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Cara Befana,
rovescia il rovesciamento
di Vito Teti
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Cara Befana,
sei arrivata
stanotte da tanto lontano e hai portato doni sobri e parchi ai
miei bambini. Te ne sono grato: hai lanciato un piccolo grande
segnale. Ce l’hai fatta ad essere più discreta di Babbo Natale,
che è arrivato carico e stracarico, senza riuscire a rendere
felici i bimbi che subito pensano ai prossimi regali. Questa
sera (la sera del 6), dopo cena, prima di andare a letto,
“canteremo” il Bambino Gesù, poi lo tireremo fuori dalla capanna
del presepe, lo baceremo e lo nasconderemo alla vista malvagia
di Erode. Non mi domandare perché faccio queste cose, con i miei
bambini, mia moglie, altri parenti e bimbi. Non so se perchè
“religioso” o “laico”, credente o superstizioso, antico o
postmoderno. Non me lo chiedere. L’ho visto fare a mia nonna e a
mia madre, l’ho sentito raccontare da mio padre. Lo faccio per
fedeltà al mondo degli avi, ma anche perché i bambini (e i
giovani e gli anziani) hanno bisogno di cura e di riguardo,
debbono essere protetti, seguiti e non possono essere lasciati
indifesi.
Nella notte
dell’Epifania, un tempo, avvenivano fenomeni straordinari: gli
animali parlavano male dei loro padroni, qualora non avessero
ricevuto nutrimento a sufficienza e dalle fontane e dai fiumi
scorreva miele e latte. Il sogno di un mondo alla rovescia
riportava all’età dell’oro, ai miti di Giano e Saturno, al
desiderio di cambiamento e di benessere. Oggi (ma forse anche un
tempo) è tutto alla “rovescia” , ma non per realizzare un mondo
di pace e più giusto, soltanto per fare affari e realizzare
arricchimento facile. Rovescia, cara Befana, questo insano
rovesciamento. Ti prego, cerca di ridare senso ai sogni e ai
desideri. Provo anch’io a chiederti qualcosa. Non so se sono
stato bravo, ci ho provato. Mi accontento anche del carbone.
Sperando che tu possa trovarlo, perché vorrebbe dire che hai
trovato i carbonai e i camini, hai avuto la fortuna di
percorrere zone montane ancora popolate e vive. Ti chiedo,
appunto, di farti portavoce, con tutti, di un grande patto per
fare rivivere la Calabria dell’interno.
Cara Befana,
l’abbandono dei paesi dell’interno, lo spopolamento delle aree
montane e collinari, il degrado del paesaggio e degli abitati
sono la grande emergenza della nostra regione. A costo di
apparire monotono e ripetitivo, non mi stancherò di ripetere
anche a te che ogni piano di sviluppo, ogni programma di
rinascita, qualsiasi iniziativa di difesa e valorizzazione delle
risorse naturali della Calabria debbono partire dalla
consapevolezza che non è possibile sguarnire, svuotare i paesi
dell’interno. Di tutti i primati negativi che vengono assegnati
alla regione, quello dello spopolamento è forse il più
inquietante a livello europeo e mediterraneo. Soltanto alcune
isole della Grecia e qualche area della Spagna e molte zone
dell’Appennino presentano problemi analoghi. Si tratta però di
casi sporadici e isolati, da noi è l’intero territorio ad essere
coinvolto. Sono molte le cause di questo fenomeno: lontane e
vicine, naturali e storiche. Potrei raccontarti a lungo, amata
Befana, di spostamenti interni, di emigrazione lungo le coste e
all’estero, di terremoti e frane, di alluvioni e isolamento, di
disattenzione e di devastazione, di incurie e di responsabilità.
Avrai visitato senz’altro, nel tuo errare, i bambini, di paesi
come Africo, Roghudi, Nardodipace, Badolato e, più di recente,
Cleto e Cavallerizzo, diventati anche metafore di morti
annunciate, abbandoni, ricostruzioni occasionali, pratiche di
incompiutezze, dispersione della popolazione. Non so se sei
d’accordo con me, ma molti fenomeni degenerativi della società
calabrese e la stessa criminalità organizzata potrebbero essere
frutto ed esito dello spopolamento delle aree interne e del
conseguente, irragionevole, freddo, incompiuto, popolamento
delle marine.
I gruppi
dirigenti hanno prosperato sulle catastrofi e la ’ndrangheta è
una grande catastrofe sociale che fa da sfondo, accompagna,
provoca catastrofi naturali e storiche, abbandoni e
ricostruzioni. La discesa lungo le coste, la loro
cementificazione, le costruzioni abusive hanno favorito
l’emergere di economie assistite, parassite, criminali in un
contesto dove la gente non ha avuto più la possibilità di
produrre, faticare, creare nuove economie. Lo svuotamento dei
paesi, la devastazione del paesaggio, la distruzione delle coste
sono avvenuti nel quasi assordante silenzio dei ceti politici
nazionali e locali.
Ti sarai accorta, mia Befana, che per decenni la montagna, le
campagne, i fiumi, i paesi interni sono stati considerati luoghi
da cui fuggire. Soltanto in occasione di eventi catastrofici e
drammatici che provocavano morti, spostamenti di abitati,
dispersione di famiglie e di comunità, saliva l’attenzione
rituale dei governanti, che promettevano, assicuravano e presto
dimenticavano.
I pochi
studiosi e intellettuali che hanno messo al centro della loro
attenzione e della loro riflessione le comunità dell’interno
(penso a figure nobili come Sharo Gambino, Domenico Minuto,
Franco Tassone, Mariano Meligrana e pochi altri) si sono sentiti
spesso tacciare da un’imperante cultura modernista come
nostalgici, passatisti, conservatori di scarti e protagonisti di
battaglia di retroguardia. Non è bastato.
E’ l’intera
regione a non respirare, a non avere fiato, a non avere
un’anima. Le conseguenze sociali, antropologiche, morali sono
devastanti. Anche le catastrofi che colpiscono periodicamente la
regione (si pensi ai recenti disastri di Crotone, di Noverato,
di Vibo Marina e Bivona) vanno legate a questo processo di
desertificazione delle aree interne, di abbandono dei campi, di
cancellazione dei letti delle fiumare, le cui acque alla fine
cercano e trovano uno sbocco.
Che fare, cara
Befana? Di fronte a uno scenario che appare abbastanza
drammatico e devastante e, nello stesso tempo, ricco di
possibilità e di prospettive, quale atteggiamento bisogna
assumere? Le responsabilità e i ruoli di ognuno di noi sono
diversi, ma vorrei il tuo impegno perchè il problema paesi e
aree interne (non separati dai centri urbani e dalle coste)
fosse vissuto come un problema comune e condiviso, come un
impegno che unisca indipendentemente dalle appartenenze. Tu che
porti doni e regali, potresti aiutare a far capire che
assunzione di responsabilità significa non abbandonarsi alla
sfiducia generalizzata, al pessimismo più cupo, ma anche sapere
leggere gli elementi di novità e i segnali positivi che arrivano
dalla nostra realtà.
Intenerisci i
cuori di quegli adulti, presto invecchiati, che non ricordano di
essere stati mai bambini, che pensano sempre che non ci sia mai
nulla da fare, quelli che imboccano la via dell’antipolitica e
non immaginano la politica come soluzione dei problemi. Mostra
loro una Calabria che, nonostante tutto, sta cambiando e invia
segnali di speranza.
Anche questo
giornale, che rende pubblica questa lettera, ha ospitato molte e
qualificate le voci (penso a quelle del giudice Sirianni, dello
studioso Minuto, del sindaco di Cleto Amerigo Cuglietta, del
consigliere provinciale di Vibo Valentia Antonio De Masi), che
hanno indicato in un diverso rapporto con le aree interne e con
l’universo dei paesi una priorità della politica. Queste voci
riflettono un sentire sempre più diffuso che si va affermando
negli stessi paesi. Nei posti in cui mi sono recato a parlare
dei miei libri e dei miei scritti, ho avvertito nelle nuove
generazioni una nuova consapevolezza, tanta voglia di fare, di
innovare. In tanti amministratori sta venendo meno quella
tendenza all’isolamento e alla soluzione “particolare” dei
problemi. Sono molti i giovani a lasciare il paese: la novità
che non vorrebbero più partire. Non manca chi apre cooperative,
società, chi scopre risorse locali, chi immagina una diversa
politica per la montagna, il paesaggio, la creazione di nuovi
legami tra colline, montagne e marine, la valorizzazione di
risorse finora ignorate. La globalizzazione offre ai luoghi
dell’interno inedite opportunità. Quanti si pongono il problema
di rigenerare il paese non è più un nostalgico ritorno al
passato, a una tradizione muta e che non parla più. Nascono,
infatti, tante esperienze e proposte locali che cercano di
ridisegnare una nuova antropologia dei paesi. C’è tanta voglia
di riempire di valori e contenuti nuovi quanto ha svuotato sia
una tradizione mummificata e retorica sia una modernizzazione
distorta e devastante. Vorrei ricordarti, con una buona dose di
generosità, che anche dalle istituzioni e dal mondo politico
arrivano tenui segnali in controtendenza, che sarebbe erroneo
fare cadere e non cogliere come una sorta di opportunità.
Non modifico di
una virgola le mie analisi e i miei giudizi sul degrado che i
partiti e la politica hanno conosciuto in Calabria, sull’essersi
trasformati in gruppi di potere e di interessi piuttosto che in
organizzazioni capaci di tutelare il bene comune, e tuttavia
penso che quanti hanno a cuore il destino della Calabria debbano
aprire dei varchi, alla luce del sole e non nel sottofondo dei
trasversalismi, nelle possibilità e nelle occasioni che comunque
sono sotto i nostri occhi. La Provincia di Cosenza ha deciso di
avviare uno studio organico e mirato sulla situazione dello
spopolamento e sulla possibile rivitalizzazione dei centri
storici. L’assessorato all’urbanistica della Regione Calabria
sta conducendo un lavoro apprezzabile per definire il centro
storico e per poter intervenire in forme più adeguate. Il
programma della coalizione politica che, con difficoltà e
contraddizioni, governa la Regione contiene interessanti
proposte per una nuova politica delle aree interne. Adesso quel
programma è stato recepito nel nuovo Por. Si tratta di
sollecitare, pretendere, favorire coerenze. Chiedere la
realizzazione di quanto è scritto sulla carta. Coinvolgere
comuni e comunità, imprese e circoli, esperienze locali e
saperi, scuole e Università. L’ingresso in giunta di Domenico
Cersosimo, esperto di economie locali, ma anche di storie di
paesi, di nuovi saperi, va colto come un’occasione. Il PD, nelle
sue diverse articolazioni dovrebbe farsi protagonista di una
nuova politica per le aree interne, l’occupazione, lo sviluppo,
la valorizzazione delle risorse, che passano attraverso
l’affermazione della legalità e una convinta scelta di campo
morale contro la ’ndrangheta e anche contro ogni tentazione
clientelare. Molto c’è da aspettarsi dai partiti della nuova
sinistra: l’ambiente, i paesi, le aree interne debbono diventare
il loro cavallo di battaglia. Naturalmente su problemi così
cruciali, epocali, che decidono il futuro della regione
bisognerebbe cercare il consenso della maggioranza dei cittadini
e tentare il coinvolgimento di tutte le forze politiche, di
tutti i partiti, del sindacato, del mondo del lavoro e delle
imprese, delle associazioni e del volontariato.
A tutti è
richiesto un atto di generosità. Tutti dovremmo imparare l’arte
del dono. I paesi debbono uscire dalle loro chiusure. Le
Università debbono presentare progetti e proposte mirati, utili,
innovativi. Il mondo delle professioni, dei mestieri, della
scuola dovrebbero sentirsi protagonisti di un patto per la
rinascita delle zone interne. E’ necessario aprire rapidamente
dei tavoli di discussione e di programmazione, affermando
un’idea generale della Calabria e del suo futuro. Immagino una
sorta di Osservatorio (Regionale) o un Centro permanente di
monitoraggio (proposta, ricerca) sulle zone interne, sulla loro
situazione, sulle politiche di sviluppo. Analogamente a Centri
sorti in Aragona o nel Trentino. I centri interni e la Calabria
intera hanno bisogno di politiche adeguate, di passione, di
elaborazione paziente e anche di interventi immediati. Abbiamo
il diritto di provarci, nonostante tutto, con un atteggiamento
problematico, attento, guardingo, critico. Non è detto che ce la
faremo, ma almeno avremo tentato. Spesso sono disincantato e
amareggiato, a volte scettico e incredulo. Una parte di me crede
ancora in Te, cara Befana, sostieni, con la tua fantasia e con
la tua magia, questo mio sogno. |
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