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  Michele Garisto (Michelejo)  

 

Solo ora, dopo anni dalla sua scomparsa, mi accorgo di aver bisogno di dire ciò che sento e ciò che penso di uno dei personaggi più importanti e caratteristici di San Nicola.
Michelejo, timido e schivo era piccolo di statura, il naso aquilino e lungo, quasi toccava le piccole labbra che sembravano disegnate su di un viso scarno, scavato.
Gli occhi grandi, aperti come quelli di un bimbo curioso, celavano un velo di tristezza.
Le orecchie erano larghe e lunghe talmente grandi che sembrano potessero sentire tutti i pensieri e le parole dell’intero paese, io personalmente lo ricordo d’estate con le scarpette da ginnastica azzurre in tela, con  le punte bianche, i pantaloni blu, la giacca marroncina a quadretti, il bastone e la sua immancabile coppola.
Quando lo vedevo gli chiedevo: “Chi sono?” e lui, in quell’incomprensibile dialetto (solo per chi non lo conosceva, in effetti era facilissimo capirlo. Quando diceva qualcosa la ripeteva più volte) così alla mia domanda rispondeva, Vitantone de Rosa, Vitantone de Rosa, Vitantone de Rosa.

Poi rideva.

Ecco ciò che mi ricordo di lui, il sorriso.
Sorrideva sempre.
Anche quando una donna con il suo piccolo, terribile bambino incrociandolo gli diceva:
“Si non fai lu bravu ti dassu cu Michelejo.”
Il bambino, impaurito si attaccava alla gonna e camminando guardava di nascosto le gesta di quell’essere. A questo gesto chiunque si sarebbe offeso, non lui, lui rideva.
Rideva sapendo di aver fatto felice quella donna, che per un paio d’ore poteva fare ciò che desiderava, sapendo quanto il bambino era spaventato.
E rideva anche quando i bambini un po’ più grandi (sei – sette anni) lo circondavano ed a turno cercavano di toccargli, ingiuriandolo, una qualsiasi parte del corpo. Tutto questo durava fino a quando una persona, solitamente anziana, diceva ai bimbi: “Dassatilu stare”. I monelli si disperdevano immediatamente e la donna andava via. A quel punto mio zio rideva. Sapeva che aveva reso felice non una ma più persone: l’anziana signora perché aveva fatto la buona azione, i bambini perché potevano vantarsi di quanto fossero andati vicino a quel mostro mitologico.
Eppure io su quel viso sempre sorridente ho visto due lacrime…..

Ora io mi chiedo come si può non amare un uomo che ha fatto di tutta la sua vita, della sua piccola esistenza, umiliata, deturpata da una grave malattia, un lungo, interminabile, dolcissimo sorriso.

Vitantonio Carnovale