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Il colore del cibo
Geografia, mito e realtà dell'alimentazione mediterranea
di Vito Teti


Recensione
MELTEMI Editore

Il pane, l’acqua, la pasta, le erbe, la carne e poi la fame l’abbondanza, il magro e il grasso, il mangiare, l’immaginario, le nostalgie, le utopie alimentari dei popoli mediterranei sono i protagonisti di questa ricerca di Vito Teti. L’opera – una sorta di breviario alimentare – analizza gli scambi tra riti, pratiche e rappresentazioni simboliche, e traccia un’interpretazione dell’alimentazione mediterranea come espressione di una civiltà fondata sul senso dell’ospitalità, della sacralità del cibo, del “mangiare insieme”. Le culture alimentari del Mediterraneo vengono dunque proposte sia nella loro distanza dalla retorica della “dieta mediterranea”, sia come alternativa all’ideologia del fast food, della solitudine, della “gastro-anomia”. Il volume ripercorre le trasformazioni che, attraverso un’ininterrotta ricerca di equilibri, hanno reso le cucine mediterranee luogo di mescolanze e di trionfo di odori, sapori, colori, che raccontano una più generale e affascinante storia di incontri delle popolazioni del Mediterraneo.

“Ho sempre pensato a un racconto dei cibi, come se avessero una loro storia, una loro fortuna, un loro destino, una capacità di affermarsi, diffondersi, sostituirsi, mescolarsi, quasi a prescindere dalle necessità, dalle scelte, dalle sensibilità degli individui” (Vito Teti).

Questo testo è stato precedentemente stampato nella collana Argonauti.

Vito Teti insegna Etnologie delle culture mediterranee ed è presidente del corso di Laurea in Lettere all'Università della Calabria. Tra le sue opere: Il pane, la beffa e la festa (1976), Il paese e l’ombra (1989), La melanconia del vampiro (1994), Il senso dei luoghi. Memoria e storia dei paesi abbandonati (2004).