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Il libro in una mano la bomba nell'altra

Nel mese delle festività religiose che si svolgono nel nostro paese sarebbe meglio cercare di vedere le cose, anche, da un'altra prospettiva. Questo è un video tratto da Youtube la canzone è dei Negrita. Come al solito due note mie sul video e sull'argomento: intanto la canzone è stata trasmessa da MTV durante un live dei Negrita. Secondo, non sono d'accordo con l'autore del video riguardo madre Teresa come esempio di chiesa caritatevole visto che la stessa predicava bene che la sofferenza fosse il più grande dono di Dio lasciando in balìa del dolore i ricoverati del proprio ospizio e poi razzolasse male facendosi ricoverare in una delle cliniche più costose al mondo... Chi avrà voglia di guardare ed ascoltare ne trarrà le proprie considerazioni.

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Ciao, Maestro

Ti ricordo da sempre. Mi hai preso per mano e mi hai portato con te. A scuola.
Non avevo l'età non avevo il diritto. Non ero iscritto.
Mi hai insegnato a scrivere a leggere. Mi hai fatto fare l'esame per essere ammesso in seconda con quelli più grandi di me.
Dicevi che ero spericolato...
Mi hai riempito di botte, le mie mani le ricordano, mi hai riempito di gioia. Mi hai portato al campo sportivo a giocare, in piazza, sempre a giocare, quante monete hai messo nel calcio balilla al bar Galati per farmi giocare, quanti gelati mi hai comprato, quante cose mi hai insegnato in quei 5 anni.
La passione per il presepe, che bello che lo facevamo, da un po' di anni ho ripreso a costruirlo ricordando quegli anni, io che al presepe non dovrei nemmeno pensarci visto il mio pensiero sull'argomento. Ma a me piace festeggiare il natale forse perché tu mi hai insegnato il valore del presepe, dell'unione del momento, della passione nel cercare le cose che servono alla passione per metterle insieme, insieme a tutti gli altri miei compagni.
Oggi sto cercando di trasmettere le stesse cose a mio figlio, ma sarà difficile ottenere gli stessi tuoi risultati.
Unico rammarico e' stato il mancato insegnamento del suonare la fisarmonica. Il perché non lo so ancora oggi ma ricordo che un giorno o l'altro, da quello che sentivo, sarei dovuto venire a casa tua ad iniziare le lezioni. Non sai oggi quanto vorrei esserci venuto, oggi che la musica la sento nel sangue e sogno di saper suonare qualche strumento o di saper intonare le mie canzoni. Ma sono stonato come una campana e purtroppo da te non ci sono mai venuto ad imparare qualcos'altro tra le tante cose che hai voluto insegnarmi.
Perché a portarmi con te a scuola è stata una tua scelta e i miei genitori a te non avrebbero detto mai di no. Solo due anni fa sono venuto a casa tua, ma non ad iniziare quelle benedette lezioni ma a fare delle registrazioni per questo sito.
E alla tua età con quale passione suonavi quella tastiera e declamavi le tue poesie ed io un po' ti invidiavo per tutte queste cose, ricordando sempre che quelle cose me le avresti dovuto insegnare.
Il tempo sembrava rimasto fermo a 30 anni or sono quando ci portavi in giro per le classi e le scuole a cantare i cadetti di Guascogna e tu sempre con la tua fisarmonica imbracciata. Un tutt'uno tu e lei. Come vorrei esserne capace anche io. Tu sicuramente dirai che se ho la passione queste cose le posso imparare anche da solo. Ma anche io sono ancora quello di un tempo, quello che aveva le capacità per imparare molto ma non ne aveva la voglia...
E' strano che per molti anni io ti abbia dovuto dare del voi, oggi non me la sento. Anche ai miei genitori ho sempre dato del tu, mi hanno cresciuto, li ho sempre conosciuti. Non è la stessa cosa ma ci sei stato anche tu per alcuni di quegli anni.
Il voi? Una forma di rispetto. Una persona più grande. Il tuo maestro. Al diavolo il voi. Il rispetto sta in questo. Nel valore che do a quello che una persona mi ha dato e la stima che ho nei suo confronti. Ora, come al solito, ho perso il filo... suonando il filo non lo avrei potuto e dovuto perdere, bisogna tener botta, far contenti quelli che ballano... tu continuerai a far ballare, ancora...
Ah dimenticavo, ti ho invidiato anche per il tuo saper scrivere le poesie... chissà se almeno in questo potrò imparare da solo. Non c'è poi tanto da stancarsi o da imparare le note. Chissà... Tu da lassù mi aiuterai?!....
CIAO

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Perché violentare la natura tagliando la marijuana, c'è il petrolio!!


 

 

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Alle pillole preferiremmo le supposte...

Come mi ero ripromesso e' iniziata la "campagna elettorale". In realtà iniziata da qualche tempo, però adesso ho voluto allargare il campo. Inteso come far sentire a molta più gente, e non solo ai diretti interessati, le mie lamentele, le mie rimostranze, il mio tenace spaccamento di maroni. Un po' come faccio su questo sito. E nel forum che e' molto più seguito. Dicevo che era giunta l'ora di portare a conoscenza tutti i "naviganti" del mio paese di residenza, o per lo meno i frequentatori di quel blog, il mio pensiero su alcune problematiche riguardanti il paese (16000 abitanti).  Faccio ancora presente, anche se lo saprete già, che la politica per me e' una cosa vomitevole e che non sono uno che tanto si interessa di quello che succede all'infuori del suo microcosmo, solo che spesso succede che nel mio microcosmo arrivi qualche meteorite da altri mondi oppure ne esca qualcuno dal mio. Ho aperto per la prima volta il blog, che e' stato pubblicizzato da volantini fatti pervenire ai concittadini, di un gruppo che si definisce di "non politici". Un gruppo che vuole creare una lista civica da presentare alle prossime elezioni amministrative. Il titolo di questo pseudo editoriale e' il titolo della mia lettera spedita al blog. C'e' da dire che il titolo e' stato omesso dalla pubblicazione "integrale". Non voglio annoiare o assopire quei pochi che leggeranno questo editoriale. Quindi non sto qui ad "incollare" lo sproloquio, come qualche mia compaesana amava definire i miei interventi, qui incollo soltanto come e' stata introdotta la mia lettera-mail spedita al blog:

Lettera aperta

"Pubblichiamo qui di seguito - e integralmente - un interessante e accorato messaggio giunto da un nostro lettore, che ringraziamo comunque per l'attenzione riservata al nostro progetto. La lettera denuncia, ancora una volta, lo stato di totale esasperazione e di amara disillusione nei confronti della vecchia politica che accomuna molti cittadini, compresi quelli delle frazioni, spesso purtroppo considerati come leoniceni di Serie B. Al gentile lettore possiamo rispondere alle sue lucide considerazioni ribadendo con forza la necessità di un cambiamento reale e non solo di facciata. Solo superando questo sistema partitico - presente ormai da molto tempo a Lonigo - che sarà possibile risolvere i molti e noti problemi che attagliano la città e il circondario, sempre in pieno dialogo e trasparenza nei confronti delle persone. Questa è la nostra linea - alternativa al sistema - stabilita da quando con Luca Lazzari ci siamo costituiti come movimento di impegno civico; una scelta chiara, decisa e coerente. Solo per chiarezza di informazione precisiamo che la Lega Nord era rappresentata, seppur in quota minoritaria, anche nella giunta guidata da Silvano Marchetto e che questi era (ed è) un esponente del PDL.

http://dallapartedelcittadinonews.blogspot.com/

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Un palazzetto "dotato"

SI!! Clamoroso. A Sannicola e' stato finalmente inaugurato il palazzetto dello sport! Anzi e' entrato in funzione! Come?
Intanto gli organi di stampa ci informano che "il palazzetto e' dotato di tutti i confort necessari per lo svolgimento di gare di campionato di volley, basket, pallamano,calcetto, tennis e tennistavolo" e addirittura per "le varie discipline di atletica e ginnastica!!" E qui mi viene da domandarmi se alle facilmente reperibili rete da volley,tennis. Canestri per il basket. Porte per il calcetto e per la pallamano. Tavoli per il "pingpong", più tutte le varie "squadrature" per ogni singolo sport, si trovano anche le attrezzature per le varie discipline di atletica: salto con l'asta, lancio del peso, del disco e del martello :D e "addirittura" gli "anelli" per un nuovo Chechi de santunicola. Oppure la sbarra per un nuovo Cassina!. Sicuramente ci saranno la trave e le sbarre asimmetriche per una Ferrari nicolisi....Mi spagnu ca pe la ferrari a mu aspettamu mu la porta Nicola de milanu.... E se tutto ciò non bastasse il palazzetto di San Nicola da Crissa può addirittura fregiarsi di una strada che consente di accedere alla struttura. E che questa strada e' di recente costruzione. Si perché prima al palazzetto era possibile accedervi solamente "a pede". All'interno oltre al campo di gioco, uno solo?, la struttura e' dotata di magazzini, caspita potremmo aprire una logistica ai livelli di Bartolini, spogliatoi, clamoroso! ci si può pure "mutare" all'interno, sala medica per prestare il primo soccorso, e agli altri paesi hanno problemi di guardie mediche...e anche di bagni pubblici, e si mica e' come al campo sportivo che ognuno urina dove meglio crede.... Questa mega, e all'avanguardia, struttura può addirittura ospitare convegni e incontri grazie ai suoi ampi saloni....? Pensate che la struttura può anche ospitare concerti, che se non fosse stato per l'invito del consigliere della Provincia di Roma, Nicola Galloro, nessuno avrebbe mai preso in considerazione. Cosa che invece e' stata fatta per quel che riguarda il volley professionistico, difatti grazie alla strada, di recente costruzione, che consente l'accesso alla struttura, le pallavoliste che arrivano da Bergamo, da Novara o da Vicenza una volta sbarcate all'aeroporto di Lamezia Terme in pochi minuti troverebbero tutti i confort all'interno della nostra struttura: spogliatoi, magazzini, saloni, posti a sedere. E magari troverebbero la nostra ,celeberrima, accoglienza a base di suppressati e fagiola russa e janca.... Purtroppo ci sono stati dei ritardi di consegna. Magari questo ritardo e' imputabile all'installazione di un gran bell'impianto di climatizzazione di cui sicuramente questa struttura, all'avanguardia, e'  fornita. Ma essendo quest' ultimo un optional non e' assolutamente paragonabile agli altri confort di cui e' "dotata". Tant'e' che non viene citato. C'e' da augurarsi che le spese per tutte queste "doti" non vadano a gravare su chi avrà intenzione di utilizzare l'impianto visto che chi ne farà richiesta dovrà provvedere agli oneri di spesa che saranno via via quantificati dalla giunta comunale!
 

 

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Dalla Merlin alla Carfagna

Dalla Merlin alla Carfagna, come dire dalla padella alla brace. Non voglio addentrarmi nell'argomento ed esprimere nuovamente pareri personali. Del resto mi stanno un po' sulle balle quelli che devono sempre, e per forza, esprimere pareri personali, su qualsivoglia argomento. Devo però far notare, ancora una volta, che il sottoscritto, su questo argomento, ha anticipato di molto il resto degli editorialisti inviando una letterina a babbo natale*, due natali or sono. Invito i meno attenti a leggersi "Perché la tredicesima a natale, con letterina a babbo natale*". Sembra che la letterina, anche se in ritardo, sia arrivata a destinazione. Peccato che invece di babbo natale, Berlusconi, l'abbia ricevuta la befana Carfagna. Befana, evidentemente, non per via del suo aspetto fisico, ma per via del carbone che ha, precocemente, portato a molti "bambini". Bambini, ancora una volta, non per via del loro aspetto fisico, ma per via del loro "gioire" durante le "scorribande" per le strade ed i loro "schiamazzi" in qualche posto più o meno appartato ("Ci son macchine nascoste e però, nascoste male e le vedi dondolare al ritmo di chi è lì dentro per potersi consolare godendo sui clacson."). Tutto questo per colpa, o per merito dipende dai punti di vista, della befana non si potrà più fare impudentemente. Ci sarebbe però un bel filmato da guardare realizzato da "L'Unico", quotidiano romano. 

Prostituzione in via Salaria

 

 

 

 

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Appunti di "viaggio"

Questo sarebbe dovuto essere un resoconto giornaliero delle mie ferie, ma non essendocene stata la possibilità ho raggruppato tutti i miei "appunti" in un'unica pubblicazione. Se ne avete voglia potrete leggerli più in basso. Durante il mio "viaggio" ho incontrato gli "anonimi" nessuno di loro mi ha detto che io sono un incoerente per essere andato al paese. "Ci sono cose che nessuno ti dirà. Ci sono cose che nessuno ti darà. Sei nato e morto qua. Nato e morto qua. Nato nel paese delle mezze verità". Vorrei invece ringraziare tutti quelli che hanno tenuto a farmi sapere che mi seguono. Tutti quelli che hanno tenuto a dirmi di continuare a fare quello che ho sempre fatto nel, e per, il sito.  Gli appunti del "mio" "viaggio" sono sintetizzati in questo video:

Il viaggio : Come al solito un viaggio estenuante fatto di caldo, code, autovelox, e fermate negli autogrill. Ecco gli autogrill. Ci si accorge dell'arrivo in Calabria allor quando all' autogrill non bevo il caffè in una bella tazzina di porcellana ma in un "freddo" bicchiere di plastica. Eccoci arrivati. In autostrada, sempre nel tratto calabrese, nemmeno un solo kilometro ultimato da due anni a questa parte. Solo un lunghissimo cantiere che inevitabilmente porta a delle code ancora più lunghe. Ultimato il tratto "montano" voluto da qualcuno per i soliti "interessi", arrivo dalle parti di Falerna e qui incomincio a lanciare gli sguardi verso la mia destra alla ricerca di intravvedere il mare. Tutto questo mi faceva tornare alla mente quelle volte, poche, in cui da bambino andando al mare facevo lo stesso dal pullman della calabro-lucane. Quando una volta terminato il tratto "montano", dalle parti della Marinella e dell' Isolabella, cercavo di intravvedere il blu del mare. E in quei momenti mi batteva forte il cuore. Speravo, allo stesso tempo, di non vederlo battere forte come il mio cuore. Quindi agitato. In definitiva anche il mare e' un grande cuore con il suo pulsare. Fatto di andate e ritorni. Di sistole e diastole. Un po' più in la, sulle colline, alla mia sinistra scorgevo delle altissime pale bianche su dei piloni. La novità dei parchi eolici. Di sicuro è un vero e proprio pugno nell'occhio per impatto visivo. Spero portino dei benefici e che non siano stati fatti sempre per i soliti "interessi" o per dare lavoro a delle persone che in un prossimo futuro ricambieranno con il loro voto. All'Angitola mi colpisce il cartellone pubblicitario (stile berlusca) della Callipo. Forse una delle poche cose di questa zona che sembra funzionare bene. Lungo la 110 si continua sempre con la "novità" dei cartelloni pubblicitari, anche se questa volta vuoti, installati in mezzo ad una folta vegetazione, la cui crescita e' bloccata solo da qualche centina di qualche camion e dai molti incendi che divampano nella zona. Incendi che danno al luogo dei colori autunnali in piena estate. Qualcuno, a proposito dei cartelloni, mi ha detto : "Mancu alla via de supa sugnu accussì belle". Nei tornanti con mia meraviglia mi accorgo che la celebre frana di cui avevo tanto parlato, e' stata sistemata. Invece il tratto interessato dal passaggio del giro d'Italia, se non per una linea di mezzeria, e' sempre lo stesso. E' come se il giro non fosse passato per nulla.

Arrivo: All'arrivo sotto via Alpini colpisce la segnaletica verticale, con un bel "30" che sembra essere a me dedicato, per aver vissuto in quella via. E un estemporanea indicazione per il campo sportivo. Come se, quest'ultimo, fosse il luogo di prima importanza del sempre più piccolo, numericamente parlando, centro delle preserre. Alzando gli occhi su per la salita colpiscono, ancora, i gerani che adornano la barcunata (anche via Alpini nel suo piccolo ne ha una). Penso che qualche mia ex-vicina si sia data al giardinaggio. Salito su per la via saluto i miei genitori e qualche vicino di casa. Sempre più vecchi ma sempre più uguali. Una sensazione che non fa avere un senso al tempo. Subito chiedo di chi fossero i gerani appesi alla barcunata. La risposta e' stata che a tutto ciò aveva provveduto qualche "operaio" del comune. Il giorno seguente mi sarei accorto di quanto fossero numerosi, per le vie del paese, durante un "giro di pista", e i gerani e gli operai del comune. All'imbrunire l'illuminazione pubblica nella mia via e sotto la "vareggia" non funziona. La mia via era al buio. Come se il sindaco mi avesse preparato una buona accoglienza. Tant'e' che il giorno successivo, dopo un cordiale saluto, mi chiese se mi ero preparato(non sapevo ancora a che).

Primo giorno: Non poteva mancare il mare. Spiaggia libera (campo sportivo). Anche se questa sembra essere stata occupata dall' immondizie. Il mare e' proprio sporco. Di depuratori a Pizzo nemmeno l'ombra. Meno male che all'ombra ci pensano gli ombrelloni. Nel tardo pomeriggio, prima che la via ricada nel buio pesto, assisto, per la prima volta nella mia vita, ad un testa a testa tra un cane (peggy) ed un topo ("nu zoccoluni" come definito da mia sorella). Io ricordavo solo delle lotte tra gatti e topi. O al massimo tra gatti e cani. Ma tutto questo mi era nuovo. Il topo squittiva dalla paura, mentre il cane lo stanava dai cumuli di legna che vi sono sulle scalinate della via. Il topo si difendeva bene tanto da aver ferito il cane alla bocca, mentre questi tentava di azzannarlo. Il macht finiva a favore del cane dopo un mio intervento a colpi di scopa, visto che il topo si era infilato dietro la finestra della casa di mia zia. Il colpo di grazia lo dava mio zio.

Tra le cose da annotare nella mattinata seguente c'e' la mia meraviglia nel vedere il "castello" che si sta costruendo, sempre nella solita zona, "supa li chiani". Quello che colpisce e' vedere qualcosa di nuovo che va a sorgere in posti dove tutto il resto è sempre più vecchio. Così come la nuova tribuna coperta sorge di fianco ad un campo sportivo che sembra un campo di patate. E come i nuovi spogliatoi che sorgono nei pressi di quelli vecchi e li dove un tempo sorgeva un campo da tennis (asfaltato, si avete capito bene) forse a tennis non e' più di moda giocare. Non voglio citare per ovvie ragioni il palazzetto dello sport. Sui muri di recinzione, di questo, compare una scritta, leggibile anche se hanno tentato di coprirla, contro l'amministrazione e il sindaco. Non mi meravigliano invece le condizioni in cui versa la statale 110, la fatiscenza della segnaletica e la chiusura della strada che dovrebbe portare all'area pic-nic. Area famosa con il nome di "Camunni". Luogo sul quale si sono spesi fiumi di parole su cosa e su come avrebbe potuto far guadagnare alla comunità del luogo. Da citare senz'altro, quello che per me e' un complimento. Don Domenico, che dopo avermi salutato, definiva il mio corner "qualcosa di alternativo".

Martedì il classico mercato. E alla sera, la quarta di seguito, manca ancora l'illuminazione in via Alpini e Via Roma (tra l'altro due delle vie che compaiono su google earth alla faccia della tanto decantata cutura, di cui non si hanno notizie). Al sindaco sembra abbiano risposto che le ditte manutentrici sono in ferie. Quindi non si sa quando tornerà la luce.... Nel frattempo e' iniziata la Festa degli Emigrati che era stata pubblicizzata sui giornali locali. Ma mentre in piazza si esibiva Vitu Betoven e qualche altro paesano che con la vera musica non aveva nulla a che vedere, accompagnati da degli MP3 (questo non e' il nome di un gruppo ma l'estensione del file che un portatile riproduceva in "Vanbasco"), a Vallelonga, senza nessuna pubblicità, invece, si esibiva Franco Simone con un complesso in carne ed ossa e alla fine c'e' stato uno spettacolo pirotecnico. Credo che se quest'ultimo "evento" si fosse svolto a San Nicola da Crissa ne avrebbe dato notizia anche Al Jazeera.

Mercoledì: Riparazione illuminazione pubblica. Ecco un evento degno di questo nome.

Giovedì: Un altro evento per via Alpini, che fa incominciare a credere davvero all' "estate ricca di eventi". E cioè il vero e proprio ritiro "porta a porta" dei rifiuti domestici. Perché fino ad oggi i pochi abitanti della via dovevano portare i loro rifiuti domestici nei pressi della "vareggia". Questo perché sembra (le risposte da queste parti sono delle domande) abbiano problemi a salire per la via visti gli imponenti mezzi a loro disposizione. Ora le cose sono due o si e' iniziata la raccolta visto il mio arrivo, oppure si e' iniziato perché nella ruga adesso siamo in molti e ci saranno da smaltire "tonnellate" di rifiuti, tanti quanti, secondo Nicola Pirone, erano presenti a Camunni sotto i faggi ed i pini. Neanche fossimo stati a Napoli. Forse si sperava in un intervento dell'esercito.

Durante i primi giorni di permanenza non è mancata la visita alle case popolari. Dove e' risaputo ci abiti mia sorella. "Allu scindire" ho voluto accorciare la strada venendo giù per "lu carusu". Trovo una strada allargata. Ma all'ingresso del centro abitato trovo un palo della luce in mezzo alla carreggiata. Fortunatamente sul lato opposto a quello di mia percorrenza. Nel percorrere il centro abitato quasi non faccio più caso al fatto di non trovare nessuno: "le strade vuote, non c'e' neanche il classico cane". Solo che a differenza di ciò che cantava Ligabue qui di cani randagi ce ne sono e anche troppi. Faccio caso invece ai continui colpi di malinconia nel vedere un paese in decadimento. Durante questi giorni non mancano neppure i continui andi e rivieni da qualche sorgiva per fare scorta di acqua...bevibile. Si, perché nonostante l'amministrazione ha portato a conoscenza, mai pubblicati i risultati delle analisi, che l'acqua che sgorga dai rubinetti e' potabile, questa risulta essere imbevibile. Peggio di tutti stanno quelli della zona "Colamaio" dove da un paio di giorni non hanno l'acqua nemmeno per l'uso domestico tant'e' che ho incontrato delle persone che lavavano i piatti proprio alla fonte che si trova nella stessa zona.

Venerdì: Ieri sera sono iniziati i giochi, un tempo definiti popolari. Il solo, divertentissimo, calcio saponato ha sostituito i vari giochi di un tempo. I 100m., la gara della pasta, dell'uovo, della farina, del melone e molti altri, tra cui le pignate, sembra che anche quest'anno verranno riproposte. Chi di noi non ricorda i vari "campioni" di ogni "specialità". I 100metri erano sempre dominati da Franco "lu francese". Nella gara dell'uovo "Lu collocatore" non aveva avversari, sfrecciava con il cucchiaio in bocca senza mai far cadere l'uovo che vi era dentro. Si diceva che il suo trucco era quello di utilizzare un uovo sodo. Nella gara della farina eccelleva Eugenio Ingenuo(non e' uno scioglilingua). Nella gara de "li sacchi" Vittoriejro era insuperabile. Per la gara della pasta e del melone la "lotta" era sempre stata tra i soliti noti. Tra questi "Tommo guardianu" "Micu de Nicola randazzu", "Genio" e altri. Questo finché nelle due gare non presero parte, rispettivamente, per la pasta, Nicola Marchese (Lu scienziatu) e per il melone Vanni Paolucci (Lu borghese). Entrambi stracciarono i loro rispettivi avversari con tempi da guinness dei primati. Ieri sera si e' giocata anche la finale "interna" del torneo di calcio. Bisogna dire che rimane ancora una certa rivalità tra le squadre che vi partecipano. Rivalità che per certi versi non e' per niente negativa. Era presente un pubblico giovane, numeroso e caloroso. Mi sono chiesto dove fossero state tutte quelle persone la sera prima. Di sicuro né in piazza e né al campo sportivo. Forse sono arrivati tutti oggi.

Sabato mattina manca la luce. Domenica mattina manca l'acqua. Mi informano che alla notte questa viene chiusa perché piove poco e le sorgive sono quasi al secco. Chissà se e' tornata a Colamaio, almeno durante giorno? In giornata non poteva mancare una capatina al mare e la cosa che si nota di più e' la crescita esponenziale, rispetto a domenica scorsa, delle auto che percorrono la statale 110. Tanto che un dipendente dell'Anas all'Angitola fungeva da vigile.

Domenica sera in piazza dibattito sui sapori di una volta. E qui tanto per creare una degna atmosfera un fumo proveniente dalle grigliate di salsicce avvolgeva la piccola platea. Platea che minacciava di andarsene se non ci fosse stato il tanto sospirato "cessate il fuoco". In quel momento si capiva quale fosse una delle mancanze principali, alla quale l'amministrazione avrebbe potuto e dovuto rimediare, e cioè il vigile urbano. Che a sua volta avrebbe potuto e dovuto provvedere a risolvere il problema. A fine dibattito un esibizione di un gruppo "afro" con delle musiche etniche. Finalmente in paese qualcosa di alternativo (oltre al corner :D).

Lunedì mattina a rischio rasatura visto che nel primo mattino manca ancora una volta l'acqua. Oggi ancora una volta si fa sentire la mancanza del vigile. Sembra infatti che per colpa di un auto parcheggiata male non e' stata svolta, in via Alpini, la raccolta porta a porta della spazzatura. Invece, contemporaneamente, a Tropea la presenza dei vigili si fa sentire e come. Un centinaio di multe sul lungomare per divieto di sosta. Alla sera immancabile "finale con gli emigrati" alla quale non volevo prendere parte. Poi per fare qualcosa di diverso o forse per fare sempre più qualcosa di uguale, a quello che facevo un tempo, vi ho preso parte. Al termine della partita, a notte inoltrata, ci sono state delle scaramucce in piazza, sempre per quella rivalità che in questo caso e' negativa. Queste scaramucce hanno "riempito" la serata, che non prevedeva altro. Non prevedevo neppure che a fine partita, svoltasi in tarda serata, avrei rischiato di non fare la doccia. Doccia impossibile da farsi nei nuovi spogliatoi, sia di giorno che di notte. Penso ai poveri abitanti de "la cutura" sempre a secco nonostante siano il "nord" del paese. Nei bar alla notte si beve solo birra in bottiglia, non alla spina, perché non si possono lavare i bicchieri.

Martedì ci si aspetta un po' di "movida" dal mercato settimanale ma nonostante siano aumentati di molto i "dimoranti" a Sannicola, di movida al mercato se n'e' vista ben poca. Invece nel pomeriggio un ingorgo ai livelli di quello che aveva causato la signora della bionda chioma. L'ingorgo  era stato causato da un furgone che trasportava l'amplificazione per la serata "tra ca nui". Questo a causa delle macchine parcheggiate in divieto di sosta finiva per rimanere incastrato sotto il balcone della piazza. Balcone celeberrimo per i comizi e per le farse. Questo accadimento provocava uno storico, quanto stoico, ingresso di Vittoriejro nel CCAR. Lo stesso Vittoriejro in nottata ci offriva un'altra delle sue performance, durante le premiazioni. Spaziando, tra l'altro, dal bilancio del comune di Roma, al calciomercato. Dalla creatività dei calabresi, al fatto che una festa non si valuta dai cantanti che si portano o dalle persone presenti in piazza.

Mercoledì 14 agosto: Un giro tra le vie più nascoste del paese. Un degrado da hinterland delle grandi metropoli. Numerosi elettrodomestici in disuso e reti del letto posti in bella vista davanti alle proprie case. Addirittura su una terrazza una sorta di magazzino a cielo aperto con lavatrici, frigoriferi e altro. Tutto ciò perché per poterli smaltire e farli portare all' "ecocentro" bisogna pagare una tassa di 10 euro per ognuno. La gente preferisce tenerselo davanti casa. Se non altro non si buttano più sotto qualche "cafuni".

15 agosto: Piove cenere. Un grosso incendio divampa per tutto il pomeriggio su una vasta area. Non ci sono interventi per via aerea. Dicono che i mezzi antincendio sono impegnati in altre zone. Un Canadair lo vedo io parcheggiato in aeroporto a Lamezia alle 18:30. Sarà guasto? L'incendio continua per tutta la notte.

Giorno 16: L'incendio continua. Si e' protratto su vaste zone. Continua anche la pioggia di cenere che ha ricoperto i davanzali e le macchine. Neanche fossimo in prossimità dell'Etna durante qualche sua eruzione. Finalmente c'e' l'intervento di un elicottero, anzi due. Visto che ora anche gli incendi sono due. Poi sembra arrivare la vera pioggia. La prima dopo due settimane. Quattro gocce. Serve solo a sporcare, ancor di più, se ce ne fosse bisogno, le automobili. Nel pomeriggio metto a rischio i cerchi in lega e il sottoscocca della mia auto per salire a Camunni. La strada e' disastrata. E dei lavori, tanto annunciati, nemmeno l'ombra. Nella serata incontro cittadini-amministrazione (ecco a cosa mi sarei dovuto preparare!) che avrebbe dovuto svolgersi il 13 "al chiuso". Ma se così fosse stato come avrebbero fatto ad esporre quei mega cartelli (sempre in stile berlusca)? Non vi ho preso parte. Grazie ad un ritardo dei treni ho potuto mantenere fede alla promessa fatta nel forum sulla mia non partecipazione. Ho avuto il tempo di vederne l'allestimento e credo che se un'amministrazione di un paesino del nord si presentasse ai propri cittadini pubblicizzando queste grandi opere verrebbe derisa. Da parte mia e' valsa la stessa cosa. Si vanta uno sportello bancomat, un'autoambulanza frutto di una donazione (non si spiega, ancora, perché ne e' stata fatta benedire un'altra), una lottizzazione che in altri posti esiste da decenni. Per non parlare poi di una quasi pubblicità occulta alle poche aziende presenti nella zona industriale. Per quel che riguarda il forum ci sono state varie discussioni, a cui ho preso parte, durante le mattinate trascorse in piazza. Qui il sindaco e gli assessori hanno tenuto a precisare che molte delle cose che io ho messo in discussione sono solo frutto delle "cazzate" scritte dai giornalisti. Nella fattispecie da Nicola Pirone. Vedi i 6MB del wi-fi. Vedi il contratto con Jean Pierre Tassora.

17 agosto: Consiglio comunale in piazza. Le solite parole di circostanza. Tra le altre cose, interessante, invece, la discussione concernente la possibile presenza a Sannicola di una antica chiesa, ancora da scoprire. Al termine serata musicale e un'immancabile scazzottata in piazza tra due giovani residenti in paese. Nella tarda nottata arriva notizia di un altra scazzottata avvenuta a Capistrano. Alla quale hanno preso parte dei nostri compaesani.

18 agosto: Inizia la settimana del crocifisso. Qui ancora va di moda collegare le settimane ai riti ecclesiastici. Anche questa notte si e' rimasti al "secco". Alla mattina appena riaperta l'erogazione dell'acqua una parte di questa viene usata per lavare le strade e per innaffiare i gerani. Questo servizio negli ultimi giorni viene svolto dal sindaco. Forse la risorsa idrica andrebbero utilizzate meglio. Visto che poi ci si lamenta di quelli che danno da "bere" alle loro coltivazioni. Così come andrebbero utilizzati meglio le sovvenzioni. Visto che ancora in paese manca un depuratore. Depuratore per il quale i cittadini pagano una tassa. Ma come al solito non voglio addentrarmi in discussioni "politiche".

19 agosto: Anche stanotte una rissa "un rito una messa che puzza un bel po' di routine". Questa volta sono venuti da fuori a fare a botte tra di loro. In giornata sono andato a visitare il sito in zona "monacelle" di cui si era discusso durante il consiglio comunale, per vedere le famose "vasche". Il luogo, secondo me, andrebbe tenuto "pulito". Soprattutto dopo che si e' lavorato per riportarlo alla luce. E soprattutto perché sembra che questo abbia una valenza storica per il paese. Va tenuto pulito, anche, ora che se ne parla in incontri pubblici e si porta a conoscenza di tutto questo a persone che non ne sapevano della sua esistenza e persone che in questo momento diventano dei potenziali visitatori. Stessa cosa dicasi per gli scavi effettuati all'interno della chiesa di San Nicola. Alla sera nel circolo ARCI effettuiamo delle registrazioni per il sito.

Mercoledì 20: Continuano le registrazioni per il sito. Questa volta a casa del "Maestro Mazzè". Mio maestro alle elementari. Nel frattempo si fa sempre più critica la situazione idrica. Difatti gli abitanti della parte alta del paese si trovano a poter utilizzare l'acqua solo per poche ore al mattino. A detta del sindaco sembra che il problema verrà risolto lunedì prossimo. Quando molte persone avranno lasciato il paese. Perché non farlo prima? Le risposte sono molteplici, mai esaustive, alle volte mancano proprio. Pomeriggio al mare. Dalla spiaggia scorgo un treno passare. Sembra sia stato l'unico a passare durante la mia permanenza sulla spiaggia. Tutto questo mi fa ricordare quando da bambino non me ne "scappava" uno. Erano molti di più a passare, proprio perché stavo attento per vedere il loro "passare". Forse un presagio o la consapevolezza che un giorno sarebbe stato quello il mezzo, con cui potere, o dovere, "scappare" da quei posti, da quel poco che avevo.

22 agosto: Giornata anonima come quelli che incontro per le strade. In serata un "evento" ai livelli dell'ingresso di Vittoriejro nel CCAR. Sono in piazza, dove sarà celebrata la messa, per far vedere Gesù a mio figlio. Quando mi chiamano se posso dare una mano per portar fuori la statua dell'addolorata. Rimango interdetto ma poi do l'aiuto richiestomi come avevo fatto altre volte, in passato, quando all'interno della chiesa si doveva spostare qualche statua; del crocifisso piuttosto che della madonna del rosario. Ho pensato a qualche possibile "catastrofe". Ho pensato anche agli anonimi presenti e che a giorni, questi, avrebbero potuto far notare, ancora una volta, la mia incoerenza. Alla sera in piazza si discute delle varie problematiche esistenti in paese, da sempre, e delle quali si e' discusso, anche, nel forum. Molti mi chiedono chi sia questo Licata che ha incentrato su di se le attenzioni dei molti "lettori" del forum. Tutti mi/ci invitano a scrivere, al nostro ritorno, di queste cose. Come se loro non volessero esporsi o addirittura compromettersi. Il problema grave continua ad essere la mancanza dell'acqua. Faccio notare che l'amministrazione avrebbe dovuto preoccuparsi di comunicare ai cittadini, delle varie zone del paese, in quali orari sarebbe stata erogata l'acqua e quindi quando fosse stato possibile utilizzarla. E che avrebbero dovuto scusarsi con i cittadini, residenti e non, per la grave situazione in cui ci trovavamo. G.B. Galati mi fa sapere di star inviando un articolo a Il quotidiano nel quale rimarcava le stesse mancanze da parte dell'amministrazione.

Sabato 23: Mi aspettavo che a svegliarmi fosse stato il "passaggio" de "la banda". Quello mi avrebbe portato a vecchi ricordi. Ricordi di quando gioiosamente, nell'ascoltare la musica, mi svegliavo e presto salivo in piazza a "trovare" le bancarelle e soprattutto il tiro a segno. A trovare il palco, che era stato costruito da alcuni giorni, dove "su e giù" si giocava. Così non e' stato. La banda passava solo in tarda mattinata. Mia madre mi invita a "vestire bene" mio figlio. E' la festa della sua confraternita. Un passato remoto che non vuole "passare". Rimane presente. Forse e' solo un mio punto di vista. Di sicuro non lo e', ancora, per molti, in paese. Il passato, per loro, deve rimanere.

Domenica: In serata la processione. Alla quale prendono parte molte persone, meno che in passato comunque. Alcune persone non le avevo mai viste durante il mio "soggiorno" in paese. Molti saranno venuti apposta. Gente che non vedo da due decenni. Sembra sia impossibile che sia passato così tanto tempo. Le stesse persone anni or sono le vedevo quotidianamente come se queste, un tempo, facessero parte della mia esistenza e ora invece mi rendo conto che non ne ricordavo più la loro di esistenza.

Lunedì 25: Inizia l'ultima settimana di ferie. Le feste sono passate. E come dicono in molti qui: "finiu l'estati". Difatti in giro incomincia a non vedersi più nessuno. Finalmente sono iniziati i lavori per riparare il guasto alla rete idrica. Guasto che ha rovinato le ferie di molti. E' iniziato anche il rifacimento del manto stradale su un tratto della statale 110.

Martedì: Sembra sia stato risolto il guasto alla rete idrica. Al mercato settimanale poca gente e pochi venditori. Quest'ultimi si lamentano per la tassa che devono pagare ad un LPU che funge da vigile. Altro incendio "un rito una messa" ma che questa volta puzza di bruciato e di "interessi" per qualcuno. Nella serata l' LPU non può far nulla quando un assessore, a suo dire per ripicca, lascia la sua auto in divieto di sosta.

Mercoledì 27: Finalmente piove, "Ddeo dice acqua", per un po' almeno non ci saranno incendi.

Giovedì: Si ripresentano i problemi alla rete idrica. Il temporale ha portato anche dei problemi per quel che riguarda l'illuminazione pubblica sempre nella parte alta del paese.

Venerdì: Da un po' di giorni le strade si sono svuotate di gente e si sono riempite di malinconia.

Sabato 30: Partenza per il ritorno al posto della mia residenza. Mi lascio alle spalle i problemi del luogo: le strade malmesse, la vegetazione arsa, gli incendi, i problemi all'illuminazione, i guasti alla rete idrica. Il paese, alle spalle, mi guarda, mi segue, sembra proteggermi con il suo sguardo fino all'angitola. Dove il paese non ci "vede" più. Dove passando sotto l'omonimo ponte si attraversa una sorta di gigantesco stargate. Un passaggio verso nuovi mondi, nuove destinazioni. Dei viaggi nel tempo. Tutto ciò avviene per tutti noi da quando questo e' stato costruito. Da quel giorno in poi tutti quelli che siamo partiti, compiendo questo "viaggio", siamo passati per di la. E ancora oggi facciamo lo stesso ad ogni nostro ritorno e ad ogni nostro addio. Ogni ritorno per le ferie e' quasi un viaggio nel tempo. Un viaggio nel passato. Un viaggio nella nostra memoria. Un viaggio in noi stessi.

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Scripta Manent

Sul paese grava un grosso problema la mancanza del bene primario. Bene del quale il comune di San Nicola da Crissa dovrebbe essere sommerso:
L'Acqua!!
Da giorni -e non solo la notte- perdura la mancanza dell' acqua (che non si sa se sia potabile). In alcune zone la fornitura è limitata a poche ore, la cittadinanza sta dimostrando una grande civiltà limitandosi a lamentele a bassa voce. Allo stesso tempo l'amministrazione a bassa voce giustifica il problema -grave-. Ma un'amministrazione "civile" invece di preoccuparsi di comunicare "nero su bianco" le proprie iniziative e le proprie ordinanze relative alla circolazione avrebbe dovuto preoccuparsi di informare i cittadini, residenti e non, di quando e in quali ore, gli stessi, avrebbero potuto usufruire di un servizio che gli spetta di diritto ( per una semplice doccia o per fare il bucato, non parliamo poi di cose fisiologiche). E avrebbe dovuto soprattutto scusarsi, sempre "nero su bianco", per la grave situazione in cui il paese "versa". 

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Campionato finito. I piagnistei finiranno mai?!?

Oggi a Parma in una brutta giornata, meteorologicamente parlando, che più che assomigliare ad una giornata primaverile, quindi giornata da ultima di campionato, assomigliava quasi ad una giornata invernale, giornata da ultima di andata, si e' finalmente, o purtroppo, concluso il campionato di calcio dell' Inter ed allo stesso tempo della Roma, impegnata a Catania dove la giornata era veramente primaverile. Campionato che ha segnato la vittoria dello scudetto da parte dell' Internazionale, che dopo lo scudetto di cartone e dopo la vittoria di uno scudetto contro la grande rivale Empoli, si e' aggiudicata uno scudetto, finalmente, vinto sul campo. Vincitrice sul campo, così come avveniva per la Juventus di Luciano Moggi. Perché se andiamo a rivedere la cronistoria del campionato ci accorgiamo che di favori l'Inter del "santo" patron Moratti ne ha ricevuti in numero uguale o maggiore di quelli che riceveva la Juventus del "diavolo" Moggi. A cominciare dalla già citata giornata ultima di andata. Molti si aspettavano che durante questo campionato con l' Inter che dominava la scena, tra l'altro grazie ad un giocatore portato in Italia da Luciano Moggi, almeno il suo santo patron la facesse finita con i continui piagnistei, con il continuo lamentarsi di quello che, forse, qualcuno aveva tolto alla propria società. Nessun altra squadra si e' più lamentata del "passato". Solo lui continuava e continua a rimpiangere, anzi a piangere, il passato. Forse rimpiangeva, e rimpiange, il fatto che Luciano Moggi avesse, in passato, rifiutato un suo assegno firmato in bianco, quindi un suo passaggio all'Inter, che avrebbe potuto, forse, far vincere una benedetta champions allo squadrone che in Italia perdeva, sempre, per merito di quest'ultimo. Stranamente in Europa dove non c'era il diavolo Moggi, l'Inter veniva sistematicamente eliminata da squadroni come il Lugano, l' Helsingborgs, il Malmoe , il Villarreal  per non citare le sistematiche eliminazioni da parte dei cugini rossoneri che avrebbero avuto più ragione di loro di lamentarsi dei supposti soprusi e che invece stranamente, o giustamente, non fanno. Sconfitte in champions che oramai continuano da quarantacinque anni. Forse il patron dell'Inter mira alla conquista di qualche altro scudetto di cartone. Scudetti di cartone che costano molto meno di quelli vinti sul campo. Si, perché per vincerne uno sul campo ha dovuto spendere un migliaio di miliardi, mentre per ricevere quello di cartone è bastato mandare in FIGC una persona che già risultava sui libri paga dei soci nerazzurri. E' finito il campionato anche per tutte le altre squadre. In testa la Juventus. La "mia" Juventus. Che contrariamente a quanto successo due anni fa in piena calciopoli, rivendica, tramite la società, la proprietà dei due scudetti revocati da un processo sportivo farsa, dicendo che alla conquista del prossimo scudetto si festeggerà la terza stella. E questo mi fa pensare che forse nel complotto architettato contro Luciano Moggi e la triade, facesse parte anche qualche Juventino, anche se definirli così e' una mezza bestemmia, di primo piano. Noi tifosi quegli scudetti li abbiamo sempre rivendicati. Finisce anche il campionato, questo campionato, l'ennesimo, del nostro capitano e leader Alessandro Del Piero. Che nonostante la sua età, nonostante qualcuno lo avesse già dato per spacciato una decina di anni or sono, nonostante nessuno si sia azzardato a dire, come successo anni addietro, che facesse uso di epo, ha conquistato la classifica dei cannonieri. Dopo aver vinto l'anno scorso quella della serie B, quando tutti dicevano che era facile fare tutti quei gol contro difese di dilettanti, si e' ripetuto anche quest'anno, ma in serie A, contro le difese "professioniste". Era uno dei trofei che gli mancava. Ma penso che non serviva, questo altro trofeo, per dimostrare che Del Piero e' stato il più grande talento espresso dal calcio italiano che da leader, protagonista e bandiera della propria squadra abbia vinto tutti quei trofei e segnato tutti quei gol. 241. Tutti con la maglia bianconera in tutte le competizioni a cui ha partecipato. A cui se vogliamo possiamo aggiungere i gol realizzati con la nazionale che lo fanno essere il goleador "azzurro" più prolifico ancora in attività. Bene, penso che in questi ultimi anni la persona che poteva lamentarsi di più nel mondo del calcio italiano doveva essere proprio Del Piero. Giocatore a cui si e' addossata la colpa delle sconfitte dell'Italia agli europei ed ai mondiali, giocatore che ha dovuto subire un grave infortunio che lo ha tenuto lontano dal campo per un anno. Un allenatore come Fabio Capello, che era anche lui un mezzo infortunio. La stampa che non gli e' mai stata a favore. E per ultimo, ma evidentemente non per importanza, come dimenticare che e' stato fatto passare per un dopato. Insieme a Gianluca Vialli e insieme alla propria squadra. Squadra unica al mondo ad essere stata processata per uso di sostanze dopanti. Ma mentre Vialli era a fine carriera e meno "titolato" o considerabile bandiera della Juventus, Del Piero e' sempre andato avanti per la propria strada da leader e da bandiera di una squadra, e che squadra, evitando le lamentele e i piagnistei, che sono la prerogativa del massimo presidente interista. Piagnistei che nell'ultima giornata avrebbero avuto, ancora una volta, ragione di esserci, per l' ennesima sostituzione. Ma tutto e' finito nel "non puoi togliermi". Perché questi sono i veri gentiluomini del mondo del calcio. E non solo. Non quelli che continuano con i piagnistei nonostante possano, oggi, fare il bello ed il cattivo tempo. E non sto parlando di meteo.

 

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Minestrone per perbenisti

Vi siete mai accorti quanto "sproloquiare insensatamente" possa assomigliare a cucinare un minestrone? Mettere insieme nella stessa pietanza o meglio nello stesso piatto - piatto ricco mi ci ficco! - numerosi ingredienti: fagioli, cavoli, spinaci, zucchine, cipolle, carote, sedano, patate, prezzemolo, porri. Poi a tutti questi ingredienti c'e' chi ci aggiunge il dado, la pancetta affumicata - i grandi personaggi di sannicola direbbero "BECON" - il grana padano o il parmigiano reggiano, non faccio "distinzioni" - come qualcun altro -, un filo d'olio. C'e' chi si concede il tocco di classe nell' aggiungerci del farro. Poi a tutto questo "guazzabuglio" c'e' chi addirittura ci aggiunge la pasta. Magari due ditaloni rigati della Barilla o magari quattro spaghetti. Non prima però di averli spezzettati perbene, questa parola, perbene, mi ricorda tanto i finti perbenisti sannicolesi, solo che in questo caso la cosa viene fatta davvero bene. Le massaie o meglio li cummare, mettevano gli spaghetti in un tovagliolo, na curuna, e li spezzettavano. Pensate, pure, senza accento quello e' un altro piatto, a quanto possa costare un piatto di questo genere, verdura che costa un capitale, o nghiela o fa caddu le coltivazioni ne soffrono, quindi le tasche degli italiani. Le serre non esistono più? Non fatemi parlare di serre dopo quello che e' successo in questi giorni. Per liti di vicinato vengono ammazzate due persone. Non vorrei mai che magari passassimo alle cronache, anche noi, per le liti virtuali. Anche se sappiamo benissimo dei precedenti dei "perbenisti" presenti nel forum di sannicola. Tornando a noi, dicevamo, la verdura costa un capitale per non parlare poi della pasta, in un precedente editoriale ho scritto che cummare Teresa era fatta di un ottima pasta, questi personaggi invece, i perbenisti sempre, sono "tutti 'na pasta". Adesso mi chiedo se voi avete mai visto in TV un cuoco di prestigio come Vissani cucinare un minestrone. Lo chiedo ai perbenisti che seguono la TV "pulita", la TV da fascia oraria protetta, dove non si possono ascoltare o leggere parolacce e quindi televisioni da cui tener a debita distanza i propri pargoli. Perché sappiamo che certi cuochi non possono mettersi a cucinare dei "guazzabugli" che assomigliano, appunto come dicevo prima, a degli sproloqui insensati. I grandi cuochi ci fanno vedere come si cucinano prelibatezze, piatti da perbenisti, da signori, non  piatti da "populisti". Cucina dei piatti, Vissani sempre, che alla fine quando li deve "impiattare" questi non sembrano altro che il contenuto di una lattina di whiskas. E la TV perbenista ci insegna che i gatti comprerebbero quello. Ma li sordi, alli gatti, cu cazzu nci li duneria? L'unione europea? Quindi io, tu, noi, voi. Oggi l'era del detto "avanza porce"  e' finita, ora siamo nell'era degli "avanza gatti". Gatti trattati alla stregua dei bambini, chissà se ai gatti gli fanno vedere la tv spazzatura e leggere le parolacce che scrive mack.... Approfitto subito per collegarmi al volo, alla TV spazzatura. In Italia, dico Italia non paesi d'oltreoceano, anche se poi da oltreoceano arrivano i Simpson che sarebbero destinati ai bambini, ma ai bambini di genitori con mentalità aperta non di genitori perbenisti. In Italia, dicevo, siamo abituati a vedere nello stesso programma, cose pulite, spazzatura, prodotti riciclati, prodotti riutilizzabili, prodotti termovalorizzati per non parlare poi delle ecoballe e non solo di quelle ecologiche. Vorrei citare ad esempio la trasmissione che più di ogni altra, in questi ultimi tempi, diciamo, fa cultura, Che tempo che fa. In questa trasmissione vengono messi insieme i più grandi personaggi contemporanei, allo sproloquiatore per eccellenza, Cetto Laqualunque. Che svaria da cazzu a minkia, da cornuto a figghi de bottana, da cugghiuna a "nto u culu", per non dimenticare il celeberrimo "pilu". Glielo avete mai spiegato ai vostri figli cosa sia "lu pilu"? Come direbbe Cetto "la cosa cchiù naturale". E badate bene che in Italia dobbiamo pure pagare il canone per vedere questi personaggi, per di più in fascia protetta, magari rischiando che i nostri bambini diventino a loro volta scostumati. E questo non sarebbe bello per genitori perbenisti. Ma che cosa c'entra Vissani, Cetto Laqualunque, Che tempo che fa, con tutto questo? Semplice, io ho "la presuntuosa saccenza" - ma che bel termine, lo metterò anche nel mio curriculum vitae - di paragonarmi  ad un Vissani della cucina ed a Cetto Laqualunque. Più propriamente e qualititivamente al secondo, anche se a dire il vero delle volte ho visto Vissani fare dei minestroni, anche "verbali". Nota  musicale non nel senso stretto della parola: "ho visto a volte che anche un topo sa ruggire ed anche un aquila precipitata..." . Certo non sono proprio ai loro livelli. Ma se consideraste, voi perbenisti, il vostro di livello, ed il livello del contesto sannicolese, che non e' certo ai livelli della cucina di Vissani o di Che tempo che fa, converreste certamente con me che il paragone non e' poi tanto azzardato. Ma alcune persone non arrivano a pensare tutto questo. Alcune persone rimangono nella loro "bigotta antiquità", passatemi il neologismo, loro, i perbenisti, direbbero vetustà. E' questo il "the giant step" che molte, tante, troppe, persone non riescono e non riusciranno mai a fare. Non il cambiare idea, ma il non rimanere circoncisi nella testa. Così come nel cielo e sulla terra. Lasciamo perdere questo ingrediente, magari rovinerebbe il palato ad altri pseudo perbenisti e non voglio aggiungerlo all' editoriale, quindi metterlo nel calderone. Forse e' meglio così perché e' risaputo che si tutti li porce canuscerianu l'agghianda lu mundu sarìa finutu. Torniamo ai fornelli, quindi per restare in tema di questo minestrone perbenista, vorrei aggiungere al piatto - qui cu stu cazzu che potete contraddirmi e non lo fate sul forum perché se lo farete vorrà dire che sotto sotto vi piace leggere quello che scrivo, i miei, per voi, mix tra cazzate, cose senza senso e parolacce. Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior. Mi posso permettere il lusso di essere sia diamante che letame che fiore - che il nome del sito di Toto e' stato "rubato" al comune visto che porta il suo nome. Qui se avete letto, se avete letto bene, ma a voi non interessa leggere bene o tra le righe, a voi che siete perbenisti basta sapere che qualcuno ha scritto qualcosa per poi poterlo attaccare, anche se secondo me non lo attaccate né con senno né con senso né senza senso, ma vi attaccate al tram direttamente, vedete sono anch'io educato quando voglio, vi avrei potuto dire vi attaccate "a stu cazzu". E di peso ne tiene. Dicevo, c'e' scritto a chiare lettere di chi sia il corner e ve l'ho scritto pure in inglese, che sia chiaro around the world... Scusate le digressioni. Volevo parlare dell'avvenimento dell'anno se non degli ultimi decenni, per il nostro, vostro, abbiamo capito che e' meglio dire così, visto che nessuno ve lo può toccare, paese. Il passaggio del Giro d'Italia. E questo vi posso assicurare che era uno dei miei sogni da bambino, quando seguivo il ciclismo ed i grandi Saronni e Moser - io tifavo per Saronni - ed i meno conosciuti e ricordati Paolo Rosola e Eurs Freuler. Io il mio sogno da bambino non lo potrò realizzare nemmeno quest'anno. Però realizzerò un mezzo sogno da grande: andare a Vibo Valentia percorrendo una strada decente e non una mulattiera. Purtroppo lo stesso non potrò fare quando andrò al mare, visto che su quella strada i "girini" non ci passeranno..... però, così, mio figlio potrà rivedere la frana nelle curve di "fascina". Anche se io gli avevo ripromesso che l'avrebbe sicuramente riveduta, anche, a 18 anni. E fortunatamente il giro non mi rovinerà la festa. Spero, nel frattempo, non me l'abbia rovinata qualcun altro. Per la statale c'e' stata una mezza sistemazione, soprattutto quando c'e' stata la celebrazione del nuovo santuario di Mater Domini. Se il papa, a Serra, fosse venuto in macchina anziché in elicottero a quest'ora avremmo un autostrada sutta alli zimbi. Guardate che oggi vado per le lunghe, fate voi..... Collego il giro a quell'altra corsa ciclistica che ha attraversato le vie del paese in questi ultimi giorni. Di cui ho letto delle cronache sul sito della congrega - ne siamo proprio sicuri? O se ne sono appropriati del nome altri, così come ha fatto Toto con quello di Sannicola? -. La corsa "Challenge Calabria". Su questo articolo ho letto dell' intervista a Rocco Montesano, lui si ricorderà sicuramente di Rosola e Freuler, nella quale diceva che ad assistere al passaggio della corsa era presente un buon numero di persone - già da un ora prima del previsto passaggio dei corridori, come riporta l'articolo -, in un giorno lavorativo. Io adesso da "nordico di merda" quale sono vi chiedo: pecchì, li terrone quandu mai lavoraru? Anzi no,devo dire così " Il terron a lavorar no xe bon!". Cose che a me fanno incazzare molto più di quelli che hanno modo di sentirlo solo per televisione. Però poi quando anche io divento perbenista e mi guardo solo le trasmissioni impegnate, vedo che poi tanto torto, i nordici, non ce l' hanno. Anche se dovrebbero prendersela con i politici non con i terroni....anche se poi di politici mangioni dal Pò in giù, quindi terroni, ce ne sono stati e come... A dire il vero anche Vicenza ha avuto il suo politico che ha fatto i propri interessi. Ma se non altro ha fatto costruire un autostrada che attraversa la parte nord della provincia. Mentre un nostro politico ha fatto costruire un autostrada che attraversa il Pollino..... Dicevo, guardando queste trasmissione da perbenisti senti delle cose che veramente fanno "ribrezzo" e che sono la vergogna dell' Italia e degli Italiani, non "la vergogna di sannicola". Riporto alcuni dati: Venezia e' la città più cara d'Italia. Regione Lazio, stessi dipendenti della regione Lombardia, ma con la metà degli abitanti. Regione Lazio con il più alto numero di assenze per malattia - forse sono più cagionevoli di salute - Regione Lazio il più alto numero di dirigenti - 1 ogni 10 dipendenti - il doppio della media del settore. Se poi andiamo a vedere quanti soldi sono stati elargiti dallo stato, centralista, ad ogni singolo cittadino vediamo che: ogni residente della città di Napoli ha ricevuto nel 2007 dallo Stato centrale 617,1 euro. Segue Messina con 443,6 euro, Palermo con 438,9 euro e Cosenza con 433,6 euro. Chiudono la classifica Isernia con 160,5 euro pro capite, Campobasso con 151,7 euro e, fanalino di coda, Padova con 147,1 euro. Padova città del ricco nordest, piena di leghisti, anche se a dire il vero l'amministrazione comunale e' di sinistra. I nordici devono essere così perbenisti da non sentirsi un pò presi per i fondelli - scusate culo - ? Magari al posto della Santanchè La destra avrebbe dovuto presentare Storace come presidente del consiglio. Lui che di regione Lazio ne sa e come se ne sa. Ma lui sa che a Roma e nel Lazio si "pascia" meglio, quindi si presenterà alle elezioni comunali, sfidando, a suo dire, il non nuovo della politica romana, Rutelli. A Mastella invece interessa qualche altra poltrona e sembra voglia correre da solo. Forse perché sa che almeno davanti a qualcuno arriverà. Sicuramente arriverà davanti a Ferrara vista la stazza di quest'ultimo. Ma nemmeno Clemente scherza per quanto riguarda la stazza. Che mangia tanto lo sapevamo, ma per essere così grasso forse non e' poi così clemente con la moglie, quindi la "guzza" poco, se non mai, e brucia poche calorie. Se non altro la moglie e' una bella donna. Solo che anche in questo campo c'e' qualcuno che lo batte. Il cavaliere. Volete mettere? Veronica! Ma anche lì a "guzzarla" ci pensa qualche d'un altro. Mo' dico io o come si diceva "al vostro paese" : si scegghiru avanzi la porta de la chiese?? Aspetta n'attimo! de quale chiese? de lu rosariu o de lu crucifissu? Vi ca la megghio festa la facimu nui. Avimu cchiu' iscritti alla cungrega de lu rosariu. Alla pricissione de lu crucifissu ci sugnu cchiù fratelle. A chijra de lu rosariu ci sugnu cchiù gente chi vannu alla pricissione. E alla nostra cchiù gente chi canta. E alla nostra cchiù persuni chi portanu la cruci. Unu si la canta e l'atru si la sona. Abballati , abballati, fimmeni schiette e maritati.. ca poe alla fini tarallucci e vinu pe tutti e poi mentimu li fotografii mu li videnu li paisani chi sugnu fora. Allu cannatà all'argentina e tutti li perzuni su cuntente. Vistu ca epperu mu si nda vannu, mu emigrannu, ca a santunicola si moria de la fami e mo nci facimu vidire ca si mangia. E como si si mangia.... - Pe ogni ricorrenza, evente, giti, na bella mangiata. E non pensati ca si st'estati faciti la mangiata eo no mangiu. Pure altre persone, nel consiglio "open air", hanno detto che quei soldi andrebbero spesi meglio e poi hanno mangiato anche loro. Perché non dovrei farlo io? - Anche se da come mi ha detto qualcuno questa estate a sannicola, sarebbero emigrate solo quelle persone che non avevano voglia di lavorare.....Adesso mi sarei un po' "stufato", restiamo sempre in tema culinario - il culo non c'entra nulla in questo caso -, di aggiungere ingredienti. E vorrei chiudere dando io, stavolta, una ricetta per la Calabria. Perché non organizzate una Olimpiade? Sapete quanti sovvenzioni arriverebbero. Non accontentavi del Giro e dei Girini. Ve lo dice uno de li Giri. Con tutti quei soldi non mangerete di certo minestroni.....

Però adesso ci vuole la rima....ero conosciuto per quelle, scusate se non sono conosciuto per altro: "se qualche perbenista ha letto questo editoriale sul minestrone, ha confermato a se stesso di essere un emerito coglione!!!!!!!!!!!!!!"

'NTO U CULU

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Sudditanze psicologiche e sudditanze da blocco del traffico

 Un tempo si sarebbe detto: Anno nuovo, vita nuova. Oggi invece ci stiamo adeguando ad un più consono: "anni nuovi, vite nuove". E si, perché oggi le cose si sviluppano e si evolvono in un più lungo lasso di tempo. Così da dare solidità alle cose e certezza nelle stesse. In questo lasso di tempo può capitare che siano più di una le vite che cambiano. Vite che magari non hanno nulla da spartire l'una con l'altra. Magari l'accomuna, appunto, il periodo storico, ma, ad un' attenta lettura, tra le righe, ci si accorge che non le accomuna soltanto quello. In questo ultimo lasso di tempo, e cioè in questi ultimi "anni nuovi", sono state soprattutto due, le "vite", che hanno cambiato radicalmente il loro decorrere, il loro evolversi, solidificandosi così nelle proprie certezze. Nella fattispecie la vita calcistica e quella operaia. Da una parte abbiamo la vita calcistica che e' radicalmente cambiata per quel che riguarda la gestione della stessa. E' bastato far fuori una sola persona per rimettere a posto le cose. Ed allo stesso tempo sono stati rimessi al loro posto personaggi che avevano cancerizzato questa vita, calcistica. Ma la cosa più importante e' quella che sono cambiate le cose. Sono stati risolti i problemi legati allo scandaloso commercio arbitrale diretto da Luciano Moggi. Adesso siamo entrati in una nuova era. Nell'era della certezza che nessuno, o meglio qualcuno, non abbia bisogno di comprare, perché oggi gli altri, per non fare nomi, si vendono da soli. Non andava bene, sempre a questo qualcuno, che Luciano Moggi fosse il più bravo negli acquisti (il calciomercato ne era la prova eclatante). Le cose dovevano cambiare e sono cambiate! Diciamo che non esiste più il ladro con le proprie ruberie, ma e' palese che esiste una sorta di ricettatore con le proprie, anzi altrui, regalerie. Solo che in questo ultimo caso non c'e' nessuna possibilità di intercettazioni. Chi volete che intercetti? La C.I.A.? Oppure Echelon? E' noto a tutti che i veri mafiosi non hanno bisogno di rubare (comprare) tanto gli viene "regalato". La domanda da porsi oggi sarebbe: siamo alle solite, con le sudditanze psicologiche? O siamo nel pieno di una sudditanza dal potere economico, politico e mediatico??

Al contempo proprio in questi ultimi "nuovi anni" ci si sta avviando, anche, ad una nuova vita per il mondo operaio. Il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici. In questo caso, non nello stesso tempo, ma sempre nel lasso di tempo in cui si sviluppano "le cose", e' stata tolta la scala mobile così da non avere dipendenze dall'inflazione, come fosse questa una droga, ed allo stesso tempo creare una netta divisione tra le varie categorie lavorative. Ma la cosa più importante e' quella che viene spesso, più di ogni altra categoria "privata", rinnovato il contratto dei metalmeccanici. Come se tutti i mali che affliggono il potere d' acquisto del ceto medio si risolvono con il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. E' bastato firmare e, quindi, rinnovare il contratto di una categoria, per rimettere a posto le cose. Dimenticando che proprio i metalmeccanici sono quelli che se la passano meglio, rispetto a molte altre categorie, dal punto di vista retributivo e dal punto di vista della flessibilità dell'orario e del lavoro. Che volete che sia se poi la maggior parte dei dipendenti privati lavora nel terziario. Forse la loro sfortuna e' quella di non essere definiti, a livello contrattuale, operai, ma impiegati. E nonostante il potere d'acquisto degli impiegati del terziario non sia ai livelli dei metalmeccanici. Nonostante la flessibilità di cui sopra. Nonostante i metalmeccanici siano numericamente molto meno degli impiegati del terziario, si usano i media  per dare grande risalto a quest' evento, come se con questo benedetto, per loro, rinnovo contrattuale fossero stati risolti i problemi della maggior parte dei lavoratori. Anzi di tutti i lavoratori. Non andando incontro così a nuovi blocchi del traffico stradale e/o ferroviario. In questo caso si fa uso del potere mediatico e dalla sudditanza, psicologica?, che da questi ne scaturisce, forse anche per allontanare la gente dal preoccuparsi di ciò che sta avvenendo in Campania, dalla "munnezza" ad un altra categoria di "lavoratori" i "munnezzari"(Mastella, Lonardo, Pecoraro Scanio, Bassolino).

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Senza titolo

Senza titolo, perché non sapevo se intitolare l'odierno editoriale, editoriale di inizio settimana, editoriale di inizio anno oppure editoriale di fine feste, visto che l'Epifania se le e' portate tutte via. Il titolo avrebbe potuto essere, anche, editoriale di ripresa lavori. Ma visto e considerato che durante le feste natalizie ho sempre lavorato. E che durante queste feste non ho preso neppure parte allo sciopero indetto dai sindacati per il "nostro" rinnovo contrattuale. Rinnovo contrattuale che dovrebbe portare ad un aumento medio di 78 euro lordi. Aumento, che vista l'ingente somma, verrebbe "spalmato" in due anni (altro che metalmeccanici, tanto per restare in tema con il precedente editoriale). E se a tutto questo vogliamo aggiungere che in questa settimana sono in "cassa mutua" si capisce bene che il titolo editoriale di ripresa lavori sarebbe stato quanto mai fuorviante. Cosa che a me non e' mai piaciuta. Però leggendo Il quotidiano mi sono chiesto se sono i titoli presenti in esso a fuorviare il lettore oppure e' il lettore stesso che vuole fuorviare. Allo stesso tempo i titoli che ho letto mi hanno lasciato nel bel mezzo di un angoscioso dubbio: ma in Calabria bruciano le immondizie come a Napoli? Oppure sono in piena stagione estiva e ci sono molti casi di autocombustione?

I titoli sono questi:

Torano: giovane incensurato assassinato e bruciato nella sua auto
Vibo: a fuoco le auto di due fratelli imprenditori
Serra: a fuoco una stalla
San Costantino: autovettura in fiamme

Poi nello scrivere queste quattro righe, e ricordando il periodo dell'anno in cui ci troviamo, all'angoscioso dubbio di partenza se ne e' aggiunto un altro. Non meno angoscioso del primo. Ma non e' che nei suddetti casi si voleva solamente e semplicemente bruciare "la vecchia"? O e' solo un usanza "nordica" bruciare "la vecchia"? Comunque, oltre che su Il quotidiano, anche su Il giornale di Vicenza si può leggere di molti "incendi". Vista l' usanza popolare "nordica". Così come se ne può sentire parlare nei Tg regionali. Nei quali ci fanno vedere come viene bruciata "la vecchia" alla sommità di una catasta di frasche. Catasta che viene chiamata "pira". Questo nome mi fa sovvenire alla mente quando mia madre, nelle calde ed afose giornate estive, aveva spesso modo di esclamare: "mina na pira chi si more". Questo ricordo mi fa propendere sul fatto che in Calabria sia piena estate e che quindi si festeggi l'Epifania nel bel mezzo di giornate calde e soleggiate che favoriscono, appunto, l' autocombustione. A margine vorrei scrivere che visto che si parla de "la vecchia" forse il titolo adatto per questo editoriale, come quello precedente, avrebbe potuto essere un antico detto: "cu dassa la strata vecchia pe la nova, sape chi dassa ma no sape chi trova". E' forse per questo che il Sud non vuole cambiare. La paura del "nuovo".
 

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"Cu ciange futte a cu ride"

Stamattina ho avuto modo di passare in macchina per la zona industriale di Vicenza, che poi alla fine e' una delle entrate principali, anzi, questa e' la più importante visto che c'e' la fiera. Fiera famosa in tutto il mondo per l'oro. Ma anche per il sat expo. Fiere, queste, che portano alle cronache la città,tanto quanto il futuro ampliamento della base americana. Ma questo che cazzo può interessare non lo so, come del resto non so se possa interessare quello che scriverò. Dicevo, stamattina passo da questo benedetto posto, anche Berlusconi alle volte ci fa una capatina per benedire, e ti trovo una manifestazione dei celeberrimi, tanto tristi, tanto poveri, tanto sfruttati, metalmeccanici. Che come al solito sono compatti ed uniti nel piangere, nel rivendicare il loro diritto, non ad un lavoro migliore, meno rischioso, più salubre o quello che vi pare, ma, visto i tempi che corrono, una rivendicazione ad avere uno stipendio migliore, come se già non lo fosse rispetto a molte altre categorie. Altre categoria che anche per colpa propria(nostra) non sono a loro volta unite e compatte nel rivendicare, quindi scioperare, i propri diritti, ma pensano di "fregare" il loro datore di lavoro solo non svolgendo in maniera "ligia" il proprio compito(dovere). Come se questo in un certo senso li ripagasse, non del maltolto, ma dal non ben dato. Comunque, dicevo, mi sono trovato davanti questi manifestanti che facevano "passare" a rilento i "passanti". Passanti che non si sa bene se stavano andando a loro volta a lavorare o erano intenti nello shopping natalizio. Fatto sta che mentre il traffico davanti a me defluiva, anche se molto a rallentatore, quando e' toccato il mio turno si sono parati davanti un paio di sbandieratori, decidendo così, alla mia vista, in quel momento, di bloccare il traffico. Naturalmente le forze dell'ordine erano presenti, ma mentre erano bravi a "manovrare" il traffico quando ad esso era permesso defluire, non lo erano più quando il traffico veniva bloccato. Capendo bene il loro stato d'animo e le loro rivendicazioni e non dimenticando che stavo andando a fare shopping, non potevo far altro che restarmene fermo a guardare. Ma poi pensando ad una serie di cose, e cioè: che il motore era acceso e la benzina costa uno sproposito, che alla fine loro si lamentano tanto del loro stipendio e il sottoscritto prende un bel pò di meno per un lavoro che in alcuni casi e' molto più pesante (non mi azzardo a dire "usurante") del loro e che alla fine, i soliti "sistemisti", ci hanno ridotto a fare la guerra tra "morti di fame". Frankie  hi nrg dice che siamo "colonne di un sistema". Io dico che il sistema e' deciso da altri che  sono i "sistemisti". Scusate per la digressione. Abbasso il finestrino e faccio notare agli sbandieratori che avevano fermato un morto di fame come loro e che aveva da lamentarsi più di loro perchè alla fine di ogni mese, anzi dei 14 mesi per non contare il TFR e i contributi pensionistici, nel migliore dei casi, con 200 euro in meno. Dando loro però il merito di essere uniti e compatti nello scioperare. Al che uno di questi mi dice: "Mica posso fare la selezione su chi far passare, l' Italia e' questa". Però la mia lamentela ha portato i suoi frutti visto che mi hanno fatto passare. La mia mente ed i miei pensieri, che all'interno di essa si contorcono, in questa fredda e gelida mattina di shopping, non potevano fermarsi a questo piccolo siparietto tra morti di fame. E pensando al freddo ed alle lotte di classe, anzi alle lotte all'interno della stessa classe, quella dei morti di fame, mi tornava in mente il sito sannicoladacrissa.com, l'articolo pubblicato sullo stesso sito, riguardo la chiesetta di san Nicola e quando toto sul forum, sempre dello stesso sito, scrisse che nel nostro paese c'erano delle famiglie poco abbienti, morti di fame anche loro, ed aveva proposto una colletta tra gli utenti del forum. Non dimenticavo però, quando lessi che la chiesa dalla stato non prende nessuna sovvenzione. E questi ricordi mi hanno portato ad una piccola riflessione che in alcuni casi potrebbe anche far scaldare gli animi. Nell' articolo, riguardante la chiesa di san Nicola, ho letto che la regione ha dato un contributo di centomila euro per la ristrutturazione della vecchia, e' dir poco, chiesa. Contributo che nasce da tutti i singoli cittadini, che pagano le tasse, sia essi cristiani, non credenti, testimoni di Geova, musulmani, eccetera, eccetera(come si scriveva una volta). Lasciando perdere questo, mi chiedo se una regione, intesa come istituzione pubblica, quindi laica, debba preoccuparsi delle ristrutturazioni di luoghi di culto(anche Buttiglione se ne e' preoccupato molto, preferendo questo tipo di "ristrutturazioni" a quelle di Pompei e di altri luoghi non di culto) piuttosto di chi non ha soldi per mangiare. Ora visto che ho letto anche delle nuove tecnologie in arrivo nel nostro paese e considerando che qualcuno ha scritto che ogni qual volta l'amministrazione "fa qualcosa" viene subito attaccata, derisa, magari "vilipesa", e che magari qualcuno non arrivi a pensare che l'amministrazione voglia arricchirsi. Allora, lasciando perdere anche la regione, visto e considerato soprattutto da chi e' governata, tiriamo in ballo l'amministrazione comunale. Perchè quei centomila euro non li avete spesi per le famiglie meno abbienti? Non dico di fare come al solito, non e' il caso specifico, assistenzialismi gratuiti, ma visto e considerato che credete molto nell'energia alternativa perche' i primi investimenti non li fate voi, dimostrando oltre modo questa vostra fede, oltre a quella cristiana? Perche' non costruire degli impianti fotovoltaici per queste famiglie? Così almeno non avranno più il pensiero di dover pagare le bollette della luce e del gas. E magari riusciranno a passare qualche natale, futuro, più caldo e con lo stomaco più pieno. Questo natale ormai lo passeranno come gli altri anni, se non peggio, ma prometterglielo già da questo sarebbe da buoni politici, e io vi consiglio almeno per una volta di non esserlo. Se poi io verrei a sapere che queste famiglie a stare al caldo e ad avere lo stomaco pieno, non piangendosi, così, addosso, preferiscono avere una bella chiesa dove andare a pregare, allora ritiro tutto. Ma magari una volta entrati nella chiesetta vedranno loro stessi piangere la statua di san Nicola. Così come avviene, nella maggior parte dei casi, per le statue della Madonna. Ma questa volta non sarà per "l'anticu dittu".

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Un calcio alla violenza

Ogni qual volta che avviene un fatto di cronaca, per lo più atti violenti ed alle volte purtroppo ci scappa pure il morto, in luoghi o in situazioni riconducibili a qualche evento calcistico, subito si da la colpa al "calcio". La stessa cosa avviene quando negli stadi compaiono striscioni, oppure si ascoltano cori razzisti, cori contro le forze dell' ordine, contro il governo del calcio oppure contro il nostro, purtroppo, governo. Anche in questi ultimi casi si alzano cori di sdegno da parte dei politici e dei vari opinionisti, contro il mondo del calcio. Ritenendolo malato, ritenendolo uno sport da rifare (anche se poi negli ambienti calcistici, Moggi a parte, giranno le stesse persone da un trentennio) visto che e' l'unico sport violento. Lo ritengono addirittura la causa di questa cieca e bieca violenza. Come se i calciatori dall' arena del quadrato di gioco inneggiassero gli spettatori ad uno spettacolo cruento, come avveniva a parti invertite nelle arene di qualche millennio fa. Forse si dovrebbe smettere di pensare che sia il calcio a dover cambiare quando invece sono da cambiare molte altre cose. Che sono la vera causa che scatena tutta questa violenza. Ad iniziare dal fatto che la gente e' stanca di questo stato di cose, da come e' considerata e trattata dal "sistema" calcio e dallo stato. Come volete si comportino gli "ultras" se vengono considerati violenti ignoranti e razzisti? Quando poi in molti casi sono molto più pacifici istruiti e tolleranti di molti altri. L'unica colpa, se così si può dire, del calcio e' quella di dare il proscenio a queste situazioni. E' in queste manifestazioni che soprattutto i giovani riescono a coalizzarsi con un intento comune e cioè quello di fare casino di farsi sentire, di mettersi contro qualcosa e qualcuno. Qualcosa e qualcuno che purtroppo in quel momento sono rappresentati dalle forze dell' ordine che a loro volta, anche loro, diventano degli attori contro quelli che non gli fanno svolgere "tranquillamente" il proprio lavoro, quelli che gli rovinano le domeniche. La cosa migliore da cambiare nei sistemi e' chi li governa. Ci vogliono propinare un modello inglese. Però ce lo vorrebbero propinare solo calcisticamente, e cioè per quel che riguarda le leggi da rispettare all'interno di uno stadio. Ma mai pensano di attuare un modello inglese sui giovani, che poi sono le persone che in maggioranza frequentano lo stadio e che fanno parte di questi gruppi violenti di ultrà. Modello inglese che si occupi e che occupi più persone nel mondo del lavoro, in parole povere l' occupazione giovanile. Modello inglese che si occupi degli stipendi degli stessi occupati. Modello inglese che si occupi della tassazione e tartassazione di questi occupati ed in molti casi anche dei non occupati. Ma soprattutto un modello inglese che si occupi di questa politica "mangereccia e godereccia" sulle spalle dei poveri cittadini che, magari, come unico svago hanno la partita di calcio alla domenica. Non pensano che alcune forme di violenza sono la risposta a tutte queste cose? Visto quello che e' successo alcuni giorni fa in Francia cosa diremmo? Che la colpa di quello che avviene per le strade della periferia di Parigi e' dei negozi che tengono aperto fino alla sera con il buio? Fomentando la folla? Ora non mi sembra ne' che in Francia succedano tanti casi di violenza in situazioni riconducibili agli eventi calcistici quanto in Italia. Ed allo stesso tempo non mi sembra che in Italia succedano casi di violenza per le strade della capitale tanto quanto in Francia. Guarda caso sono sempre degli scontri tra giovani e forze dell'ordine. Sempre con le stesse tecniche terroristiche, addirittura si e' arrivati a dire questo, sassaiole ed auto incendiate. Su cosa possa scatenare questa violenza io mi sono dato questa risposta, voi la risposta datevela da soli. Lasciamo perdere gli opinionisti, quelli che pensano per gli altri e quelli che sanno, e addirittura detto, già tutto. Forse ancor prima di dare un calcio alla violenza sarebbe meglio dare un calcio nel culo a certi personaggi.

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Settimana bianca a Roma

Molti si saranno chiesti, oppure se lo staranno chiedendo in questo momento, se sia mai possibile trascorrere una settimana bianca nella città eterna. Eppure per qualcuno, forse, fu possibile. L'occasione propizia per poter, magari, coronare il sogno di una vita, non fu la nevicata del '56, come qualcun altro giustamente potrebbe pensare, bensì l'occasione, come dicevo, propizia per quel qualcuno si presentò allor quando a Roma si tenne una manifestazione nazionale per il lavoro. Era la metà degli anni '80. Anni nei quali questo tipo di manifestazioni erano di moda. Eravamo nel pieno degli anni di fango. A quei tempi non c'erano, come adesso, distinzioni tra centrodestra e centrosinistra. La magna magna al governo era generale. Erano gli anni dei governi del pentapartito. All' opposizione c'era invece la vera sinistra di un tempo, che era quasi tutta concentrata nel grande partito comunista del compianto Enrico Berlinguer. Partito che veniva da un 30% di voti ottenuto alle elezioni europee. La manifestazione per il lavoro era organizzata dalla confederazione sindacale C.G.I.L. , C.I.S.L. , U.I.L. . Per il nostro paese era organizzata dai soliti noti, Francu Tete, Alfredo, Ntone lu cecatu ed altri, magari meno noti di questi. Da notare che, naturalmente, il viaggio verso la capitale era gratuito, o meglio il tutto era a spese della confederazione sindacale. Nessuno, anche qui naturalmente, aveva nulla da ridere su queste spese. Cosa che invece fu rinfacciata al Berlusca quando lo stesso organizzò a spese del suo partito e dei partiti alleati una manifestazione nazionale contro il governo. Avete mai visto voi una manifestazione a spese dei manifestanti e non a spese di organizzazioni sindacali o di qual si voglia altra associazione? Vedremo più avanti come andò quel viaggio, gratuito, verso la capitale. Comunque, era quella manifestazione che offriva anche a noi la possibilità, oltre che a quel qualcuno di trascorrere la sua settimana bianca, di andarcene a Roma per un giorno, un sabato, gratuitamente. Naturalmente non per manifestare, ma per passare un sabato diverso. Un sabato nuovo. Per di più a gratis. Sapemmo della manifestazione, e quindi del viaggio, solamente il giorno prima. Quindi non ci fu molto tempo, a nostra, ed altrui, disposizione, per poter decidere tranquillamente sul da farsi. C'era un pullman da riempire. E che pullman. Il nostro gruppo nel gruppo si compose da subito da me, Bruno Galati e Nazzareno Pittelli, assidui frequentatori della sezione paesana del P.C.I. . A noi si aggiunsero Pasquale Martino e Nicola Marchese. Però volevamo infoltire ancor di più quel gruppo nel gruppo, che da lì a poco sarebbe andato ad unirsi ad un gruppo immenso, gruppo di circa un milione di manifestanti, nonostante la questura. Anche se questo come ho già detto non era nelle nostre intenzioni. Passammo il pomeriggio a cercare, in piazza, qualche altro "compagno" da unire alla piccola comitiva. E qualche altro passeggero di quel sgangherato pullman. Nessuno era disposto a venire. Mancavano poche ore alla partenza. E c'era anche la scuola il giorno dopo. Niente da fare. Nessuno si voleva unire a quel piccolo gruppo di manifestanti. Fu così finché, davanti al tabacchino, non passò "Colaccinu". Al secolo Nicola Malfarà. Il quale era sempre indaffarato con i suoi lavori. E non era uno che frequentava la piazza. Difatti era "cuturisi". Forse, quel giorno a quell'ora, era andato al tabacchino. Ed il destino volle che si imbattesse in noi, che non avevamo il suo da fare. Colaccinu era uno che nella gioventù ne aveva combinate delle sue. Dal bersi la candeggina pensando fosse acqua, all'ustionarsi il volto con della benzina. Si racconta che quel fatto successe perché accese l'accendino in prossimità del serbatoio della sua vespa, per vedere quanta miscela ci fosse dentro. Forse questa era solo una leggenda. Non era leggenda, invece, il fatto che avesse la faccia tutta nera per via di quell'ustione. All'arrivo di Colaccinu, così come per ogni altro passante in quel venerdì pomeriggio, la domanda fu: "A Nicola ti nda vene a Roma?". Dopo un pò di spiegazioni su come ci si doveva arrivare e su quello che dovevamo, almeno sulla carta, andare a farci, Nicola esclamò: "quasi quasi mi nda vegno. E si vegno mi spagnu ca mi la fazzu la settimana bianca". Datemi un pò di tempo che mi organizzo e poi vi saprò dire con precisione, disse. Si partiva, da sutta a "Ndon Titta", alla mezzanotte, per arrivare a Roma in mattinata. Lì, Colaccinu si presentò con sulle spalle un grandissimo scatolone che sembrava un baule. In quel momento cominciavamo a credere veramente alle sue parole. E cioè che si sarebbe fatto, davvero, una settimana a Roma. Evidentemente, visto che doveva essere una settimana bianca, dentro aveva scarponi e salopette, piuttosto che gli sci. Ci sarebbero potuti entrare, da quanto era grande quel bagaglio. Bagaglio legato con lo spago, come nelle migliori tradizioni. A Colaccinu mancava solo il colbacco. Ma poi avrebbe imitato troppo Totò e Peppino de "La malafemmina" e lui era un tipo originalissimo. Da notare che quella settimana che doveva essere, nelle sue intenzioni, bianca, era una settimana di fine maggio. Comunque partimmo alla volta di Roma. Il viaggio fu uno strazio. In autostrada venivamo puntualmente sorpassati da pullman gran lusso, con tanto di aria forzata, a quei tempi andava di moda questo termine, che avevano la stessa nostra meta. Mentre noi, al massimo, nonostante fosse quasi estate, potevamo permetterci una stufa. Stufa che, quelli che sedevamo nella parte posteriore del pullman, avevamo sotto i piedi. La stufa era il motore di quel vecchio trabiccolo. E ogni tot di chilometri bisognava fermarsi, in qualche piazzola piuttosto che in qualche autogrill, per fare in modo che la stufa si raffreddasse un pò. Nella parte posteriore del pullman solitamente si sedevano i casinisti. Ed in quella parte posteriore erano seduti anche i componenti di un altro gruppo nel gruppo, anche loro casinisti, che era composto, fra gli altri, da Claudio Bajuni, Vitu Bettega e Vitu de Maria Gnau. Loro ebbero la splendida idea, per loro ma anche per tutti gli altri, di portare un sacco, quelli di carta della farina, pieno di rosette. Il sacco pieno se lo erano procurato poco prima, a loro spese e non della confederazione sindacale, naturalmente, al panificio, che a quei tempi funzionava "alla papa" e dove ci lavorava anche il "nostro" Pittelli. Fu quella la trovata, insieme a "chilati" di affettati vari, che allietò il viaggio verso la capitale. Capitale in cui arrivammo la mattina seguente, verso le otto e trenta. Qui iniziarono le prime schermaglie, attraverso i finestrini, con i passanti, per le vie di Roma. Neanche fosse stata una trasferta calcistica. Scendemmo dal pullman davanti alla stazione Termini. E lì ci venne indicata la piazza dove ci saremmo dovuti ritrovare, verso le quattordici e trenta, per il ritorno a casa. Ritorno a casa, che visto il pullman e visto che nessuno di noi conosceva Roma, non era poi così tanto scontato. Il gruppo nel gruppo degli organizzatori paesani si incamminò verso il posto dal quale prendeva inizio il corteo dei manifestanti. Il gruppo nel gruppo degli altri casinisti non vidi per dove si diresse. Il nostro gruppo nel gruppo aveva appuntamento, davanti alla stazione Termini, con la sorella di Nicola Marchese che in quel periodo studiava a Roma all' università. Colaccinu, che faceva gruppo a sé, lo vidi indirizzarsi per non so bene dove, in mezzo a tutto quel traffico, con sulle spalle quel suo bagaglio, che per come lo portava doveva essere bello pesante. Il contenuto, oltre che pesante, doveva essere molto importante. Sparì nel nulla. Anzi nel "molto" della Roma che ci trovavamo davanti. Luci, colori, semafori, cartelloni pubblicitari, suoni, grida, clacson, sirene, macchine, pullman, taxi, barboni, lavavetri, accattoni, poliziotti e naturalmente manifestanti. Nel frattempo arrivò la sorella di Nicola insieme con il suo ragazzo. La quale, per la paura di quello che avremmo potuto combinare o che ci fosse potuto accadere per le vie di Roma, ci disse che a Roma, visto che ci sarebbe stata la manifestazione, quel giorno, sarebbe rimasto tutto fermo. Dai pullman alla metropolitana ad ogni sorta di mezzo pubblico di trasporto. E ci esortava a prendere parte alla manifestazione insieme al gruppo organizzatore paesano. Naturalmente noi dubitavamo delle sue parole, ma la invitammo ad andar via tranquilla in quanto saremmo andati alla manifestazione. Da lì allo scendere sotto la metropolitana la strada fu breve. Penso che ci facemmo tutte le fermate che era possibile fare, tra le due linee della metropolitana, per quel che riguardava il centro di Roma, in quel lasso di tempo, che avevamo a nostra disposizione. Ove era possibile scavalcavamo i tornelli, che oggi sono diventati famosi per gli stadi sicuri, per non pagare il biglietto. Nella metropolitana così come per le vie della Roma antica ne vedemmo di tutti i colori. Ma per quanto giovani eravamo sicuri. Tranquilli, non tanto. Come quando in metropolitana Nicola Marchese fece capire a tutti noi, e ad alcuni brutti ceffi, quanto fosse sicuro di se. Tenendo il portafoglio stretto in mano attraverso la tasca dei pantaloni disse: "lu partafogghio no cazzu mi lu futtenu". La mattinata ci volò via. Arrivarono presto le tredici e trenta e c'era da trovare la piazza, Ragusa, penso di ricordare bene, dove avremmo dovuto ritrovarci e dove avremmo dovuto essere per le quattordici e trenta. A quell'ora in quella piazza ci ritrovammo tutti, quelli che eravamo partiti. Tranne uno. Colaccinu. Lui mancava all'appello. Era proprio vera l'intenzione di farsi la settimana bianca. Lo vedemmo dopo un po' di tempo in piazza davanti al solito tabacchino dove ci disse che era rimasto a casa del fratello. Che in quegli anni viveva a Roma. In ogni caso rimane ancora oggi il mistero di cosa, quel giorno, portò a Roma in quel grandissimo scatolone, tanto da somigliare ad un baule, legato con lo spago. Se davvero dentro ci fosse tutta l'attrezzatura per la settimana bianca, oppure ogni ben di dio, tra suppressati, satizzi, pane, vinu,ojjo, olivi scacciati, zziriminguli, pruppuna, frittuli, ndujra, boccolari, pumadora calijati, ascadi, castagni, nuci, nucijri, e li pasticcini sicchi, fatti da Scaturchio, che non possono mai mancare. Si, in quel grandissimo scatolone poteva starci tranquillamente, anche, tutto questo. Se Colaccinu trascorse la sua tanto sospirata settimana bianca in quel di Roma e coronò, in quel modo, il suo sogno, rimane a tutt'oggi, insieme al contenuto del suo "pacco", un mistero.

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Tesoretto, pensionati di serie A e la benedetta famiglia

Nelle casse dello stato, come per magia, sono stati ritrovati un po' di soldi. Soldi, questi, sui quali non ci si faceva affidamento. Sia perché tutti oramai eravamo convinti che gli evasori potessero rimanere tali, sia perché gli evasori stessi, credevano di poter rimanere tali. Anzi questi ultimi credevano di poter rimettersi in regola, ogni tot di anni, pagando qualche spicciolo, con un bel condono fiscale. Condono fiscale a cui eravamo stati abituati, sia gli uni che gli altri, dal re degli evasori. Quindi tutti noi ci ritroviamo ad avere nelle nostre casse, fate attenzione, non nelle nostre tasche, questo tesoretto, così definito dai conoscitori dell' italiano perfetto. Purtroppo, per noi, a decidere su come spendere questo "nostro denaro" saranno i soliti grandi economisti. Che di economia quotidiana non ne sanno un bel niente. Cosa volete che ne sappiano queste persone di quanto costi un litro di benzina, un litro di latte o un chilo di pane? Mica loro vanno dal benzinaio o dal lattaio o dal panettiere. Per ognuna di queste spese c'e' l'autista di turno o la perpetua della situazione. Poi un bel giorno il primo ministro del bel paese, decise di andare in ferie, con la propria macchina, e non con l'auto blu, e si accorse di quanto era aumentato "alla pompa" il prezzo del carburante, in confronto ai tempi in cui frequentava l'università. Era da quei tempi che non aveva un rapporto diretto con un rivenditore. Facendo quell'incredibile scoperta, esclamò: "Però!! Certo che e' caro un litro di benzina!! Esclamazione che rimarrà nella storia come il "e pur si muove" di Galilei. Se avesse preso l' aereo di stato, come ha fatto qualcun altro per andare a vedersi il gran premio, magari non avrebbe fatto questa incredibile scoperta. Ma doveva andare così. Gli e' successa la stessa cosa che più o meno successe ad uno come Newton. Al quale se non fosse caduta sulla testa una mela, non sarebbe mai diventato quello che e' diventato. Lo sappiamo benissimo, tutti, che le scoperte sono sempre frutto del caso e della buona stella (alla fortuna la jocca s'adduna). Tornando a noi, anzi al tesoretto, che per qualcuno sarà pure benedetto, sappiamo, ed e' scontato, che sono loro a dover decidere su come spenderlo ed, o, a chi casomai destinarlo. E le prime persone a cui pensano chi sono?? I pensionati! Non ai disoccupati con famigliari a carico. Non alle famiglie monoreddito. Non agli studenti che sono "costretti" a frequentare la scuola dell'obbligo fino ai diciotto anni, ai quali dicono: "sappi che io ti obbligo a frequentare la scuola fino ai diciotto anni, ma che sia chiaro che oltre a questo obbligo avrai anche quello di sostenerne le spese. E che spese. E me ne infischio se sarai costretto a spendere un sacco di soldi per i mezzi di trasporto, visto che la scuola più vicina a casa tua e' a 50 chilometri (vedi la sfiga, se tu fossi un pensionato ti saresti potuto avvalere dell' esenzione o per lo meno della riduzione del prezzo del biglietto). E me ne infischio del caro libri, per il quale c'e' una magna magna tra docenti, ministero e case editrici". Non pensano neanche agli studenti non "obbligati" e quindi ai giovani studenti universitari. Ed a quanto costi un iscrizione ad un ateneo, ed a quanto costi, e gli costi, a loro ed alle loro famiglie, il mantenersi agli studi. Non pensano ai giovani che entrano per la prima volta nel mondo del lavoro. Forse perché pensando ai giovani si penserebbe a loro volta delle famiglie. Non pensano a quanto costi avere un semplice mal di testa, con quel che costano i medicinali (ed anche qui la sfiga vuole che tu non sia un pensionato, sennò avresti anche qui l'esenzione del ticket). No. La prima cosa a cui pensare sono i pensionati. Sono loro il futuro della nazione. Sono loro la forza della nazione. Il bello viene quando, da come mi sembra di aver capito, si scopre che più si e' versato nelle casse dello stato, tramite la contribuzione, quindi più si percepisce di pensione, più sarà alto l'assegno annuale, la cosiddetta "quattordicesima". A dirla tutta ci sarebbero pensionati e pensionati. Ma neanche qui si vuole fare una distinzione tra bisognosi e non bisognosi. Tra pensionati di serie A e pensionati di serie B. Prendiamo ad esempio i pensionati di serie A. Magari che vivono nel nostro caro paesello. Pensionati con case di proprietà, quindi nessun affitto da pagare. Pensionati a cui il comune manda una, bella, socialmente utile a fargli i lavoretti in casa ed a fare le piccole spese quotidiane (spero che almeno queste ultime conoscano i prezzi dei prodotti di prima necessità) e se non bastasse possono avvalersi anche del centro anziani. "Che volete, io pensionato ho lavorato quarant'anni, magari solo diciassette, da statale, mi sono costruito una casa, i miei figli li ho potuti mandare a scuola ed ora sono dottori ed hanno anche loro la loro casa e le stesse mie possibilità.. Insomma, in poche parole, nelle mia vita mi sono fatto il mio benedetto tesoretto, ed ora volete che io non abbia bisogno di una quattordicesima bella e sostanziosa?". Ora prendiamo ad esempio i pensionati di serie B, che vivono in affitto e che magari vivono in una grande città, e capite bene che vivere in una grande città e' cosa ben diversa dal vivere in un paesino delle serre calabresi. Pensionato che da giovane e' stato costretto ad emigrare, "da un governo spaventoso che non gli forniva i mezzi per campare", ed ha fatto sempre un lavoro da operaio, ha cresciuto una "nidiata" di figli, ai quali e' riuscito a stento e con stenti a passargli da mangiare. E magari, ancora, il comune non gli passa la socialmente utile, quindi si vede costretto a pagarsi, con soldi propri, una colf se non una badante, ne' egli ha la possibilità di andare al centro anziani, visto che questo gli e' lontano, si e no, come da Sannicola a Vibo. Comunque il discorso che a me sta di più a cuore e' quello che di sto benedetto tesoretto si vuole spendere quasi i due terzi per i pensionati, facendo già a monte una grave ed errata distinzione. E solo, e soltanto, un  terzo, più o meno quello che gli avanza, di esso, si pensa di spenderlo per i giovani. Forse dando già in anticipo la risposta alle mie ed alle altrui, simili, domande. Una risposta, comunque, non esaustiva vista e considerata la cosa curiosa che riguarda questo terzo del benedetto tesoretto, e cioè che non si sa bene, ancora, come spenderlo. Per i pensionati già si e' fatto una specie di disegno di legge. Per i giovani quasi un "beh, vedremo" tanto per voi c'e' tempo, siete giovani, fino a quando diventerete anziani, quindi pensionati, ce ne sarà di tempo per decidere. Qualcuno una volta ha detto "in medio stat virtus" ed "est modus in rebus". Ma oggi non e' più così. In mezzo, addirittura, per loro, non ci starebbe più nessuno. Qualcuno potrebbe arrivare a pensare che in medio stat "virus". Ma non arrivano a pensare, nemmeno, che in mezzo ad una strada ce ne stanno e ce ne staranno in molti. Del fatto che le cose non siano fatte in modo appropriato, questa ne può essere solo la riprova. Nel mezzo, se non se ne sono accorti, ci stanno le "famiglie"! Anche se mi sembra che queste non vengano mai prese in giusta considerazione. Quasi considerate "maledette". Famiglie, come dicevo prima, monoreddito, nel migliore dei casi con due modesti redditi. Ma nel peggiore dei casi anche senza reddito, con dei figli da crescere. Non faccio nessuna distinzione tra operai, datori di lavoro o, semplicemente, artigiani. La famiglia!! (Ricordate il padrino?). Questo e' il futuro della nazione. Questa e' la forza della nazione. Ci preoccupiamo della famiglia solo quando abbiamo paura che le nuove famiglie vengano create da omosessuali o transessuali. Ci preoccupiamo della famiglia solo quando dobbiamo dar loro dei diritti, solo se queste siano una vera e propria famiglia, secondo sempre il loro punto di vista. E cioè composta da marito e moglie, anzi da maschio e femmina, meglio ancora se tali sin dalla nascita. Poi non ci si preoccupa più della benedetta famiglia. Beh a natale, di quella che sta al freddo ed al gelo. Delle altre benedette famiglie non ci si preoccupa se stanno al freddo ed al gelo, per risparmiare quei soldi, che non hanno, per pagare la luce il gas o il metano. Che poi non tutti hanno la possibilità di avere anche il semplice allacciamento. Non ci si preoccupa della benedetta famiglia quando si vede che aumenta del 500% la somma richiesta a banche ed istituti di credito per comprarsi una casa, attraverso l' "accensione" di un mutuo. Non ci si preoccupa se e' aumentato in modo vertiginoso il numero delle case pignorate, perché questi mutui, prima accesi, poi non si riesce ad estinguerli. Prima si accende il mutuo e poi non lo si riesce a spengere. Non e' che magari poi un giorno passeremo per piromani? Non ci si preoccupa della benedetta famiglia quando aumentano all' inverosimile i prestiti richiesti a banche e ad istituti di credito vari. L'importante e' che cresca il giro d'affari per la borsa, che si rafforzi l'euro sul dollaro. Non e' importante se poi tutto questo non porta nulla nelle tasche della benedetta famiglia. Anzi, tutto questo, toglie dalle tasche delle benedette famiglie. Come dicevo, oggi si guarda al futuro di chi futuro ne ha ben poco. E non per propria scelta. Queste cose non le decidono i benedetti ma il "benedettore". A chi potrebbe avere un futuro roseo e uno splendido avvenire non ci si guarda, anzi non ci si pensa. Forse perché  un giorno potrebbero anche loro diventare dei pensionati e quel giorno non basterebbe più solo la quattordicesima, ma ci vorrebbe anche la quindicesima. E questo non potremmo permettercelo. Così come oggi in molti, anche lavorando sodo, non possono permettersi la quattordicesima, che sembrerebbe invece spettare al pensionato di serie A, per il pensionato di serie B una mezza quattordicesima, diciamo una settima, e per la benedetta famiglia un emerito cazzo.

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La barca di San Pietro

C'e' un usanza nel Veneto che si tramanda da moltissimi anni, di generazione in generazione. Che comunque sta andando viavia perdendosi. Questa antica usanza vuole che nella notte tra il 28 ed il 29 giugno, la notte antecedente il giorno in cui si festeggiano i santi Pietro e Paolo, in una caraffa, o qualsiasi altro recipiente in vetro, piena di acqua pura, venga versata la chiara di un uovo, fresco. La caraffa poi viene lasciata l'intera notte, sotto le stelle, possibilmente in un prato, così da poter prendere, meglio, la rugiada. Al mattino seguente la chiara d' uovo avrà assunto la forma di un veliero. E questo veliero viene chiamato "la barca di San Pietro". Per ricordare che San Pietro e' stato un umile pescatore. In alcuni casi il veliero e' così ben definito da osservarne l' albero, le vele e appunto San Pietro. Il fatto curioso e' che in nessun altro giorno dell'anno questo fenomeno si ripete. Ed il perchè ciò avvenga, solamente in quel giorno, non e' chiarito dalla scienza. Gli esperti dicono che si tratti di fenomeni di "cosmopatia" e di fenomeni "fluttuanti nel tempo". Spiegando che, una reazione chimica tra più sostanze, di cui una organica, avviene giorno dopo giorno in condizioni diverse, le stesse condizioni si ripetono solamente nello stesso giorno dell'anno successivo. Comunque non saprei dirvi come sia nata questa usanza e per quale, strano, motivo venne fatta la prima volta. Comunque da questa, un tempo, si cercava anche di trarne dei benefici sui raccolti. Ed il veliero ben definito era, anche, presagio di un buon futuro. Altri volevano che, nel caso che la barca avesse avuto delle larghe vele, fosse in arrivo la pioggia. Se invece fosse stato visibile San Pietro in barca, il tempo sarebbe stato asciutto. Riguardo all' argomento c'e' anche un vecchio detto popolare che dice: "Se piove a San Paolo e Piero piove par on ano intìero". "Se piove il giorno di San Paolo e Pietro piove per un anno intero". Insieme a queste leggende ce ne sono molte altre. Come quella che vuole che, se un fiore viene reciso la notte di San Giovanni (23/24 giugno) e viene appeso, rimarrà intatto per molti giorni e seccherà,soltanto, dopo molto tempo. Altre leggende vogliono che, se si mangia un uovo, fresco di giornata, il venerdì santo, non si verrà punti dagli insetti. Così come, se lo stesso giorno verranno potate le viti, le uve di quelle viti non verranno mangiate dagli insetti. E se nel giorno dell' ascensione si mangia un cotechino ripieno di lingua, si potrà andare tranquillamente per i boschi, in quanto non si rischierà di venir morsi dalle vipere. Di tutte queste leggende fa parte anche quella che dice che, "si Cola cacava non moria". No, questa, a dire il vero, qui nel Veneto non l' ho mai sentita.

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Gli ultimi saranno i primi

Con questa frase ad effetto, quest' anno, viene pubblicizzata la regione Calabria. E prima di questa frase, sempre nello slogan, altre frasi ad effetto, del tipo: "terroni? si, siamo calabresi". Oppure malavitosi, inaffidabili, incivili, ultimi della classe. Cos' e' questa un' ammissione delle proprie colpe? Una richiesta di redenzione visto che si utilizza una frase di Gesù? E la regione Calabria chi ha scelto come ideatore di questa grande "comunicazione"? Un grande "comunicatore". Oliviero Toscani. Mica uno qualsiasi, mica uno che gli bastano quattro soldi di compenso. Vabbeh che a dirla tutta sono soldi "regalati" dall' Unione Europea. Quindi, come sempre, soldi nostri. La campagna e' stata "fortemente" voluta dal presidente Loiero(ahi gnaziu!!!). Mentre il vicepresidente "si sofferma sul fatto di voler mettere i giovani calabresi al centro della promozione". Si. Con la loro faccia dietro a delle frasi insulse? E non con un concorso per far realizzare "gli spot"  proprio a quest' ultimi? No. Perché ad un calabrese non sarebbe mai venuta un idea del genere. Fortunatamente. Ed anche perchè non si sarebbe speso nulla per il compenso all'autore. Ma sai com'e', ci hanno insegnato che i soldi quando vengono messi a disposizione, vanno "spenduti", voce del verbo spandere, anche se in opere inutili o in campagne insulse. "E' una campagna mirata alla creazione di un percorso di simpatia e di superamento di molti pregiudizi e luoghi comuni. Proprio per questo punta sul calabrese più che sui luoghi e le bellezze paesaggistiche della Calabria". Queste le parole del Toscani. Con l'aggiunta di queste altre: "Nascere in Calabria non e' un vanto, né una colpa. Essere calabrese e' una condizione ereditata, non e' una scelta". E che vuol dire? Che neanche lui ha scelto di essere milanese? Cosa sta a significare? Se siamo morti di fame non e' colpa nostra, quindi venite numerosi a portare qualche euro? Penso che ognuno di noi sappia già che non appena lo leggeranno i benpensanti abitanti del nord, diranno "e' la verità". E che per loro questi non sono pregiudizi ma la realtà delle cose. Cito gli abitanti del nord, perché sono i primi potenziali turisti e quindi le prime persone a cui la campagna e' rivolta. Dalla mia esperienza, la prima cosa che chiedono le persone, a cui consiglio le ferie in Calabria, e': "ma se vengo giù in macchina, me la rubano?" Ma allora Toscani poteva, anche, farne uno, con scritto, "ladri? si, siamo calabresi". E stavolta sarete voi gli "ultimi",della giornata, a cui ruberanno la macchina, ed "i primi", la mattina seguente, ad andare in stazione dei carabinieri a farne denuncia. Un altra costante degli abitanti del nord e' quella di averne le palle piene degli extracomunitari, come dire "non ci bastava la disgrazia dei terroni". Allora perché non farne un altro, ancora, "extracomunitari? si, in Calabria abbiamo anche quelli!". Tanto per non farci mancare nulla. Ancora una volta si prende per buono ciò che viene "consigliato" da quelli che hanno una certa "credibilità". E se la gente si dovesse rendere conto che la campagna e' opera del "genio" di Oliviero Toscani, allora quest' anno, in Calabria, non ci sarà un posto libero. Peccato che, quando qualcuno aprirà il giornale, difficilmente leggerà "LASTERPAIA olivierotoscani". In quanto poco visibile. Non era meglio se ci avesse messo la sua di faccia per consigliare la Calabria come meta turistica? Oppure, per lui e' stato meglio non aver corso il rischio di essere scambiato per un terrone? Quanto era bella la vecchia campagna pubblicitaria: "Cerchi un mare pulito? La Calabria te ne offre due". Ma visto che il mare, oramai, e' inquinato ovunque, sarebbe stato come dire una bugia. E allora viva la sincerità (no aspetta quello e' lo slogan della birra). Tanto verrà un giorno in cui gli ultimi saranno i primi. Speriamo che non ci sia bisogno di un altro diluvio universale.

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2 Giugno- Festa della Repubblica....... Popolare Cinese?

C'era una volta l' Italia conosciuta come "il paese di santi, navigatori ed inventori". Oggi quell' Italia non esiste più. Oggi c'e' l' Italia delle forze armate. L' Italia superpotenza militare. Alla stregua degli U.S.A.. Anche se, gli americani o meglio gli statunitensi, non mi sembra che nel giorno, il 4 luglio, in cui festeggiano la loro indipendenza, ostentano la loro forza con delle parate militari. Cosa che invece avviene per altre famose repubbliche, come quella Francese e, sopra tutti, quella Popolare Cinese. Che bisogno c'e', nel giorno in cui si festeggia l'anniversario della proclamazione della repubblica, di ostentare la propria "forza", con una bella parata militare? E nel caso qualcuno dovesse pensare che, le "nostre" forze armate, da sole, non possano bastare, si fanno partecipare alla parata, con le loro rappresentanze militari, i paesi "amici", in modo da far vedere, ai malpensanti ed ai potenziali "nemici", su chi possiamo fare affidamento. Quest' anno il tutto e' stato giustificato con le missioni di pace ("an vedi", avrebbe detto qualche romano al Foro Italico) all'estero. Ma allora che bisogno c'era di sfilare armi alla mano? Mancava solo che le frecce tricolori sganciassero qualche bella bomba, per dimostrare che oltre al fumo, per i vecchi tornado, c'e' anche dell'arrosto. Quando venne eletto l'ultimo presidente della repubblica, in molti avevano sperato che la parata militare non venisse più fatta, in quanto, Napolitano, era rappresentante di una certa fazione politica, che con le guerre, si pensava, non avesse nulla a che fare. Se poi, alle ultime due parate, ci mettiamo anche la partecipazione di Bertinotti, presidente della camera, ma soprattutto colui che doveva essere il rappresentante, a suo modo di dire, della fazione politica pacifista, abbiamo detto tutto. D'Alema, nonostante ministro degli esteri, se n'e' andato a Valencia. A vedersi la Louis Vuitton Cup. Forse per trovare l'unica cosa, di "rosso", in cui credere, che gli e' rimasta, la "Luna". Ed anche perché un ministro degli esteri, come dice la parola stessa, deve stare all' estero e non prendere parte alle parate militari che si svolgono in patria, alle quali prendono parte, a loro volta, le forze alleate in missioni all'estero, per le quali anche lui ha dato consenso favorevole. Alla parata, tanto per cambiare e tanto per ricordare che trattasi di uno stato laico, non poteva mancare la partecipazione di un rappresentante ecclesiastico. Anche se, la sua partecipazione, non so se sia stata più sconveniente per lo stato italiano oppure per lo stato del Vaticano. Non e' che, dopo la nascita del loro campionato di calcio, negli anni a venire ci sarà anche una parata militare per festeggiare l'anniversario della nascita dello stato del Vaticano? Vabbeh che la loro parata militare e', già da tempo, molto ben rappresentata con la via crucis. Magari in futuro si potranno celebrare le due ricorrenze in un unico giorno, il venerdì santo. Non il 2 giugno. Perché, guai a spostare le festività religiose, si potrebbe essere scomunicati.

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Illusioni tele-trasmesse

Leggendo una news mi sono voluto chiedere quanto contassero realmente le televisioni. Anche, soltanto, quando, queste, trattano di un argomento "relativamente leggero" (il termine e' quanto mai azzardato ). E di come il solo commento di una notizia da parte di personaggi più o meno noti e di personaggi con un certo credito (non e' questo il caso) e di trasmissioni anche queste con una certa notorietà e credibilità, possano cambiare le carte in tavola. Ed il modo di pensare della gente. Queste quattro righe non vogliono, assolutamente, sminuire la complessità dell'argomento, ma trattano di un caso specifico. Le illusioni tele-trasmesse. Spero non tele-ricevute. La news era questa: "Crop Circles: nuovi cerchi nel grano ad Ancona Il cinema ce li ha proposti nel film Signs. Gli appassionati di Ufo e eventi paranormali ne vanno matti. Gli scienziati, invece, cercano di capire dove sta il trucco. Di cosa stiamo parlando? Ma dei cerchi nel grano, che in inglese sono chiamati i Crop Circles. Quei cerchi che ogni tanto compaiono nei campi di grano e che si dice siano un segnale degli alieni. O semplici scherzi. Adesso sono apparsi ad Ancona. I cerchi sono apparsi nella periferia di Ancona. Qui in un campo sono perfettamente visibili nel grano tre cerchi, che sono larghi almeno dieci metri ciascuno. In uno di questi Crop Circle ci sarebbe una profonda depressione del terreno. Come se qualcosa di pesante vi fosse atterrato. Una navicella aliena? Gli agenti pensano si tratti di uno scherzo."  Mi chiedo se sia stato il grande "illusionista" Casanova a disegnare questi cerchi nel grano. Casanova in questi ultimi tempi ci ha meravigliosamente "illusi" attraversando un quadro di kandinsky. Non prima però di averci dimostrato come era, ed e', per lui, semplice "disegnare" un "crop circles", durante la notte, nel grano. E ci ha mostrato due sedicenti ufologi, (illusi loro di esserlo o con la volontà di illudere gli altri?) con un pendolino che "sondavano" il terreno. Più che sedicenti ufologi mi sembravano sedicenti "Mosca"(Maurizio). Mi chiedo se costui abbia mai visto un vero "crop circles" della grandezza di centinaia di metri e che richiama i frattali. Credo che lo abbia visto, ma che per lui sia troppo difficile, non comprenderlo, ma solamente spiegare come quattro buontemponi nottetempo possano "disegnarlo". Siamo sempre alle solite, e cioè che, tramite la tv possiamo far passare il messaggio che vogliamo. In questo caso, che tutto quello che succede in ogni angolo della terra e' "illusionismo". E che la gente che crede, e chi dedica gli studi per un intera vita, nella possibilità che esistano altre forme di vita nell'universo, molto più evolute di noi, e' stata semplicemente "illusa" da qualche altro suo collega. Collega illusionista. E che e' molto meglio credere che lui sia capace di smaterializzarsi, di attraversare un quadro o, semplicemente, liberarsi da ogni sorta di "blocco",che credere nella possibilità, "praticamente ovvio" come cantavano i Bluvertigo, che esistano altre forme di vita nell'universo. Anche se queste non debbano essere per forza extraterrestre ma semplicemente (ancora una volta il termine e' quanto mai azzardato) degli extratempore. Mi dispiace solo che il tutto sia stato passato da Striscia la notizia che solitamente dà esempio di giornalismo vero e non illusorio.

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Sex crimes and Vatican

In questi giorni in Italia si fa un gran parlare di un video-documentario mandato in onda, lo scorso anno, in Inghilterra dalla BBC. Da poco il video-documentario "gira in rete". I diritti in Italia, in questi giorni, sono stati acquistati dalla RAI ("A Mediaset mai") e sembra che il video verrà trasmesso integralmente dalla trasmissione di Santoro, "Anno Zero". "Non senza però un approfondimento dei vari punti di vista". Diciamo che, qualcuno da una parte o dall'altra ci spiegherà ciò che avremo visto poco prima, non essendo noi capaci di capirlo autonomamente. Quindi se voi volete farvi un idea, autonomamente, potete guardarvi in anteprima il filmato. Per correttezza devo esimermi dal dire qual'e' il mio pensiero sull'argomento. Anche se e' facilmente intuibile. E lascio a voi ogni considerazione. Tanto, secondo me non cambierà minimamente il modo di pensare verso quelli in cui si e' creduto o ancora si crede. Giornalisticamente parlando e per quel che vale il mio parere, posso solo dire che non lo vedo un gran "pezzo". Troppo lacunoso. Troppi argomenti buttati nel calderone per poi essere troppo poco approfonditi. Comunque sia, se non avete niente di meglio da fare, guardatelo.

 

 

 

 

 

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Heysel, 29.05.1985
 

Sono passati molti anni da quella serata maledetta. Anche se troppo pochi per poter dimenticare. Troppo giovane per capire quello che stava succedendo. Anche se il perché, di tutto quello che e' successo, nessuno potrà mai capirlo. Troppa attesa per poter festeggiare, festeggiare una coppa campioni, la prima. Coppa pagata a caro prezzo, senza colpe. Prezzo pagato con la vita, da 39 tifosi. Tifosi di ogni età, di ogni parte d'Italia e anche dall'estero. Prezzo pagato con l'esistenza stravolta, dai familiari delle vittime. Oggi a tutto questo tempo di distanza mi chiedo se e' possibile perdere la vita in quel modo e soprattutto se e' ammissibile togliere la vita a qualcuno per una partita di calcio. E chissà se, invece di 39 persone morte, quella sera, ne fossero nate altrettante a quest' ora avrebbero raggiunto quella maturità che dovrebbe portare qualsiasi persona a capire che non e' accettabile morire in quel modo per qualsiasi altra cosa al mondo. Voglio ricordare quella serata e soprattutto le vittime, con il racconto di chi, quella sera, era presente, e l'ha vissuta in prima persona. Il racconto e' tratto da www.juventus1897.it e che pubblico grazie al permesso dell'autore(chub062@hotmail.com).

 

" E’ quasi mezzogiorno quando arriviamo a Bruxelles. Il viaggio è stato interminabile, soprattutto per me che non riesco a dormire in pullmann. Lungo il percorso ogni tanto abbiamo superato altre carovane di tifosi juventini, con i quali ci siamo salutati chiassosamente, ma avvicinandoci alla città il numero di pullmann bianconeri è aumentato in maniera esponenziale: siamo una marea e questo, anche se si tratta solo di una illusione, ci fa ben sperare per l’esito della partita.Il parcheggio che ci hanno riservato è grandissimo ed è stracolmo di tifosi. Cerco qualche faccia conosciuta, ma so che è inutile. Solo io, Gino e Fabio siamo arrivati qui per strada; gli altri tifosi della mia cittadina stanno arrivando in aereo, beati loro che possono. Cerchiamo le indicazioni per lo stadio. Non ce ne sono oppure non le vediamo, seguiamo la corrente bianconera, qualcuno là davanti saprà dov’è. Una breve pausa per una foto davanti all’Atomium: l’ho visto mille volte sui libri di geografia e vederlo dal vero mi fa un certo effetto. Finalmente arriviamo nei pressi dello stadio: esternamente non ci sembra granché, spero che sia meglio all’interno. Sui prati attorno allo stadio ci sono tantissimi gruppetti di tifosi: c’è chi mangia, chi dorme, chi legge la Gazzetta e avvicinandoci sentiamo i discorsi concitati di mille allenatori; ognuno ha la sua formazione e la sua tattica di gara, ci accomuna solo la speranza che non si ripeta la beffa di Atene.Io, apprensivo come al solito, voglio individuare l’ingresso del nostro settore per non essere impreparato quando apriranno i cancelli; Gino e Fabio mi prendono in giro ma si uniscono a me nella ricerca. Ci avviciniamo al perimetro dello stadio e cominciamo a percorrerlo. Nei pressi di quella che dovrebbe essere la tribuna centrale ci sono delle transenne. Qui non si passa. Facciamo un giro più ampio e arriviamo in corrispondenza di una delle curve. Sarà la nostra? Assorti nella ricerca, non ci siamo accorti che il colore dei prati circostanti è gradualmente mutato: da verde, bianco e nero è diventato verde e rosso. Qui ci sono i tifosi del Liverpool. Nella illusoria speranza che la mia maglia bianconera e quella di Fabio non risultino così evidenti (come se quella blu da trasferta di Gino con il logo Ariston, lo scudetto e le stelle sembrasse una normale polo…) proseguiamo nel nostro cammino. Non posso fare a meno di sbirciare i volti dei tifosi inglesi, nel timore di una espressione di minaccia e nella speranza di un sorriso di complicità.Un ragazzo si stacca da un gruppetto numeroso e si avvicina. Sorride timoroso, indica la mia maglia e mi parla. Accidenti, come è diversa la sua parlata dall’inglese della prof.; comprendo la metà delle sue parole, ma capisco che vuole cambiare la mia maglia con la sua. Perché no? Magari ci speravo in una cosa del genere e forse sarà per questo che, oltre alla maglia ufficiale, mi sono portato una maglia replica acquistata su una bancarella davanti al Comunale prima della partita con il Bordeaux. Facciamo lo scambio. E’ bella la loro maglia, di un rosso che comunica passione; chissà quand’è che la Juve deciderà di adottare le maglie fatte con questo tessuto lucido. Ci diamo la mano e ci salutiamo. Io gli dico: “Good luck”, ma non lo penso veramente, non per stasera almeno. Proseguiamo nella nostra ricerca, arriviamo quasi alla fine della curva prima del settore dei distinti; qui c’è un po’ di movimento. Non capiamo o forse capiamo ma non ci sembra possibile. Ci sono dei tifosi a cavalcioni del muro di cinta che in questo punto mi sembra più basso che altrove e con il filo spinato rotto; altri tifosi stanno passando loro dei contenitori, sembrano casse di birra. Forse stanno portando dentro degli striscioni, ma qualcosa ci dice che la prima impressione è quella giusta. Questi sembrano meno amichevoli di quelli che abbiamo incontrato prima e allora decidiamo di non indugiare troppo e ci affrettiamo ad allontanarci. Passato il settore dei distinti, l’ambiente torna a tingersi del rassicurante colore bianconero e vediamo anche un cancello con sopra un cartello che recita “Juventus”; non ci è dato di sapere se è l’ingresso del nostro settore, ma una valutazione della piantina dello stadio disegnata dietro al biglietto di ingresso ci spinge a pensare che sia così. Chiedo a tutti quelli che incontro se è questo il settore ‘N’ e puntuale arriva la presa in giro di Gino e Fabio. Siamo arrivati e anche se è un po’ presto, decidiamo di fermarci qui. Anni di partite al Comunale ci hanno insegnato che se non sei davanti ai cancelli quando aprono, ti rimangono i posti peggiori.Il pomeriggio avanza, fa caldo (perché quando compri la maglia ufficiale ti mandano sempre quella a maniche lunghe invernale?), il numero di tifosi aumenta e tutti si accalcano. Già da tempo abbiamo rinunciato a stare seduti e, per giunta, nel gruppo si è infilato anche un poliziotto a cavallo ed io, con la mia solita fortuna, sono faccia a faccia con il quadrupede. Spero che sia stato addestrato bene. Sorrido al poliziotto, nella speranza che capisca che qui non ci sono teppisti, ma lui non si smuove. “Vabbè, l’importante è che tu tenga buono Furia” penso io. Cresce l’eccitazione. La batteria dell’orologio mi ha abbandonato, ma penso che ormai ci siamo. Ora aprono. E’ come una scossa. Cominciano i cori “Juve, Juve” prima ancora di entrare. Siamo dentro. Ci sistemiamo in una posizione decente, vicino ai distinti e cominciamo a studiare quello che sarà il teatro della partita. Il prato è uno splendore. Qui il verde sembra – se possibile – più verde, che meraviglia. Però il resto non è granché: lo stadio non ci sembra molto grande; sicuramente è molto vecchio e comunque tenuto male. Addirittura i gradini larghi e bassi sono in più parti sbriciolati. Penso che sia quasi meglio il Comunale, che ho tante volte denigrato. Ricomincio a fare il solito giochetto delle “forze” sugli spalti, come se il numero dei tifosi fosse decisivo. Guardo verso al curva opposta alla nostra, dove ci sono i nostri “nemici”, ma non è tutta rossa: nella parte verso le tribune ci sono degli juventini. Chissà, forse siamo talmente in tanti che ci hanno riservato anche quel settore. Intanto lo stadio si riempie. Per ingannare l’attesa si parla, si legge un quotidiano faticosamente mendicato al vicino; ogni tanto qualcuno parte con un coro e allora tiriamo su sciarpe e bandiere e cantiamo per darci coraggio e sperando di darne ai giocatori. C’è uno dietro di me che ha uno striscione con scritto “Mamma sono qui”. Questa mi mancava.L’eccitazione aumenta sempre più. Non riesco più a calmarmi, se continuo di questo passo esaurirò le unghie prima dell’inizio della partita. Un boato. Sono entrate delle persone con la tuta della Juve sul campo. Da qui non riconosco i volti, potrebbe essere il massaggiatore, ma potrebbe essere anche Platini. Quanto manca? Sono quasi le sette. Manca ancora parecchio ed i minuti sembrano espandersi nell’attesa. Mi metto tranquillo. Ma dura poco.Un brivido percorre la curva, forse stanno entrando i giocatori a vedere il terreno di gioco. No, sta succedendo qualcosa sulla curva opposta. Cerco di capire. Dai due settori riservati ai tifosi del Liverpool stanno lanciando degli oggetti verso il settore degli juventini, sembrano bottiglie, forse sassi, non vedo bene. La parte della curva bianconera fischia, anche noi fischiamo. Ma proprio stasera dovevano fare casino? Fra le due tifoserie compatte si è aperta una frattura. Poi, come comandati da un unico impulso, i tifosi del Liverpool cominciano a muoversi in direzione di quelli della Juve. “Ci saranno le reti” mi dico, “Arriverà la polizia” spero, “Si fermeranno” prego. Si fermano. Ma è un attimo. Come una molla gli inglesi si ritraggono e poi ripartono, ma questa volta non si fermano, continuano ad avanzare. La massa dei tifosi bianconeri si sposta verso le tribune, forse stanno uscendo. Da qui vedo che molti si riversano sul campo di gioco. Forse gli addetti hanno aperto i cancelli e per evitare problemi li fanno entrare sulla pista. Il settore è quasi vuoto. E quelli del Liverpool si sono fermati; lentamente ritornano verso i loro settori e cantano. Cerchiamo di capire, ma da qui è difficile. L’altoparlante dello stadio non da comunicazioni. Speriamo che non rimandino la partita. Sarebbe il colmo essere venuti fin qua per non vederla. Passano i minuti. Il settore degli juventini rimane vuoto, i suoi occupanti sono tutti in campo. Mi sembra di sentire delle sirene. Stanno arrivando i rinforzi per la polizia, oppure sono ambulanze, forse qualcuno si è fatto male. Intanto il tempo trascorre, adesso troppo in fretta. Ma insomma, cosa fanno, perché non dicono nulla? L’altoparlante dello stadio comincia a emettere suoni, ma la confusione è tanta e i messaggi arrivano frammentati. Riusciamo a capire che i capitani delle squadre leggeranno un comunicato. Si sente una voce timida, è Scirea ci dicono: “La partita verrà giocata per consentire alle forze dell’ordine di organizzare l’evacuazione del terreno. State calmi. Non rispondete alle provocazioni. Giochiamo per voi” . Poi un’altra comunicazione, questa volta in inglese. Questi è Neal, il capitano del Liverpool. Non riusciamo a capire. Ma la partita è valida?Intanto il campo è sempre pieno di persone, a cui si vanno aggiungendo squadre di poliziotti o soldati che si dispongono attorno al perimetro del terreno. Se possibile, il trambusto aumenta quando entrano in campo alcuni calciatori della Juve circondati da un gruppo sempre più folto di persone. Arrivano quasi sotto la nostra curva. Nella calca mi sembra di riconoscere Cabrini, ma non ne sono certo. E’ tardi, l’orario di inizio è trascorso. Scirea ha detto: “Giochiamo per voi”, spero che non ci abbiano ripensato. Impercettibilmente il campo si svuota, tutte le persone che c’erano prima sono scomparse. Forse i tifosi della Juve scesi sul terreno di gioco sono stati smistati in altri settori dello stadio. Abbiamo notato che molti spettatori dei distinti alla nostra destra sono andati via. Forse si sono impauriti per il trambusto. Vediamo un varco nella rete divisoria fra i settori e molti tifosi della curva ci passano attraverso per spostarsi nei distinti. Lo facciamo anche noi, vogliamo vedere un po’ meglio. Non c’è nessuno ad impedicerlo.Sono già passate le nove, quando inizia la partita. I minuti prima lentissimi adesso passano troppo velocemente. Le squadre giocano abbastanza bene, sembra tutto normale. Voglio pensare che sia tutto normale. Noi facciamo qualche azione buona, ma anche loro non scherzano. Sono forti, lo sapevamo. Tacconi si supera in più di una occasione. Finisce il primo tempo sullo 0 – 0. Facciamo qualche commento, ognuno ha la sua ricetta per vincere, ma non sembriamo molto convinti. Un’ombra ci opprime. Entrano le squadre per la seconda parte della gara. Nella Juve non è cambiato nessuno. Passano una decina di minuti, poi un lampo. Boniek parte al galoppo. Sale l’incitamento, che diventa un boato quando i difensori del Liverpool lo stendono nei pressi dell’area. Rigore! “Ma, c’era?” . L’arbitro dice di si. Tira Platini. Proprio sotto la curva degli incidenti. Contrariamente al solito, questa volta lo guardo tirare. Gol! Stiamo vincendo. “Manca molto?”. Adesso il Liverpool non ci sta a perdere e ci comprime nella nostra metà del campo. Il cuore sta facendo gli straordinari. Tacconi para anche lo mosche. E’ quasi finita. Una sostituzione per la Juve. Esce Briaschi, entra Prandelli; ci copriamo, il Trap ha aspettato più del solito a farlo. Manca pochissimo. Un’altra sostituzione. Esce Rossi ed entra Vignola. E’ finita! Abbiamo vinto. Ci abbracciamo. Gino piange, ma non vuole farsi vedere. La curva alla nostra sinistra, dove eravamo prima è una marea bianconera. Aspettiamo la premiazione, vogliamo la coppa più desiderata. Il tempo passa ma non vediamo nulla. Ce la siamo persa? Altri minuti, non si vede nessuno. Ma che fanno? Hanno cambiato il rituale? No, ecco i giocatori che arrivano. Non ci sono tutti. C’è Platini che corre sotto la curva. Foto. Passano Tardelli e Boniek proprio davanti a noi. Altra foto. Questi coi baffi chi è? Favero. Altra foto. Non vedo altri juventini. Ma dov’è la coppa?Non c’è più nessuno in campo, esclusi poliziotti ed addetti. Lo stadio si sta svuotando, per stasera non fanno altro. Decidiamo di uscire. Torniamo al pullmann. Occhio alle maglie rosse. Dopo quello che è successo, non si sa mai. Ci rimettiamo in viaggio. Appena fuori Bruxelles, ci fermiamo in un posto di ristoro. E’ chiuso. “Ma come? Da noi sono sempre aperti o quasi.”. Proseguiamo. Abbiamo fame. Un altro autogrill. Come non detto. Appena vede arrivare i pullmann, qualcuno pensa bene di chiuderlo. Ci teniamo la fame, ci arrangiamo per i bisogni fisiologici e ripartiamo. Viaggiamo tutta la notte e arriviamo al confine svizzero alle prime luci dell’alba. Finalmente, un autogrill aperto. Ci fermiamo e assaltiamo letteralmente il bar. Ci guardano in modo strano. Una cameriera piange. Che succede? Io cerco l’espositore dei quotidiani. Voglio comprare una copia della Gazzetta per conservarla come ricordo. Non la trovo. Ci sono solo giornali in lingua tedesca. Ne compro uno. Ho una conoscenza scolastica del tedesco, ma riconosco il vocabolo che campeggia in prima pagina vicino ad un numero troppo alto per essere vero, ‘Toten’; e le immagini che vedo mi scavano un solco profondo nella mente e nel cuore. Per sempre.…Siamo a casa nel primo pomeriggio. Un conoscente mi offre un passaggio dal terminal degli autobus fino a casa mia. Mi dice che in paese mi davano per disperso. Risultavo capogruppo nell’elenco dei tifosi partiti da qui. Quelli che sono venuti alla partita in aereo sono tornati prima di noi, ed hanno raccontato di aver sentito il mio nome chiamato più volte dallo speaker dello stadio. Mi sembra incredibile, io non ho sentito nulla. Mi dice anche che la mia ragazza ha telefonato al Ministero degli Esteri. Non le hanno saputo dare notizie. Arrivo a casa. Mia madre mi abbraccia e piange. Mio padre non mi dice nulla. Mi guarda e parte per andare al lavoro. Anni dopo mi dirà di non aver provato una paura simile nemmeno ai tempi della guerra. Non ho mai voluto guardare la registrazione di quella serata."

Sergio

 

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La qualità della vita

C'era una volta la pubblicità della galbani. "Galbani vuol dire fiducia", questo ci volevano insegnare. Di noi potete fidarvi. Ma oggi, che "niente e' più come una volta", di cosa ci possiamo fidare? So benissimo che la pubblicità e' l'anima del commercio, ma altresì mi sto rendendo conto che i commercianti un anima non ce l'hanno. Anzi di questa te ne vorrebbero, addirittura, omaggiare, insieme all'acquisto di un loro prodotto. Una sorta di due per uno. Uno lo compri, l'"altra" te la regalo. Forse dovremmo stare attenti anche noi quando facciamo un acquisto, perché, paradossalmente, nell'acquisto vendiamo la nostra anima al "diavolo". Parlando di diavolo mi viene alla mente quella pubblicità di un caffé che si beveva all'inferno che era in contrapposizione a quello che si beve,tutt'oggi, in paradiso. Ma cosa ci può essere di più confortante che bere un caffé come lo si fa in paradiso? E se poi questa marca di caffé e' la stessa di quella che beve Paolo Bonolis e' il nirvana. Forse si ha la speranza che bere questo caffé diventi una sorta di karma per ottenere una padronanza di linguaggio alla Bonolis. Ma poi ricordando che quel caffé lo beve anche Laurenti, se pur anch'egli in paradiso, si ritiene che forse era meglio bere quello che beveva Pippo Baudo, all'inferno, anche se meno buono o più caro. Vuoi mettere il Sanremo di Bonolis con quello del "Pippo nazionale" ? In ogni modo la giornata inizia con una certezza in più, imitare i miti, diventando loro emuli. Toglieteci pure la e iniziale. Non ci interessiamo più della qualità, in questo caso, del prodotto, ma della qualità, in questo caso, dello spot. L'acquisto di un prodotto non viene più effettuato in base alla proporzione prezzo/qualità del prodotto stesso. Ma in base alla proporzione prezzo/qualità di chi lo sponsorizza. Per ogni istante della nostra giornata c'e' uno spot ad hoc, gli esempi sarebbero infiniti. Da cosa mangiare a come vestirsi. Così come la notte. Però adesso, che siamo entrati, anticipatamente, nella stagione calda, voglio vedere se la bella signora siciliana avrà ancora il coraggio di svegliare il marito, lamentandosi dell'arsura e ripetendo alla nausea: "Antonio, fa caldo". O questi avrà paura che il marito si trasformi nello scoiattolino salva foresta e con una scoreggia refrigerante la ibernizzi, così da tacere e non disturbarlo più. Ma la cosa che più mi ha fatto pensare e' stata quando ho visto l'interno di un pacchetto di una nota marca di sigarette in cui e' possibile leggere la seguente frase: "Grazie per aver scelto ........ con passione ti offriamo sempre il nostro meglio". E sempre all'interno del pacchetto si trova un opuscolo con sopra scritto "La qualità e' tutto per noi". Peccato che di fianco c'e' un bel primo piano dei pacchetti, dove si può leggere: "Il fumo uccide". Allora forse ci dovrebbero spiegare cosa sia per loro questa tanto pubblicizzata qualità. E cosa stiano a significare quelle frasi. Ti offriamo la qualità per ucciderti legalmente, visto che l'eutanasia e' vietata? Una presa per il culo per i fumatori che in quel momento hanno la vista e soprattutto il cervello annebbiati dal fumo? Un messaggio subliminale? O, ancora, qualche messaggio in codice di qualche gruppo ermetico? Ma dico io: ancora non ne avete, e abbiamo, abbastanza? Beh, se così non fosse e ne avete, e abbiamo, abbastanza, cosa aspettiamo......? Meglio cambiare; no?

 

N.B. A completezza di informazione c'e' anche un numero verde a cui e' possibile chiamare. Io l'ho fatto per avere delle risposte in merito. La società si impegna ad informare che il fumo fa male(anche se questo lo sapevamo) che i minori non devono fumare (anche se a loro dire ogni persona e' libera di farlo, sicuramente intendeva i maggiorenni) che su tutti i loro prodotti viene indicato che il fumo fa male nella lingua locale in cui il prodotto e' distribuito(anche se questo e' un obbligo). Nel loro sito, leggendo, potete anche venire a sapere che, la stessa azienda da lavoro a 60.000 persone (anche se a completare ancora una volta l'informazione dobbiamo dire che l'azienda che produce i missili Tomahawk di lavoro ne da ad 80000 persone) e nel 2005 ha donato in beneficenza 28 milioni di dollari.

 

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La ciccarizza, il circo e tutto il resto

Cummare Teresa. Una donna rimasta senza marito troppo presto. Un marito che per me, ancora bambino, era colui che era ritratto nella foto del quadro affisso nella mia aula, quella delle scuole elementari, sul muro che stava alle spalle del maestro Mazzè, quello che suonava la fisarmonica, come quella della canzone di Morandi. L'allora presidente della repubblica Leone, quello che c'era prima di Pertini. Una donna rimasta troppo presto da sola con dei figli da crescere, o meglio "d'avanzare", ed una potiha, quella di alimentari, da portare avanti. I figli nei miei ricordi mi sembra fossero tre. Una femmina di cui i ricordi, quelli di prima, sono vaghi, il già citato Toniucciu, quello dell'immancabile terza categoria, e Francesco, che lo ricordo sia perché giocava, insieme a Toto, nella stella rossa, non quella di Belgrado, sia perché aveva un cane che come stazza più o meno lo eguagliava. Ma mentre il cane non metteva paura nemmeno nelle rarissime volte in cui abbaiava, lui solo a guardarlo incuteva timore. Il cane era sempre mansueto, tranne la volta in cui Frangu Cingumila gli voleva aizzare argo. Perché a suo dire lo avrebbe sistemato "si nciu liberu su mangia". Anche se poi alla fine se non fosse intervenuto Francesco le cose sarebbero finite diversamente, molto diversamente. Ma l'episodio che riguarda la protagonista di questo editoriale, quello del cornerofmack, avvenne davanti alla sua potiha, quella di alimentari sita in via Fiorentino, nel primo anno in cui il circo arrivò a Sannicola, non quello Orfei. In quell' episodio cummare Teresa dimostrò di che pasta, non quella che vendeva nel suo negozio quello di alimentari sito in via Fiorentino, fosse fatta e che tempra, non il modello di macchina della fiat, gli anni gli avessero dato. Il circo stazionava "supa a Micu de Lena" ma i componenti di questo venivano spesso in paese per i loro affari e per le loro piccole spese giornaliere. Tra questi c'era un' avvenente signora dalla bionda chioma che con la sua macchina si fermava lungo via Fiorentino ogni qual volta doveva entrare in qualche posto, farmacia, comune ecc. finché non si fermò poco avanti alla potiha de cummare Teresa, quella di alimentari sita in via Fiorentino famosa per il registratore di cassa parlante. A quel punto, dopo innumerevoli fermate, il traffico andò in tilt, come avviene solitamente nelle grandi città nelle ore di punta. Al che cummare Teresa indispettita venne fuori dalla potiha, quella di alimentari.. beh lo sapete gia'... ed intimò alla sconosciuta donna dalla bionda chioma, quella del circo che quell'anno per la prima volta arrivò a Sannicola e che stazionava supa a Micu de Lena, "A mu ti move mu ti nde vai cu sa machina, ca no passa cchiu nujru!!". Ora non so se la signora dalla bionda chioma avesse capito quelle parole dette in dialetto, quello stretto nicolisi, ma essendo anch'ella una donna che nella sua vita da "nomade" ne aveva viste di tutti i colori, come quelli del costume del clown che faceva parte del circo che quell'anno per la prima volta arrivò a Sannicola e che stazionava supa a Micu de Lena, si sentì in obbligo di rispondere a tono " Se vengo li la prendo a schiaffi!!". Ma cummare Teresa per nulla intimorita, non come noi quando vedevamo arrivare il figlio Francesco, controbatté all' istante a suo modo, e con atteggiamento irrisorio disse: "ancora no venisti!!". La donna rimase attonita, come la terra al nunzio sta, e non poté far altro che mettersi la coda tra le gambe, come gli animali del suo circo che come detto quell'anno per la prima volta arrivò a Sannicola e che stazionava supa a Micu de Lena, salire in macchina e dar fine a quell'ingorgo che aveva stizzito cummare Teresa, come quella volta che... A dire il vero non conosco altre situazioni come questa o per lo meno non ne sono stato testimone, come quelli chiamati alla sbarra in tribunale, come si vede ad un giorno in pretura, come potremmo andare avanti all'infinito, come quello di Leopardi, non quelli del circo, perché il circo che quell'anno per la prima volta arrivo' a Sannicola e che stazionava supa a Micu de Lena, di leopardi non credo proprio ne avesse. Ma alla ciccarizza di tutto questo resto non importavana nulla. A lei importava solo del resto da restituire ai propri clienti, quelli della sua potiha di alimentari sita in via Fiorentino famosa per il registratore di cassa parlante.
 

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I gentiluomini del calcio

Quello che veniva definito un signore sta dando dimostrazione del suo essere gentiluomo o galantuomo o quaqquaraqua'.
Dopo il coglione con cui ha apostrofato un arbitro oggi ha apostrofato il suo ex figliol prodico "stronzo figlio di puttana". E qualche regista, per adesso, non ha voluto infierire rifacendo vedere il gesto dell'ombrello, da lui inviato a chissà chi, per cui si e' fatto un gran parlare due settimane fa per un giocatore in champions.
Ora non voglio nemmeno immaginare ciò che ha combinato martedì sera durante la rissa valenciana. Ma mi domando come mai quello che fino all'anno scorso stava attento ad ogni suo minimo gesto, quest'anno e' partito in una serie di pantomime a livelli dei tifosi più sfegatati,definiti in tv "MALEDUCATI".
Tutto ciò e' dovuto ad un bruciore di culo dopo i tutti soldi spesi nel calcio, oppure perché oramai si sente il padrone del calcio italiano?
La seconda che ho detto.......
Rossi e' sempre pronto a riprendersi la poltrona... non Valentino, anche lui povero interista crollato con la sua moto, straniera come il 99% dei giocatori dell'inter, nella fatal Valencia !!!!!!!!!!!!!!!!!!!
L'eterno secondo sarà lui finché non tornerà ad esserlo la sua squadra.

 

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Il custode della rete

Quello che oggi e' il custode della rete per quel che riguarda il sito, dedicato al nostro "vecchio" paese, una volta era il custode della rete della "storica" squadra di calcio, sempre, del nostro "vecchio" paese. Si, custode della rete, perché traducendo letteralmente il nome del portiere dall'inglese,lingua della terra in cui e' nato il calcio, lo tradurremmo proprio così. "Goalkeeper". Custode del goal, che noi chiamiamo, appunto, anche rete. L'unico a potersi fregiare dell'appellativo "IL PORTIERE". Oggi solo un portiere si può definire come IL PORTIERE per antonomasia, Gianluigi Buffon. Ma soprannominare Toto, Zoff, oppure Albertosi, sarebbe stato troppo riduttivo, visto e considerato che Buffon ancora doveva crescere, se non addirittura nascere. Difatti, per rafforzare questa tesi, bisogna dire che per alcuni anni, con la nostra squadra ha giocato un altro portiere, "straniero", anche lui bravo ma meritevole soltanto dell'appellativo di Schumacher. Le partite e le parate effettuate da Toto sono state innumerevoli, ma due partite sono rimaste indelebili nella mie mente. Una contro Sorianello, sul campo sportivo del nostro "vecchio" paese, dove i pochi,2 o 3, tifosi venuti in trasferta hanno urlato al goal, anzi alla rete, per ben due volte, repentinamente, nella stessa azione, ma, non si sa come, Toto era riuscito a "custodire" la propria rete, con due parate strepitose. Non e' che sia un gigante ma nelle gambe aveva due molle. Ma la partita che possiamo definire storica, almeno per me, e visto che rimarrà questo scritto, sarà per tutti, volenti o nolenti, storica, tornando a bomba, dicevo che, la partita storica e' stata disputata sul campo sportivo di Capistrano, contro i Real Boys di Sant'Onofrio. Quel giorno nel primo tempo non c'era stata partita,3 a 0, perché uno dei tanti "stranieri" della nostra squadra era in giornata e aveva dato spettacolo. Questo straniero era Nicolino Tassone di Simbario, un vittoriejro di fisico, ma con una grande tecnica e velocità, solo che cambiava il suo modo di giocare come il tempo a marzo, alternando partite con grandi giocate a partite anonime, anzi da rimbrotto. E se Raffelinu Gallorino era il pupillo de Lu zzu Gore. Nicolino Tassone era il pupillo di Franco Teti. Stavolta il talent scout era stato lui. Comunque qui stiamo parlando di Toto, quindi al diavolo i pupilli ed i talent scout. Il secondo tempo andò diversamente, allorché l'arbitro, forse comandato da Moggi, incominciò a favorire "li santunofrisi", tanto da farli raggiungerci sul 3 a 3. Evidentemente non perché in contatto telefonico con Moggi, ma perché amico del poliziotto che giocava con la squadra avversaria, che ne era pure il capitano. Ma questo sarebbe stato poco se all' ultimo minuto non si fosse inventato un rigore di sana pianta. Anche qui successe il solito, immancabile, putiferio, fortunatamente nessuno toccò l' arbitro, non era negli usi della nostra squadra, almeno in quegli anni, perché in futuro se ne videro di cotte e di crude. Si beccò l'ira funesta di molti e soprattutto di Vittorio, finché dalla porta non si fece avanti Toto, che esclamò la prima delle due, uniche, frasi che uscirono dalla sua bocca da quel momento in poi, "via tutti, tantu nci lu paru!!!!!". La sicurezza con cui affermò quella frase mise tutti a tacere. Guarda caso dal dischetto si apprestò a battere il rigore l'amico dell'arbitro, sennò che regalo era. Partì un bel tiro e pure angolato ma Toto,con scatto felino, fece quanto aveva promesso. E l'arbitro non poté fare altro che decretare la fine dell'incontro. La partita finì 3 a 3. E mentre i calciatori ed i tifosi si avviavano alle macchine, udimmo la seconda e ultima frase di Toto: "Dunatimi na sicaretta!!!!!". Si sedette sul lato passeggero, con la sigaretta accesa. Mentre si faceva ritorno a casa, gli occhi di Toto erano assenti, da quel posto, ancora seguivano quel pallone. Lo avrebbe preso anche un metro al di là della rete, di cui era il custode.

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Il senso dei sensi

Solitamente questo spazio e' dedicato in tutti i sensi alle sensazioni che si smuovono in noi partendo dal senso visivo,visto che prima di ogni altra cosa dobbiamo usare quello per poter leggere ciò che vi e' scritto. Bene, questa volta il tentativo di smuovere i sensi volevo farlo in modo diverso partendo dal senso uditivo. Certo per farlo meglio avrei dovuto lasciare uno spazio vuoto e far andare solo la musica, ma non avrebbe avuto senso, appunto. Saprete sicuramente che ciò che da il suono alle nostre parole e' l'orecchio. Cosa ne potrebbe nascere se il suono percepito dal nostro orecchio avesse sempre questa lunghezza d'onda?  Un dubbio in ogni caso io me lo pongo: i libri che noi crediamo fonti di saggezza e virtù, così come sono, non mancano dell'elemento fondamentale, il suono appunto, senza il quale nessun archetipo avrebbe potuto mai funzionare?  

 

Ascolterete questo suono definiamolo così brutalmente, molti se non tutti lo riconosceranno, ma io ho voluto ritagliargli uno spazio "mio", purtroppo si può diffondere solo una piccola parte di esso visto che e' protetto da copyright.

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Un mondo favoloso ?!?

In questi giorni gli eventi,ma più che altro il loro preannuncio,spingeranno molti bambini e ragazzi a chiedersi cosa a sua volta spinge una vecchia, brutta, con le scarpe tutte rotte a girare di notte casa per casa a lasciare regali. Per di più in notti molto fredde. Molti si chiederanno, anche,come fa una povera vecchia, descritta come una stracciona,ad avere la possibilità di consegnare regali e regali, alcuni dei quali anche molto costosi. Altri, anziché regali, riceveranno dolciumi, ironia della sorte, dentro a delle calze. Che se tanto mi da tanto,una che va in giro con le scarpe tutte rotte in che condizioni potrà avere le calze? Per questo alcuni hanno iniziato a non lamentarsi più di aver ricevuto solo carbone accontentandosi di qualsiasi cosa piuttosto che mettere mano su quella razza di feticcio. Oggi molti giustificano l'esistenza delle befana considerandola come la concorrente in gonnella di babbo natale. Considerandola,anche,come una paladina del gentil sesso che avvicina le donne agli uomini anche da questo punto di vista. Se non altro babbo natale viene decritto,intanto, come un uomo paffutello, quindi di buona forchetta. Con un bel vestito rosso ed una barba bianca e folta ed anche curata. Ma soprattutto come un uomo che può permettersi una mega slitta, trainata da innumerevoli renne, capaci di farlo spostare da una latitudine all'altra della terra. Senza timore di trovarsi a piedi nudi sopra la neve. Come qualcun'altra. Del resto il fatto che venga da un paese con un clima molto rigido, ed essendo arrivato ad una veneranda età, dimostra ancor di più che poi tanto male non se la passa e quindi può permettersi di fare, appunto, il babbo natale della situazione. L'unico problema per babbo natale e' quello che in molte case non esiste più il caminetto, anche se a dire il vero non e' che si sia mai saputo come la befana faccia ad entrare nelle case. Forse la nonnina di prima professione fa il topo d'appartamento. Il problema principale, che colpisce, in questo caso gli adulti, e' quello di fare bene attenzione a non dire che questi personaggi non esistono e che sono solo frutto dell'immaginazione o delle vecchie storie, tramandatesi, forse, originandosi da vecchie credenze popolari. Perché si rischia grosso, come addirittura perdere il proprio posto di lavoro. Fatto successo ad un insegnante inglese che e' stata licenziata per aver cercato di far credere, ai propri alunni, che babbo natale non esistesse.

Le favole favolose sono sempre esistite, da che il mondo e' immondo. Pensate a come siamo dovuti crescere, sentendoci raccontare una favolosa favola, in cui una brava bambina che andava a portare il cestino, chissà poi pieno di cosa,alla nonna, si imbatte in un brutto lupo cattivo che vuole mangiarsela, e ci riesce pure, raddoppiando la razione, facendo di un sol boccone pure della nonna, del resto lo sanno pure i lupi che gallina vecchia fa buon brodo. Per fortuna che poi arrivò il cacciatore che, tagliando la pancia al lupo, riuscì a trarre in salvo le due malcapitate. Chissà come e perché ancora vive all'interno della pancia del brutto lupo cattivo, al quale andava fatta un autopsia per capire se la vera causa fosse l'indigeribilità' della famiglia di cappuccetto rosso. E che dire di una bravissima ragazza così casta e pura che veniva chiamata Biancaneve, che faceva da colf a sette nani? Chissà mai il perché? Forse anche lei aveva sentito raccontare quell'altra favola in cui si dice, senza offesa per nessuno, che quelli bassi sono lunghi lì? In questa favolosa favola una strega cattiva la volle avvelenare. Perché invidiosa della sua bellezza, oppure perché invidiosa del fatto che Biancaneve avesse sette nani, solo in altezza, tutti per se? Ma anche qui succede l'inverosimile, allorché arrivò il principe azzurro che dandole un bacio la fece ritornare in vita. E chissà mai, ancora, il perché questi a quel punto non ritornò più con i sette nani ma rimase con il suo nuovo principe. Non e' che questi non fosse altro che John Holmes? Di favole favolose ce ne sarebbero a decine. Vogliamo parlare della favola favolosa di Pinocchio? Geppetto falegname intaglia un pezzo di legno e questo per miracolo assume sembianze umane diventando Pinocchio. Ma questo bambino fu costretto a subirne di tutti i colori da una fatina che gli fece crescere le orecchie come un asino. Fu costretto a subirsi le paternali dal grillo, come i governi e molti altri, oggi, subiscono quelle dell'altro Grillo.. Beppe. Anche qui, come in cappuccetto rosso, un animale li divora, una balena, anzi divora il babbo che addirittura ci abita all'interno. Con quel che si paga di affitto, avrà pensato, questa si che e' una favola vera !!! Anche per questa favola la spiegazione più plausibile e' quella sessuale. Una fatina pedofila che fa crescere il..... naso a Pinocchio, non prima, però, di averlo irrigidito,trasformandolo in legno. Le favole favolose sono queste. Lupi, orchi, streghe cattive. Da qui ognuno comincia a porsi le fatidiche domande: chi siamo ? Da dove veniamo? Dove andiamo ? Ma si ha la prima risposta definitiva, almeno una, quella che non siamo in un mondo favoloso, ma in un mondo di favole, di merda, sia le favole che il mondo.

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Giustiziato giustamente e giuste insinuazioni ?!?

Nella mente mi si e' insinuata una domanda: ma Saddam e' stato giustiziato, giustamente? Ma più che altro e' stato giustiziato, veramente?Lasciamo perdere la prima domanda, le risposte alla quale mi interessano poco. A me interessano ed incuriosiscono, molto di più, le insinuazioni che potrebbero essere fatte riguardo la seconda. Mi suona strano che come giorno della giustiziata, giustiziatura, giustizia(come azzo si può dire?) sia stato scelto un giorno di festa per il mondo islamico. Ma non erano così suscettibili, gli islamici, da aver paura a pubblicare qualche vignetta in cui veniva deriso il loro profeta? Allora quale spiegazione ci potrebbe essere dietro questa strana coincidenza? E poi perché farlo all'alba? Non avranno dormito ne' i giustiziatori, ne' i cameraman, diciamo che non ha potuto dormire nessuno,figuriamoci se ha potuto dormire il povero imputato. Non e' che anche questa e' stata una messa in scena a cui da tempo ci hanno abituato? Non e' che sia stata scelta l'alba, per fare in modo che l'imputato avesse, poi, tutta la giornata "libera" per festeggiare con la propria famiglia? I dubbi ognuno se l'insinua nella testa o glieli insinuano? Più che altro sono le poche immagini che vediamo che mi inducono in insinuazione. Lasciamo stare le immagini dell'esecuzione. Per la quale e' stata usata una fune che assomiglia ad una gomena. Ma come non ricordare le immagini della visita medica all'indomani della cattura? Questo dittatore sanguinario che mostrava al dottore le parti della mascella dove sentiva male e questi scrupolosamente gli controllava le carie ai denti e se ci fosse bisogno di qualche impianto dentale. In definitiva quello che abbiamo visto non sappiamo nemmeno chi fosse realmente, visto, appunto, che da tempo era stato insinuato che il rais avesse una decina di sosia.

 

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Perché la tredicesima a natale, con letterina a babbo natale*.

       Facendo due conti la tredicesima si dovrebbe prendere si e no a gennaio se non addirittura a febbraio,invece viene elargita a natale, naturalmente non per il buonismo natalizio, ma per farcela spendere subito. Non ci sono altri motivi per spiegare questa coincidenza.
Oppure si?
Che natale sarebbe senza tredicesima?
Niente regalini,niente presepi,niente alberi,niente babbo natale e mettiamoci pure niente offerte in chiesa. Certo come potremmo sentirci pure più buoni senza tredicesima? Gente non più felice, gente meno propensa a festeggiare,festività meno sentita. Purtroppo, o fortunatamente, dipende dai punti di vista, non tutti festeggiano il natale, o meglio le serate antecedenti, allo stesso modo, quindi altresì non tutti spendono la tredicesima allo stesso modo. Quest'anno per una casuale coincidenza ci ritroviamo a prendere la benedetta tredicesima pensando a quanto di questa ci verrà portata via,dalla nuova finanziaria. Di sicuro la nuova finanziaria non porterà via una lira, o meglio un euro, al mercato più produttivo della nostra nazione, e non solo, e cioè il mercato del sesso. Sembra da un recente sondaggio,per lo meno nella provincia in cui vive il sottoscritto, che durante questo periodo aumenti di molto la presenza per le strade di ragazze, provenienti soprattutto dall'est europa e dal nordafrica, non certo per suonare la novena,ma più che altro per farsi suonare. Così come suonano per alcune,se non per tutte,le randellate al rifiuto di schiavizzazione. Nessuno discute la nobiltà di questo lavoro,che se non altro riguarda solo la parte fisica mentre alle volte noi stessi siamo costretti a vendere anche la parte morale leccando il culo ai nostri datori di lavoro. Discutibilissimo invece e' il guadagno dei loro protettori che si arricchiscono rendendo essere umani alla stregua di animali,non per quello che fanno quest'ultime, ma per quello che gli viene imposto di fare. Certo c'e' anche chi lo fa di propria scelta, per non parlare di chi utilizza questo mestiere per fare strada nel mondo del lavoro o dello spettacolo.
Ma tornando a noi, questo aumento di presenze e' giustificato dal fatto che sembra che molte persone spendano una buon parte della loro tredicesima, in attività fisiche e goderecce con queste ragazze. Anche se poi, alla fine, quelli che ci godono di più sono sempre i soliti (ig)noti che incassano i quattrini in cambio di future cittadinanze o permessi di soggiorno.
 

Quindi a babbo natale scriverei questa letterina :

Caro babbo natale,
perché non si legalizza il mestiere più antico del mondo?
Quanti milioni di euro entrerebbero nelle casse dello stato?
Quanti milioni di euro risparmierebbero, di tasse, i ceti più deboli del paese?
Perché non liberiamo le strade da certa gente? Non dalle donne che e' un bel vedere ma dai bruttoni dei clienti e dai delinquenti dei protettori.
Perché non farle lavorare al calduccio sotto stretto controllo medico?
Mi sa che aumenterebbe anche il gettito,visto che anche i clienti staranno al calduccio e non torneranno a casa con qualche brutto raffreddore che gli rovinerebbe sicuramente il natale.
Non e' più deleteria una canna di una bella scopata?
Dirai la seconda se non si usa il profilattico.
Certo come non pensarci prima,visto che la chiesa ci ammonisce a non farne uso con le nostri consorti figuriamoci con gente estranea.
Eppure per quel che riguarda la prima sembra si vada pian piano verso la legalizzazione,non per colpa tua ma di qualcun altra che fuma più di un Turco.
Mentre guai a pensare di rendere legale il mestiere più vecchio del mondo, non sia mai peccare di fornicazione.
Non e' che uno stato che si definisce laico invece e' uno stato al quanto controllato dalla chiesa, nel quale persino i giorni festivi retribuiti ai lavoratori sono decisi dalla stessa. E scusa se io mi sono fatto l'idea che questa tredicesima sembra quasi cadere a fagiolo per rendere la gente più giuliva nel periodo ad essa più caro. Ti chiedo gentilmente di non considerarmi un eretico anche perché questo lavoro il nostro Messia lo ha già reso nobile 2000 anni fa, scegliendo una di queste come propria madre se non addirittura anche come sposa.


* I meno attenti non ricorderanno i tempi in cui il nostro ex, e futuro, presidente del consiglio si vestì da babbo natale per anticipare la discesa in campo (neanche fosse stato Donadoni :D ).

 

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San Martino alla bati

Negli anni passati quando ancora nel nostro paese c'era un po' di fermento,come quello del mosto,i giovani si coalizzavano in "gruppi". In quegli anni i gruppi più noti erano tre. Il "gruppo Ciolla" il "gruppo Sconvolti" e l'unico originale distinguibilissimo "gruppo Trenta". Quest' ultimo,o alcuni ragazzi facentene parte, erano anche i "produttori" di uno dei vini più buoni che io abbia mai bevuto. Il vino "de Attiliu de lu volanti" che, per la cronaca, di cognome fa Martino. Il gruppo vendemmia era composto, quindi, da una parte del "gruppo Trenta" e da un paio di fratelli di Attilio. Diretti dall' attento e scrupoloso cumpare Nicola, papà di Attilio. La vendemmia veniva effettuata "alla bati", dallo scarico del camion dell'uva, fino alla "svinatura" che avveniva alcuni giorni dopo,come voluto da cumpare Nicola.
Per quel che riguarda il travaso, beh, quello non poteva che avvenire a San Martino o meglio la sera di San Martino. Quando Attilio si presentava con una sporta de zippuli e diceva: "iamuninde alla bati". A festeggiare il giorno del suo cognomastico. Il vino era frizzante, come l'aria de la bati lo e' sempre stata, ma andava giù a catinelle, inondando i nostri stomaci pieni di zeppole e caldarroste. Lo stare insieme scaldava i nostri cuori ed il vino scaldava i nostri animi, ma soprattutto i nostri corpi, a tal punto che al ritorno nessuno si accorgeva de la friscanzana de la bati, anzi qualcuno si lamentava del troppo caldo, non si sa, appunto, se per l'aver bevuto troppo, oppure perché l'estate di San Martino in quegli anni fosse al quanto torrida.

 

 

Nota a margine: qualcuno mi ha fatto notare che il nome corretto della località citata e' l'Abati.

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L'immancabile "terza categoria"


Nel passato recente di alcuni di noi questo periodo coincideva con l'inizio della preparazione atletica per affrontare  l'imminente campionato di terza categoria con le maglie dell'Arci Uisp Crissense. Preparazione che veniva annunciata, presentata, programmata, con l'immancabile incontro presso la sede del circolo Arci , tra  tutti i componenti del "gruppo", dal presidente, all'allenatore, ai sostenitori e naturalmente i calciatori. I più giovani di questi ultimi, reclutati dal talent scout Toniucciu, che quando serviva qualche giovane cliente presso la  "potiha" di sua madre, immancabilmente gli chiedeva: "Quanti anni hai? Vuoi essere cartellinato con l'Arci?". Così come immancabilmente negli ultimi anni l'allenatore sarebbe stato "lu zu gore". Il quale altrettanto  immancabilmente, durante l'incontro di "programmazione",tesseva le lodi per "Raffelinu Gallorinu", come da lui  chiamato, presentandolo come il giovane più promettente ed una futura realtà per la nostra squadra. A dire la verità Raffaele  ha sempre avuto del talento evidenziato dal fatto che fosse mancino, anche se da li in poi non fece mancare esilaranti accadimenti. L'immancabile preparazione aveva inizio con sedute atletiche, nella zona "camunni" o presso il campo sportivo, non uno di  preciso tra San Nicola, Vallelonga, Filogaso, Capistrano, durante le quali Vittorio ci esortava a fare le respirazioni  rivolgendoci con il viso dalla parte in cui, secondo lui, arrivava l'ossigeno "De jra vene", solitamente, quando eravamo allu  critaru, verso Coppari. Agli allenamenti immancabilmente c'erano i concerti flatulenti alle spalle di Pileggione, il quale non poteva fare esercizi  ginnici a terra perché sporcava la tuta e sua madre non gliela avrebbe lavata. Tute che nell'anno in cui ci vennero regalateci  dal nuovo "sponzorro",come lo chiamava Nicola Tedesco, Rauti di Chiaravalle, andavano bene, vista la taglia, solo a Vittorio ed a Rafele famoso, mentre la divisa del portiere era così bella che Tedesco si promise che la sera sarebbe uscito, con la maglia indosso, in piazza con la moglie a passeggio. Con l'inzio del campionato si svolgevano settimanalmente due allenamenti, a cui era indispensabile partecipare pena  l'esclusione dalla formazione, esclusa quella titolare e la panchina, quindi diciamo che era indispensabile per la "convocazione". Il sottoscritto poche volte faceva parte della lista dei convocati, visto che era quello che scriveva i manifesti per  L'ALLANAMENTO e molto spesso pubblicava la lista dei convocati, precedendo lu zu gore, forse perché aveva avuto qualche soffiata, difatti dalla lista non potevano mancare Natale Lino o Natalino (!?! ), nessuno lo ha mai capito, e Andreotti, non il  ministro. Se non altro il sottoscritto prese parte alla lista dei convocati quando si dovette andare a giocare a Fabrizia, una partita di  recupero, da giocare il mercoledì alle 14:30, dopo che la prima gara era stata rinviata per neve. Quel giorno i giovani  reclutati da Toniucciu, tornammo prima da Vibo, quindi dalle scuole, per arrivare per tempo a Fabrizia. I convocati eravamo 16  così quanti ne potevano entrare in distinta e quindi anche poter entrare nel recinto di gioco. Se non che Lu zu gore ancora  alterato per le mie "anticipazioni", consegnava all'arbitro una distinta di soli 15 giocatori e il sottoscritto si dovette godere la partita all'infuori del recinto che delimitava il campo sportivo. Se non altro anche di mercoledì ed in un paese lontano avevamo almeno un sostenitore. Però oltre al sottoscritto nemmeno il suo "pallino" gli fece mancare momenti di gioia. Uno dei tanti quando andammo a giocare a Melicucca'. Una partita equilibrata così come il risultato, 0 a 0 fino ad un quarto d'ora dalla fine, quando successe l'irreparabile. Non si sa come, l'arbitro ci assegnò un rigore, e li successe un putiferio, l'arbitro venne barbaramente picchiato da persone entrate in campo dall'esterno. Noi non potemmo fare altro che metterci in disparte, avete presente la  zona? , ed aspettare che il tutto finisse, così come fece l'arbitro, che, una volta finita l'aggressione, si ritirò negli spogliatoi per redarre un referto, ma volle comunque continuare la partita pro forma. Allora rimase il rigore da battere e la decisione su chi farlo tirare spettava all'allenatore. E chi meglio di Raffelino Gallorino? Rafele tiralu tu!  -Bene!Raffaele con il suo mancino spiazzò il portiere ma la palla malauguratamente finì sul palo e tornò fuori area, la partita finì 0 a 0 e tutti noi a dire: "tutte quelle mazzate all'arbitro per un rigore sbagliato?". Chissà cosa potesse pensarne il povero malcapitato. Le partite continuarono così come i campionati. E venne un periodo in cui l'allenatore non fu' immancabilmente lu zu gore ma Vittorejro. Forse perché lu zu gore rimase scottato dalla mazzate che immancabilmente prendemmo in seconda categoria, a tal punto da abbandonare la carica. Si perché per un anno l'immancabile terza categoria mancò,perché fu seconda categoria. Una partita indimenticabile, se non altro per la pioggia a catinelle, fu quella contro Pizzoni, al campo sportivo di Capistrano. Partita in cui Bruno Galati, visto la pioggia, voleva giocare con un cappuccio in testa, con Vittorio che lo esortava a non farlo in quanto sarebbe stato "Cchiù dannoso", un cappuccio durante il riscaldamento lo mise anche Tedesco, facendolo esaltare a tal punto da farlo sembrare, a suo dire, "Rocki Barbera". La partita cominciò sotto una tempesta mai vista e Vittorio faceva l'allenatore e contemporaneamente il giocatore. Nonostante le "mazzate" e la pioggia allu zu gore il calcio faceva sangue e quel giorno venne a vedere la partita rimanendonese all'asciutto ed al calduccio della sua macchina. La pioggia nel secondo tempo cessò ma rimase qualche pozzanghera qua e là, il campo di Capistrano e' sempre stato uno dei migliori come drenaggio. Ma il destino si ripete e anche in questa occasione, quindi ci venne assegnato un rigore, fortunatamente l'arbitro non venne picchiato, ma cosa ti succede? Lu zu gore scese dalla macchina in preda all'istinto di salvaguardare il proprio pupillo ed  esclamò a gran voce: "OH Vittorio fa mu lu tira Rafele!!!!!!!". Al che Vittorio non seppe dire di no e Raffaele si apprestò a tirare il rigore. Rigore che immancabilmente fu' tirato di sinistro ed immancabilmente il portiere venne spiazzato. Ma anche, ahimè, immancabilmente il rigore venne sbagliato. Ma stavolta non fu il palo a fermare Raffelino Gallorino, ma, visto  che il tiro era rasoterra, una pozzanghera ad un metro dalla porta, dove il pallone rimase arenato. Vittorio partì con la sua collera contro Raffaele il quale secondo lui non avrebbe dovuto presentarsi sul dischetto con un  campo in quelle condizioni perché troppo "leggerinu" e che non avrebbe dovuto tirare rasoterra, eppure ce lo aveva mandato  lui sotto l'egida dell'ex allenatore. Fortunatamente a conclusione di ogni campionato, negli ultimi anni, ci fu anche l'immancabile cena del rompete le righe, dove  anche lì avvenivano le immancabili cose turche, ma queste forse le racconteremo un altra volta insieme a tutti gli altri aneddoti dell'immancabile terza categoria.

 

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"Cerasole" o "ciarasole" ?

Qual'e' la pronuncia corretta per chiamare i "peperoni" in dialetto ?
Io sono sempre stato convinto che si dicesse "cerasole" , e continuerò a chiamarli così. Durante, l'annuale, cena conviviale offerta dal comune, alcuni, hanno corretto il mio modo di chiamare i peperoni. Allora al volo ho fatto un mini sondaggio in piazza e mi sono accorto che la maggior parte delle persone diceva "ciarasole", però, allo stesso tempo, una persona su 3 o 4 li chiamava "cerasole", come me. Allora ho chiesto al maestro Mazzè, persona informata sui fatti, che mi ha assicurato che la pronuncia corretta fosse "ciarasole". E voi come li chiamate? Provate a fare pure voi un mini sondaggio e vi accorgerete del diverso modo di chiamare la stessa cosa. Al di la del nome, sono buonissimi, tant' e' che la celeberrima canzone di Valeria Rossi, Tre parole, nasce appunto da li "cerasole". Solo tre parole: "patati e cerasole".

 

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09/11/2001-09/11/2006

Per non dimenticare, e soprattutto per ricordare, che spesso la realtà non e' come qualcuno ce la vorrebbe far vedere.

 

 

Vi consiglio la visione di questo documentario, ognuno ne tragga le proprie considerazioni.

Filmato disponibile da una collaborazione con Arcoiris TV

 

 

 

 

 

 

 

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La conversione di Vittoriejro?

Dopo il pellegrinaggio "alla Grazzia" a Torre di Ruggiero, documentata su questo sito. Vittoriejro vuole dare prova tangibile del suo rinnovamento spirituale, l'occasione ghiotta e' la festa degli emigrati 2006, da lui, come sempre, organizzata, massima espressione del suo IO (SUO ? ). Nella tradizionale riffa, organizzata per raccogliere fondi indispensabili per la riuscita della festa, per 2° premio viene messa una statua di Padre Pio(vedi foto) che secondo indiscrezioni Vittorio avrebbe comprato già un paio di anni prima. Fatto sta che Vittorio, per incrementare le vendite di biglietti, durante le serate "festive" metteva in bella mostra la statua davanti al proprio circolo, creando una discutibile connessione tra sacro e profano. Sembra che durante queste serate siano apparsi dei cartelli "Parrocchia San Vittorio" e addirittura degli oboli per le offerte dei fedeli. Il fatto curioso era che, in fondo, nemmeno lui ne fosse tanto convinto di questa conversione,tant'e' che dopo la riffa avvenuta il 13 agosto, durante la quale il sottoscritto faceva notare che, intanto,la festa si era protratta per un giorno in più profittando della mangiata offerta dell'amm. comunale, e che Vittorio aveva intenzione di fare concorrenza alle feste organizzate dalle due Confraternite con la nascita della Confraternita Padre Pio, per alcuni giorni nessuno si fece avanti per ritirare il premio (ritirato poi da Maria Trombì) e Vittorio cominciava a denotare segni di insofferenza: "Chistu e' nu menzo miraculu,voi vidire ca no si la pigghia nujru ?!?. La mento all'asta a cui mi offre decchiù!! ". Fortunatamente dopo un paio di giorni la statua venne ritirata e Vittorio cercò di convincere i presenti(io,Filippo della Pennsylvania,Bruno Galati e il sommo poeta) della sua impossibile conversione, "dimostrabile scientificamente", con un arringa delle sue. Si dice che un indizio e' un indizio,ma che due indizi sono una prova. Ora non ci resta che attendere futuri sviluppi che, visto il personaggio, non mancheranno di sicuro.

 

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Una lenta ed inesorabile agonia

L'agonia di un paese, ed insieme l'agonia della nostra anima

Si perché la nostra anima ha bisogno di sapere che le proprie radici sono forti, che rimangano indifferenti al passare degli anni,anzi, ove possibile ,che si rinvigoriscano ancor di più. Oggi mi ritrovo ad invidiare, ciò che pensavo potesse valere anche per me, e cioè, quelli che cantano “Piccola città eterna” (se ripassate tra 100 anni ci trovate sempre qua). Un paese che oggi conta, appena, 1520 residenti, che escludendo gli emigrati ancora residenti e gli studenti universitari conterà, si e no, 1300 anime. Negli ultimi anni l'emigrazione e' continuata in modo repentino, proprio negli anni in cui qualcuno, cercando di ingannare, anche se stesso,ci voleva far credere che “l'esodo” fosse finito e che era incominciato “il ritorno”. Negli anni i punti di ritrovo culturali(CCAR,ARCI)sono diventati delle semplici sale giochi, per non citare gli altri che sono letteralmente scomparsi( sezioni di partito, circolo cacciatori, sala congrega ecc.). Oggi i punti di ritrovo, culturali e non, sono diventati i bar, tant'e' che il parroco ha organizzato degli incontri con i giovani, proprio presso questi locali, come dire se la montagna non va da Maometto e' Maometto ad andare alla montagna. Insieme a tutto questo sono scomparse anche le manifestazioni, perché no, anche culturali(festa dell'amicizia,festa de l'unita',ecc.). E' rimasta solo una “malinconica” festa degli emigrati, che mentre negli anni passati vedeva alle proprie spalle un vero e proprio comitato organizzatore, ora conta solo su una persona che fortunatamente si avvale dell'indispensabile contributo di un politico “compaesano”. Un'attività' culturale e' portata avanti da un inesistente “pro loco”, con un periodico cartaceo che tratta, beffardamente,di storia del passato di antropologia, seguendo alla lettera il detto: ”non si può andare avanti senza tornare indietro”. Ma, ammesso e non concesso che si e' prefissati l'andare avanti, in che modo lo si fa? Si tratta troppo la cultura del passato e non la cultura del divenire. Così come, da noi(Sannicola) si e' sempre trattato della cultura della morte e non della vita. Le prove di oggi rispecchiano quelle del passato,al sito della confraternita, che aggiorna costantemente i visitatori sugli avvenuti decessi dei nostri compaesani, fanno da riflesso quelle impresse nero su bianco sul libro “Le strade di casa”. In nessuno dei due casi viene trattato l'argomento “nascita”, come se questo non fosse la cosa più importante della “vita”. E come se, soprattutto nel libro, la nascita e tutti gli usi che ne conseguono non facessero parte della nostra tradizione e cultura. Si e' voluti, forse, sempre, trattare le cose di cui si ha paura quasi come fosse un rito scaramantico. Pochi anni fa,in un consiglio comunale “open air” che si suole svolgere annualmente, l'amministrazione ci annunciava la nascita del nuovo web site del comune come il miglior modo per restare al passo coi tempi. Oggi di quel “progetto” rimangono solo poche pagine su cui leggere i nomi dei componenti del consiglio comunale, peraltro goffamente errati. Oggi tutto ciò ci viene riproposto,sempre con le stesse modalità, dai rappresentanti del  “CCLAB” sannicolese a Toronto. Ci viene riproposta la creazione del “WWEB SAIT”, dimenticando che ad oggi ci sono già molte passibilità in rete per scambi culturali, o solo per interloquire con “il villaggio” o i compaesani sparsi per il mondo, da questi non mi sembra sia stato mai fatto. Intanto i giovani continuano a lasciare, o meglio si vedono costretti a lasciare la propria terra, in cerca di altre molto più fertili per le loro menti. Anche se tutto questo e' dovuto/voluto dalle politiche nazionali e comunitarie. La speranza, paradossale, e' che ciò che l'emigrazione ha tolto, sia ripianato, almeno in parte, dall'immigrazione.