Indice

 


            
            
            
            
            
            
            
            
            
            
            
            

 
Home News Forum TgCrissa Tradizione Ritratti Per ridere Lo sapevi? Scrivici
 
  Padre Leone Pileggi  



Sen. Nicola Signorello e Prof. Avv. Nicola Gerardo Marchese
presentano il loro studio su
Padre Leone Pileggi da San Nicola da Crissa



Padre Leone Pileggi

LA VITA
LE PREMESSE

GIOVANE PROMETTENTE
UN CLIMA DI SIMPATIA POPOLARE
IL CURRICULUM MONASTICO
UNA NOTAZIONE DI GRANDE VALORE
IL RACCONTO DELLA SUA VITA FATTA IN PRESA DIRETTA
PROFILO FISIONOMICO
I VESCOVI DELLA CALABRIA
PREDICAZIONE
STUDIO E PREGHIERA
IL SUO CONFESSIONALE
LE STIMMATE
VIA CRUCIS
DEVOZIONE AL CUORE DI GESU’
MAESTRO DEI CHIERICI E NOVIZI
GUARDIANO E PROVINCIALE
SOLENNITA‘ RELIGIOSE
MANUTENZIONE FABBRICHE E LEGGI EVERSIVE
PROVINCIALE nel periodo 1911 - 1918,
segnato dalla Grande Guerra

UN GENERALE SENZA SOLDATI

IMPEGNATO NEL CAMPO DELL’AGGIORNAMENTO
LA RIFORMA DEGLI STUDI
UNA STORIA COMMOVENTE
LA SOCIETA‘ ELETTRICA
LE OPERE MINORI: ASILO INFANTILE
ANTICIPAZIONE DEL  CONCILIO VATICANO II : LE CASISTE
IL GRANDE CARTEGGIO
CULTO EUCARISTICO
ORAZIONE LETTA DAVANTI al VISITATORE GENERALE
RELAZIONE  ORGANIZZATIVA
FILOSOFIA
ALCUNI DEI TESTI  RINVENUTI
LA SUA VISUALE POLITICA
OSSERVAZIONI  CIRCA  LA STORIA  DEL SOCIALISMO
IL MIRACOLO DI SAN GENNARO
TESTI DI MEDITAZIONI
DECRETO
VASTITA’ DEGLI INTERESSI CULTURALI
LA RICERCA SCIENTIFICA
MONOGRAFIA: INTELLIGENZA E SCIENZA
LE GRANDI SCOPERTE
PROGRAMMA SERAFICO
PASSIAMO ADESSO DAL CONOSCIUTO AL CONOSCIBILE
LA CASA MISTERIOSA
IL CAVALLO RECALCITRANTE
COINVOLGIMENTO NELLA VICENDA POLITICA
IN CONTRASTO CON LE FORZE INFERNALI
LO SCONTRO CON  LA PRESENZA DEL DIAVOLO
INVITO  ALLA LETTURA
 


Padre Leone Pileggi
 

Dopo la pubblicazione delle opere di Don Francesco Mottola, che sono allegate ai documenti presentati per avviare, presso il dicastero vaticano, il processo di beatificazione a norma di diritto canonico, disponiamo di importanti notizie che interessano il ruolo svolto, in questo ambito, da alcuni personaggi che, per ragioni diverse, hanno avuto modo di condividere con lui le ansie dell’impegno apostolico.
Per quanto di nostro interesse ,in questa sede abbiamo l’opportunità di segnalarne una , che molta influenza ha esercitato sulla formazione culturale e spirituale del giovane apostolo di Tropea.
Questi, da parte sua, rammentando l’opera del suo grande maestro ed amico con accenti di affetto e viva riconoscenza, parla nella sua autobiografia, dicendo che molto della sua formazione spirituale , è dovuta all’ opera del suo personale ispiratore, indicandone il maestro nella persona di Padre Leone da San Nicola da Crissa.
E’ risaputo che la storia di ogni santo, come nota costante della sua evoluzione, è quella di notare come sullo sfondo della vita del protagonista, si presenta in modo puntuale la figura di una persona, che in funzione di confessore o direttore spirituale, ne ha curato la parte   educativa, introducendolo amorevolmente alla pratica delle virtù cristiane.
Si tratta spesso di figure di uomini che alla fine di questi eclatanti processi, ai quali hanno dato notevole contributo, rimangono, ciò nonostante, sconosciute, figure fondamentalmente discrete, che rimangono nell’ombra e scompaiono lungo la scia luminosa del protagonista: certamente paghi del loro oscuro lavoro di manovali dello spirito, intenti  soprattutto a preparare il retroterra  culturale e morale, dal quale poi spunteranno le buone opere dei loro discepoli e seguaci; nei quali essi stessi saranno alla fine glorificati davanti a Dio.
Nel mondo della spiritualità si riscontra di frequente l’ esistenza di questi risvolti della maturazione religiosa, i cui protagonisti rimangono normalmente sconosciuti ed ignorati agli occhi degli osservatori di prima mano , per riemergere in seguito per qualche felice circostanza.
Nel nostro caso, per felice  ventura, invece ,è lo stesso Mottola che ci avverte di questo suo grande maestro, ponendo così all’attenzione dei cattolici calabresi la figura di padre Leone.
Sulla base delle dichiarazioni contenute nel voluminoso carteggio , apprendiamo che egli svolse un ruolo di primo piano nella maturazione spirituale , quale  maestro, educatore, amico e confidente di don Mottola , nel periodo in cui questi ebbe la ventura di incontrarlo e coltivare l’ amicizia del fervente francescano  che fin da allora godeva di grande prestigio , essendo uno dei personaggi di maggiore spicco nell’ambiente religioso dell’intera regione.
Fu definito uomo pieno dello spirito di Dio, visse una vita interamente impegnata al servizio dei fratelli, sostenendo le opere della Chiesa in Calabria, cercando di sviluppare un movimento di risveglio religioso in tutta l’area calabrese ed in primo luogo curando in modo esemplare l’incremento dell’ordine di S. Francesco, di cui per molti anni ne assunse la direzione con l’incarico di Padre Provinciale. 
Sarebbe lungo trattare la multiforme attività intrapresa e portata a compimento da padre Leone
Richiederebbe un discorso che non può esser certamente contenuto  nel breve spazio di un semplice capitolo, che, per obbedire all’esigenza dell’opera, deve essere necessariamente ristretto per ovvie esigenze redazionali, connessi al sito che ci ospita.
Una disamina più approfondita sarebbe interessante  anche perché lo stile di alcune sue opere si riflette nelle stesse iniziative  intraprese da don Francesco Mottola., che oggi sono oggetto di esamina da parte delle competenti autorità vaticane  , che in esse vi riscontrano gli elementi per addivenire alla auspicata  dichiarazione canonica di beatificazione .
 Sicchè, a distanza di tempo, confrontando le rispettive realizzazioni ,si possono riscontrare molti punti di somiglianza  che, sia pure nella varietà delle diverse esperienze, presentano alcuni elementi comuni che fanno pensare ad una identica matrice culturale e spirituale .
Anche sotto questo aspetto le opere del discepolo  somigliano molto alle opere del maestro e rivelano nel loro svolgimento lo stesso filo conduttore che si riflette nel metodo seguito  e negli obbiettivi di fondo.

LA VITA

Egli stesso ci racconta l’avvio nei primi anni della sua fanciullezza della sua vocazione francescana, quando da ragazzo di paese, insieme alle frotte festose dei suoi coetanei, seguiva con ammirazione le prediche della settimana santa, quando in paese capitavano per l’occorrenza.     
Erano predicatori di grande fama , maestri dell’oratoria sacra, come quando accadde di seguire le orazioni di un grande francescano, padre Bernardo da  Cardinale, invitato a tenere al popolo le prediche della Passione , in un periodo in cui l’animo della gente  , per antica tradizione, era naturalmente incline ad accogliere  il racconto della Passione del Signore.  
In definitiva ,fu proprio la suggestione provata dalla predicazione di questo francescano che indusse il ragazzo ad intraprendere la carriera religiosa. A proposito della quale  ha cura di specificare  che il tutto ebbe inizio in virtù di alcune modalità della predicazione di Padre Bernardo, il quale usava alternare le sue esibizioni solenni con alcuni momenti di ripensamento e riflessione, affidando l’esecuzione di questo compito alla iniziativa dei bambini più dotati , i quali venivano selezionati, per ripetere in pubblico gli argomenti trattati.
Un metodo molto ben riuscito, che suscitava in paese grande emulazione tra le stesse famiglie che ambivano, con l’esibizione dei loro figlioli, assurgere alla ribalta della cronaca paesana.
In questa fase si era creata in paese una sana competizione , tra i ragazzi più dotati, che, stimolati dalle rispettive famiglie , si sforzavano di ben figurare nell’assolvimento di questo impegno.
Egli, compreso dell’importanza dell’episodio,  descrive l’emozione che provava quando veniva il suo turno all’esibizione in pubblico, davanti a tanta gente ; anche perchè in prima fila figuravano immancabilmente la sua mamma, le sue sorelle vestite a festa , visibilmente compiaciute delle sue recite, perché attribuivano alla esibizione il valore di un avvenimento familiare.
Egli descrive l’attenzione con cui seguiva le argomentazioni dell’oratore sacro, che parlava con grande suggestione a tutto il popolo, devotamente  raccolto nella chiesa, mentre fuori si udivano gli ululati del vento impetuoso che si abbatteva sull’abitato, solitamente esposto alla furia di tutti i venti, specie nel periodo iniziale di primavera. 
Erano tempi in cui  in ogni famiglia, ove emergeva qualche componente dotato,  che offriva materia per coltivare progetti ,si concentrava l’attenzione e la speranza di tutti , e ognuno  ambiva intorno alla vita del ragazzo tessere la trama del proprio avvenire , che lo portava a sognare e sperare in un futuro  intravisto con gli accenti del cuore.
Così avviene che tutto l’avvenire di quella famiglia , composta da tre sorelle, venne intessuta sulle aspirazioni che il ragazzo avrebbe assunto col crescere degli anni.
La sua era una famiglia di orfani e quindi  solo lui il punto su cui potevano contare  le speranze delle sorelle.
IL ragazzo ha avvertito il peso di questa responsabilità al punto che, quando venne il  momento decisivo di lasciare la casa paterna ,per seguire la via della sua vocazione francescana, i sentimenti familiari divennero laceranti, nel costatare che le sue sorelle sarebbero rimaste sole ed esposte agli imprevisti della vita , senza poter contare sull’aiuto dell’unico fratello, che eventualmente avrebbe potuto assicurare una qualche protezione.
E’ stato questo il periodo più doloroso in cui l’animo del ragazzo si è sentito profondamente lacerato e se anche non riuscì a sfociare nel pianto tutta l’amarezza di questo passaggio, tuttavia avverti che il dolore è profondo ed indicibile.

 LE PREMESSE

 Nella monografia scritta il 4 ottobre 1981 da Padre Masseo, suo confratello che ha conosciuto personalmente  padre Leone , vengono riportate le sue impressioni che lo accreditano come un religioso che ha realizzato a pieno la lettera e lo spirito dell’ Ordine Francescano.
In una forma  epistolare che attinge volentieri le sue espressioni nel campo del meraviglioso, tratteggia  la sua figura di religioso buono, esemplare, che non rinuncia ad assumersi il peso di sacrifici quando deve rifulgere l’esempio della virtù cristiana.
IL campo delle sue premure  è vasto ed ammirevole:molti infelici, reietti, afflitti,  trovarono sollievo da Padre Leone e tramite il suo caritativo intervento  ebbero il conforto di avvertire la ripresa di una nuova ragione di  vita. 
Già dai primi anni della sua fanciullezza, Titta appare come un ragazzo predestinato, distinguendosi per bontà, intelligenza, ed un grado di serietà superiore ai suoi anni.
 
Lo vediamo perciò emergere come primo della classe, al punto che spesso è autorizzato dal predicatore a spiegare e ripetere agli altri le prediche che aveva sentito.
Un compito che tanto bene disimpegna , ad indurre anche  i grandi , amanti delle belle lettere,a partecipare alle sue esibizioni. Ed ecco il momento cruciale :fra il pubblico  degli uditori egli scorge la presenza della sua mamma e della sorelle, alla vista delle quali egli si commuove, ma non si   confonde.
Il  devoto biografo  ricorda con compassione il giorno della morte, avvenuta nel  meriggio del 10  novembre  1925, quando le campane con prolungati ,lenti, lugubri rintocchi si affrettavano a comunicare un dolore, ad annunziare un grande lutto: la morte di padre Leone.
Chiudeva  così la sua luminosa giornata, e sul letto della sue agonie , cantava le ultime note dell’inno serafico, “ Laudato si Misignore , per sora nostra morte corporale “
L’impulso a scrivere queste note era dovuto al fatto che  padre Masseo rinveniva nella vita di P. Leone elementi di conoscenza ed impulsi vitali utili a superare i morosi del nostro tempo.
Egli è convinto che il suo comportamento è esemplare per poter discernere la giusta via ,anche per gli anni avvenire.
Pertanto   prende in considerazione un ampio arco della sua vita, non tanto per ragioni letterarie, quanto per fini di utilità sociale. E’ doveroso ricordare l’opera sua duratura e benefica che va dall’anno  1895 al 1921 .
Egli nasce a San Nicola da Crissa il 9  Marzo  1867, e nello stesso suo paese muore il 10  Novembre 1925. Questi i dati biografici che danno il senso delle scadenze temporali, unitamente al  ritmo di una passione umana costantemente rivolta alle cose  di Dio.

In seno alla sua famiglia, di stampo patriarcale, egli apprende i primi sentimenti religiosi, di fede e di amore verso Dio e verso i fratelli.
Dopo la morte prematura del  padre, tutte le cure e la responsabilità per i quattro figli sono assunti dalla madre.
Intanto il corso di tutti gli anni di vita religiosa , sino alla soppressione, trascorse nei conventi della provincia monastica, luoghi ricchi di fede e di storia, i cui nomi rievocano le pagine più gloriose della storia calabrese.
Conobbe l’amarezza di sentire l’inimicizia delle autorità, che si manifesta con la  ingiusta chiusura dei conventi
Durante il periodo di soppressione  egli vive a San Nicola. Con bontà e modestia svolge la sua missione tra i ragazzi ed i piccoli, che  da lui vanno volentieri per sentire il racconto, o meglio la sua predica, che affascina  perché parla di San Francesco.

 GIOVANE PROMETTENTE

 Nella vita di P. Leone  assume valore emblematico il periodo della sua prima infanzia, i cui ricordi  hanno valore  formativo della sua personalità.
Egli avverte che dentro di sé  sta maturando qualcosa di nuovo ed indefinibile, con un crescendo di intensità , per cui presto la scintilla diventa fiamma che tutto investe il suo essere.
Ovviamente  in un clima di grande passione  anche i dati geografici e temporali conservano un loro linguaggio, come se lo scandire del tempo e l’avvicendarsi delle stagioni lo accompagnassero in questa singolare avventura.
Trovandosi a vivere in un ambiente con gravi carenze culturali egli avverte il grande disagio che è tipico dei nostri paesi, dove pure si maturarono grandi personalità , che hanno fatto la storia della civiltà, come avvenne per Tommaso Campanella che fece la stessa esperienza , trovandosi compresso e condizionato dalle ristrettezze intellettuali del suo paese, Stilo.
Ci sono episodi della  vita  di P. Leone, quando era ragazzo ed  ansioso di apprendere sempre più conoscenze, che hanno una  certa somiglianza  a quanto viene registrato parlando delle difficoltà che hanno contrassegnato l’infanzia di  Tommaso Campanella, il quale , ansioso di apprendere , da ragazzo soleva  spiare  da una finestra del calzolaio, dove un maestro del paese  soleva impartire lezioni private ad alcuni ragazzi ,svogliati , anche se benestanti.   Dai pochi libri disponibili , cosa normale in un ambiente  di paese, certamente insufficienti rispetto al suo personale desiderio di apprendere, approfondisce tutto il ciclo della  vita di san Francesco.
Con interesse sempre più crescente, segue la bella avventura del figlio di madonna Pica  e Pietro Benardone. Dal   fascino di quel racconto si sente profondamente attratto e da una forza misteriosa viene gradatamente coinvolto ad intraprendere la stessa avventura.
Per le difficoltà  ed i dubbi laceranti che  inevitabilmente insorgono in tale vigilia,ricorre con fiducia  a quello che lui considera  come  suo maestro  spirituale, P.Bernardo.
Le spiegazioni, però, come P.Leone più tardi dirà, non sempre sono di sua  piena soddisfazione, atteso che  la tematica che lo interessava  era di vasta portata e di significato più profondo.  
Accentua  perciò il ricorso  ad ininterrotte letture , che sono assimilate come  profonde meditazioni , in virtù delle quali sente una voce melodiosa  ed una forza misteriosa che alla sequela di  frate Francesco , lo spinge.
Ma prima di decidere si pone due interrogativi !
 Ho io le attitudini personali per seguire san Francesco ?
Insieme a questi dubbi di coscienza, insorgono di conseguenza alcuni problemi di ordine  esistenziale, concernenti l’eventuale  allontanamento dallo ambiente familiare a lui tanto caro: lasciare la mamma ? .. e le bene amate sorelle ?
Nel descrivere le difficoltà di questo passaggio , trovandosi assalito dalle titubanze , il suo solerte biografo annota:” Egli medita , prega,  senza titubanza , incertezze,  riserve ,e risolve: sarò  frate e lo fu.
Ma nonostante tutto, gravi difficoltà ancora insorgono  connesse allo  stato di vincoli che restringevano il pieno svolgimento della vita monastica avversata dalle autorità civili allora  al potere , che barrano la via all’accesso delle nuove leve, fermando il passo ad alcuni generosi. Per cui si pone il problema angoscioso: andare dove ? Le consuete porte di accesso risultano fortemente ristrette ed in alcuni casi ermeticamente chiuse.
 

UN CLIMA DI SIMPATIA POPOLARE

 In questo frangente il suo diligente biografo segnala alcuni passaggi  che tornano a grande onore  del nostro paese. Infatti , trovandosi isolato in un ambiente ristretto  e in difficoltà  di reperire altri mezzi di informazione, si riverifica una spontanea  rincorsa a trovare  nelle proprie case dei libri  vecchi e rimasti  inutilizzati nei vari ripostigli con l’intenzione di fare generosa offerta   a questo giovane  che si sapeva essere  ansioso di apprendere ed arricchire la propria cultura.
Sono persone rimaste sconosciute, che lui invece  con gratitudine ricorda  senza nominarle, tanto egli considerava tale comportamento  come un modo di agire normale in quella popolazione. Anche noi vorremmo conoscere queste persone benemerite che nel dare i loro libri non intendevano fare atto la carità, ma conformarsi alla antica tradizione del luogo.
Effettivamente nel nostro paese si rinviene nel più intimo patrimonio  culturale  questa spontanea tendenza a rendersi disponibili a sostenere gli sforzi che ogni giovane promettente e volenteroso intendeva intraprendere.
 

IL CURRICULUM  MONASTICO


E’ caratterizzato dal fatto che  venne incaricato di svolgere un ruolo istitutivo diretto ad incrementare  l’ordine francescano con  una intensa attività per la provincia monastica di Calabria  e  Lucania e lavorò bene per tutta la durata della sua investitura , tanto che a distanza  di oltre ottanta anni  (così annotava il suo biografo ,scrivendo nell’ anno 1950)     ancora la sua opera viene vista nella sua integrità di vita ed ai suoi comportamenti ancora si ispirano quelli  che si sono succeduti alla guida dell’ordine di San Francesco. Per l’opera profusa  sarà una costante  l’ impegno  a riguardare la via  dura, aspra , difficile , da lui percorsa , ed ad imitare la sua vita umile e povera , sicchè ,a ottocento  cinquanta anni della nascita di frate Francesco, la sua figura in mezzo a noi ritornerà  in virtù di questa reincarnazione umana e noi avvertiremo  quel calore benefico che ispira comportamenti che riflettono l’alone della santità.
Aggiunge testualmente  il biografo : “Qui non è facile , né possibile in poche parole e righe  , un attività tanto intensa , svolta in un lungo arco di tempo,  descrivere”.
Però un quadro completo ed ordinato possiamo ricavare, solo se riusciamo a tenere presente  che esso si sviluppò intorno  a due punti focali:
 1- Padre Leone sempre dolori lenì, lacrime terse.
2 – la sua fatica mai limite di stanchezza conobbe.
In questi due punti sta tutta la nobiltà  e grandezza di sua vita .
Quanto al clima generale in cui si svolse questa singolare avventura occorre tenere presente  che non tutto era favorevole, e c’erano ambienti che non mancavano di ostacolare questa aspirazione  “
“A quel tempo , le giornate tenebrose e nere di un accanimento negativo erano  passate, ma nonostante una apparente calma, lo strascico dell’odio antico e incontestabile si faceva ancora sentire . C’erano ancora ambienti molto influenti che, prendendo spunto dalle tesi  dissacranti  espresse  da Lutero, Voltaire e gli Enciclopedisti, avevano buon gioco; camuffate  sotto la veste di varie organizzazioni  dichiarate a fini umanitari e sostenute  dal prestigio di alcuni esponenti del mondo culturale , facevano pesantemente  sentire la contrarietà del loro punto di vista, con accenti di ferocia e di disprezzo.
Al giovane Titta, fervoroso candidato, non resta che l’ansia  dell’attesa: attendere , aspettare che sul mare tempestoso , politico e religioso, si placassero  le onde e la bonaccia ,sia pure  relativa,e ritornasse  a smorzare  l’asprezza delle onde.
Trovandosi in questo stato di stallo, costretto a vivere nell’attesa , guardando all’orizzonte, dal suo punto di vista, sempre più corrucciato,Titta  ( tale era il suo nome secolare ) non si sgomenta, e col suo comportamento esemplare , apre un nuovo atteggiamento della sua vicenda umana , che lo sostiene nonostante tutto, ed egli sente che la vita, anche  se erta di difficoltà, quando si ha un ruolo importante da svolgere,  è veramente difficile ma è anche meravigliosa..

UNA NOTAZIONE DI GRANDE VALORE

 
In questo clima segnato da grandi  aspirazioni, infatti, per quanto le possibilità lo consentono, con  l’aiuto di uomini di cultura del paese, che non è mai mancato nei risvolti della vita quotidiana ,  e di quello di altri benemeriti della cultura dei paesi vicini, studia con impegno ed intelligenza impegnando lunghe ed estenuanti ore  ed ore  passate curvo sui libri. Questi sono gli oggetti del suo personale desiderio che vuole assimilare , utilizzando quelle pagine  senza distruggere . La sua  personale sete di sapere  è quella di chiedere libri, sempre  più libri .Nella corsa a questi traguardi, vuole guadagnare il tempo , che   a causa di queste difficoltà di ordine generale intanto si era fermato e ,nonostante l’incertezza che gravava sulla possibilità di realizzare la  sua missione ,vuole intanto dedicarsi ad una perfetta  conoscenza della lingua italiana e latina , contando poi  di avere disponibilità di completare   questo piano di studi al periodo conventuale, dove avrebbe poi potuto dedicarsi  anche agli studi superiori, ivi compresa quella  tanto sospirata materia che gli evocava le suggestioni  della teologia.
Occorre tenere presente  che, quando nei nostri paesi accadeva la bella ventura di registrare il percorso umano di qualche giovane dotato, che mostra una naturale   inclinazione ad andare avanti negli studi , rompendo gli schemi usuali che lo indurrebbero  più volentieri ad adeguarsi pigramente all’andazzo usuale  del luogo nativo,quando si verificano alcuni di questi casi che proiettano  qualcuno fuori degli schemi ordinari  di comportamento,allora irrompono nell’ambiente sentimenti nuovi  che  hanno l’effetto di lievitare il senso della novità per cui  anche le cose usuali e vecchie si colorano di nuova luce che conferisce  splendore ed attrattiva anche a quelle cose che prima sembravano insignificanti.
 
E’ una volata di vento nuovo che spira consapevolezze nuove e ti da’ la sensazione di sollevarti da terra e di muoverti in un’altra dimensione ; allora può accadere di avvertire gli effetti di una strana magia, come se le campanule  bianche che spuntano dalle siepi  dei campi, cominciassero a suonare a festa.
 
Frequenti questi episodi si riscontrano nell’andazzo  dei nostri paesi, dove sembra che tutto stia fermo e la vita quotidiana osserva un ritmo lento e monotono.
Nella storia locale  quando poi  si verifica alcuno di questi  casi, come quello di Padre Leone , tutto considerato ,si ha la sensazione che qualcosa di meraviglioso  è fluito  nel ritmo usuale della vita quotidiana.
Sono i tanti eventi  segnati dalla presenza  di questi ragazzi privilegiati, che imprimono al solito andazzo quotidiano nuovo ritmo ed aprono nuovi orizzonti.
Noi non possiamo che aspettare con ansia queste eventualità ed avvertire quelle evenienze come una inopinata benedizione del cielo.
E’ questo il clima generale che il paese viveva  sotto l’effetto della presenza di questo ragazzo senz’altro promettente.
 

IL RACCONTO DELLA SUA VITA FATTA IN PRESA DIRETTA

Così come risulta da un  prezioso manoscritto redatto dal suo  discepolo e biografo, P. Masseo Marchese, che fu fedele confidente e devoto ammiratore di P. Leone, del quale si è fatto scrupolo di lasciare dettagliata memoria, avendo seguito  scrupolosamente i risvolti della sua vicenda monastica, convinto  di rintracciare in essi il valore di un perfetto emulo di San Francesco,noi qui di seguito questa sua vicenda riportiamo così come compilata dal devoto biografo, cercando di lasciare inalterato lo scritto , anche nella sua espressione stilistica, che è una nota caratteristica del modo di esprimersi del nostro autore. 

PROFILO FISIONOMICO

Prima di inoltrarsi nella schematica  esposizione biografica del personaggio , un interrogativo si pone ricco di valore anche nei contenuti:
quale il carattere di P. Leone ?
Gli ottantenni lo ricordano così e ricordando  lo descrivono:
media statura – passo non lento – non cadenzato , ma misurato.
Frate ,in cui si fondano e assieme si confondono affabilità , intelligenza, gentilezza.
Porta gli occhiali da miope- Dietro, gli occhi  intelligenti , scrutatori.
Viso sereno , sempre sorridente.
Voce pacata , misurata, melodica , accesa mai; convincente sempre.
Idee chiare : sa quel che vuole. Parla di quel che sa.
Gran lavoratore – dinamico – volitivo – mai si ferma.
Comportamento dignitoso ,austero.
Profilo fisico e forma somatica , chiaro in lui traspare una spirituale ricchezza interiore . Operante , fecondo apostolato.
Comportamento dignitoso . Tutto in lui  ispira fiducia .
Veste sempre un saio di lana ruvida in avanzato stato di uso , che da tempo ha perduta la tinta . Rattoppato , ma pulito.
Sempre e senza abusare  riesce  ad avere diligenti contatti continui,influenze ed ascendenze con uomini di potere , di scienza , di cultura di differente estrazione  sociale, ideologica, politica, religiosa.    

 

 I VESCOVI DELLA CALABRIA

 In lui salda appare la tradizionale figura di realtà francescana, che fedelmente e decisamente , con ardore e fede con parola saggia e fine prudenza, interpreta.
Intanto per favore divino, le cose procedono secondo il progetto da lui concepito.
Sono i primi giorni del mese di Agosto 1890, le porte  del Convento di Tropea si aprono.
Lo scampanio  festoso ,dopo anni di lunghi e barbari silenzi, riprende il suo canto , l’eco lontana si perde  e si disperde , assecondato dal lento mormorio  dell’onda che a riva riferma  e allo scoglio  s’infrange ,si confonde.
IL salmodiare  dei pochi, ma devoti  frati ritornanti alle loro patriarcali sedi , con l’ansia di recuperare il terreno perduto, invade il loro cuore .
In tutto traspare il senso di una novella primavera.
La vita religiosa, con la riapertura dei conventi, osservando l’ antico schema,  con ritmo rallentato , ma regolare, riprende.
In questo nuovo clima e nuovo ambiente, da tempo desiderato e atteso, Giovanni Titta riceve l’abito di S. Francesco, e di conseguenza il nome cambia in quello ieratico di Frate Leone. 
Finalmente ,qui ha tutte le possibilità di dedicarsi a suo agio agli atti di pietà, alle meditazioni , alla preghiera, a coltivare gli studi più sublimi.
Qui del serafico programma  che ha ispirato  tutta la sua vita, il punto fermo,centrale , animatore di attrazione di gravitazione, rimane in lui motivo e causa di perfectum gaudium.
Lui letizia assoluta, completa, perfetta.
Per il novizio, capitoli illuminanti e nuovi, sono: l’abbraccio al lebbroso
e il padre avaro e deluso delle sue speranze che riceve le vesti di Madonna povertà.
I passaggi di questa suo itinerario serafico, sono segnati da alcune tappe formative,tipiche della spiritualità francescana.  
Essi fanno riferimento alla predica agli uccelli,alla stipula del patto col lupo,all’atto della Verna, alla Porziuncula, dove Francesco nudo giace sulla nuda terra.
 
Nella serafica e luminosa  atmosfera a Tropea inizia e completa l’anno di noviziato , senza mai trascurare meditazione e preghiera , presupposti insostituibili per la formazione del frate  minore alla sua missione .
Con impegno, serietà e intelligenza, completa il corso teologico ;infine con chiara visione , i superiori  vedono con voto concorde le note qualificanti  spiccatamente personali di frate Leone, che vengono segnate da questo significativo scadenziario.
Alla data  del  31, VIII, 1891 - può pronunciare i Voti semplici.
IL 2- II- 1894 - completa questa prima fase  con l’emissione dei Voti solenni.
IL 24 II, 1894 - accede alla  consacrazione Sacerdotale.
Il giorno seguente celebra la prima messa  per il padre.
Da sacerdote, suo programma è la fondamentale verità di San Francesco,” Non sibi soli vivere, sed aliis proficere”
La sua meditazione conclude: per ogni frate minore, la vita è un impegno , impegno verso se stesso,impegno  verso gli altri,
Chiara e fulgida idea del suo impegno  e sua missione , è la predicazione.
L’imperativo dell’assunto è Dio,
Dio che per amore degli uomini è fatto uomo e inchiodato sul legno della Croce.
Questa visione lo attrae, lo domina.
Predicare Cristo Crocifisso.             

PREDICAZIONE
 

La sua non è la predicazione, vera e propria, come quando ti accade di  incontrare  un  signore della parola facile e suadente che ti dà la sensazione di un  maestro di eloquenza.
Non è il solito predicatore che nelle  manifestazioni religiose , dall’alto del pulpito , alle folle plaudenti , attingendo  alla sua arte  ed alla sua cultura , con enfasi  e parole travolgenti entusiasma e commuove. Non è il predicatore dallo stile vivace  e dalla forma limpida.
Non è un vero e proprio  trascinatore di folle, quale è il predicatore che trascina  e chiaramente esprime quello che vagamente e confusamente  l’uditorio sente.
Per  P. Leone il pulpito non è in alto,ma in basso: il Confessionale.
In basso , come bassa fu tutta  e sempre sua vita – umile e povera, pure quando era in alto.
Suo  pulpito e cattedra eloquente e sublime , fu dunque il confessionale.
Qui con la sua voce  pacata ,modulata,  il volto dietro una tendina nascosta, lui, nella mente e nel cuore di tanti pentiti  è e rimane il confessore assiduo e richiesto
Le varie situazioni che alla sua cattedra si presentano sono qualche volta  complesse, difficili. Ma le direttive che da questo pulpito partono,sono adeguate. Corrispondono alla preparazione dell’oratore 

 

STUDIO E PREGHIERA

 
Per tutti ha un tipo di discorso intimo, particolare, personale,umano.
Per i poveri e i bisognosi  che dalla colpa ulcerati a lui fiduciosi vanno, ha una particolare disposizione, un tipo di discorso nuovo, fraterno,affettuoso, adatto a dimenticare  la miseria della colpa  ed elevare lo sguardo dalle miserie  della terra , e tutto trasformare in pentimento, serenità e pace.
E’ da questa umile postazione ,messa  direttamente a contatto con i fedeli, che   P. LEONE, con voce pacata,  amava dare ai bisognosi di pace, sollievo, impartire   ravvedimenti , compenetrandosi completamente  nelle loro necessità .
Dal tono della  sua voce ,dalla sua persona di predicatore, emanava tutta quella spirituale ricchezza che era una dote del padre Francesco, da lui ereditata ,vissuta nelle lunghe ore del confessionale  e praticata .Da questo pulpito, emanava  una forza di rinnovamento e di purificazione. Il risultato è che molti furono i giovani indirizzati al sacerdozio secolare e regolare.
In quel periodo si registrarono  molte vocazioni alla vita monastica.

IL SUO CONFESSIONALE

 
E’stato una postazione  di santità, che fu  centro motore di tante opere benefiche ed animatore di tante conversioni, tra le quali si possono annoverare casi eclatanti , che hanno dato impulso al consolidamento della vita cristiana in Calabria.
Tutto quello che è avvenuto nell’ambito di questa funzione ministeriale  risulta ovattato nel silenzio e nella discrezione , quale si addice al sacramento coperto di assoluto segreto. 
Senza provocare scosse e tumulti, come era nel suo stile che preferiva le forme pacate anche nelle novità , in modo che esse apparissero quali un normale compimento della realtà e venissero facilmente  accettate  senza titubanze, da questo centro motore di rinnovata  spiritualità , prendono avvio    tre attività principali, che seguono  tre  direttrici lungo le quali si muove la sua iniziativa , raggiungendo  splendidi risultati, che in definitiva poi  arricchiscono la spiritualità francescana.
Questa marcia di avanzamento  è scandita dallo svolgimento di tre temi principali  :organizzatore dei terzi Ordini,diffusione della pratica della Via Crucis’,banditore della devozione al Cuore di Gesù.
Le tre direttrici, così delineate, sono  fra loro  coordinate  e  dallo stesso filo conduttore unificate, presentando intima  affinità , tale  da convergere  ad un punto determinato e fermamente perseguito  da tutta la sua vita , che sempre fu : Il  Cristo  Crocifisso ed il serafico  Padre  S. Francesco – alter Christus, che sulla Verna  “ nel duro sasso intra Tevere e Arno  da Cristo prese l’ultimo sigillo”, è un principio che assume il tono di una apoteosi, in cui si risolve tutta l’aspirazione della sua  vita.
 

LE STIMMATE

 
Egli coltivò questa intima aspirazione , rendendosi conto che esse sono il sigillo  col quale  Cristo alla santità e vita mirabile  di Francesco pose il crisma della autenticità.
Esse riflettono  due amori, amore verso Cristo  Crocifisso  e amore verso il Serafico  padre S.Francesco .
Sotto l’effetto di questa luce, con moto spontaneo, è portato  alla organizzazione  e diffusione  del Terzo Ordine, della Via Crucis, della devozione al Cuore di Gesù.
Queste tre note  armoniosamente  tra loro collegate , formano una sola nota , un solo canto, una sola melodia.
Terzo Ordine: Organizzazione e metodo procedono attenendosi scrupolosamente  all’osservanza    di  criteri razionali  e nello stesso tempo  efficaci.
Comincia adottando una forma che subito riscuote successo radunando   gruppi di persone , disposti ad accogliere i dettami della sua formazione che presto aumentando di numero  diventeranno  massa  ed esercitando una  grande   attrattiva , nuovi   aderenti sempre più fiduciosi e numerosi a lui vanno.
Poi col sistema  già collaudato che preferisce un parlare  semplice, pacato ,  a tutti  comprensibile , risale alle origini del movimento serafico.
 
Spiega  come la parola ispirata , infiammata  di frate Francesco  e dei suoi compagni , confermata dalla santità di loro vita, per le città e le borgate, con moto celere e veloce  si diffonde , ed accade quindi che suggestionati da tale  messaggio , molte  persone sia della casta nobiliare  che del popolo  , uomini, donne, chierici e laici, molti con entusiasmo a frate Francesco  accorrono, desiderosi della sua guida  per conseguire salvezza..
Come per incanto tutto attorno alla predicazione di S. Francesco si forma  un vasto movimento di gente , che pur rimanendo nel mondo e al focolare domestico  , intende , secondo la sua condizione  familiare e sociale , condurre una vita devota , seguire i suoi consigli , imitare la sua vita. 
Grande novità , portata da S. Francesco,  è il ritorno del Vangelo in mezzo agli uomini :
amore a Cristo ed agli  uomini.
Fratellanza  e pace in un mondo dilaniato  da odi indomabili e da guerre disastrose.
Guerra sì, ma non contro gli altri , bensì contro noi stessi.
Contro il mal governo della nostra volontà , che attratta e travolta da falsi miraggi , ci trascina tra i marosi, alla deriva.
Santo Francesco , il suo programma , il suo messaggio non solo agli uomini del suo tempo , ma di tutti i tempi , in un  saluto, in un voto augurale  traduce: PAX et BONUM
E’ questo il modello di vita rinnovata che padre Leone  intende ripetere  nell’esperienza calabrese, in cui  si trova ad operare. E per riuscire nell’intento non si estranea dai problemi concreti ,ma intende di immedesimarsi sempre più ,cercando di approfondire i temi che interessano la vita regionale, sia dal punto di vista storico,che sociale e culturale.

VIA CRUCIS

 
La vita  è un mistero di dolore.
Il dolore della vita dell’uomo è il problema che accompagna l’uomo , dal suo moto iniziale  al suo termine finale.
Con questa premessa, spiega P. Leone : l’uomo ,qualunque sia la sua posizione, ha la sua via dolorosa, il suo Calvario, la sua Croce da portare al Calvario.

Da solo non ha la forza : deve , perciò, pensare a Gesù sulla Via Dolorosa, a Gesù sul Calvario.
Come risaputo, la devozione e pratica della Via Crucis risale al tempo delle Crociate.
S. Francesco tanto intensamente la visse , da portare nel suo corpo i segni visibili del Cristo inchiodato alla Croce.
Gli aspetti più suggestivi  della vita di P. Leone sono quelli che  evocano le note più salienti della spiritualità francescana, come la poesia francescana e dello Stabat  Mater,del quale rimane nella sua anima una nota dolente , che poi gli suggerisce l’intonazione del canto popolare “ Non mi lasciate sola ! , una struggente invocazione  nella  quale la Vergine Addolorata confida  al suo popolo le angoscie del suo dolore.
Di Jacopone da Todi , il pianto più accorato e le note più commoventi e austere  a questo mistero dedica.
Per avere la via Crucis ,con determinate numero di stazioni , come oggi l’abbiamo, bisogna attendere  il francescano  S. Leonardo da Porto Maurizio, che il 1750 , durante l’anno giubilare, in modo definitivo, al Colosseo  fissò le quattordici stazioni , che i punti più   dolenti ricordano la via che Gesù percorse dal Pretorio al  Calvario.
P. Leone , sensibile e devoto alle note dolorose di questo mistero, dedica tempo, ed energia  spende  per diffondere  questa pia  pratica devozionale , ammonendo  che Gesù  è fratello di tutti  coloro che sulla terra soffrono , combattono, pregano e la loro Croce  sul Calvario della vita, portano.   
 

DEVOZIONE AL CUORE DI  GESU’

 
P. Leone , sempre con misura, brevità e semplicità, spiega come saggio è il filo che lega la Via Crucis alla devozione del Cuore di Gesù.
Stretta la connessione tra il Pretorio e il Calvario, dove il Centurione trafisse il cuore di Cristo sulla  Croce.
 
IL cuore trafitto è l’affermazione di amore di Cristo per gli uomini.
La devozione al Cuore di Gesù si deve perciò spronare a dare agli altri quello che Lui ha dato a noi: Amore.
Il cuore trafitto di Gesù , con l’eloquenza del dolore ,si rivolge al cuore degli uomini . La sua parola è sempre , in tutti i tempi, per tutti gli uomini, valida.
Questa devozione si traduce , in pratica ,in devozione di amore. L’amore si deve inserire in tutti gli atti della vita dell’uomo . Nel turbinio della vita tra sofferenze e dolori, solo l’amore  di Cristo per noi può dare sollievo, lenire le nostre  pene, tergere la nostre lacrime.   
Venite a me voi tutti  che siete affaticati  e oppressi, io vi ristorerò.
Ripete in varie occasioni  l’ammonimento :Io sono mite ed umile di cuore.
La devozione a cuore di Gesù , significa  amore. Amore verso Dio – Amore verso gli uomini.
 
P. Leone  tutto sé stesso  impegna per l’organizzazione e diffusione del Terzo Ordine, della Via Crucis- della devozione al Duo  Cuore di Gesù.

 

MAESTRO DEI CHIERICI E NOVIZI

 
Dal confessionale la sua missione, alla formazione dei giovani all’ideale francescano.
Nella quiete della propria coscienza, ha esatta visione  della grande responsabilità e della propria incapacità e impreparazione.
Lunghe le ore di preghiera e meditazione,che  alterna alle sue giornate.
L’ubbidienza, però, nella gerarchia dei valori  religiosi , occupa il posto di preminenza assoluta ed indiscutibile, perciò accetta, non discute. Anche  una minima  contestazione, non la pensava nemmeno.
Gli è difficile, ma grato l’operare . Tutte le sue energie di mente e di cuore dispiega per il bene , e senza  economia.
In tutto il suo  valore e contenuto, vede l’urgenza di diffondere  nei giovani la conoscenza e la grandezza del messaggio del Santo Fondatore.
Questa idea  è la visione che lo domina, ,lo tormenta. Anche su questo versante, fiducioso , affronta con pazienza la fatica  ardua , difficile.
Per non rimanere nel vago si dedica a fissare le regole  di una salda e incrollabile  base del sistema educativo, in cui  traspare il fremito educativo  del suo cuore.
Amore e carità poi con virtù si identificano.     
La virtù nel sistema  educativo  non è, ne mai dev’essere  formale , convenzionale  o simulazione con la forza imposta, ma ferma convinzione, con finezza psicologica e didattica, acuto discernimento , ardore e  delicatezza  di parola, comunicata e trasmessa  con lieto cuore  e libera mente accettata.
Sublime insegnamento di chi non concepisce  quella sua occupazione come  fatica, ma che svolge  come missione .
Non vegliare  quindi, indagare, conoscere e poi con parola  aspra minacciosa  e dura, punire , ma vegliare , sì, indagare, sì, conoscere, sì. E poi con tono paterno e comprensivo , mite, dolce  tutto portare giuste dimensioni. Sdrammatizzare, parlare, convincere, consigliare.
 
Con occhio  vigile e  fraterno  sempre ,  trascina  nella condizione
di non trasgredire .
Nel suo sistema  educativo emergono regole dettate  da  amore e carità, . Ma tiene fermo il principio dell’autorità, fermo l’assioma : Ubi homo Ibi lex:  Dove è l’uomo c’è la legge , Dove c’è la legge c’è l’autorità che forma la legge  e la fa osservare.
Da accorto Maestro tiene fermo il principio che avverte: Dove non c’è  autorità, impossibile l’ordine e la disciplina .
 
In pratica osservare la legge , la regola del Santo FOndatore   dettata niente altro significa che, con carità, amore , nella mente e nel suore del giovane frate , infondere imprimere il modo di vivere da frate , in convento e fuori.Prepararlo alla vita di domani.
Perché il Frate , non a sè e  per sé  deve vivere , sed aliis proficere.
Netto perciò lo spazio  tra frate e monaco.
Frate significa fratello, fratellanza, civile pacifica , armonica convivenza con gli uomini.
Monaco invece significa    solo isolato , fermo nelle mura che lo chiudono e lo circondano.
Perché il frate da frate in convento e fuori possa vivere, deve pregare, deve lavorare , pregare lavorando , lavorando pregare.
Solo preghiera e lavoro, sono mezzi insostituibili per rendere fertile il solco, stabile del frate minore.
P Leone  quanto predica e dice  ai giovani novizi e chierici con la intensa spiritualità tutti i giorni lo conferma.
Questo sistema educativo basato su amore  e carità, benefici effetti produce.  
 

GUARDIANO E PROVINCIALE

 
L’impegno serio, costante e intelligente che portò nel sistema educativo  e formativo dei giovani Chierici e Novizi con lo stesso  ardore e senso di responsabilità , porta nel nuovo e più alto incarico di guardiano provinciale .
Per la logica  stessa delle cose , il criterio programmatico cambia , come  le situazioni da affrontare  e i problemi  da risolvere  nei conventi .
Intatto  e fermo nei suoi nuovi valori  per intensità ,e desiderio  di bene  in lui rimane.
Mai si smentisce e sempre  con sé port le note qualificanti e spiccatamente personali, che sono amore e carità.
Superiore per lui significa  essere primo nel compimento del dovere,
forza trainante  esemplare:
E lui tale fu . Però la sua parola non è di comando, di tono apro  e duro, ma parole di preghiera, concilianti , persuasive  che ,a  tutti quanti,  premuroso del bene comune,rivolge.
Nelle varie contingenze  che si presentano  invita tutti e prega che si vogliano  rendere conto delle situazioni e delle esigenze del Convento  e della  Comunità  e  quindi li esorta a cooperare alla soluzione .
Di tutti è confratello prima, Superiore poi .
Di tutti sa compatire e correggere le manchevolezze.
La sua opera in tanti anni di responsabilità è opera  appassionata , solerte,paziente . che tutte  le situazioni ,qualche volta pure complesse  e di non facile  soluzione , nella giusta luce  voluta  sdrammatizza , pone.
La missione del superiore  per  lui è assolta , solo quando l’amore lo lega al convento , alla provincia.
Amore che non gli permette di stare inerte ed inoperoso.
L’operosità , però,  deve ispirarsi a sani criteri , in modo che non si produca frattura tra  lavoro, preghiera, vita interiore.
Questi criteri presenti nella tradizione gloriosa dei nostri padri , valide ragioni di essere , anche oggi , trovano.  
Essi come l’ago magnetico a l’uomo segnala la giusta direzione  , a noi la via segnano e mostrano quella segnata dal padre S Francesco.
Il superiore , impegno e fatica  deve dispiegare  per mantenere in convento, ordine e disciplina
Ordine e disciplina , però, richiedono : precisione di comando , unito ad un senso  di dovere in chi comanda .
Per P Leone , Guardiano e Provinciale,  ordine significa : un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto e a suo tempo.
 

SOLENNITA‘ RELIGIOSE

 
Nella semplicità della pietà vuole che   le funzioni solenni si svolgano in chiesa privilegiando l’aspetto educativo e formativo.
Di persona cura il decoro dell’ambiente , delle suppellettili e dei paramenti sacri.
E qui  gli ottantenni  ancora di Perfectum Gaudium, le ore passate in chiesa nelle solennità religiose, ricordano i riti solenni  e austeri, i canti , il predicatore  e non un solo predicatore  salito sul pulpito .
La commozione del cuore  e la dolcezza dello spirito  di quelle ore che in alto sollevano, non senza emozione ancora sono vive nella nostra mente.  Brevi, significative , pacate , dense di spiritualità francescana  erano le parole  che P: Leone Guardiano e provinciale, nel refettorio usava pronunciare, quando intendeva  annunciare e preparare la celebrazione della festa mariana.
In tutte le occasioni nel concetto fondamentale della vita religiosa, ripeteva che:
la devozione alla Madonna  deve essere  al di sopra di ogni creatura.
l’amore di Dio , con maggiore predilezione su di lei si è posato.
Quando si ama Lei si ama Dio stesso, che si è degnato farsi  sua creatura.
Maria  come fonte e principio di tutte le grazie.
Nessuna grazia da Dio concessa a noi viene , se non tramite la sua intercessione.
Nei conventi , le festività Religiose, portano una ondata di serenità ,di quiete, di pietà ,di spirituale francescana letizia .
 

MANUTENZIONE FABBRICHE  E  LEGGI EVERSIVE

 
Una volta divenuto responsabile  dell’Ordine per la provincia  Calabria e Lucania,le sua pressanti  preoccupazioni sono quelle di sopperire ai  danni provocati dalle leggi eversive ,  emesse anni addietro  in odio alla chiesa ,dal governo  borbonico , presieduto dal  ministro Bernardo  Tanucci, che considerava con disfavore la presenza di tante persone , suddite del regno, dedite alla vita consacrata , giudicata di pregiudizio sotto l’aspetto della gestione economica del regno napoletano, perché sottraeva tante persone alle normali attività produttive .
Con le giornate  desolate e tristi vissute dall’intero ordine monastico, quando con un atto di forza i Conventi e le Chiese conventuali furono stornate  dalla loro funzione originaria e destinati ad uso di uffici,caserme, scuole, ospedali ,il danno subito è incalcolabile.
L’uragano era oramai passato , le delusioni svanite, i calcoli di chi si riprometteva di ricavare utilità per il bilancio dello  Stato,si erano rilevati errati.
Dopo questo stravolgimento i legittimi padroni, che erano stati espropriati,riavutane la disponibilità, devono provvedere  con urgenza ai lavori di restauro.
Al momento della riconsegna degli edifici  .lo stato di degrado era oramai avanzato, tutto nei conventi aveva bisogno di  rifacimento ,tutto riportare nelle sue linee  strutturali  e funzionali.
Anche l’aspetto architettonico aveva subito deformazioni  e forzature  tali  che per  riportare  il concetto della  semplicità  e povertà , tipica della classica linea architettonica francescana, erano necessari grandi lavori
e sopratutto  a tutto  il complesso bisogna dare  vita e calore umano e spirituale.
Qui, in questa opera ardua e difficile, un nuovo e vasto campo di azione per P Leone si presenta sotto la pressione dell’ urgenza.
A questo punto ,per assicurare la incolumità delle fabbriche, per anni trascurata, occorrevano finanziamenti considerevoli e l’impiego di grosse somme. 
Per  assicurare la stabilità ed evitare possibili crolli, i lavori erano improcrastinabili e rivestivano  carattere di tutta urgenza.
Non c’era più tempo  per ulteriore  dilazione, ed era  un errore solo fermarsi a  pensare sul da farsi.  E P Leone non ci pensa due volte e passa immediatamente  all’azione.
Se tutto fosse rimandato , sia pure per motivi legittimi e comprensibili, a breve scadenza di tempo, tristi  sarebbero stata le conseguenze da attendersi.
Chiaro ed evidente si prestava lo spettacolo delle strutture  murarie in pietra, mattoni  e malta comune , che erano pericolanti e cadenti , per mancata manutenzione .
Col muto ed  eloquente linguaggio delle cose  che furono, a noi quello stato di degrado  dice   la colpa di chi con autorità e leggi inique  si impadronì prima con arroganza e abbandonò poi senza alcun segno di pentimento.
In primo luogo P. Leone,  seguendo lo svolgimento  di un  piano organico , provvede a ristabilire le condizioni  statiche ed estetiche di chiese  e conventi
Sempre seguendo il giudizio e sotto la direzione di tecnici e competenti,
avvia un complesso di lavori , aventi lo scopo  di mantenere  nelle migliori condizioni di efficienza le fabbriche , perché possano  esse corrispondere  allo scopo  per cui furono  costruite , ispirate  alle note di semplicità, pietà , devozione .
Fa lui a fare   quello che dovere  d’un superiore  accorto  e intelligente ritiene doveroso ed urgente.
Se questo dovere si trascura ne  consegue che col tempo   il volume delle spese aumenta e porta  anche alla tragica ,triste conclusione  del crollo 

Sempre  attingendo alle relazioni del solerte  biografo, possiamo tirare  un sospiro di sollievo , appurando  che tutti i lavori furono eseguiti a regola d’arte ed a passo coi tempi.
Concentrando la nostra attenzione solo su alcuni casi determinati, apprendiamo  che,da pochi mesi  al convento di Misurata , P, Leone, divenuto   Guardiano, fra i tanti inquietanti  problemi , il primo che lui si pone a risolvere , è quello  della disponibilità dell’acqua .
 Infatti, osservando bene la situazione,non sa  spiegarsi come mai un non trascurabile  quantitativo di acqua di proprietà del convento , vada perduta lasciandola precipitare a valle e non trovi invece adeguata  utilizzazione. 
Con intelligenza  pensa al recupero, in breve tempo  risolve il problema .
A ritmo veloce il tecnico incaricato  progetta, ottenendo la sua tempestiva approvazione. I lavori iniziano in tempi brevi , e procedono poi alacremente per produrre   tre sorprendenti risultati, che destano unitamente apprezzamento per l’utilità della innovazione, non poco imbarazzo per la mentalità allora imperante negli ambienti conventuali.
 

1-    Una  fontanina nel corridoio centrale. Acqua potabile .

2-    Servizi igienici con cassette di scarico.

3-    Docce a fattura artigianale.

 
Le critiche e le proteste non si fanno attendere a lungo, per le novità introdotte, che non trovano riscontro e precedenti, né nei conventi della provincia, né fuori.   
Anche in questa difficile occasione  emerge la saldezza del suo carattere ed il senso della sopportazione . Facendo caso all’aria di crisi che si respira nell’ambiente , assume un atteggiamento responsabile e  cerca di smorzare  ogni polemica  che avrebbe ancora esasperato  il caso, e cerca  di scusare  il tono, il significato  e il valore del linguaggio  contro lui  rivolto ,mostrando cosi di comprendere e perdonare , convinto che il tempo gli avrebbe dato ragione, facendo maturare una mentalità aperta alle novità.
Preoccupazione nessuna , calma mantiene, carità  usa.
Tutto aveva previsto alla luce della coscienza  e della riflessione, nelle giuste cause e ragioni , tutto aveva valutato . Perciò non scende in polemica, ma prosegue con fermezza sulla via dell’aggiornamento.
Ai relatori zelanti  che paventavano il rischio di eventuali dissesti economici,  risponde   con Madonna povertà secondo la logica di formule  matematiche – algebriche: niente sperpera . Tutto ricompensa.
Il fatto descritto ci riporta  all’anno  1910.-è un episodio giudicato eclatante per i tempi che allora correvano.
Ala fine , codici , codicilli, cronaca  conventuale tutti gli atti che annotano i fatti storici, commentano questo avvenimento, con lapidaria sentenza :  “Quello che in molti anni altri non videro, in pochi mesi P, Leone  attuò.”
 

PROVINCIALE nel periodo  1911 – 1918, segnato dalla Grande Guerra

 
Trovandosi ad operare in questa  nuova emergenza, che scombussola il suo quadro operativo , facendo emergere situazioni di allarme per il rischio  che incombeva sui frati  dei vari conventi , una moltitudine ,in prevalenza composta da giovani chierici, comunque esposti alla eventualità di una chiamata  alle  armi, per la quale , al di là di ogni  retorica  patriottica, non hanno una adeguata preparazione,sono chiamati  ad assolvere ad  un ufficio  del tutto contrario alla loro mentalità ed alla loro formazione morale.
I casi  eclatanti di religiosi in grigio verde esposti al fronte per uccidere il nemico, sono delle figure retoriche  limitate, come  quella di  Padre Giovanni Semeria che nella sua retorica del soldato al fronte cercava di accreditare l’ipotesi della concordanza sostanziale dell’amore a Dio di carattere sacro, con quello profano dovuto alla patria.
Improvvisamente Padre Leone si trova di fronte ad una situazione nuova
carica di pericoli e di gravi difficoltà, per affrontare la quale deve sottoporre il suo programma ad un sostanziale aggiornamento.
Il  primo dilemma che si presenta è quello di decidere se restringere il suo impegno a quei pochi frati rimasti ed abbandonare quelli costretti a partire al loro destino  invitandoli ad adattarsi alla nuova situazione, oppure farsi carico anche e soprattutto dei frati soldati, che per le difficoltà in cui vivono e perciò bisognosi di sostegno, trovano un posto privilegiato nel suo cuore, e diventano oggetto delle sue più calde sollecitazioni.
Senza ombra di dubbio decide per  la seconda soluzione  e si fa carico  così di questa nuova problematica che vediamo sviluppata mantenendo i contatti epistolari con  i frati al fronte.

Dalla  fitta corrispondenza che si sviluppa tra i suoi frati al fronte ed il padre  generale non emerge uno stile  battagliero come si potrebbe  immaginare dato il clima che si era istaurato, che privilegiava un  incitamento alla lotta, ed una forte partecipazione allo sforzo militare.
Invece lui suggeriva opportuni insegnamenti e precauzioni da adottare per non venire meno ai doveri della propria  coscienza e fedeltà  all’ideale francescano.
In questo senso accentua la sua attività  e il suo impegno è rivolto soprattutto alla formazione morale, religiosa,  culturale dei giovani  chierici, anche se impegnati al fronte.
La guerra 1915-1918 segnata dagli ideali risorgimentali aveva, nell’immaginario collettivo , un alone di esaltazione patriottica, ma come sempre accade quando si instaura  un clima di  guerrae si cercava di tenere in disparte gli aspetti più tristi e luttuosi
Questo tragico  avvenimento, come del resto in tutto il paese , anche  negli ambienti  conventuali  produce ferite, lacerazioni di difficile terapia.
A curarle non basta la buona volontà, le nette, precise , definite  direttive che partono da P.Leone. Lo spettacolo che si presenta  è desolante : non solo i giovanissimi e i giovani , ma pure quelli che più tali non sono, devono indossare il grigio verde, e molti anche l’elmetto.
Nell’interno dei monasteri ,gli  elementi  capaci di mantenere  il ritmo della vita religiosa  vengono a    mancare .Tutto il fervore  consueto della vita monastica deve  registrare un rallentamento  ed in alcuni casi  c’è stata anche la soppressione di attività che erano di vitale importanza e di grande prestigio per  l’ordine  francescano.

Quindi non più chierici, non più  chiericato :
chiuso  il Seminario  serafico di Badolato, che era stato inaugurato il 1914, in un clima di beneagurante soddisfazione.
 

UN GENERALE  SENZA SOLDATI

 
In questo frangente, fortemente  condizionato dalla  crisi  internazionale,  P. Leone avverte la perdita di tanti validi collaboratori sulla  cui totale disponibilità contava per  dare  impulso allo sviluppo  dell’ordine che aveva in mente di proiettare su programmi di grande  portata.
 
È un generale  senza soldati, intorno a cui i vuoti si fanno sempre più vistosi.
Un generale, però, non della riserva o della retrovia nonostante tutto rimane generale di prima linea,di linea  avanzata.
Negli anni di attesa, di ansie, di disperazione, di desolazione e di morte, per tante ore, lenta la mano, riempiva di messaggi, pensati e scritti su fogli bianchi. Era la rete di comunicazione che ancora  restava a sua disposizione. E di questa ultima residua possibilità  egli fece  buona scorta.
Assidui e diligenti ,intimi e cordiali furono le comunicazioni epistolari del Provinciale ai suoi frati soldati. Sempre: con rinnovata  serenità e cordialità, con insistente ardore e affetto, ribadiva i due concetti  fondamentali  della vita del frate minore:
1- La divisa militare non faccia dimenticare il saio francescano.
2- La missione  da Dio  a voi affidata ,neppure la trincea fangosa , deve cancellare.
Nasce così un epistolario che sviluppa e ricorda i doveri verso Dio che sono irrinunciabili in presenza di qualsiasi  difficoltà.
Sono Lettere del Provinciale , desiderate ,attese dai frati francescani , trascinati in  trincea, lette e conservate nelle loro giberne militari, come medicina di consolazione. Raccolte e conservate formano una corrispondenza preziosa , anche se anomala per il contenuto.
Con questo strumento egli riuscì a mantenere il suo fronte religioso e da quei resti far ripartire poi la ripresa dei conventi, che avvenne  per merito dei reduci, che lasciate le armi,  ripresero  a scandire le salmodie  del saio.
Manifestano esse l’ uomo di esperienza e  di alto livello intellettuale, morale, religioso.
 In tutte le lettere di guerra ,parte il fremito del cuore: P. Leone ,pecorella di Dio, il quale fa sentire che lui è per tutti  confratello prima, superiore poi.
Gli ottantenni ancora , in questa visuale, che ha lucentezza delle stelle e  purezza dell’etere,P. Leone Provinciale – rivedono e ricordano
 

IMPEGNATO NEL CAMPO DELL’AGGIORNAMENTO

Non si può pensare che questi brevi cenni siano sufficienti a rendere un’idea completa della personalità di padre Leone che fu senza dubbio di portata notevole.
Ci preme intanto ricordare alcune di quelle che più chiaramente ci danno la sensazione della modernità delle sue concezioni apostoliche e alcun passaggi della sua vita , dove più evidente appare la eccezionale statura  morale e culturale della sua personalità
Possiamo tranquillamente affermare che egli, anticipando i tempi , rispetto ad alcuni settori di attività, ha attuato alcune esperienze che solo in seguito hanno rivelato tutta la portata del loro significato profondamente cristiano, secondo una concezione moderna della pratica delle fede.
Sono state delle iniziative modeste nella loro entità dato le limitate disponibilità locali, ma importanti per il grande significato sociale che esse riuscivano ad esprimere.
Esse  non erano fini a se stesse ,ma mezzi di persuasione per   ribadire   sempre: con rinnovata  serenità e cordialità, con insistente ardore e affetto, ribadiva i due concetti  fondamentali  della vita del frate minore.
 

LA RIFORMA DEGLI STUDI

 
In questo senso   salda ed incrollabile era la base  del suo  sistema educativo .
 
P. Leone  , con mistero profondo , visione mirabile di canti ed amore, visse ed operò in lui ,nella figura di San Francesco,  con le sue premure di fare presto e  di fare bene.A lui non basta dare ai giovani una struttura e formazione morale , religiosa.
E’ necessario prepararli alla vita di tutti i giorni
Lavoro ,però ,non disgiunto dalla preghiera . Con carità e amore, finezza psicologica e acuto discernimento dei giovani nuovi novizi e chierici, intraprende la formazione dello spirito.nella  struttura morale e religiosa dei giovani, si studia di radicare nei loro cuori lo spirito della vita francescana.
Non ignora, lui, gli altri molteplici sistemi  educativi sia  pure di ispirazione cattolica , che, sul piano didattico ,pedagogico,  scientifico si sviluppano . Ma per lui , centro    propulsore e vitale è  e rimanere dove è proclamato :Franciscus alter  Christus.  
Vuole ad essi dare autorità e prestigio in sintonia  coi tempi .
Suo programma , perciò , è impostato sulle direttive  della Riforma dei Seminari  di Papa Pio X.

Per sua volontà , il primo, Seminario  Regionale in Italia  , sorge a Catanzaro, inaugurato nel 1912,un grandioso ed imponente complesso edilizio , rispondente ai tempi , e adatto agli studi e alla formazione della gioventù, che si prepara al sacerdozio.
 
IL SEMINARIO centro propulsore e vitale di Scienza e Fede:
qua concentra la tenaci della volontà ,la potenza della intelligenza , l’impeto e il vigore  degli anni.
Presto ,  ben  quattro chierici  francescani  porta alla ribalta.
Per molti aspetti, né facile, né semplice è l’attuazione . Tutte  però,  le difficoltà , col suo  metodo  già collaudato, riflessione ed intelligenza,  le supera.
Nessun passo nel buio, nessuna vela contro vento. Osserva invece ,seria  riflessione . Profondo esame , e assume le sue decisioni.
A seguito di tante novità, in provincia , si registra un diffuso convincimento di benevoli giudizi.C’è una prima  abitazione  nei dintorni della chiesetta  Madonna  dei Cieli, da poco lasciata da un medico eremita.Indue casette  coloniche , disadorne e povere , i primi abitatori , ricordano dei frati del primo trecento.
Presto la posizione migliora,ma le speranze e le attese, suscitate  da tali iniziative, tutte in tempi brevi crollano.

Con tutta l’energia dell’anima, mai parla tanto chiaro come quando con fermezza  dice : il frate  deve guadagnarsi il pane col sudore  della propria fronte, enunciando questo principio con tanta finezza psìcologica  e tanto dinamismo ed ardore . Mai la sua parola  fluisce  dal cuore, accesa da una grande fiamma , come  quando  disse: la formazione del giovane dell’ordine francescano  è virtù, ma non virtù formale e senza convinzione  imposta , una virtù , con amore e carità , trasmessa con parole miti e paterna  esortazione.
 

UNA STORIA COMMOVENTE

 
Nel rammemorare gli   episodi  più commoventi della vita di Padre  Leone,il solerte biografo si appella al ricordo dei suoi coetanei , dicendo che intende    rivolgersi  alla memoria   degli ottantenni   che, secondo  il  suo  convincimento ,sono  i depositari della verità, delle serene valutazioni, dei savi giudizi, invitandoli ad esprimere il loro giudizio. Da essi attende conferma e  testimonianza.

Sono essi coloro che sotto la pressione della memoria e il peso degli anni, possono risalire nel tempo ad una pagina intima di storia di famiglia , pagina non conosciuta ; ma oggi,anche se una fosca spirale di nubi tenta di oscurare, a noi deve apparire istruttiva .
P. Leone  nel suo  incessante dinamismo ,che non ha sosta, una volta tanto si trovava   lo spazio del tempo per  andare a trovare la mamma, vecchia ,inferma, giacente a letto.
IL tenero  affetto filiale non si era mai rallentato  a causa della lontananza, ma più forte  rinsaldato in lui, che da poco aveva varcato la soglia dei trenta  anni.
L’uomo , che coltiva nel cuore la sacralità  del   nome di mamma , conservando il ricordo dei teneri affetti , può comprendere quei momenti  particolari in cui maturano tanti  appassionati sentimenti ,che solitamente corrono reciprocamente  tra madre a figlio  . Un colloquio intimo viene attivato,tante cose nel silenzio si dicono.
La madre , presa da intensa emozione, per riposare il tumulto dei sentimenti  le braccia  al collo del figlio tiene. Lento il figlio il cuore della mamma , caldo palpitante    sente.  Parlano: al figlio la mamma ricorda , quando era bambino , quando era giovinetto , quando giovane per Tropea partì.
Ricordando questi momenti con tenerezza  e sensibilità , lo accarezza , lo bacia, forte lo strige  al cuore.Il figlio trattiene la sua commozione. Vorrebbe il cuore  far riposare  nelle lacrime , sa che non deve. In questa onda di sentimenti passano i pochi giorni  del figlio disponibili per stare  vicino alla mamma..
Amara e triste l’ora della partenza : Figlio , te ne vai per sempre ,dice la Mamma ! a lui così , son rivolte gli  sguardi gonfi di lacrime di pena , delle quattro  Sorelle , che come statue dolenti attorno al letto della mamma  stanno: Titta……
Lui , sensibile al dolore , tutto comprende la tristezza, l’amarezza, che queste parole  racchiudono , sente, ma nonostante tutto, parte.  
Più forte  è il richiamo al dovere  che Madonna povertà,
gioiosa festante , a lui fa sentire. La  voce di questo ideale è più appassionata  e imperiosa e forte di quella stessa della mamma , delle sorelle.
Parte, ma prima del commiato ,con la piccola bisaccia al braccio appesa , secondo lo stile  francescano ,su loro, persone tanto care,  in benedizione la mano eleva, e  alla Carità del Padre  S. Francesco  raccomanda.
Spontaneo qui si mostra un accostamento . Lui  sapeva che Papa Sarto, S. Pio X ,morente  . 20 VIII 1914,  ha cura di raccomandare alla Carità  del successore  la  sorte  delle  due sue sorelle .
Similmente P. Leone con la tristezza nel cuore, parte, staccandosi dalla mamma  che è tanta parte di sé. Queste pagine ultime,con pesantezza lette e serietà meditate, danno  a vedere la grandezza, la struttura drammatica del personaggio.
L ’intelligenza eletta, la purezza di coscienza , la sapienza di magistero , rendono   vivida la figura e l’opera  di P. Leone, che  racchiude un raggio luminoso di queste virtù..
Esse contraddistinguono il dono e la verità    della nobiltà francescana.
Una nobiltà  che qui vuol dire:  Forza, Coraggio, Sacrificio, Spirituale energia 
 In questa  sfera di nobiltà, mai da ombra alcuna offuscata, P. Leone  Visse-Operò. 

LA SOCIETA‘ ELETTRICA

Tra le realizzazioni , non strettamente religiose, ma comunque di grande valore civile, che si riconducono alla sua iniziativa ,ne segnaliamo una che ci sembra  emblematica del suo atteggiamento completamente aperto alle esigenze del progresso  economico e civile  della gente.
In questo quadro di promozione civile nel quale amava collocarsi , fra le altre che si possono ascrivere  alla sua iniziativa si segnala la costituzione di una società elettrica , che sopravvisse fino al 1950, quando venne definitivamente assorbita dalla Società Meridionale di Elettricità e  concepita secondo le regole  e le esigenze di una normale attività industriale, ma inserita in un contesto organizzativo finalizzato allo scopo di elevazione civile  di alcuni paesi del retroterra calabrese , che da sempre erano rimasti tagliati fuori da ogni influenza di benessere .
L’esito e la durata di questa iniziativa  dimostrano che era una concezione  munita di una sua validatà.

Si tratta della costituzione di una piccola società per la gestione e la distribuzione della energia elettrica di alcuni paesi della collina , tra cui il suo paese di origine, S.Nicola da Crissa.
Quali sono le note qualificanti di questa iniziativa?  Anzitutto la modernità di una concezione imprenditoriale  che rimonta all’inizio del secolo scorso,  quando lo sfruttamento dell’energia elettrica per illuminazione pubblica e privata era ancora appannaggio solo dei grossi centri delle zone più evolute del nostro paese.
Le finalità  spiccatamente  sociali di tale impresa  economica ,viene attuata con la utilizzazione e l’impiego dei fondi di piccoli risparmiatori , al di fuori di ogni intervento pubblico  ed impiegando  soprattutto le  risorse  familiari disponibili , costituite in prevalenza, dalle rimesse  di un congiunto emigrato in America.
Il coraggio di una iniziativa  industriale , sia pure di modeste dimensioni, è significativa, perché attuata con fondi, risorse,  intelligenza e lavoro di uomini del luogo,e che perciò si colloca come un piccolo, ma importante esempio di come occorre procedere sulla via della soluzione  della questione meridionale , rispetto alla quale occorre fare affidamento sopratutto  sullo impegno, lo sforzo, il sacrificio  della gente del posto e nello stesso tempo mettere al primo posto di ogni intrapresa economica , non il fine di lucro , ma l’amore per i propri fratelli, così come prescritto dal messaggio evangelico. Infatti nella segnalata intrapresa  economica il fine speculativo era del tutto bandito e consentito un limitato margine di utilità , giusto  quel tanto che fosse necessario a mantenere la sopravvivenza della impresa ed assicurare la validità economica dell’iniziativa.
 
In questa operazione  egli ha rischiato, impegnando le  risorse economiche della sua famiglia, ma soprattutto ha rischiato dal punto divisata religioso, perchè la riuscita della intrapresa non era tanto legato al buon esito economico della attività, ma all’affermazione del principio , che in quel caso intendeva sperimentare, secondo cui attraverso le regole della economia alla fine dovessero emergere la soddisfazione di un bisogno di solidarietà fra gli uomini e di aiuto reciproco.
Noi, uomini del nostro tempo, afflitti dal problema del sottosviluppo delle nostre terre, e compresi della importanza della soluzione della questione meridionale , guardiamo oggi con profonda simpatia a questa antica iniziativa industriale che ha sperimentato , anche se con discutibili risultati,la via calabrese  dello sviluppo economico.
Per merito di questa iniziativa si ebbe a registrare la presenza di una società elettrica , da lui ideata e realizzata secondo i criteri della attività industriali, che ha anticipato in Calabria l’uso della energie elettrica , destando l’ammirazione dei paesi della zona, che ancora non avevano avuto modo di sperimentare questa nuova forma di illuminazione. Essi rimasero per tanti anni a guardare nelle notti questo paese illuminato, sospeso fra le pendici delle montagne nere , come un miraggio a cui la società civile  fortemente aspirava.Quel luccichio che agli spettatori  di tanti paesi rivolti sul far della sera ad ammirare la novità, di tanti luci che a loro davano speranza , come quando ai segreti  del cuore quei puntini luminosi apparivano come le prime  luci del mattino.
Per rendersi conto della novità,ecco i dati cronologici che hanno segnato l’introduzione dell’uso della energia elettrica in Calabria e che  sono significativi:
nel suo paese, San Nicola da Crissa, già nel 1920 risulta impiantata e pienamente funzionante una società che provvede alla illuminazione pubblica e privata. Gli altri dati relativi alla diffusione di questo servizio , segnalano che anche i grandi centri della costa hanno potuto avere la disponibilità di questo sevizio, molto più tardi,come dimostrano le cerimonie di inaugurazione  avvenute a Sant’Onofrio, che risale al 1940, ed in altri luoghi anche più tardi e solo in seguito alla disponibilità di  forza energetica, resa finalmente disponibile dopo l’entrata in funzione dei grandi invasi della Sila e conseguenti ad un grande piano energetico avviato dal governo nazionale. 
Anche l’obbiettivo dell’industrializzazione , che prestava nella mente di P. Leone, risulta parzialmente conseguito, ove si tenga presente  che già agli inizi del secolo scorso  erano presenti in piena attività alcuni grandi impianti , adibiti a lavori di seghe elettriche.
Accanto a questa iniziativa , ispirata alle nuove aperture  di rinnovamento contenute  nella Enciclica “ Rerum NOvarum “ di Leone XIII, se ne pongono altre di natura assistenziale , educativa  e religiosa, non escluso l’ impegno politico e sociale  per cui, ben a ragione, può annoverarsi tra i personaggi del mondo cattolico che con visione profetica  ha intravisto le nuove strade che si aprivano  alla presenza dei cattolici  nella vita civile e culturale del nostro paese.
IN questo senso acquistano un grande significato  alcune lettere  scambiate con don Luigi Sturzo in merito ai problemi del nostro meridione.
Ebbe fama di uomo carismatico, portando a termine la sua missione  sacerdotale con fervore ed impegno tale da fare rimanere edificati ed alcune volte stupiti in presenza ad alcuni episodi  singolari  della sua vita che rivelavano  in  modo chiaro il frequente contatto col mondo del soprannaturale, di cui erano prove evidenti le manifestazioni straordinarie di cui fu protagonista nei  momenti più difficili  e cruciali  della sua vita.
 
Molti altri aspetti rimangono  da scoprire per completare la descrizione  di questa eccezionale  figura di francescano : essi attengono alle opere di carità, allo eccezionale fervore della sua vita di religioso, alla totale compenetrazione della sua vita personale nella vita liturgica della chiesa, alla accettazione rassegnata  e serena della sofferenza, quando dovette  accettare il calice del dolore ed una crudele malattia lo costrinse a interrompere  immaturamente la sua fervorosa attività.
 

LE OPERE MINORI: ASILO INFANTILE

 
Una sua cura particolare fu quella di provvedere  alla educazione  della gioventù, incominciando dalla età infantile, quando più disponibile si presenta l’animo dei ragazzi.
In questo senso trova il tempo per dedicarsi alla educazione dei piccoli, prima  con iniziative personali ed in forma  spontanea, poi, rendendosi conto che è un servizio  importante da  non lasciare alla  sola disponibilità  del volontariato, ma  da  esercitare  in modo stabile e con criteri scolastici già collaudati,  decide per istituzione di un asilo infantile destinato a tutti i  ragazzi del paese.
Lui  lo istituisce, lo finanzia , lo fa funzionare in locali privati ,sollecitando la partecipazione di tutti  in modo che col tempo diventi una istituzione  pubblica  accettata dal popolo e concepita come un completamento  utile e necessario alla vita  del paese.
Su questa  linea le cose   sono poi   andate avanti e nell’intento di facilitare  e rendere  sempre più efficiente l’istituto, in seguito si provvede  alla costruzione di un  apposito grande edificio, capace di ospitare anche un laboratorio disponibili per  le giovanette  che intendono  procedere  all’apprendimento di un mestiere ,sia di ricamo che di cucito.
L’istituto nei tempi successivi sorge su un terreno messa disposizione dalla sua famiglia che ne era proprietaria e  prosegue felicemente il suo lavoro , con generale soddisfazione e lode, fino agli anni  sessanta, avvalendosi della collaborazione di alcune suore specializzate che si assumono l’impegno di accudire  efficacemente alla conduzione dell’istituzione e che sono rimaste a lungo a tale  gestione  , una  permanenza  resa  possibile anche  perchè , in presenza dell’uso di applicare  una retta troppo bassa, quasi minima, a carico delle famiglie che mandavano  i loro figli, ad integrare il finanziamento necessario  provvedevano i suoi familiari, attingendo a  risorse domestiche.
 

ANTICIPAZIONE DEL  CONCILIO VATICANO II : LE CASISTE

 
Della sua breve presenza nel paese , limitata al periodo  della sua malattia, rimangono ancora tracce profonde e si capisce che fu una presenza  fattiva,  perché ebbe modo di occuparsi  anche della educazione delle fanciulle, avviandole alla pratica  delle virtù cristiane e creando in loro un così profondo convincimento di rimanere fedeli allo stato di adoratrici perpetue come se avessero emesso un apposito voto privato , che le impegnava a rimanere  sempre fedeli alla promessa  di dedicarsi completamente a Dio ed al servizio della Chiesa, rinunciando , al contempo, al matrimonio, per rimanere totalmente fedeli al servizio del Signore. Quelle ragazze che si mostravano  più disponibili, usavano frequentare le riunioni da lui promosse per  perseguirei suoi insegnamenti, che impartiva abitualmente in determinati giorni, riscuotendo grande successo,tanto che le aspiranti si moltiplicavano di numero e si avviavano a praticare, con sempre  maggiore impegno, la via più perfetta delle virtù cristiane.
Giudicando a distanza di tempo l’andamento di questo fenomeno ,che fu unico nel suo genere registrato nel nostro  paese, dobbiamo riconoscere che l’opera di queste donne è stata benefica e salutare per tutto il paese  . Esse , valutate  nella loro  incombenza, vennero classificate come  “Casiste “ cioè donne che rimanevano a lavorare in casa , ma vivendo col cuore sempre rivolto  alle cose celesti.
In ordine all’assolvimento di questo programma , esse  per tempo imparavano un loro mestiere , per rendersi  economicamente indipendenti ed autosufficienti,  non contando sull’apporto procurato da un marito.
Di fatto  dal punto di vista lavorativo ,esse costituivano una classe di lavoratrici esperte e   brave tessitrici , intente al lavoro  del telaio  e ad  altre incombenze  d i  tale tipo di lavorazione , producendo lavori di tessitura di grande  pregio  e molto ricercati  per la preziosità della loro esecuzione.
In alcuni casi, per l’iniziativa di alcune di queste casiste  particolarmente  dotate  ed  intraprendenti,si  notava che era   preso in considerazione lo svolgersi di tutto il ciclo lavorativo che andava dalla produzione della seta, mediante la coltivazione dei bossoli ed in molte case “si faceva  lu siricu “ che poi veniva filato , colorato e passato all’ordito  del telaio, per la produzione di panni di seta, di coperte di  pregio, lenzuola e tovaglie , molto ricercate e cosi molti altri oggetti di biancheria.
A noi ragazzi che eravamo  soliti  di andare alla” Cutura” il rione  più antico del paese , dove c’era una  Piazza che  si prestava ai nostri giochi  preferiti , accadeva di sentire il ticchettio delle spole dei telai che  in modo cadenzato battevano contro l’ordito, sospinte dalle  mani delle  tante  tessitrici  che ivi abitavano e che solevano accompagnare il loro lavoro intonando inni religiosi.
Sembrava questa  una piccola esperienza di vita paesana di poco conto , non rilevabile sul piano generale, fra  l’altro esposto alle malevoli critiche di  alcuni  cattivi che hanno cercato di sollevare discredito verso queste donne che  invece  erano meritevoli di ogni elogio, anche perchè hanno suscitato tante adesioni e determinato l’ arricchimento della vita religiosa  del paese.
Molti di quelli che poi si  sono  distinti nel campo delle varie associazioni cattoliche, in fondo non erano che seguaci dell’insegnamento da  loro ricevuto nella   famiglia  dove era presente  una   casista.
Tutto questo mondo di vita paesana, allora trascurato e deprezzato, viene poi  inopinatamente  rivalutato  dai decreti del ConcilioVaticano II, che  alla costituzione sulla vita consacrata , enumerando i vari ordini, contempla quello detto delle”vergini”,prendendo in considerazione la vita di queste donne di casa, esprimendo approvazione e riconoscendo ad  esse un preciso ruolo ecclesiale.  
Dopo aver preso in esame il fenomeno  e valutato favorevolmente’ il sacro concilio   stabilisce di inserire  questa categoria nella vita della chiesa come  un  istituto di vita consacrata ,  conferendole la qualifica di Congregazione delle Vergini.
Lumen Gentium , cap.42 :  “si rallegra la madre  Chiesa di trovare nel suo seno  donne che seguano più da vicino questo annientamento  e più chiaramente lo mostrino , abbracciando la povertà dei figli di Dio e rinunziando alla loro volontà.”
 
Cap. 44 ; “Con i voti o altri sacri legami , per  loro natura simili ai voti , con i quali il fedele si obbliga  all’ossevanza  dei tre predeti consigli evangelici, egli si dona totalmente a Dio  sommamente amato. “
“Lo stato dunque, che è costituito dalla professione dei consigli evangelici , pur non concernendo la struttura gerarchica  della Chiesa, appartiene  tuttavia alla sua  vita e alla sua  santità. “
 
Cap. 45 : “ Essendo ufficio della Gerarchia ecclesiastica di pascere il Popolo di Dio e condurlo a pascoli ubertosi  spetta ad essa di regolare  sapientemente con le sue leggi  la pratica   dei consigli evangelici , dai quali la perfezione della carità verso Dio e verso il prossimo è in modo singolare aiutata”
“ Tutti  infine abbiano ben chiaro che  la professione dei consigli evangelici,   quantunque comporti la  rinuncia di beni certamente molto apprezzabili , non si  oppone al vero progresso della persona umana , ma per  sua natura gli è di grandissimo giovamento. “
“ Infatti i consigli abbracciati  secondo la personale vocazione di ognuno , aiutano non poco alla  purificazione del cuore  e alla .libertà spirituale .”
Decreto sul rinnovamento della vita religiosa. Cap. 1 “ Fin dai primi tempi della  Chiesa vi furono uomini  e donne che per mezzo della pratica dei consigli evangelici , intesero seguire Cristo con maggiore libertà ed  imitarlo più da vicino  e condussero , ciascuno a modo loro, una vita consacrata a Dio”.
Cap. 2 : Con questa donazione di se hanno arricchito la vita della  Chiesa “
 
Cap. 10: “ La vita  religiosa   laicale, tanto maschile che femminile , costituisce uno stato in se  completo di professione dei consigli evangelici; “

Sono tutte dichiarazioni  che confermano la validità della intuizione di Padre  Leone, quando esortando tante fanciulle  a seguire  la via della perfezione, ha  anticipato i tempi del Concilio Vaticano II.
 

IL GRANDE CARTEGGIO

 
Abbiamo adesso disponibili alcuni  fascicoli che compongono l’archivio personale , raccolte, curate e conservate dal  mio amico Domenico Tallarico, un benemerito per la cultura della Calabria. Egli, sin  da ragazzo, ha manifestato una sua naturale inclinazione  alla valorizzazione delle cose antiche, intuendo l’importanza di alcune cataste di carte  manoscritte , rivenute  in una vecchia soffitta,documenti che si adoperò a sistemare per evitare che il disinteresse generale destinasse questi preziosi reperti alla dispersione.
IL valore documentario di queste carte  assurge ad importanza preminente, perché  apre una pagina nuova nell’evoluzione della cultura italiana.
I problemi che esse pongono comportano  una revisione  profonda dei nostri criteri di valutazione, nel senso che aprono visuali nuove circa la valutazione  di questo personaggio.
Stando a quanto si trova scritto si deve riconoscere  che la sua personalità culturale è ben più vasta  di quanto comunemente si pensava , dato che ha lasciato scritti che investono  campi inesplorati  della cultura italiana.
Stante la marginalità  dei fogli rinvenuti, non siamo in grado di valutare  la complessità  del suo ragionamento, ma di sicuro possiamo dire che si tratta di argomenti  da noi appresi per la prima volta, che pongono problemi assolutamente nuovi.
 

CULTO EUCARISTICO

 
Tutta questa ricca e puntuale documentazione di fatti che dimostrano l’alto profilo intellettuale e culturale del personaggio, danno a vedere che ben a ragione può essere annoverato tra le figure più illustri del primo novecento,quali si possono rinvenire in Calabria.
Il campo di interesse che ha tenuto impegnato P. Leone rappresenta una varietà di argomenti, anche se la parte predominante riguarda temi religiosi  e problemi di alta spiritualità.
Limitandosi  in questo primo momento alla tematica religiosa, notiamo che
in primo luogo sono i temi  eucaristici ad attrarre la sua attenzione , ed impegnare il suo ingegno  nell’intento di rendere questi misteri familiari alla mentalità del popolo, che viene continuamente sollecitato a rivolgere la sua attenzione al culto di queste verità nascoste, patrocinando l’esercizio delle solennità eucaristiche e la pratica del servizio liturgico svolto secondo l’adorazione delle”quarantore “
Leggendo le sue omelie e le sue allocuzioni  si vede che lo sforzo principale è quello di offrire una versione sempre più chiara del culto eucaristico.
 

ORAZIONE LETTA DAVANTI al VISITATORE GENERALE

 
Trai i documenti del Carteggio,si rinviene una orazione da cui si ricavano i caratteri salienti ella sua personalità.Si  tratta di una esposizione ufficiale delle linee programmatiche del governo della sua provincia monastica.L’occasione è data dall’assemblea ordinaria  tenutasi nel convento di Santa Maria  della Sanità di Reggio  Iuli, il giorno 1 Maggio  1896.
  E’ un discorso  ufficiale, di prammatica , scritto in latino, col quale intende esporre  , davanti al superiore Generale ,le linee  programmatiche  che intende seguire nell’assolvimento della sua funzione.
A parte l’esposizione del programma, la sua stesura è importante  perché contiene   alcune notazioni biografiche, che costituiscono delle vere e proprie confessioni di carattere personale , come quando dice che  ,per diventare religioso  e figlio di adozione , lasciò la madre  e le sorelle  nelle necessità e nei pericoli
. IL dolore di questo distacco è sottolineato dalla strana punteggiatura  a cui fa ricorso  per concludere 
questa annotazione , cioè adoperando punto interrogativo,  seguito  da un esclamativo. 

“  Dum , ut religiosus  essem ed filius  adoptionis ,in necessitatibus et periculis  reliqui mtrm et     sorores ? ! .
Circa il suo programma  di vita afferma :  io vivo ,ma già non io  vivo , ma in me Christo . E tutta la perfezione  e la nostra  religione  affinchè siamo tutti  uno in Cristo , predicanti sempre  Gesù  Cristo e questi  Crocifisso.
 

RELAZIONE  ORGANIZZATIVA

 
La sua apertura mentale e la modernità delle sue vedute  sono evidenziate  al punto dove espone le innovazioni  che intese introdurre nel metodo degli  studi , che intende adottare.
 
In questa provincia del Santi Sette Martiri, egli dice, troviamo giovani che si impegnano nella pratica delle virtù e studiano nelle umane lettere e nelle scienze sacre..
Abbiamo  sette sacerdoti  quasi novelli ulivi , piantati nella case  del Signore, che celebrano il sacrificio  e predicano la parola di Dio. ( foto  )
Quindi , espone le ragioni per cui è opportuno che il religioso coltivi anche  la scienza e la sapienza.
Conviene in questo tempo applicarsi  a quelle cose che a  noi ci sono donate , vale a dire:  la scienza naturale, la conoscenza della
 lingua sia italiana che latina,  ed anche  greca.
Continuando nella enumerazione  del programma  da lui assunto , annovera  la geografia, la geologia, la storia naturale con la botanica; l’astrologia, preclara disciplina che altri, invece, dicono inutile e di poco conto: essa che rende la mente e l’intelletto  idoneo  ad investigare della cose profonde le più profonde  ed a filosofare .

FILOSOFIA

 
La filosofia insegna molte cose razionalmente e prova con   argomenti convincenti  ed invincibili le verità eterne.
Così che dimostra l’esistenza di Dio  e di Dio arricchiscesi infinite perfezioni, al punto che giustamente la filosofia preambolo della fede può essere chiamata.
La storia  sia civile  che ecclesiastica insegna a noi, figli di adozione,  a conoscere Gesù Cristo ,ma primariamente  ad entrare nel Verbo da Lui scritto , vale a dire nella Sacra Scrittura, che, ispirata divinamente,  è utile ad insegnare ed argomentare e ad istruirci  nella giustizia ,affinchè  perfetto sia l’uomo  di Dio e ad ogni opera istruito.  

Conviene conoscere bene i padri,che sono i raccoglitori ed i nutritori della tradizione divina e degli Apostoli: conoscere le regole morali e le cerimonie  del culto , sempre ritenute  dalla Chiesa le cose più mirabili da studiare in Dio e nei suoi Santi.
Queste testimonianze  sono utilissime  per istruire gli animi nella retta via della salute.
E a questo metodo incitatore di santità e perfezione , si associa la scienza della verità , alle quali applicò  sempre l’animo e la mente  con tutte le sue forze , quantunque infermo e privo di mezzi. 
Ricorda:  “ non era ancora trascorso  un anno dalla solenne professione ed il Rev: Provinciale  mi fece istitutore  per la gioventù  dei chierici ed io,  per quanto era in me ,ed il clementissimo Gesù mi aiutava, insegnai, istituii, ed indirizzai i  desideri sempre delle meraviglie del creato ed elevare le loro menti alle mirabilia di Cristo”.
Qui segue una confessione fondamentale che porta a concludere : Quindi dobbiamo essere efficaci in ogni scienza e sapienza per predicare il Verbo. 

E in verità, in un tempo in cui la sana dottrina non sostiene l’insegnamento dei vari maestri , che sollecitati dai loro desideri    accumulano  a se  le orecchie  e così operando ancor più  distolgono l’udito dalla verità e si convertono le menti alle favole.
 

ALCUNI  DEI TESTI  RINVENUTI

 
Nello stesso settore della documentazione si rinvengono importanti testi ufficiali:
Liturgia  della Confraternita da osservarsi per le domeniche “Tra l’anno”.
 
L’ Antifona d’inizio dice che tutti devono ripetere: Di null’altro mai ci glorieremo se non della Croce  di Gesù Cristo , nostro Signore:
Egli è la nostra salvezza , vita e resurrezione. 

Per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.
Saluto all’assemblea  ed orazione iniziale
Guida:  Fratelli, disponiamo i nostri cuori  alla preghiera ed alla contemplazione di  Gesù Crocifisso, nostro Salvatore.
La sua morte ci rivela quanto Dio  ci ama e ci manifesta la profondità del nostro peccato .
Alla gratitudine per quanto il Signore  ha fatto per noi , si unisca il pentimento dei nostri peccati e l’impegno di una vita  vissuta nell’amore. ( Pausa di silenzio )
I testi manoscritti , sia in lingua italiana che  latina , sono di grande valore, alcuni dei quali  risultano muniti di attestato di validità canonica, come si ricava dall’imprimatur del vescovo del luogo, nel caso specifico della  diocesi di Squillace , il che ci fa capire come egli, impegnato nella pubblicistica,  era scrupolosamente osservante delle regole e delle procedure stabilite.
Disponiamo di un testo in latino che fissava la liturgia da osservarsi nelle ricorrenze del santo Protettore , il cui contenuto è rimasto valido fino   ai nostri giorni.
 
IL programma : “ instaurare  omnia in Cristo “ viene svolto  traendo argomenti  dalla vita di Elisabetta D’Ungheria, Luigi di Francia, Ruggero Bacone, Galvani, Bartolo da Ratisbona, secondo le direttive di Leone XIII, che raccomanda di servirsi della buona stampa, per favorire il progresso scientifico,  letterario, materiale.  
 

LA SUA VISUALE POLITICA


Nell’introdursi su questo argomento, lo tratta con la dovuta delicatezza, convinto che da esso discendono  conseguenze che incidono direttamente  sulla  materia  sacra.
Per quanto si riesce a leggere da questi fogli sparsi, si ricava che in   primo luogo manifesta apprezzamento  per il lavoro diretto a   RIFORMARE LA SOCIETA’, purificando , ritemprando, santificando la nobiltà del sangue  , nella quale incombenza  legittimamente primeggiano  cristianamente  gli ordini popolari.
In primo luogo fu questo il ruolo di San Francesco che fa circolare nella società  l’onda benefica  del sacrificio e della carità ,che in sostanza  preserva da degenerazioni e ribellioni.
Tutte le differenze sociali, che la natura pur sempre mantiene , sono  rassicurati  santificandoli dalla Cristiana Democrazia.
UN concetto che fa intendere come egli non pensava a vere  e proprie modificazioni radicali della  società, ma piuttosto alla conservazione dello stato esistente , ma moderato dal senso religioso del rispetto e della misura e moderazione nell’utilizzazione  dei beni della terra , in modo che siano evitati eccessi  ed abusi.
Ecco come vedeva che il nome di San Francesco appartiene alla storia universale, proprio per l’incivilimento cristiano che il suo messaggio apporta beneficamente alla società , segnando  un  nuovo slancio diffusivo, generatrice di civiltà.
 

OSSERVAZIONI  CIRCA  LA STORIA  DEL SOCIALISMO

 
Nel contesto di questa visuale egli è portato ad  esaminare  l’altro aspetto del problema, quello fortemente sollecitato dai movimenti eversivi ed in primo luogo dal socialismo. A questo proposito non manca di premettere una notazione storica moto interessante per il suo carattere di novità che essa  presenta. Si tratta di una interpretazione inedita del movimento socialista che nel nostro paese  ebbe luogo Nei primi anni del secolo XIII quando i socialisti , più violenti e letali , si sono introdotti nel nostro paese  , sotto larva  di eresia degli Albigesi, , Patarini, Valdesi . Provenienti dall’esterno  e precisamente  dalla Francia  trascorsero  nell’Italia settentrionale, penetrando  fin dentro Firenze, minacciando di recidere con la fede ogni civile ed onesto costume.
Fu Federico II fomentatore degli Albigesi , utili nella  suo programma politico di opposizione alla Santa Sede  e protettore dei Saraceni, che ha favorito l’espansione  del socialismo anche in Italia.
Nel carteggio sono anche esposte le fasi successive di questa penetrazione ideologica ,ivi compreso il  ruolo decisivo svolto da un altro rivoluzionario che fu Michele Bombacci e per questo giudica il giorno della  nascita  di questo rivoluzionario forsennato, avvenuta nel   1814, come una vera disgrazia.
Come facilmente  si può intuire si tratta di una versione originale della storia del socialismo, che in pratica non coincide con la storia ufficiale , proposta poi dalle stesse organizzazione politiche che, una volta conseguito il sopravvento,  avevano interesse a presentare la loro storia in chiave retorica e di autoesaltazione del loro movimento.
 Proseguendo nella sua analisi  aggiunge che  la  diffusione di esso in Italia, la si deve  all’Imperatore del “Doloroso Regno”: Federico II.
Nel manifesto si dice:  vogliamo distruggere l’autorità e la tirannia. Abolizione della Religione, della famiglia, del matrimonio.
L’Imperatore che aveva ingaggiato  una guerra con la Santa Sede, capeggiando la parte ghibellina,si  serve della disponibilità degli Albigesi e Patarini e di altre comunità protestanti che dalla Francia vengono introdotti in Italia.
In questo capitolo  abbiamo le premesse per capire  l’evoluzione del socialismo,la cui storia ufficial venne scritta dopo  che questo  movimento ebbe successo, con evidente intento autocelebrativo.
Le spiegazioni  che scrittori di comodo hanno dato, sono sfasate, perché omettono di informare  circa la  vera origine del socialismo in Italia.
L’Inferno di Dante ha diversi  gradi e diversi gironi per i quali il poeta scende insieme a Virgilio, per costatare la depravazione della storia umana. In alcuni episodi descritti si rinvengono le tracce di tale maleficio.
La situazione in cui si trova gli consente di confrontarsi faccia a faccia con gli Angeli Ribelli e così vede chiaramente la cause    del male.
 

IL  MIRACOLO DI SAN GENNARO

 
Una dotta disquisizione egli svolge circa la verità del miracolo del sangue, che i giornalisti dell’Italia della città di Milano mettevano allora in discussione. Per contrastare tali critiche,  riporta  un episodio, capitato al Principe di Piemonte, che poi sarebbe diventato Umberto I , mentre un sabato, prima della traslazione  del Santo , giorno  di grande solennità per la città di Napoli,   era intento ad osservare la specola di Capodimonte.
Prendendo spunto da  quell’episodio egli aggiunge alcune notazioni di grande interesse per  la conoscenza  più approfondita  della storia del  santo  , che lui  annovera  trai martiri “scillitani”, un gruppo di cristiani trucidati sotto Diocleziano   e delle sue reliquie  giunte  alla Sanità di Napoli dove  durante la persecuzione dei Vandali, molti  vescovi cattolici , costretti a lasciare le loro sedi di Ippona e Cartagine,  riuscirono a trovare rifugio  nel napoletano, recando le reliquie dei loro martiri, considerati un bene prezioso da sottrarre alla  distruzione dei Vandali.
Trattandosi di semplice un frammento di un più ampio carteggio a noi non pervenuto, non siamo in grado di completare il pensiero di Padre Leone su questo argomento.
 

TESTI DI MEDITAZIONI:

 
Terza giornata: IL Peccato.
Gesù in Sacramento
Devozione al SS. Sacramento.
Panegirico in onore di S. Nicolò Vescovo e Nostro Protettore.
Discorso per la Santa Croce.
Per la festa dell’invenzione della Santa Croce.
Predica delle quarantore di Domenico Sanzo.

 

DECRETO

 
Iniziative intraprese da  Padre Leone  per la Costituzione del Terzo Ordine, avvenuto il  7 Luglio  1883. Anche in questo caso disponiamo di una semplice intitolazione , mancante del testo scritto sull’intero documento, che  risulta  redatto a mano con carattere  solenne   quale si addice alla  stesura di un codice  di particolare importanza.
 

VASTITA’ DEGLI INTERESSI CULTURALI

 
 Dalla documentazione rinvenuta si evince che  svolse attività di scrittore  sacro e profano.
Disponiamo di una varietà di testi manoscritti sia in italiano che il latino che denotano  quanto vasta  è l’area dei suoi interessi culturali.
Il mestiere dello scrittore  per lui non è fine a se stesso, per dare sfoggio  della sua grande cultura, ma sempre finalizzato a fini educativi.
Sua grande preoccupazione  è quella di indurre la gente a rifiutare  tutto quello che sa  di inutile, di lussurioso, indecoroso, per coltivare invece ogni aspetto della vita quotidiana che risulta  finalizzato ai destini eterni dell’uomo.
I vari capitoli di questo programma si sviluppano in centinaia di pagine, a noi rimaste, che risultano scritte  tutte da sua mano, come attesta l’uniformità  della sua scrittura personale , caratterizzata da un carattere  sempre uniforme e regolare, fatta da una scrittura minuscola, che tende a utilizzare tutta la pagina, fino al margine estremo di ogni foglio.
E’ un comportamento tipico della mentalità francescana e da una particolare inclinazione   familiare, che raccomanda di evitare ogni spreco e utilizzare per intero il foglio scritto, con uno scrupolo di osservanza, come se  la cosa importante non fosse il valore dello scritto, ma il foglio di carta che si aveva sotto mano..
Operare al risparmio ed evitare gli  sprechi era una raccomandazione costante della sua mentalità , non solo di religioso francescano, ma anche di persona nata in un paese che ha sempre sofferto della carenza di beni materiali.
 

LA RICERCA SCIENTIFICA

 
Gli interessi  culturali da lui coltivati , sono i più vari , oltre a quelli di pretta  marca religiosa.
La sua apertura mentale lo portano ad occuparsi di materie attinenti alle scienze profane.
Ha lasciato scritti  attinenti alla natura dei minerali,  sviluppando il concetto che spiega  come dal loro vario comportamento si sviluppa il calore.
Ha trattato della formazione e consolidamento della crosta terrestre, della natura particolare del quarzo, dell’azione dei graniti, sotto l’aspetto geologico, esponendo nozioni  scientifiche ,che nel loro insieme formano una vera e propria scuola di geologia.

In botanica sostiene che il calore interno è dovuto ad una serie di combinazioni chimiche , che lui da a conoscere perfettamente.
IL suo obbiettivo è quello di individuare la natura della scorza terrestre che per prima si consolidò sotto gli effetti atmosferici
Sostiene egli la natura dinamica degli elementi che compongono la crosta terrestre .
Essendo un uomo profondamente  istruito , davanti all’avverarsi di grandi cataclismi non è uno che facilmente grida al miracolo, ma cerca pacatamente di spiegarsi le ragioni scientifiche  che lo hanno determinato.
 

MONOGRAFIA: INTELLIGENZA E SCIENZA

 
Argomenti trattati.
Alle sensazioni  seguono le azioni.
Sensazioni e  Sentimento.
L’animale può agire indipendentemente dalla volontà.
Storia dei moti riflessi, che gettò molta luce nel campo  della psicologia comparata.
Dibattito circa il valor della sensazione, vista come azione riflessa, che avviene dietro una contrazione muscolare.
Non si può concepire intelligenza senza che prima sia rivolta la coscienza.
L’idea non è inattiva.
Principio della forza fisica : Evoluzionismo.
L’idea che rende l’uomo  capace di infinita perfezione.
Filosofia e intelligenza dei bruti.
Arte di costruire il nido.
Intelligenza e creatività.
 

LE GRANDI SCOPERTE:

 
IN questo plico risultano annotate le date delle grandi scoperte , per  ognuna delle quali non manca  di aggiungere  un esauriente allegato
che specifica la natura ed il valore della scoperta, le benemerenze dello scienziato, e la entità dell’ applicazione  fino a quella data fatta registrare.
Purtroppo ,anche questo documento risulta gravemente danneggiato per la mancanza  del seguito delle pagine che risultano irrimediabilmente disperse. IL riassunto dei  titoli riportati in prima pagina  sono  riferiti ai seguenti argomenti:
La forma del Globo.
Descrive la Cascate del Niagara.
Descrive i più importanti telescopi  del Mondo.
IL sole,climi e stagioni.
La fotografia è stata  scoperta dal francese  Cassagne.
IL telegrafo senza fili dall’italiano Marconi.
A Londra il grandioso tunnel sotto il Tamigi, spesi  2.250 .000 lire. Luglio  1885.
Orologio  mondiale che si diversifica degli orologi  comuni nel suo congegno interno e nel quadrante .
L’inventore è il  sacerdote  Bergonzi  D. Giovanni , l’esecutore  Calignini Francesco.
 
 

PROGRAMMA SERAFICO.

ORAZIONE IN LATINO , DI P: LEONE  1 Maggio 1896.

 

IN hac Provincia Sanctorum  Septem Martjrum . Habemus  Juvene qui ad labairunt  ad virtutes et student ad humanas literas et ad  sacram  scientiam.
Ergo oportet Religiosum  pollere scientia  et sapientia.
Storiam  sive civilem sive Ecclesiasticam
Est a veritate  quidem  auditum  avertunt, ad fabulas  autem  convertuntur. At pro  dolor !
Unde  abortae  sunt  superstitiones , vanae observantiae  et aliae similes prestes , quae divium cultus  veritatem  et sdinceritatem  toties unfecerunt  non ex inscitia  et ignavia  Sacerdotum  et Religiosorum.. Nonne  ambo in foveam  cadunt ?
Docet  hoc tempore , noscere ea, quae  nobis donata sunt, scikcet  scientia naturales, linguas, sive italicam, sive  latinam, sive  graecam; geografhiam, gelogiam, , istoriam  naturalem cun ;  botamica 

; mathsim, praeclaram disciplinam , quam  aliqui  vel inutilem  vel  parvi momenti  praedecant.
Ipsa  est quae  in eutem  acuit  et intellectum  idoneum reddit ad  profundis investiganda
 

PASSIAMO ADESSO  DAL CONOSCIUTO AL CONOSCIBILE.

 
Prima di passare al nuovo argomento che presenta una narrazione suggestiva , ricca di aspetti misteriosi, è doverosi premettere  alcune
precisazioni  circa le fonti di informazione che hanno dato adito a tale ricostruzione, che  rasenta  il limite della credibilità.
Eppure le persone che si sono fatte carico di una tale informazione, era gente credibile, equilibrata, responsabile.
Nell’assistere  alle loro esternazioni si aveva l’impressione di una forte tensione morale che  le spingeva a fare quelle deposizioni, sotto l’urgenza di comunicare  qualcosa, che urgeva nel loro intimo.
 Si tratta di persone di famiglia che avevano avuto occasione di conoscere padre Leone , trattare con lui ,  vivendo quotidianamente a contatto  nell’ambito  familiare. Quello che dicevano non era qualcosa di appreso perchè riferito  da altri, ma piuttosto quello che avevano appurato sentendolo  riferito direttamente  da lui.
Egli che era restio a fare  confidenze di questo genere a persone estranee , anche se degne di affidamento,  amava  poi conversare con i famigliari  più intimi di quello che di straordinario gli era capitato.
Tra essi in primo luogo era solito confidarsi  con la nipote Caterina  Sanzo, che era la preferita , anche perché era solito stare più vicina , e sempre disposta al disbrigo di   incombenze  tipiche di chi si presta al ruolo di  segretaria.
Era lei che mi raccontava queste cose, ripetutamente ,con insistenza ,ogni  volta che si presentava l’occasione. Io seguivo con interesse il suo ragionamento, e mi accorgevo che parlando di queste cose era una che riferiva come invasa nell’anima da una grande commozione.
Naturalmente io , ascoltando quelle confidenze, non mi limitavo a ritenere  sufficiente  quella deposizione, ma ho cercato nell’arco di tanti anni  di trovare riscontri,  interrogando le  altre  persone  di famiglia, che avevano vissuto la stessa  esperienza, per  appurare se  anche  loro erano  in grado di confermare  queste  cose.
Puntualmente costatavo che la narrazione  era la stessa  di quella riferitami, e  corrispondeva esattamente alla versione originale , concordando con essa anche nei minimi particolari.
Mi sono così convinto che  questa materia rappresentava una parte  gelosa della tradizione familiare, custodita con cura e ripetuta con l’ansia di trovare il modo di tramandarla per l’avvenire.
Tutto considerato, mi sembra che il contenuto  di questi avvenimenti forma una specie di manifesto di famiglia col quale intendo   esporre i titoli della  loro nobiltà spirituale  del quale sono profondamente consapevoli , senza alterigia e senza alcuna pretesa di accampare superiorità di alcun  genere.
Mi corre obbligo precisare che ,nonostante ogni sforzo compiuto, non sono riuscito  a  trovare riscontro documentale  su quanto narrato a voce, insistendo ad indagare sullo scarso carteggio rimasto , relativo a Padre Leone, che è frammentario e poco consistente.
Alla fine mi sono convinto che era una impresa impossibile, attesa la personalità del personaggio, che su  cose così intime non amava  pronunciarsi  pubblicamente senza un valido  assenso delle autorità ecclesiastiche, al punto di non rischiare la pubblicazione di un semplice “responsorium “ liturgico da lui composto per  la  festa  di San Nicola , prima che fosse munito della  approvazione dell’ordinario del luogo, autorità  diocesana  competente per territorio. .
 

LA CASA MISTERIOSA

 
Infatti intorno alla vicenda umana di padre Leone, si intravedono alcuni risvolti che pongono alcune domande circa gli aspetti carismatici di cui si rese protagonista.
Il suo percorso umano è intramezzato da alcuni episodi misteriosi, che denotano però nella loro dinamica che si tratta di eventi miracolosi, aventi come scopo quello di rendersi utili all’assolvimento del suo ministero, di religioso francescano.
Da quello che lui stesso raccontava quando stava in vena di confidenza con le persone care della sua famiglia veniamo a sapere alcuni eclatanti episodi del suo lungo peregrinare per la terra di Calabria, intento a visitare i vari monasteri del suo ordine, dove si richiedeva la sua presenza ed il suo aiuto.
In una brutta giornata di inverno stava per recarsi a Misuraca,dove esisteva un importante convento della sua provincia francescana.
Come era sua abitudine usava raggiungere i v ari luoghi, meta della sua visita, camminando a piedi, non avendo possibilità di servirsi di mezzi di locomozione,  e per di più recando a mano una valigia contenente alcuni oggetti personali che riteneva utili al suo compito , riempita fino all’inverosimile anche con libri di preghiera  e figurini che era solito distribuire al suo arrivo.
Durante il viaggio sopraggiunse una terribile bufera di vento e pioggia gelida, talmente fitta da rendere difficoltoso il suo cammino e pesante il suo procedere, sotto la sferza di quella bufera.
Avanzando così lentamente nella nebbia che intanto era calata su tutta la zona, sopraggiunse la notte e in mezzo a tante difficoltà si è trovato come smarrito, perdendo l’orientamento del suo itinerario.
Per quanto scrutasse intorno non riusciva più a scorgere alcun segno di vita nonostante cercasse un luogo ove cercare riparo per scampare alla tremenda bufera. Ebbe la sensazione di essersi smarrito in un luogo sconosciuto, sotto l’incalzare di una tormenta che gli levava il respiro e disperando di poter individuare la via da seguire , ansimando avanzava nella tempesta, quando scorse nel buio della notte, reso più fitto dall’incalzare della bufera, un lume lontano verso il quale diresse i suoi passi faticosi, accorgendosi ,man mano che avanzava, che si trattava di una finestra illuminata. La speranza di aver trovato finalmente un posto di rifugio, gli accese la speranza e fece aumentale sue forze per compiere un ultimo sforzo, dato che il posto di riposo era ormai a portata di mano.
Ansimando e trepidante si avvicinò a quella casa, non senza timore di essere respinto,  data  la sua condizione di frate francescano, come altre volte gli era capitato.
Bussò a quella porta e subito l’ingresso si aprì quasi automaticamente, e dietro quel portale apparve nella luce dell’ingresso la padrona di casa, una donna vestita di nero, la quale con modo affabile lo invitò ad entrare , senza domandargli chi era e come mai mi trovasse in quel luogo, in quella notte di bufera. Vedendolo in quelle condizioni pietose, e febbricitante, chiamò all’interno il suo maggiordomo, di nome Francesco, al quale lo affidò dicendogli di provvedere all’accoglienza , a cambiargli gli abiti grondanti acque e fango, preparargli la cena ed un letto per riposare, per consentire al mattino seguente, così rifocillato ,a riprendere il suo cammino.Racconta:”Tutto si svolse come fossi capitato in un luogo dove si praticava l’ospitalità verso  religiosi.
Tutto quelle sera si svolse nella maniera più normale possibile, e confortato da quelle gentilezze mi avviai a dormire in una stanza dove intanto Francesco  su ordine della Signora aveva preparato un comodo giaciglio. Sarà stata la comodità del letto,  la stanchezza di quel viaggio avventuroso, sta di fatto che appena cenato mi ritirai per dormire e stesomi sotto le coltri che sapevano di netto e di profumo,  mi addormentai profondamente riposando fino al mattino, quando in procinto di riprendere il cammino, da Francesco mi venne dato l’abito perfettamente asciutto ed accuratamente stirato. Prima di partire dissi che intendevo ringraziare per l’ospitalità, e subito scese la Signora, alla quale espressi la mia gratitudine, e dissi che essendo un frate francescano non avevo altro da regalare che alcuni oggetti che recavo nella valigia. Aperta la valigia pregai la Signora di scegliere Lei cosa gradire; allora con  un gesto gentile stese la mano e dal fondo della valigia estrasse una coroncina, che io neppure più ricordavo essere nascosta nel fondo della valigia. Vedendo quella coroncina sollevata da quelle mani ,ebbi una strana sensazione, ma gli eventi di quella giornata mi avevano scombussolato ed era intento più che altro a fare in fretta perché sapevo che al convento ero atteso. Salutai ringraziando e ripartì riprendendo in mano  la mia valigia.
Giunto dopo poco cammino alla mia destinazione mi occupai subito delle cose da fare e nel raccontare l’ avventura del viaggio, dissi pure dell’accoglienza avuta in una casa che incontrai lungo il cammino, con un tono di assoluta normalità e senza dare alcun significato all’accaduto.
Poi dopo alcuni giorni, prima di ripartire decisi di ritornare su i miei passi, per rifare la stessa strada, bussare a quella casa per ringraziare più calorosamente e conoscer meglio quegli ospiti così premurosi.
La cosa mi tenne in sospeso per alquanto, dato che sempre di più mi si presentavano dubbi ed interrogativi.
In questo stato di viva curiosità cominciai a ripensare a quell’avvenimento, e mi accorsi che col tempo emergevano inquietanti interrogativi su alcuni particolari.
Rivedevo la mano di quella misteriosa Signora che cerca  nella mia valigia ed estrarre una corona del rosario, che rinviene con facilità nel tramestio dei tanti oggetti che formavano il pieno, come fosse dotata di una calamita in grado di far emergere l’oggetto voluto.
 IL pensolare di quella corona stretta dolcemente tra le dita di quella Signora, era una immagine di forte suggestione che evocava in me ricordi che mi erano  familiari”.
 

IL CAVALLO RECALCITRANTE

 
Lungo la strade di casa continuamente battute in andata e ritorno, in questa sua incessante spola tessuta per tenere collegati i vari con venti recandomi sul posto dove era richiesta la mia presenza, un giorno che più faticoso del solito trascinando la mia valigia, sempre piena di cose necessarie e richieste per il compimento della mia missione, che concepivo come quella di superiore itinerante,
affaticato lungo le vie del mondo, senza fissa dimora  in una determinata residenza,  procedevo faticosamente lungo il ciglio delle strada, cercando di scansare il fossato lasciato sul terreno dalle ruote dei carri che ivi solevano transitare, ed attento ad ascoltare il cigolio delle ruote di qualche carro in transito, che mi avrebbe alleggerito del pesante fardello, e facendomi salire a bordo,avrebbe consentito alle mie gambe un momento di riposo, in un momento in cui ne avevo veramente bisogno.
Mentre pensavo a questa provvidenziale evenienza, sentì il cigolio delle ruote di un carriaggio che si avvicinava lungo la mia direzione e superato un tornante spuntò in lontananza la sagoma di traino tirato da cavalli. Aspettai che si avvicinasse, perché non ce la facevo più a camminare, e quando fu alla mia portata mi avvicinai al veicolo salutai il carrettiere che sedeva sulla panca di comando con la frusta di prammatica, pregandolo di volermi concedere il favore di un passaggio fino al paese vicino.
Questi, squadrandomi dall’alto in basso da bordo del suo carretto, con disprezzo ed arroganza e profferendo insulti e bestemmie, disse che non avrebbe mai acconsentito che sul suo veicolo potesse salire un frate od un prete.
Replicai che ero proprio stanco e che il pomeriggio era avanzato ed incombeva la notte.
Non ci fu verso, di convincerlo a  recedere dal suo proposito.
Così per interrompere ogni altra insistenza diede una frustata al cavallo che riprese a correre, osservandolo sconsolato  fino a quando non vidi il carro scomparire dietro l’ultima curva della strada.
Sconfortato e facendo ricorso alle mie ultime forze ripresi la mia strada trascinando la mia valigia.

Non passò molto perché superata l’ultima curva , quando ormai disperavo di poter raggiungere il carro, inopinatamente mi si presentò la scena di una sosta inaspettata del carriaggio, intorno al quale si agitava , inveiva e frustava i cavalli, che non volevano più andare avanti; si erano seduti per terra e non osavano rialzarsi, nonostante le frustate e le grida del carrettiere. Vedendomi in lontananza corse verso di me , convinto che quella impuntatura dei cavalli era dovuta al diniego fatto nei miei confronti, con modi solleciti e premurosi,chiedendo scusa di quanto aveva fatto , mi pregò di salire sul carriaggio, sicuro che una volta a bordo i cavalli avrebbero ripreso il loro cammino.
Ma questa volta non mi lasciai convincere e dissi che avrei continuato  da solo la mia strada, camminando a piedi, perché nella sua invettiva aveva offeso non tanto la mia persona, ma l’onore dell’ordine di S. Francesco . Io, non curante delle sue preghiere , proseguì fino al prossimo paese  e per tutto il tragitto da me compiuto non fui più raggiunto dal carrettiere, segno che il cavallo, rimase fermo , caparbiamente  inchiodato a terra.
 

COINVOLGIMENTO NELLA VICENDA POLITICA

 
Oramai erano maturi i tempi per l’ingresso dei cattolici nella vita politica, che il “ Non expedit” aveva tenuto lontano dalla trattazione degli affari pubblici.
La Chiesa calabrese aveva dato vita al movimento dei Congressi, col quale si auspicava la caduta del divieto pontificio  che impediva alla chiesa di occuparsi di ciò che attiene alla vita politica.
Un grande fervore animava il mondo cattolico, che sospinto dalle iniziative degli uomini più rappresentativi del clero e del laicato cattolico aveva preso coscienza che gl’interessi della chiesa non consentivano di rimanere più oltre indifferente ed estranea alle competizione politica.
Durante una di queste tornate elettorali, in cui nel collegio uninominale ,figuravano dei candidati di ispirazione cattolica, in contrapposizione a quelli del partito del lavoro, di ispirazione massonica, padre  Leone ritenne suo dovere  impegnarsi a sostenere il candidato cattolico del su collegio, che contendeva il passo a quello avversario, che in quel caso era un avvocato di grido.
Anche nel suo paese la competizione elettorale aveva assunto toni molto aspri , per via del fatto che un candidato era sceso   in campo qualificandosi come cattolico, e quindi sostenuto dagli ambienti ecclesiastici.
I toni accesi che aveva assunto la campagna elettorale con la popolazione schierata su campi contrapposti ,non solo per motivi politici ,ma anche religiosi, faceva registrare ogni giorno i toni accesi tipici dei paesi di grande passionalità.
Naturalmente padre Leone, presente in quel periodo nel suo paese per le sue condizioni di salute, che avevano consigliato il suo temporaneo ritorno in famiglia, era uno che con i suoi modi cortesi ma decisi si era assunto  il compito di capeggiare la parte che parteggiava per il candido cattolico, in un clima di grande tensione, dato che in paese era molto numerosa ed agguerrita la parte che da alcuni anni sosteneva il candidato massone. Le famiglie si erano schierate su posizioni contrapposte in una polemica che trascendeva le motivazioni politiche , per coinvolgere anche gli aspetti personali e familiari.
IN questo clima di acceso dibattito elettorale, le donne di una famiglia ragguardevole e molto considerata in paese., quella dei Santarzeri, decisero di iscenare una manifestazione pubblica di dissenso ed ostilità verso padre Leone, ritenuto il capo fila della parte avversa, e scesero in piazza profferendo ingiurie e minacce contro padre Leone, inveendo con  improperi, invettive  e minacce davanti alla sua casa.
IL clamore e la singolarità della protesta ,che coinvolgeva l’onorabilità della stessa famiglia, aveva indotto le sorelle, che abitavano con lui e che non sopportavano  questa aggressione, di uscire allo scoperto e rispondere per le rime a quella frotta di scalmanate, ingiungendo loro di smettere e nello stesso tempo allontanarsi dalla loro abitazione.
IL fratello , che non condivideva tale reazione, cercò di calmare le sorelle che erano sul punto di reagire  ed ingiunse loro di rimanere chiuse in casa lasciando che quella scenata si  smorzasse da sola, per la vergogna che comportava.
Si era da poco esaurito l’attacco e cessato il clamore del trambusto  e nel paese era tornata la calma , quando arrivarono a casa di Padre Leone  donne trafelate ,riferendo che quelle stesse persone, che si erano rese protagoniste di quell’oltraggio ,erano cadute in preda a  strani malori e disperate gridavano di essere assalite da dolori indicibili, per cui si temeva della loro vita dato che l’attacco era così violento. Astretti da tale emergenza riconoscevano di aver agito male,  esagerando il loro sdegno, ma che adesso si pentivano chiedendo perdono, ed invocavano  l’intervento di padre Leone, perché in persona intervenisse presso il loro letto di dolore per scanzarle dal pericolo mortale , impartendo la sua benedizione.
Cosa che il padre volentieri accolse e dimenticando le offese ricevute, amichevolmente raggiunse la casa di quelle donne, intrattenendosi col loro con molta affabilità e dopo aver recitato le sue giaculatorie, impartì di cuore la sua benedizione, per effetto della quale subito quelle donne furono liberate da ogni malessere.    
 

IN CONTRASTO CON LE FORZE INFERNALI


La vita operosa svolta da padre Leone, tutto dedito ad incrementare il regno di Dio sulla terra, non poteva passare inosservata a colui che nell’ombra trama per cogliere in fallo l’esistenza umana e  frapporre ostacoli al piano redentivo.
Come tanti uomini santi hanno dovuto sperimentare la violenza delle trame messe in opera in modo scoperto dalle forze sataniche, anche padre Leone subì l’ostilità di questo essere infernale, il quale per ostacolare l’opera di questo uomo di Dio, impegnato fino allo stremo nel campo dell’apostolato, non ha  mancato di conoscere l’ostilità  aperta e terribile delle forze infernali, che dopo alcuni avvertimenti indiretti,hanno deciso di materializzarsi in forme sempre pressanti e concrete.
Lui che aveva sperimentato tante insidie tese dal maligno, venne alla fine di queste tentazioni, investito da disturbi più pressanti, specie di notte quando veniva sistematicamente  svegliato di soprassalto per i tanti rumori strani e paurosi che investivano la sua camera.
Avendo usato ogni diligenza del caso ricorrendo alle formule del rituale liturgico previste per sfuggire a casi del genere, il senso pratico delle sorelle suggerì di non lasciare più solo il fratello durante la notte in balia delle forze infernali, ma di stargli vicino per assisterlo in queste necessità ed eventualmente difenderlo.
Ma altro era il dire,altro il fare, atteso che al calare delle tenebre ,ed avvicinandosi le ore in cui solitamente si verificavano tali manifestazioni, anche le sorelle erano invase da paura e spavento; tranne una, la più piccola, e fisicamente la più debole, minuta nella persona e meno istruita delle altre, che rimasta nubile per via di una naturale e spontanea sistemazione dei ruoli familiari, si era dedicata volentieri a collaborare con le altre due , destinate al matrimonio.
La sua figura docile e gentile, disponibile ad ogni servizio, era divenuta una specie di risorsa familiare ,a cui facevano naturalmente ricorso in ogni necessità le atre sorelle.
Una donna  semplice, minuta nella persona ,ma di carattere forte e di indole coraggiosa. Nel gergo familiare veniva indicata come la Zia Vincenza, a cui tutti facevano ricorso nelle varie necessità familiari. Anche questa volta, per fronteggiare l’ emergenza la scelta cadde su di lei: affidandole il compito di sorvegliare da vicino il riposo del fratello, andando a dormire, per tale occorrenza, nel corridoio dove venne spostato il suo letto, in modo che fosse accostato alla porta della stanza dove riposava il fratello.
Nonostante la sua accorta sorveglianza e la sua vigile presenza, i disturbi continuavano, anzi, siccome questa nuova  sistemazione gli creavaqualche problema, questo essere misterioso mise in opera alcune sue risoluzioni per infastidire la zia Vincenza, ed indurla alla fine a sgombrare il campo. Lei di solito nel sistemare il suo umile corredo usava poggiare gli indumenti su una sedia accanto al letto. Alla mattina la trovava spostata e molto spesso priva della camicia da notte ,che per ogni evenienza aveva posata. L’intento maligno era quello di costringerla ad alzarsi nuda dal letto, cosa che lei, per  un senso scrupoloso di pudore, non avrebbe mai fatto. 
Fattasi guardinga per questi strani fenomeni , lei disse di aver visto qualche volta camminare nel corridoio uno strano animale a forma di cane, recante al collo un cravattino. Intuendo che era proprio quello che infastidiva durante la notte, lei ebbe il coraggio di rincorrerlo, profferendo minacce al suo indirizzo, proprio perchè  l’accusava di averle sottratto i vestiti, nascondendoli chi sa dove.

LO SCONTRO CON  LA PRESENZA DEL DIAVOLO

 
Dietro segnalazioni della presenza di spiriti diabolici, che risultavano installati in modo permanente presso una famiglia ,  si manifestavano strani fenomeni che, suggerendo insane   operazioni    , alla fine riuscirono a portare al lastrico quella presa di mira, che era una famiglia di ricchi possidenti.
Seguendo l’andamento domestico, si poteva facilmente notare che mentre la mattina i genitori , come di consueto, andavano in campagna per le incombenze dei lavori dei campi, lasciando a casa i figlioli ancora in tenera età, quando a sera rientravano  , col pensiero di doversi dedicare a sistemare le tante incombenze della casa, che l’andamento quotidiano normalmente comporta, con  loro grande meraviglia notavano tutta la casa rassettata ed ogni cosa a suo posto.
Capitava, ad esempio,  che quelle volte che avessero lasciato la farina destinata alla  panificazione  ,trovavano le pagnotte già pronte  e fragranti di recente cottura; se invece accadeva che il lavoro da fare  era la biancheria lasciata accatastata nei cesti, trovavano tutti i capi già puliti e stirati, come se un brava domestica , avesse provveduto con cura e scrupolo a quella incombenza.
Non sapendosi rendere conto della cosa e sempre più stupiti del fenomeno che si ripeteva quotidianamente, chiesero ai loro figlioli se mai avessero visto qualcuno entrare in casa , in loro assenza.Essi ingenuamente confermarono i sospetti, affermando che quando loro erano assenti, alcuni signori si davano da fare per rassettare e lavare, in modo che la casa tornasse tutta ben ordinata e pulita. Poi in prossimità del loro solito rientro , assumevano la forma di gatti e inopinatamente scomparivano sotto i mobili di casa.
Con questi spiriti diabolici ebbe a che fare P. Leone, chiamato d’urgenza a risolvere il mistero , e ridare pace e tranquillità a quella famiglia  che in preda a tali tormenti era sull’orlo della disperazione. Egli non esitò ad intervenire, ingaggiando una lotta disperata per la quale non esitò a fare ricorso ai suoi poteri di sperimentato  esorcista.
Le reazioni delle potenze infernali non tardarono a farsi  sentire , non accettando di rimanere sconfitte  e con rabbia e furore sgombrarono il campo, ma si ripresentarono non meno agguerrite, investendo di rumori terribili quella  casa,ma dal suo intervento furono annullate.
Gli episodi che riguardano questi frangenti sono tanti, fra cui se ne ricorda uno che riguarda proprio l’abitazione di P. Leone. Siccome in casa si sentivano rumori strani ,che turbavano incessantemente il suo riposo,i familiari pensarono bene di avvalersi dell’opera di Zia Vincenza,cosi chiamata dai familiari,una figura di donnetta piccola e fragile, ma la più coraggiosa e risoluta a tenere testa al maligno,per aiutare a risolvere il problema e consentire a P.Leone di riposare.Essa venne incaricata di dormire proprio in prossimità della camera da letto del fratello, dove venne allestito un lettino di fortuna ed una sedia, dove lei soleva riporre i suoi vestiti, tra cui la sua stessa camicia, che venne spesse volte presa di mira da questo essere immondo, ben sapendo che quella donna, sempre osservante di grande pudore, non avrebbe mai osato uscire completamente ignuda dal suo letto.   
Ella stessa ebbe a lottare contro il demonio, che cercava di spostargli la sedia dove aveva deposto i suoi vestiti, prima di coricarsi.
 

INVITO  ALLA LETTURA

 
A conclusione del racconto fatto, per illustrare  la figura di Padre Leone , si ritiene  opportuno a questi punto offrire alla lettura diretta di quanti ci hanno  seguito in questa indagine, alcuni passi significativi, facenti parte del suo personale carteggio.
Una prima osservazione riguarda lo stile e l’ordine della sua  scrittura,
che usava osservare un canone fondamentale, dettato dalla sua formazione francescana che tendeva ad evitare gli sprechi , e pertanto cercava di utilizzare tutto  lo spazio della pagina con una scrittura minuta, ordinata ed uguale, che si estendeva  fino al margine estremo del foglio.
E’ una grafia inconfondibile che  denota la mitezza  del carattere , unitamente alla volontà indomita di andare avanti nella ricerca.
Nel suo scritto tutto è piano, non si notano sussulti, ripensamenti , riconversioni che  denotano incertezze  nel suo ragionamento.