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Solo ora, dopo anni dalla sua
scomparsa, mi accorgo di aver bisogno di dire ciò che
sento e ciò che penso di uno dei personaggi più
importanti e caratteristici di San Nicola.
Michelejo, timido e schivo era piccolo di statura, il
naso aquilino e lungo, quasi toccava le piccole labbra
che sembravano disegnate su di un viso scarno, scavato.
Gli occhi grandi, aperti come quelli di un bimbo
curioso, celavano un velo di tristezza.
Le orecchie
erano larghe e lunghe talmente grandi che sembrano
potessero sentire tutti i pensieri e le parole
dell’intero paese, io personalmente lo ricordo
d’estate con le scarpette da ginnastica azzurre in
tela, con le
punte bianche, i pantaloni blu, la giacca marroncina a
quadretti, il bastone e la sua immancabile coppola.
Quando lo vedevo gli chiedevo: “Chi sono?” e lui, in
quell’incomprensibile dialetto (solo per chi non lo
conosceva, in effetti era facilissimo capirlo. Quando
diceva qualcosa la ripeteva più volte) così alla mia
domanda rispondeva, Vitantone de Rosa, Vitantone de
Rosa, Vitantone de Rosa.
Poi rideva.
Ecco ciò che mi ricordo di lui, il sorriso.
Sorrideva sempre.
Anche quando una donna con il suo piccolo, terribile
bambino incrociandolo gli diceva:
“Si non fai lu bravu
ti dassu cu Michelejo.”
Il bambino, impaurito si
attaccava alla gonna e camminando guardava di nascosto
le gesta di quell’essere. A questo gesto chiunque si
sarebbe offeso, non lui, lui rideva.
Rideva sapendo di
aver fatto felice quella donna, che per un paio d’ore
poteva fare ciò che desiderava, sapendo quanto il
bambino era spaventato.
E rideva anche quando i bambini un po’ più grandi
(sei – sette anni) lo circondavano ed a turno
cercavano di toccargli, ingiuriandolo, una qualsiasi
parte del corpo. Tutto questo durava fino a quando una
persona, solitamente anziana, diceva ai bimbi:
“Dassatilu stare”. I monelli si disperdevano
immediatamente e la donna andava via. A quel punto mio
zio rideva. Sapeva che aveva reso felice non una ma più
persone: l’anziana signora perché aveva fatto la
buona azione, i bambini perché potevano vantarsi di
quanto fossero andati vicino a quel mostro mitologico.
Eppure io su quel viso sempre sorridente ho visto due
lacrime…..
Ora io mi chiedo come si può non
amare un uomo che ha fatto di tutta la sua vita, della
sua piccola esistenza, umiliata, deturpata da una grave
malattia, un lungo, interminabile, dolcissimo sorriso.
Vitantonio
Carnovale
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