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Carnevale al
villaggio
di Nicola Alberto
Mannacio
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E
ra trascorso il giovedì berlingaccio tra suoni, canti, lazzi
e... grugniti, più o meno lontani, di maiali, martiri innocenti
della ingordigia. In molte case, come anche oggi, si consuma,
durante il carnevale, uccidere uno o più maiali per le
provviste, e, quel ch' e' peggio, nei più piccoli comuni,
l'uccisione avviene spesso per le strade, qualche volta nelle
stalle, non so con quale principio d'igiene sociale, e, quindi,
educativa. Un gruppo di giovani artigiani, avviati da un maestro
elementare del luogo, avevano voluto fare una mascherata
classica: Renzo e Lucia che si avviavano alla parrocchia per gli
sponsali; e dietro ad esse, il vecchio curato guardingo e
pauroso, malgrado fosse stato rassicurato dalla morte di D.
Rodrigo. Mascherata, questa, suggestiva, istruttiva e sommamente
educativa in tempi in cui tanti inni si cantano alla democrazia.
Il paesino si svolge quasi tutto sulla sponda destra del
torrente Cerasìa (o Cerrate), influente del marepotamo. Pulito,
lindo, con ottime chiese, scuole discretamente arredate in
comunicazione coi centri più importanti della provincia mediante
autolinee, esso, ora, va avviandosi verso una vita più civile,
più consona alle moderne esigenze. Laggiù, alla fine del paese,
è il ponte, a cavallo del torrente; dopo del ponte un altro
gruppo di case e la strada rotabile che s'inerpica a varie
rampe, su per il declivio del colle. Prima del ponte,
prospiciente alla strada, è una casetta, e, dietro di essa un
orticello. Vi abitavano papà Pietro e mamma Lisa, due vecchietti
sulla settantina, ancora arzilli e vegeti, malgrado tante
sventure siano piombate su di loro. Avevano avuto tre figli: due
maschi e una femmina. Questa, partita da tempo col marito in
Argentina, non dava più notizie di sé e della famiglia da un
paio di anni: si teme sia stata travolta dalla rivoluzione
antiperonista. Il primo dei maschi, combattente in Russia col
generale Messe, non aveva più scritto dopo la disastrosa
ritirata dei nostri, ed è stato dichiarato disperso. L'altro
figlio - Giorgio - Maresciallo dei carabinieri, con moglie un
solo figlio, comandava una stazione a Roma, fuori Porta del
popolo.
Appunto da lui, nei giorni precedenti il carnevale, papà Pietro
aveva avuto notizia che, in occasione del carnevale, avrebbe
fatto un'improvvisata ai genitori. Non li vedeva da più che un
anno: quindi lo aspettassero. Avrebbero voluto, poveri vecchi,
che ancora una volta, si fosse rinnovata, in quella casa, un po’
di quella intima festosità di quando, riuniti tutti insieme, in
tempi già lontani, si festeggiava il carnevale - considerato,
allora, come una delle più belle feste dell'anno - di quando si
uccideva, anch'essi, il maialetto per le provviste annuali.
Benché afflitti dai ricordi del passato e dalle recenti
sventure, i due vecchi erano relativamente contenti, ed avevano
già comprato la testa di maiale per le frittole, e la carne per
la salsiccia col peperoncino, così come si costumava quando la
famiglia era riunita. Le une e le altre si sarebbero consumate
per berlingaccio e negli ultimi tre giorni. Ma il berlingaccio
era già trascorso e Giorgio non s' era ancor fatto vivo. -Verrà
per gli ultimi tre giorni - dicevano i due vecchi; e
attendevano, sicuri che il figlio avrebbe mantenuto la promessa.
Venne il giorno di carnevale, domenica. - Arriverà per
mezzogiorno - mugolava la vecchia, schioccando la lingua nella
bocca sdentata. - O per questa sera - aggiungeva papà Pietro.
Per mezzogiorno sedettero a mensa ancor soli. E, intanto, per le
strade il carnevale diventava sempre più rumoroso: tamburi con
sonaglie, tromboni di canna, grancasse, e, poi grida inconsulte,
sgambetti, lezzi e un pandemonio, che, verso sera, diventava
sempre più rumoroso e assordante. - Certo, se non fosse potuto
venire, Giorgio ci avrebbe preavvisati - diceva il vecchio,
seguendo un suo pensiero - verrà, son sicuro che verrà... -
Sicuro che verrà, non può mancare, verrà, il cuore mi batte
forte, è il cuore di una mamma. Senti, Pietro, poni qui la tua
mano, sul petto; non senti come mi batte il cuore? Attendiamo
con fiducia. Verrà... E attesero seduti al caldano, con l'animo
teso.
Fuori ancora maschere e maschere, suoni, canti, sberleffi, ma
non più grugniti doloranti: oramai tutti i maiali erano stati
sacrificati sull'altare di bacco e della dea abbondanza. La sera
calava lentamente: una serata rigida, senza nuvole, intensamente
rigida. - Vi sarà una gelata stanotte - disse Pietro. - I cavoli
dell'orto andranno a male - commentò la vecchia, guardando fuori
dalla impannata, nell'orto. Poi aggiunse: - E anche le rape e la
scariola, e... i piselli. - Purché arrivi lui, sano e salvo,
rovini tutto l'orto: poco mi importa. Si vivrà bene lo stesso.
Con la nostra pensioncina e quel poco che Giorgio continuerà a
mandarci... Si fece notte. Il castagneto di fronte era avvolto
nell'ombra nera, solitario, ma le strade rigurgitavano di gente
e si sentiva, qua e la, qualche sparo di castagnola.
I due vecchi, sospirando, si strinsero ancora accanto al fuoco.
- Mangiamo qualche boccone - suggerì il vecchio, forse per
distrarre la donna dai cattivi pensieri - io ho certezza che
arriverà, se non stasera, stanotte, domani... Bandirono la
mensa, povera e disadorna, con due soli coperti. Mentre la
vecchia sfaccendava, attardandosi, non si sa perché, nello
stendere il mensale, ecco il rotolare di una carrozza su la
breccia stradale, poi un tinnire di sonagli... I due vecchi si
guardarono: sarà lui? Si fecero al balcone: ecco un fanale,
lassù, sulle rampe della rotabile. E' una vettura... Ecco, è già
sul ponte, viene verso di noi, viene qui... si ferma, si
ferma... Entrambi i vecchi sono all'uscio. -E' lui, è lui!...
No, non è lui - gemeva mamma Lisa - son tre nella vettura, son
tre, non può essere lui... - No, è lui, Lisa, è lui, proprio
lui,l'ho visto affacciato allo sportello, ci ha salutati... E
gli sono stati tutti dappresso, tutti allo sportello. - Oh!
Pietro mio; davvero, è lui; e c'è anche Nino, e c'è... Pietro,
Pietro c'è anche il nostro caro Nino! Da quanto tempo non ti
vedevamo! Caro, caro, caro... come ti sei fatto grande, some sei
bello! - E c'è anche lei Marietta. Non vedi? I tre aprirono lo
sportello, scesero dalla carrozza... abbracciarono i vecchi, si
strinsero, si baciarono ripetutamente. Poi, quando la piena
degli affetti si fu diminuita, un breve silenzio, immoto, nella
notte, poi un singhiozzo, tanti singhiozzi e una voce, la voce
di mamma Lisa, accasciata dall'amarezza e dalla gioia: - Poveri
figli miei, lontani, forse...
Ritornò il silenzio e si sentì solo il rumore dei passi che
salivano alla casetta, un respiro affannoso, qualche singhiozzo
represso. La mensa era stata, in parte, bandita, ma il caminetto
della cucina era spento. Pietro e Lisa, essendo soli, avrebbero
mangiato qualcosa, così, per non andare a letto digiuni; ma ora
bisognava pur cucinare... - Pietro - disse la vecchia -
bisognerà cucinare. Noi s'era soli, s'era perduta oramai ogni
speranza per il suo... per il loro arrivo, almeno per questa
sera... E si guardava intorno indecisa. - Che aspetti? - Saltò a
dire Pietro legandosi le braccia - abbiamo le salcicce: te ne
ricordi? Son la, nella credenzuola, oppure in cucina. Son le
salsicce col peperone forte, rosso come la brace. Ricordi,
Giorgio - aggiunse, poi, il vecchio, rivolgendosi al figlio -
ricordi le salcicce che qui si facevano quando si era tutti
uniti, tutti insieme intorno al desco? Ti continuano a piacere?
E se non foste arrivati voi, sarebbero rimaste lì, in cucina,
chissà per quanto... Ora siete arrivati, siete tutti qui,
attorno ai vostri vecchi... No - continuò... correggendosi dopo
un breve silenzio, - veramente non tutti... E sollevò gli occhi
verso le fotografie dei due assenti, appese alla parete. Muti
erano quegli sguardi ma gli occhi pareva si movessero, e, talora
pareva sorridessero ai vecchi, ai giovani, a Nino... - Subito,
in padella la salciccia! Lisa, svegliati, la salciccia in
padella! E Lisa si mosse; guardò anche lei alla parete di
fronte, donde pendevano le fotografie dei due assenti.
Guardarono tutti alla parete e ammutolirono. Seguì ancora un
breve silenzia, un amaro silenzio, che parlò a tutti il
linguaggio più appassionato. - Subito Lisa - gridò ancora Pietro
- in cucina; bisogna arrostire in padella la salciccia... Tutti
avevano rivolta la mente e il cuore lontano, lontano: su le
steppe della Russia o verso le pampas dell'Argentina, ma tutti
cercavano di deviare il pensiero da quella scena di dolore,
lontana.
Marietta, la nuora, benché stanca del viaggio, andò in cucina
per dare una mano alla vecchia; gli altri sedettero al desco, su
cui, intanto, Lisa aveva curato di apparecchiare altri tre
coperti. Quando la salciccia fu pronta, mamma Lisa tolse da un
vassoio un po’ di giardiniera all'aceto, già conservata per
l'occasione, portò a tavola un fiasco di vino; preparò in un
canestro arance, mele, castagne ancor verdi... - No, non mi
piace questo vino - disse papà Pietro - ho in serbo quello della
cantina di mastro Liborio; è vino della sua vigna, sembra
rubino... Eccolo qui; l'altro lo berremo noi, quando...
ritorneremo soli... Dalla parete di fronte i due, quasi
sorridenti negli occhi, pareva assistessero al simposio di
carnevale. Mamma Lisa e papà Pietro, muti, col pensiero rivolto
ai due assenti, non potevano ingoiare: sentivano un nodo in
gola... - Chi sa - disse la vecchia, mentre tagliava una
salsiccia, rossa di peperone - chi sa dove saranno essi? Chi sa
se sono ancor vivi?... E si coprì il volto con le mani. Poi
soggiunse: - Essi son con noi, le loro anime son qui, io le
sento nell'anima mia... Giorgio, Pietro, non le sentire, qui,
accanto a noi? Bussarono all'uscio.
Pietro andò ad aprire. Era Pierino, il figlio di Vittoria, un
ragazzone bruno, simpatico, intorno ai dieci anni... Lo prese
per mano, lo accompagnò accanto al desco. Disse: - E' figlio di
Vittoria, di quella donna... Te ne ricordi, Giorgio?... Quella
che... - Ah! Vittoria... Povera donna! me ne avete parlato altre
volte: è stata una disgrazia, era tanto buona... - Non ha avuto
nessuna colpa lei... Beh! e' stata una disgraziata; ora lavora,
ma vive miseramente, perché il lavoro le manca. Il figliuolo va
a scuola... Tutti gli sguardi erano rivolti verso quel ragazzo
per interrogarlo. - Mi manda la mamma - disse con un filo di
voce. Poi, volgendo gli occhi a terra: - la nostra casa stasera
è nuda, è fredda, il lavoro di ieri non ci fu pagato, capite
bene, non si sa dove andare... Mamma Lisa lo guardò, lo carezzò:
era lacero nei vestiti, ma tanto, tanto pulito. - Senti,
figliuolo, và dalla mamma, dille che l'aspettiamo qui,và... E
guardò tutti negli occhi, quasi a farsi capire... Tutti,
infatti, avevano capito, e, dopo un poco anche Vittoria fu li.
La vecchia prese due tovaglioli puliti, prese altre due posate,
preparò, insomma, altri due coperti. Poi, dopo aver guardato
ancora gli altri commensali, quasi a voler chiedere il loro
consenso, rivolgendosi alla donna, disse: - Vittoria, stasera
sarete con noi a tavola: è carnevale... E guardò ancora alle due
fotografie, pendenti dalla parete: pareva che anch'essi, gli
assenti, approvassero. E Vittoria e il suo figliuolo - la donna
ingannata, ma sempre vergine nell'anima incontaminata, e il
figlio della colpa - presero il posto dei due assenti.
Fuori impazzava il carnevale. In quella casa tante anime, unite
nei ricordi tristi del passato, vivevano nel conforto della
carità. Marietta, tornando dalla cucina, col piatto fumante: -
Pronta la salciccia - disse - e pronto anche il contornino di
patate fritte. La pietanza fumava un odorino piccante che faceva
il solletico al palato e alla gola. - Ce ne sarà anche per altri
giorni di carnevale - aggiunse la vecchia. - Anche per il giorno
delle ceneri? - domandò Pierino. - Ah, no! per il giorno delle
ceneri tutto magro, mio caro giovanottino - rispose mamma Lisa.
- Andremo, mamma, alla messa delle ceneri? - domandò ancora
Pierino. - Certo; ci andremo. - Ricordi di quella donna, mamma,
che si querelò col vescovo contro il parroco, perchè,
spargendole la cenere sul capo, disse, come per gli uomini
«memento, homo»? Tutti risero.
Bussarono ancora all'uscio. Entrò Rosa, la donna di rimpetto che
ha il marito in Argentina. - Mamma Lisa, papà Pietro, buone
nuove: ha scritto mio marito, ecco la lettera. Ero assente,
oggi; il portalettere me l'ha lasciata dal botteghino. - Come,
come? Lisa e Pietro erano in piedi... - Dopo tre anni, tre anni
quasi!... Dio di misericordia... dopo tre anni!... Era nascosto
in un villaggio sperduto nelle pampas, lontano, con lui, con
vostro genero, con vostra figlia... Vivi tutti. Tutti vivi!...
Dio sia benedetto! - Dio sia benedetto! - ripeté mamma Lisa. -
Dio sia benedetto - fece eco papà Pietro - e si coprirono
entrambi gli occhi gonfi di lacrime. Piangevano di tenerezza?...
di dolore? - Dio affligge, ma non abbandona - ripeté ancora il
vecchio. Fosse così anche per lui, per lui... - e rivolse gli
occhi al ritratto. Continuava ancora a sorridergli, forse dalla
steppe della Russia, forse dal mondo degli spiriti. |
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