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"Il colore del cibo"
tesi di
Maddalena Fantin
Vito Teti, nel suo
saggio "Il Colore del Cibo", distingue i due modelli
nutrizionali, quello ricco e quello povero, attraverso la
contrapposizione dei colori caratterizzanti le due diete.
Abbiamo già visto come il rosso della carne si contrapponga al
verde degli ortaggi e delle erbe; tuttavia, c'è almeno un'altra
distinzione da fare, che riguarda soprattutto un alimento,
quella tra pane bianco e pane nero. Il pane, in particolar modo
nelle società mediterranee, è sempre stato considerato il cibo
principale, assoluto, senza il quale era carestia. Era inoltre
carico di simboli positivi, poiché segno di fertilità e di vita:
il sole faceva nascere e crescere il grano, le donne lo
impastavano e lo infornavano. Il caldo del forno, la forma
tondeggiante della pagnotta ricordano l'utero o la pancia della
donna gravida. Il pane era cibo rituale, in alcune occasioni
speciali la sua preparazione era obbligatoria (per esempio in
seguito ad una morte assicurava la rigenerazione e continuità
della vita), e chi lo preparava doveva seguire particolari
regole o avere determinati atteggiamenti: per aiutarlo a
lievitare e a cuocere, ad esempio, era importante essere
allegri, ridere e fare smorfie, in quanto anche la risata era
simbolo di fertilità e di vita. Il pane però, non era uguale per
tutti: i ceti più poveri non consumavano mai quello di frumento,
bensì quello di cereali minori. Nelle zone del nord Europa,
troppo fredde perché la coltivazione del grano risultasse
proficua, il pane nero era (lo è tuttora) più diffuso di quello
bianco, ma al sud, dove invece il clima permetteva una maggiore
produzione generale di pane, quello bianco era considerato cibo
di lusso, riservato alle tavole dei ricchi signori. Coltivare i
campi a cereali minori permetteva di disporre di una maggiore
quantità di prodotto, e pertanto era più conveniente per i
contadini, che riservavano la farina di frumento alla vendita.
Oltre al pane
bianco e alla carne il cibo presentava altre differenze di tipo
sociale. I ceti più abbienti, volendo distinguersi ed elevarsi
sempre più rispetto a quelli più poveri, elaborarono una
piramide alimentare, sostenuta anche da teorie
medico-scientifiche, che ordinava gli alimenti in ordine
gerarchico. Gli alimenti che occupavano il posto più alto, e che
erano considerati appropriati alla dieta dei ricchi, erano
quelli che meno entravano in contatto con la terra, come frutta
e carne, soprattutto quella di volatili. Ai poveri, dicevano i
medici, mangiare allo stesso modo dei ricchi provocava disturbi
e malattie anche mortali; per loro erano più adatti ortaggi e
prodotti della terra, che d'altra parte restavano poco consumati
da nobili e mercanti.
Polente, zuppe,
minestre, carne essiccata e pane nero erano i cibi consumati
nella civiltà contadina, mentre cacciagione, frutta, pane bianco
e spezie caratterizzavano quella nobiliare. Le spezie, in
particolare, erano molto ricercate: originariamente usate come
medicinale, durante il periodo delle crociate ebbero in Europa
un afflusso più massiccio. Contrariamente a quanto si possa
pensare, il principale motivo che spingeva i ceti più ricchi
all'uso delle spezie in cucina non era quello di coprire il
cattivo sapore della carne andata a male, e nemmeno quello di
conservarla, semplicemente perché alla mensa dei ricchi arrivava
solo carne fresca. I poveri, al contrario, che ne mangiavano
solo in occasioni speciali, usavano altri metodi per
conservarla.
La causa della
diffusione delle spezie era di natura sociale. A causa della
loro origine esotica e ricercata, le spezie erano piuttosto rare
in Europa, e per questo destinate unicamente alle tavole di chi
se lo poteva permettere. I borghesi che commerciavano con
l'oriente, si arricchirono con questo fiorente mercato, e le
spezie diventarono per loro un elemento caratterizzante, con il
quale prendevano le distanze dai più umili, e con il quale si
differenziavano anche dal ceto nobiliare.
Con la scoperta
dell'America il gusto per l'esotico aumentò e in Europa
sbarcarono, assieme a racconti favolosi su terre mai viste,
prodotti alimentari di cui mai si era sentito parlare. Tuttavia,
fu solo a partire dal '700 che questi nuovi prodotti iniziarono
ad essere coltivati per il beneficio dell'uomo |