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Il mulino di Don Nicola
di Nicola Alberto Mannacio


I

l mulino di Don Nicola sorgeva su la sponda sinistra di un torrente, nella parte più stretta della vallata, tormentato da grossi macigni, tra cui si dibatte spumante, impetuoso. Dietro del mulino era un sentiero alto, ripido, cui si addossava la «saetta» con un salto d'acqua di oltre dieci metri; di fronte un pendio a piccole terrazze costellate di ulivi e fichi e fichi d'India, attraversato, a monte, dalla strada carrozzabile. Un giorno - era una tiepida giornata di marzo - il molinaro, seduto su la soglia del mulino, godeva del dolce clima della incipiente primavera, tutto fragrante di odori di pesco e di mandorli. Le macine rombavano una musica cupa, talora leggiera, tal altra rauca: era un rumore sordo, monotono, ma che sapeva parlare al mugnaio voci varie di lavoro. Da esso e dalle castagnole prodotte dalla battola egli comprendeva se fosse necessario aumentare o diminuire l'impeto delle acque su le pale della ruota direttrice.

Malgrado quella musica e lo sciacquettio delle acque irrompenti nella saetta, il mugnaio intese che dalla stradetta acciottolata qualcuno si avvicinava. Infatti, in cima, su l'ultima rampa, vide scendere un giovane sui vent' anni, o anche più, che non tardò a riconoscere. - Che vuole costui? - disse tra sé - E attese. - Buongiorno, compare Ciccio. Come da queste parti?... - Mi manda la mamma. Ha due galline chiocce, e, siccome sa che voi avete una bella razza, mi manda qui per comprare le uova... da voi. - Con tutto piacere, compare mio. Mi salutate la mamma e ditele che non ho il gallo. Mi dispiace, quindi... E, intanto, si fermava dinanzi al tabernacolo, di fianco al mulino, tra un'aiuola verde costellata di fiori. - Che bella Madonna che avete! Accendete la lampada ogni sera? - No, compare, ogni venerdì, prima di tornare a casa, la sera. - Che? non dormite quì? - Come si 'può dormire quì, compare, con questa umidità e col fracasso che fa il torrente, specialmente nelle nottate di piena? A una certa ora, quando è terminato il lavoro della giornata, non più tardi di due ore di notte, me ne vado a casa: quì non si potrebbe dormire... - Ma che bel mulino ha costruito, ora, Don Nicola. E' davvero bello! Ed entrava, intanto nella casetta. Bello davvero: due palmenti, un bel caminetto ... State comodo, qui, molinaro. E quella botola lì, dietro il palmento? - Quella è una gran comodità - rispondeva l'ingenuo mugnaio - Da lì, dopo aver deviata l'acqua nel burrone - dalla testa della «saetta» - si può scendere nell'acquaio, dove c' è il giuoco delle ruote che mettono in moto le macine; e si può così agevolmente apportare qualche eventuale riparazione al roteggio... senza quasi bagnarsi. - E non la levate mai l'acqua - incalzava insinuante il giovane - quando non sono da farsi delle riparazioni? Di sera, sempre, prima di tornare a casa. Passando dalla testa della «saetta» cambio il levatore, l'acqua va al burrone e la «saetta» si svuota. - Molto comoda, molinaro, molto comoda quella botola - andava ripetendo compare Ciccio, mentre i suoi occhi irrequieti si andavano posando, or sulla botola, or nell'acquaio, in fondo alla botola, dove l'acqua irrompeva su le pale delle ruote, gorgogliando.

E qui, in questo cascinale? diceva Ciccio, uscendo dal mulino. - Ah! quì, vedete, quì è il pollaio e, in un canto, l'asina, di cui spesso mi servo per portar su la farina. Vedete; ora il cascinale è quasi pieno di paglia, ma v' è posto per tutto. - Ma, che vedo? Sferrata la tenete l' asina? E non vi scivola, risalendo carica, queste ripide rampe? Che volete, compare? Costano tanto i ferri! E poi, che le servono? Non deve fare che questo po' di salita. Le bastano gli zoccoli nudi... - Avreste bisogno anche d'un cane. Non è bene lasciare solo i1 mulino, di notte... - Niente cani: ci vuole almeno un chilo di pane al giorno. Niente cani... - Avete tutte le comodità, molinaro, proprio tutte! Le uova, poi, sono davvero una benedizione, d'inverno; e qui, con tutte queste erbacce e coi chicchi che scappano dalla tramoggia, le galline vi costano ben poco... Statevi bene, molinaro, e... scusate ,sapete? - Non c' è di che, compare Ciccio, mi salutate la mamma, le dite che mi dispiace non poterla servire... Ciccio aveva, così, misurato il suo campo di battaglia. Era, però il plenilunio e bisognava attendere almeno una diecina di giorni. Tornò, però, contento del suo sopraluogo e, più di tutto, dell'ingenuità del mugnaio.

Quando furono trascorsi i pochi giorni dal plenilunio e le nottate erano nere, una sera potevano mancare due ore alla mezzanotte - dopo essersi assicurato - che il mugnanio era rincasato - si alzò dal letto, infilò un viottolo che immetteva al mulino e scomparve nell'ombra, cauto come un gatto. Passando dalla testa della «saetta» constatò che il mugnaio aveva davvero deviato l'acqua al burrone e quindi s'avviò diritto al cascinale accosto al mulino. Con una piccola leva di ferro forzò la porta e questa cedette facilmente, e presto, alla maestria del furfante. Non potè accendere fiammiferi, perchè sapeva che il cascinale era pieno di paglia; ma sapeva anche dove si appollaiavano le galline, e s'avviò sicuro. Stende la mano, ne acchiappa una, le torce il collo... - E' una - disse. Ma, mentre stava per deporla nel sacco che gli pendeva dal braccio sinistro, la gallina, che non era ancora morta, starnazzando gli cadde di mano... Ciccio si curvò per raccattarla, ma... oh, Dio! l' asina ch' era attaccata lì presso, sentendosi vellicata, gli sferrò una sonora zoccolata. Mamma mia! gridò Ciccio; e si portò le mani alla fronte. Era bagnata, certamente grondava sangue.

Scappò stringendosi forte la ferita con le mani e con il fazzoletto, e mugolando per il dolore. Ma non infilò la stradicciuola che conduce al paese; tirò diritto lungo la sponda del torrente, attraversò il castagneto, l' acaciaia. Voleva raggiungere la strada a lastre di granito e a scaloni, che dall'attigua successiva vallata risale, per altra via, verso l'abitato: si sarebbero così perdute le tracce. Attraversò anche il podere di Massaro Antonio, continuando sempre a mugolare per il dolore, incespicando, rialzandosi, fermandosi talora per riprendere fiato, per asciugarsi, col dorso della manica, il sangue che, rigandogli le guance, continuava a scendere, gocciolando assieme al sudore, dal mento, fino al petto...

Massaro Antonio, a quell' ora, era nella stalla, intento al rigoverno delle bestie, con le quali doveva partire al ritorno dell'alba. Avendo inteso un calpestio di persona che correva e l'ansito che usciva dal petto di quel poveraccio, sentendo quel mugolio insolito, si fece su l'uscio della stalla; e, vedendo un uomo che fuggiva nell'ombra, prima gli intimò di fermarsi, poi, non avendo avuto risposta sospettando qualcosa di grave, lo minacciò. Ciccio neanche questa volta rispose; non poteva rispondere, e continuò la sua via, sempre correndo a gambe levate, barcollando, rimettendosi, mugolando sempre per il dolore. Massaro Antonio rientrò nella stalla, staccò la doppietta dalla parte e, per intimorirlo, gli scaricò tra le gambe la canna carica con palline per piccoli volatili. - Ahi, ahi - gridò più forte il disgraziato, e accelerò la corsa per guadagnare più sollecitamente l'erta silicata. Incespicò, cadde, si rialzò...

In pochi minuti fu a casa, sita all'interno dell'abitato. La mamma intese il rumore dei passi su la scala, sul mignano, intese il lamento... e accese la lanterna. - Madonna Santa, che hai? - gli gridò appena lo vide. Chi ti ha conciato in quel modo? - Sono caduto, mamma, son caduto; è stato uno scivolone, con questa oscurità... - Ma quante volte ti ho avvertito che bisogna rincasare presto?.. Quante volte te l' ho detto? Ciccio mugolava e si teneva stretta la fronte col fazzoletto, rosso di sangue. Fatti vedere: Gesù e Maria che ferita! Figlio mio! Aspetta, ora prendo una tovaglia... Ecco, così. Fasciata, forse, ti dorrà meno... Domattina chiameremo il medico. Ora va a letto e cerca di dormire... E Ciccio andò a letto. Gli doleva la fronte, e la testa gli ronzava, gli doleva come se fosse stretta da una tenaglia. Ma non basta. Gli doleva il deretano: un bruciore insopportabile come se fosse adagiato su un letto di ortiche... Si accasciò sotto le coperte, riverso bocconi sul guanciale, le mani allungate oltre di esso. Talora tentava portarle dietro, verso il coccige, là dove più lacerante era il bruciore: mamma mia! tutto gli bruciava; erano mille spine conficcate nelle carni! Piagnucolò tutta la notte.
Alla mattina, quando le parve ora opportuna, la mamma si affacciò al mignano, chiamò una ragazzina, le disse: Và, Caterina, dal medico, digli che Ciccio è caduto malamente, che s'è fatto tanto male, che venga subito. Subito, sai? E la ragazzina corse dal medico. Questi dapprima guardò un po' la ragazzina, titubante; poi si ficcò il cappello in testa e accorse dall'ammalato. Ciccio si lamentava ancora. - Che hai, Ciccio? - Son caduto, ieri sera, rincasando; è stato uno scivolone. - Non può essere, mio caro; scivolando ti saresti ammaccata la nuca... ribatté il medico che lo conosceva per quello che... era. Lasciami vedere. E gli sfasciò la fronte su cui c'era un coagulo di sangue. - Questo è un colpo, mio caro, un colpo: una bastonata, una pietrata o... che so io... Ma voltati ... così, alla supina... - Non posso, dottore. - Non puoi? che cosa hai altro? - Qui su le natiche... - Su le natiche? E il dottore sollevò le coperte... - Dio! che c'è quì? Un'impallinata? Commare Rosa - disse poi rivolgendosi alla donna - guardate un po': sembrano due crivelli. Ma dimmi la verità, Ciccio; ti hanno trovato con le mani nel sacco? - Gnornò - rispose il gaglioffo - la gallina m' è caduta a terra... non ho avuto tempo di metterla nel sacco. - Bestia! - gli gridò il medico - ti hanno sparato mentre rubavi le galline, dunque? - Gnornò, mentre scappavo... - Beh! Rosa, tornerò più tardi, quì ci vorrà una pinza, ci vorrà almeno un'ora, tornerò anche stasera, domani. Andate dal farmacista... In questa ricetta c' è tutto quanto vi occorre. Ciccio ha rubato! Capite, commare Rosa; ha rubato... - Sapete, dottore mio, siamo nella più squallida miseria, non c'è lavoro; il collocatore comunale si burla di noi, non c' è giustizia, dottore mio, non c' è giustizia... Andando via, il medico, e, passando accanto al caminetto già acceso, dove bolliva una pentola, sentendo un odorino simpatico, disse: Che bell'odorino! Avete fatto bene, mamma Rosa: un po' di brodo di pollo fa sempre bene all'ammalato... E infilò la porta.

Non era passata mezz'ora e vennero a trovare Ciccio due suoi compari. - Abbiamo saputo dell'incidente... della caduta - disse uno di essi - Come ti senti, Ciccio? Egli neanche li guardò. Non rispondeva. - Sei caduto? .. E su le natiche che hai? Beh! Speriamo che ti rimetti presto... Massaro Antonio ha una medicina, fatta con sue certe erbe speciali... Potresti chiederla. La mamma, lì presente, non disse nulla. I due si guardarono e uno di essi strizzò un occhio con intenzione; l'altro sorrise. E se ne andarono, soffermandosi un tantino dinanzi al caminetto. Che bell' odore!?... Quando furono sul mignano scoppiarono in una sonora risata. - Fuoco mio! - esclamò Rosa coprendosi la faccia con le mani - Tutti sanno già in paese tutto sanno! E' pur vero quanto dice il nostro Parroco: che i peccati sono come la rogna: o presto o tardi vengono scoperti... - Ohè! commare Rosa - gridò qualcuno dalla strada come sta Ciccio? Rosa si affacciò. Era il mugnaio. - Non rispondete? - gli gridò ancora quello dalla strada - Non rispondete? Mannaggia la «Ciuccia»! E andò via.