazioni si aveva
l’impressione di una forte tensione morale che le
spingeva a fare quelle deposizioni, sotto l’urgenza di
comunicare qualcosa, che urgeva nel loro intimo.
Si tratta di persone di famiglia che avevano avuto
occasione di conoscere padre Leone , trattare con lui ,
vivendo quotidianamente a contatto nell’ambito
familiare. Quello che dicevano non era qualcosa di
appreso perchè riferito da altri, ma piuttosto quello
che avevano appurato sentendolo riferito direttamente
da lui.
Egli che era restio a fare confidenze di questo genere
a persone estranee , anche se degne di affidamento,
amava poi conversare con i famigliari più intimi di
quello che di straordinario gli era capitato.
Tra essi in primo luogo era solito confidarsi con la
nipote Caterina Sanzo, che era la preferita , anche
perché era solito stare più vicina , e sempre disposta
al disbrigo di incombenze tipiche di chi si presta al
ruolo di segretaria.
Era lei che mi raccontava queste cose, ripetutamente
,con insistenza ,ogni volta che si presentava
l’occasione. Io seguivo con interesse il suo
ragionamento, e mi accorgevo che parlando di queste cose
era una che riferiva come invasa nell’anima da una
grande commozione.
Naturalmente io , ascoltando quelle confidenze, non mi
limitavo a ritenere sufficiente quella deposizione, ma
ho cercato nell’arco di tanti anni di trovare
riscontri, interrogando le altre persone di
famiglia, che avevano vissuto la stessa esperienza,
per appurare se anche loro erano in grado di
confermare queste cose.
Puntualmente costatavo che la narrazione era la stessa
di quella riferitami, e corrispondeva esattamente alla
versione originale , concordando con essa anche nei
minimi particolari.
Mi sono così convinto che questa materia rappresentava
una parte gelosa della tradizione familiare, custodita
con cura e ripetuta con l’ansia di trovare il modo di
tramandarla per l’avvenire.
Tutto considerato, mi sembra che il contenuto di questi
avvenimenti forma una specie di manifesto di famiglia
col quale intendo esporre i titoli della loro nobiltà
spirituale del quale sono profondamente consapevoli ,
senza alterigia e senza alcuna pretesa di accampare
superiorità di alcun genere.
Mi corre obbligo precisare che ,nonostante ogni sforzo
compiuto, non sono riuscito a trovare riscontro
documentale su quanto narrato a voce, insistendo ad
indagare sullo scarso carteggio rimasto , relativo a
Padre Leone, che è frammentario e poco consistente.
Alla fine mi sono convinto che era una impresa
impossibile, attesa la personalità del personaggio, che
su cose così intime non amava pronunciarsi
pubblicamente senza un valido assenso delle autorità
ecclesiastiche, al punto di non rischiare la
pubblicazione di un semplice “responsorium “ liturgico
da lui composto per la festa di San Nicola , prima
che fosse munito della approvazione dell’ordinario del
luogo, autorità diocesana competente per territorio. .
LA CASA MISTERIOSA
Infatti intorno alla vicenda umana di padre Leone, si
intravedono alcuni risvolti che pongono alcune domande
circa gli aspetti carismatici di cui si rese
protagonista.
Il suo percorso umano è intramezzato da alcuni episodi
misteriosi, che denotano però nella loro dinamica che si
tratta di eventi miracolosi, aventi come scopo quello di
rendersi utili all’assolvimento del suo ministero, di
religioso francescano.
Da quello che lui stesso raccontava quando stava in vena
di confidenza con le persone care della sua famiglia
veniamo a sapere alcuni eclatanti episodi del suo lungo
peregrinare per la terra di Calabria, intento a visitare
i vari monasteri del suo ordine, dove si richiedeva la
sua presenza ed il suo aiuto.
In una brutta giornata di inverno stava per recarsi a
Misuraca,dove esisteva un importante convento della sua
provincia francescana.
Come era sua abitudine usava raggiungere i v ari luoghi,
meta della sua visita, camminando a piedi, non avendo
possibilità di servirsi di mezzi di locomozione, e per
di più recando a mano una valigia contenente alcuni
oggetti personali che riteneva utili al suo compito ,
riempita fino all’inverosimile anche con libri di
preghiera e figurini che era solito distribuire al suo
arrivo.
Durante il viaggio sopraggiunse una terribile bufera di
vento e pioggia gelida, talmente fitta da rendere
difficoltoso il suo cammino e pesante il suo procedere,
sotto la sferza di quella bufera.
Avanzando così lentamente nella nebbia che intanto era
calata su tutta la zona, sopraggiunse la notte e in
mezzo a tante difficoltà si è trovato come smarrito,
perdendo l’orientamento del suo itinerario.
Per quanto scrutasse intorno non riusciva più a scorgere
alcun segno di vita nonostante cercasse un luogo ove
cercare riparo per scampare alla tremenda bufera. Ebbe
la sensazione di essersi smarrito in un luogo
sconosciuto, sotto l’incalzare di una tormenta che gli
levava il respiro e disperando di poter individuare la
via da seguire , ansimando avanzava nella tempesta,
quando scorse nel buio della notte, reso più fitto
dall’incalzare della bufera, un lume lontano verso il
quale diresse i suoi passi faticosi, accorgendosi ,man
mano che avanzava, che si trattava di una finestra
illuminata. La speranza di aver trovato finalmente un
posto di rifugio, gli accese la speranza e fece
aumentale sue forze per compiere un ultimo sforzo, dato
che il posto di riposo era ormai a portata di mano.
Ansimando e trepidante si avvicinò a quella casa, non
senza timore di essere respinto, data la sua
condizione di frate francescano, come altre volte gli
era capitato.
Bussò a quella porta e subito l’ingresso si aprì quasi
automaticamente, e dietro quel portale apparve nella
luce dell’ingresso la padrona di casa, una donna vestita
di nero, la quale con modo affabile lo invitò ad entrare
, senza domandargli chi era e come mai mi trovasse in
quel luogo, in quella notte di bufera. Vedendolo in
quelle condizioni pietose, e febbricitante, chiamò
all’interno il suo maggiordomo, di nome Francesco, al
quale lo affidò dicendogli di provvedere all’accoglienza
, a cambiargli gli abiti grondanti acque e fango,
preparargli la cena ed un letto per riposare, per
consentire al mattino seguente, così rifocillato ,a
riprendere il suo cammino.Racconta:”Tutto si svolse come
fossi capitato in un luogo dove si praticava
l’ospitalità verso religiosi.
Tutto quelle sera si svolse nella maniera più normale
possibile, e confortato da quelle gentilezze mi avviai a
dormire in una stanza dove intanto Francesco su ordine
della Signora aveva preparato un comodo giaciglio. Sarà
stata la comodità del letto, la stanchezza di quel
viaggio avventuroso, sta di fatto che appena cenato mi
ritirai per dormire e stesomi sotto le coltri che
sapevano di netto e di profumo, mi addormentai
profondamente riposando fino al mattino, quando in
procinto di riprendere il cammino, da Francesco mi venne
dato l’abito perfettamente asciutto ed accuratamente
stirato. Prima di partire dissi che intendevo
ringraziare per l’ospitalità, e subito scese la Signora,
alla quale espressi la mia gratitudine, e dissi che
essendo un frate francescano non avevo altro da regalare
che alcuni oggetti che recavo nella valigia. Aperta la
valigia pregai la Signora di scegliere Lei cosa gradire;
allora con un gesto gentile stese la mano e dal fondo
della valigia estrasse una coroncina, che io neppure più
ricordavo essere nascosta nel fondo della valigia.
Vedendo quella coroncina sollevata da quelle mani ,ebbi
una strana sensazione, ma gli eventi di quella giornata
mi avevano scombussolato ed era intento più che altro a
fare in fretta perché sapevo che al convento ero atteso.
Salutai ringraziando e ripartì riprendendo in mano la
mia valigia.
Giunto dopo poco cammino alla mia destinazione mi
occupai subito delle cose da fare e nel raccontare l’
avventura del viaggio, dissi pure dell’accoglienza avuta
in una casa che incontrai lungo il cammino, con un tono
di assoluta normalità e senza dare alcun significato
all’accaduto.
Poi dopo alcuni giorni, prima di ripartire decisi di
ritornare su i miei passi, per rifare la stessa strada,
bussare a quella casa per ringraziare più calorosamente
e conoscer meglio quegli ospiti così premurosi.
La cosa mi tenne in sospeso per alquanto, dato che
sempre di più mi si presentavano dubbi ed interrogativi.
In questo stato di viva curiosità cominciai a ripensare
a quell’avvenimento, e mi accorsi che col tempo
emergevano inquietanti interrogativi su alcuni
particolari.
Rivedevo la mano di quella misteriosa Signora che cerca
nella mia valigia ed estrarre una corona del rosario,
che rinviene con facilità nel tramestio dei tanti
oggetti che formavano il pieno, come fosse dotata di una
calamita in grado di far emergere l’oggetto voluto.
IL pensolare di quella corona stretta dolcemente tra le
dita di quella Signora, era una immagine di forte
suggestione che evocava in me ricordi che mi erano
familiari”.
IL CAVALLO RECALCITRANTE
Lungo la strade di casa continuamente battute in andata
e ritorno, in questa sua incessante spola tessuta per
tenere collegati i vari con venti recandomi sul posto
dove era richiesta la mia presenza, un giorno che più
faticoso del solito trascinando la mia valigia, sempre
piena di cose necessarie e richieste per il compimento
della mia missione, che concepivo come quella di
superiore itinerante,
affaticato lungo le vie del mondo, senza fissa dimora
in una determinata residenza, procedevo faticosamente
lungo il ciglio delle strada, cercando di scansare il
fossato lasciato sul terreno dalle ruote dei carri che
ivi solevano transitare, ed attento ad ascoltare il
cigolio delle ruote di qualche carro in transito, che mi
avrebbe alleggerito del pesante fardello, e facendomi
salire a bordo,avrebbe consentito alle mie gambe un
momento di riposo, in un momento in cui ne avevo
veramente bisogno.
Mentre pensavo a questa provvidenziale evenienza, sentì
il cigolio delle ruote di un carriaggio che si
avvicinava lungo la mia direzione e superato un tornante
spuntò in lontananza la sagoma di traino tirato da
cavalli. Aspettai che si avvicinasse, perché non ce la
facevo più a camminare, e quando fu alla mia portata mi
avvicinai al veicolo salutai il carrettiere che sedeva
sulla panca di comando con la frusta di prammatica,
pregandolo di volermi concedere il favore di un
passaggio fino al paese vicino.
Questi, squadrandomi dall’alto in basso da bordo del suo
carretto, con disprezzo ed arroganza e profferendo
insulti e bestemmie, disse che non avrebbe mai
acconsentito che sul suo veicolo potesse salire un frate
od un prete.
Replicai che ero proprio stanco e che il pomeriggio era
avanzato ed incombeva la notte.
Non ci fu verso, di convincerlo a recedere dal suo
proposito.
Così per interrompere ogni altra insistenza diede una
frustata al cavallo che riprese a correre, osservandolo
sconsolato fino a quando non vidi il carro scomparire
dietro l’ultima curva della strada.
Sconfortato e facendo ricorso alle mie ultime forze
ripresi la mia strada trascinando la mia valigia.
Non passò molto perché superata l’ultima curva , quando
ormai disperavo di poter raggiungere il carro,
inopinatamente mi si presentò la scena di una sosta
inaspettata del carriaggio, intorno al quale si agitava
, inveiva e frustava i cavalli, che non volevano più
andare avanti; si erano seduti per terra e non osavano
rialzarsi, nonostante le frustate e le grida del
carrettiere. Vedendomi in lontananza corse verso di me ,
convinto che quella impuntatura dei cavalli era dovuta
al diniego fatto nei miei confronti, con modi solleciti
e premurosi,chiedendo scusa di quanto aveva fatto , mi
pregò di salire sul carriaggio, sicuro che una volta a
bordo i cavalli avrebbero ripreso il loro cammino.
Ma questa volta non mi lasciai convincere e dissi che
avrei continuato da solo la mia strada, camminando a
piedi, perché nella sua invettiva aveva offeso non tanto
la mia persona, ma l’onore dell’ordine di S. Francesco .
Io, non curante delle sue preghiere , proseguì fino al
prossimo paese e per tutto il tragitto da me compiuto
non fui più raggiunto dal carrettiere, segno che il
cavallo, rimase fermo , caparbiamente inchiodato a
terra.
COINVOLGIMENTO NELLA VICENDA POLITICA
Oramai erano maturi i tempi per l’ingresso dei cattolici
nella vita politica, che il “ Non expedit” aveva tenuto
lontano dalla trattazione degli affari pubblici.
La Chiesa calabrese aveva dato vita al movimento dei
Congressi, col quale si auspicava la caduta del divieto
pontificio che impediva alla chiesa di occuparsi di ciò
che attiene alla vita politica.
Un grande fervore animava il mondo cattolico, che
sospinto dalle iniziative degli uomini più
rappresentativi del clero e del laicato cattolico aveva
preso coscienza che gl’interessi della chiesa non
consentivano di rimanere più oltre indifferente ed
estranea alle competizione politica.
Durante una di queste tornate elettorali, in cui nel
collegio uninominale ,figuravano dei candidati di
ispirazione cattolica, in contrapposizione a quelli del
partito del lavoro, di ispirazione massonica, padre
Leone ritenne suo dovere impegnarsi a sostenere il
candidato cattolico del su collegio, che contendeva il
passo a quello avversario, che in quel caso era un
avvocato di grido.
Anche nel suo paese la competizione elettorale aveva
assunto toni molto aspri , per via del fatto che un
candidato era sceso in campo qualificandosi come
cattolico, e quindi sostenuto dagli ambienti
ecclesiastici.
I toni accesi che aveva assunto la campagna elettorale
con la popolazione schierata su campi contrapposti ,non
solo per motivi politici ,ma anche religiosi, faceva
registrare ogni giorno i toni accesi tipici dei paesi di
grande passionalità.
Naturalmente padre Leone, presente in quel periodo nel
suo paese per le sue condizioni di salute, che avevano
consigliato il suo temporaneo ritorno in famiglia, era
uno che con i suoi modi cortesi ma decisi si era
assunto il compito di capeggiare la parte che
parteggiava per il candido cattolico, in un clima di
grande tensione, dato che in paese era molto numerosa ed
agguerrita la parte che da alcuni anni sosteneva il
candidato massone. Le famiglie si erano schierate su
posizioni contrapposte in una polemica che trascendeva
le motivazioni politiche , per coinvolgere anche gli
aspetti personali e familiari.
IN questo clima di acceso dibattito elettorale, le donne
di una famiglia ragguardevole e molto considerata in
paese., quella dei Santarzeri, decisero di iscenare una
manifestazione pubblica di dissenso ed ostilità verso
padre Leone, ritenuto il capo fila della parte avversa,
e scesero in piazza profferendo ingiurie e minacce
contro padre Leone, inveendo con improperi, invettive
e minacce davanti alla sua casa.
IL clamore e la singolarità della protesta ,che
coinvolgeva l’onorabilità della stessa famiglia, aveva
indotto le sorelle, che abitavano con lui e che non
sopportavano questa aggressione, di uscire allo
scoperto e rispondere per le rime a quella frotta di
scalmanate, ingiungendo loro di smettere e nello stesso
tempo allontanarsi dalla loro abitazione.
IL fratello , che non condivideva tale reazione, cercò
di calmare le sorelle che erano sul punto di reagire ed
ingiunse loro di rimanere chiuse in casa lasciando che
quella scenata si smorzasse da sola, per la vergogna
che comportava.
Si era da poco esaurito l’attacco e cessato il clamore
del trambusto e nel paese era tornata la calma , quando
arrivarono a casa di Padre Leone donne trafelate
,riferendo che quelle stesse persone, che si erano rese
protagoniste di quell’oltraggio ,erano cadute in preda
a strani malori e disperate gridavano di essere
assalite da dolori indicibili, per cui si temeva della
loro vita dato che l’attacco era così violento. Astretti
da tale emergenza riconoscevano di aver agito male,
esagerando il loro sdegno, ma che adesso si pentivano
chiedendo perdono, ed invocavano l’intervento di padre
Leone, perché in persona intervenisse presso il loro
letto di dolore per scanzarle dal pericolo mortale ,
impartendo la sua benedizione.
Cosa che il padre volentieri accolse e dimenticando le
offese ricevute, amichevolmente raggiunse la casa di
quelle donne, intrattenendosi col loro con molta
affabilità e dopo aver recitato le sue giaculatorie,
impartì di cuore la sua benedizione, per effetto della
quale subito quelle donne furono liberate da ogni
malessere.
IN CONTRASTO CON LE FORZE INFERNALI
La vita operosa svolta da padre Leone, tutto dedito ad
incrementare il regno di Dio sulla terra, non poteva
passare inosservata a colui che nell’ombra trama per
cogliere in fallo l’esistenza umana e frapporre
ostacoli al piano redentivo.
Come tanti uomini santi hanno dovuto sperimentare la
violenza delle trame messe in opera in modo scoperto
dalle forze sataniche, anche padre Leone subì l’ostilità
di questo essere infernale, il quale per ostacolare
l’opera di questo uomo di Dio, impegnato fino allo
stremo nel campo dell’apostolato, non ha mancato di
conoscere l’ostilità aperta e terribile delle forze
infernali, che dopo alcuni avvertimenti indiretti,hanno
deciso di materializzarsi in forme sempre pressanti e
concrete.
Lui che aveva sperimentato tante insidie tese dal
maligno, venne alla fine di queste tentazioni, investito
da disturbi più pressanti, specie di notte quando veniva
sistematicamente svegliato di soprassalto per i tanti
rumori strani e paurosi che investivano la sua camera.
Avendo usato ogni diligenza del caso ricorrendo alle
formule del rituale liturgico previste per sfuggire a
casi del genere, il senso pratico delle sorelle suggerì
di non lasciare più solo il fratello durante la notte in
balia delle forze infernali, ma di stargli vicino per
assisterlo in queste necessità ed eventualmente
difenderlo.
Ma altro era il dire,altro il fare, atteso che al calare
delle tenebre ,ed avvicinandosi le ore in cui
solitamente si verificavano tali manifestazioni, anche
le sorelle erano invase da paura e spavento; tranne una,
la più piccola, e fisicamente la più debole, minuta
nella persona e meno istruita delle altre, che rimasta
nubile per via di una naturale e spontanea sistemazione
dei ruoli familiari, si era dedicata volentieri a
collaborare con le altre due , destinate al matrimonio.
La sua figura docile e gentile, disponibile ad ogni
servizio, era divenuta una specie di risorsa familiare
,a cui facevano naturalmente ricorso in ogni necessità
le atre sorelle.
Una donna semplice, minuta nella persona ,ma di
carattere forte e di indole coraggiosa. Nel gergo
familiare veniva indicata come la Zia Vincenza, a cui
tutti facevano ricorso nelle varie necessità familiari.
Anche questa volta, per fronteggiare l’ emergenza la
scelta cadde su di lei: affidandole il compito di
sorvegliare da vicino il riposo del fratello, andando a
dormire, per tale occorrenza, nel corridoio dove venne
spostato il suo letto, in modo che fosse accostato alla
porta della stanza dove riposava il fratello.
Nonostante la sua accorta sorveglianza e la sua vigile
presenza, i disturbi continuavano, anzi, siccome questa
nuova sistemazione gli creavaqualche problema, questo
essere misterioso mise in opera alcune sue risoluzioni
per infastidire la zia Vincenza, ed indurla alla fine a
sgombrare il campo. Lei di solito nel sistemare il suo
umile corredo usava poggiare gli indumenti su una sedia
accanto al letto. Alla mattina la trovava spostata e
molto spesso priva della camicia da notte ,che per ogni
evenienza aveva posata. L’intento maligno era quello di
costringerla ad alzarsi nuda dal letto, cosa che lei,
per un senso scrupoloso di pudore, non avrebbe mai
fatto.
Fattasi guardinga per questi strani fenomeni , lei disse
di aver visto qualche volta camminare nel corridoio uno
strano animale a forma di cane, recante al collo un
cravattino. Intuendo che era proprio quello che
infastidiva durante la notte, lei ebbe il coraggio di
rincorrerlo, profferendo minacce al suo indirizzo,
proprio perchè l’accusava di averle sottratto i
vestiti, nascondendoli chi sa dove.
LO SCONTRO CON LA PRESENZA DEL DIAVOLO
Dietro segnalazioni della presenza di spiriti diabolici,
che risultavano installati in modo permanente presso una
famiglia , si manifestavano strani fenomeni che,
suggerendo insane operazioni , alla fine riuscirono
a portare al lastrico quella presa di mira, che era una
famiglia di ricchi possidenti.
Seguendo l’andamento domestico, si poteva facilmente
notare che mentre la mattina i genitori , come di
consueto, andavano in campagna per le incombenze dei
lavori dei campi, lasciando a casa i figlioli ancora in
tenera età, quando a sera rientravano , col pensiero di
doversi dedicare a sistemare le tante incombenze della
casa, che l’andamento quotidiano normalmente comporta,
con loro grande meraviglia notavano tutta la casa
rassettata ed ogni cosa a suo posto.
Capitava, ad esempio, che quelle volte che avessero
lasciato la farina destinata alla panificazione
,trovavano le pagnotte già pronte e fragranti di
recente cottura; se invece accadeva che il lavoro da
fare era la biancheria lasciata accatastata nei cesti,
trovavano tutti i capi già puliti e stirati, come se un
brava domestica , avesse provveduto con cura e scrupolo
a quella incombenza.
Non sapendosi rendere conto della cosa e sempre più
stupiti del fenomeno che si ripeteva quotidianamente,
chiesero ai loro figlioli se mai avessero visto qualcuno
entrare in casa , in loro assenza.Essi ingenuamente
confermarono i sospetti, affermando che quando loro
erano assenti, alcuni signori si davano da fare per
rassettare e lavare, in modo che la casa tornasse tutta
ben ordinata e pulita. Poi in prossimità del loro solito
rientro , assumevano la forma di gatti e inopinatamente
scomparivano sotto i mobili di casa.
Con questi spiriti diabolici ebbe a che fare P. Leone,
chiamato d’urgenza a risolvere il mistero , e ridare
pace e tranquillità a quella famiglia che in preda a
tali tormenti era sull’orlo della disperazione. Egli non
esitò ad intervenire, ingaggiando una lotta disperata
per la quale non esitò a fare ricorso ai suoi poteri di
sperimentato esorcista.
Le reazioni delle potenze infernali non tardarono a
farsi sentire , non accettando di rimanere sconfitte e
con rabbia e furore sgombrarono il campo, ma si
ripresentarono non meno agguerrite, investendo di rumori
terribili quella casa,ma dal suo intervento furono
annullate.
Gli episodi che riguardano questi frangenti sono tanti,
fra cui se ne ricorda uno che riguarda proprio
l’abitazione di P. Leone. Siccome in casa si sentivano
rumori strani ,che turbavano incessantemente il suo
riposo,i familiari pensarono bene di avvalersi
dell’opera di Zia Vincenza,cosi chiamata dai
familiari,una figura di donnetta piccola e fragile, ma
la più coraggiosa e risoluta a tenere testa al
maligno,per aiutare a risolvere il problema e consentire
a P.Leone di riposare.Essa venne incaricata di dormire
proprio in prossimità della camera da letto del
fratello, dove venne allestito un lettino di fortuna ed
una sedia, dove lei soleva riporre i suoi vestiti, tra
cui la sua stessa camicia, che venne spesse volte presa
di mira da questo essere immondo, ben sapendo che quella
donna, sempre osservante di grande pudore, non avrebbe
mai osato uscire completamente ignuda dal suo letto.
Ella stessa ebbe a lottare contro il demonio, che
cercava di spostargli la sedia dove aveva deposto i suoi
vestiti, prima di coricarsi.
INVITO ALLA LETTURA
A conclusione del racconto fatto, per illustrare la
figura di Padre Leone , si ritiene opportuno a questi
punto offrire alla lettura diretta di quanti ci hanno
seguito in questa indagine, alcuni passi significativi,
facenti parte del suo personale carteggio.
Una prima osservazione riguarda lo stile e l’ordine
della sua scrittura,
che usava osservare un canone fondamentale, dettato
dalla sua formazione francescana che tendeva ad evitare
gli sprechi , e pertanto cercava di utilizzare tutto lo
spazio della pagina con una scrittura minuta, ordinata
ed uguale, che si estendeva fino al margine estremo del
foglio.
E’ una grafia inconfondibile che denota la mitezza del
carattere , unitamente alla volontà indomita di andare
avanti nella ricerca.
Nel suo scritto tutto è piano, non si notano sussulti,
ripensamenti , riconversioni che denotano incertezze
nel suo ragionamento.
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