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Il colore del cibo
Geografia, mito e realtà dell'alimentazione mediterranea
di Vito Teti


Commento al saggio
di Viviana Santoro

Il prof. Vito Teti, docente di Antropologia culturale all'Unical (il suo ultimo libro è "Il colore del cibo", Meltemi editore), ha parlato magistralmente di "Sacralità e riti alimentari nella cultura calabrese", facendo rivivere nella memoria dei presenti, almeno di quelli meno giovani, tradizioni e cultura della società contadina di un tempo, quando stare a tavola "non voleva dire mandar giù in fretta cibi, ma voleva dire stare insieme, momento di aggregazione, momento rituale che aveva del sacro, momento della gioia del dare e del ricevere". Più che di dieta mediterranea, secondo Teti, bisogna parlare di cultura del mangiare e dello stare insieme che nella civiltà contadina ed in genere in tutte quelle preindustriali caratterizzava le popolazioni. E così lo studioso si è soffermato sulla sacralità del pane, dell'acqua, sulla tradizione del maiale, di cui nulla andava sprecato e del quale veniva offerto tutto a vicini e parenti, non per il bisogno, ma per il gusto del dare.

Un mondo scomparso, dimenticato, seppellito dai ritmi di una vita che spesso appare anch'essa superflua in un contesto in cui il "superfluo" predomina. Non è voglia di recupero nostalgico, quello su cui Teti ha insistito, ma è necessità di recupero di un'identità perduta da parte degli adulti, mai avuta da parte dei giovani, che rischiano, così, di crescere senza radici. E ricordando una famosa polemica tra Calvino e Pasolini (Calvino accusava Pasolini di essere nostalgico del mondo contadino, Pasolini rispondeva che essere nostalgico non è cosa che si sceglie ma è cosa che si sente e che la nostalgia era per una società in cui ogni bene era necessario e nulla si sprecava), il prof. Teti ha evidenziato la necessità di rivisitare la nostra storia di gente mediterranea, con una specifica identità, con valori forti, di cui "i riti alimentari" fanno parte degna.