Home Forum Cultura Satira Video Foto Rubriche Società Link

La melanconia del vampiro
di Vito Teti


Recensione
di ManifestoLibri

La figura del vampiro dal folklore dell’Europa centrosettentrionale alle dispute settecentesche, dalla letteratura romantica alla psicoanalisi, dal cinema all’industria culturale, dai fumetti a internet. Presente in innumerevoli paesi e tradizioni locali, legato alla credenza nel ritorno dei defunti e alla concezione del sangue come elemento di morte e di vita, dilagante nei periodi di più traumatica transizione storica, il morto non morto accompagna tutto il corso della modernità. Segno di contraddizioni inconciliabili, questo prigioniero della notte incarna la condizione di un soggetto ormai pienamente esposto allo sradicamento e alla precarietà. Tragica parodia dell’eterno ritorno in un mondo governato dal tempo lineare, né vivo né morto, costretto a distruggere ogni oggetto del suo desiderio, il vampiro assume, nell’immaginario colto e popolare, i tratti dell’afflizione e del sentimento melanconico che hanno segnato la tradizione dell’Occidente dall’antichità ai nostri giorni. Oggi il vampiro si presenta come l’ultimo abitante e la metafora delle rovine postmoderne, al tempo stesso annunciate e inimmaginabili – da Chernobyl a Beirut, dall’ex Jugoslavia a Baghdad e alle Twin Towers – e sembra raccontare paure e speranze legate ad un’inedita angoscia di fine del mondo e ad un nuovo sentimento degli altri e dei luoghi.

Vito Teti
è professore ordinario di Etnologia presso l’Università della Calabria, dove dirige il centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo. Per i nostri tipi ha pubblicato La razza maledetta. Origini del pregiudizio antimeridionale (1993). Tra le sue più recenti pubblicazioni: Il colore del cibo (Meltemi 1999); Il senso dei luoghi. Memoria e vita dei paesi abbandonati (Donzelli 2004).