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"Vito Teti per il Forum"
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Aprile 2008 18:00 Nome: Vito Teti
Caro Toto, cara Franca, cari amici del Forum
grazie a tutti per quello che scrivete, grazie
anche a chi non è garbatamente d’accordo…
mi sembrava chiaro che la mia affermazione “non
entrerò più nel Forum” avesse il valore della
metafora, rappresentasse una sorta di
“provocazione” costruttiva per invitare, con
modestia, tutti noi, nessuno escluso, a tenere
alto e rispettoso il livello della discussione.
Naturalmente, ho grande considerazione delle
cose che vengono scritte, dette, riportate e la
mia “critica” bonaria e veloce era rivolta a una
pratica (per fortuna minoritaria) di piccoli
pettegolezzi e di allusioni che non aiutano
nessuno. Non è soltanto una questione del
vostro-nostro Forum, è che mi sono dato lo
stile, in tutti i posti, di ascoltare tutti i
punti di vista, di dialogare con tutti e di non
dare spazio a polemiche che sono sempre sterili.
Se nel mio scritto, tutto questo non era emerso,
me ne rammarico e mi scuso. Il mio punto di
vista è quello che sto esplicitando.
In maniera breve e sintetica, vorrei fare due o
tre considerazioni a proposito di paese,
emigrazione, mondo… Sono considerazioni aperte,
provvisorie, schematiche, che andrebbero
approfondite e che lascio alla vostra
attenzione. Non vogliono essere la verità, ma un
semplice punto di vista. Appartengono al mio
vissuto e quindi sono sincere. Sono frutto anche
di mie esperienze, di ricerche, di studi e
quindi non cedono alla “superficialità”. Ripeto:
tutto andrebbe detto meglio e in maniera meno
veloce. Dove non fossi chiaro, e se qualcuno
avesse voglia di dialogare, darmi suggerimenti,
chiedermi informazione, sono completamente
disponibile.
L’emigrazione, dalla fine dell’Ottocento, è
stata una “catastrofe”, un dramma, ma ha aperto
a ceti popolari anche grandi prospettive. Come
diceva Nitti, con l’emigrazione, il contadino
diventava anche più libero, si sganciava dal
dominio del padrone, aveva una via di scelta… E’
stata, quindi, una grande causa di
trasformazione.
Nella lunga durata, però, i paesi si sono
frantumati, scheggiati, sfrangiati, svuotati. Il
loro paesaggio, la loro antropologia, la loro
anima si sono modificate. Un mondo compatto è
andato in frantumi e il paese (parlo di tutti i
paesi) è esploso in mille pezzi che non potranno
mai ricomporsi.
La Calabria sia delocalizzata,
deterritoralizzata e, come ben sapete, sono
sorti tanti “paesi calabresi” in ogni parte del
mondo. Termini come nostalgia, dolore,
spaesamento, melanconia sono entrati nel nostro
vocabolario, nella nostra lingua, nella nostra
mente, nella nostra carne.
Non solo di coloro che sono partiti, ma anche di
coloro che sono “rimasti”. Come diceva Corrado
Alvaro, un calabrese parte anche quando resta
fermo, e resta “fermo” (aggiungo io) anche
quando parte.
Lo spaesamento riguarda tutti, in maniera
diversa. Ognuno si porta appresso il proprio
grumo di rimpianti, nostalgie, dolori, speranze.
Tutti ci sentiamo fuori posto. Il nostro dialogo
ne è una conferma. Parliamo con persone che non
vediamo, a cui ci sentiamo legati anche senza
conoscerle.
Il paese-presepe è finito. I paesi si stanno
svuotando. La Calabria dei paesi è a rischio
estinzione. Che fare? Rassegnarsi? Assistere
impotenti la fine dei luoghi? O si può fare
qualcosa? Io penso di sì. E penso che le persone
che vivono fuori possono essere decisive,
fondamentali, per impedire un declino che
potrebbe essere inarrestabile (en passant… una
delle ragioni per cui mi sono candidato è stata
quella di portare la voci dei paesi abbandonati,
dimenticati, cancellati).
Credo, però, che dovremmo superare le tensioni
negative tra coloro che sono rimasti e coloro
che sono partiti. I rapporti sono, certo, di
affetto, ma in fondo in fondo, qualcuno
“rimprovera” all’altro qualcosa. D’estate avete
modo di vedere le dinamiche conflittuali che
esistono nei paesi anche tra emigrati che
tornano e quelli che rimangono.
Se qualcuno di voi, pone qualche problema,
avanza qualche critica, si lamenta di qualcosa,
è probabile che si senta rispondere: “Perché te
ne sei andato?”; “Perché non sei rimasto?”. Lo
hanno detto anche a me, che in fondo sono
“rimasto”.
So bene, con quanto dolore e rammarico,
accogliete quella risposta.
Voi che avete lasciato il paese per necessità,
quasi sempre; voi che non passa giorno senza che
pensiate il paese; voi che sognate e parlate in
dialetto; voi che vi impegnate per trasmettere
ai figli la lingua e le tradizioni del luogo di
origine; voi che non appena possibile tornate in
paese… Conosco bene questi stati d’animo.
Lacerazioni. Nostalgie. Dolori. Voi che,
giustamente, vi sentite parte del paese e che
considerate il paese vostro.
E tuttavia, c’è una dolorosa verità nelle
risposte, a volte di maniera, e anche non
convinte, di qualcuno che è rimasto e magari
vive con disagio la sua condizione in paese. La
dolorosa verità è che quando si parte non si può
tornare mai al punto di partenza. Chi di voi
dovesse tornare, e lo auguro a tutti quelli che
lo desiderano, si sentirebbe poi “spaesato” in
paese. Tornerebbe un altro rispetto a quello che
è partito.
Allora io credo che la nostra appartenenza, la
nostra identità, il nostro sentirci sannicolesi
– sia che siamo partiti sia che siamo rimasti –
dobbiamo viverle in maniera aperta, guardando al
futuro e non al passato, sentendoci abitanti del
paese e anche del mondo. Credo che dobbiamo
“costruire” un paese “nuovo” che appartenga
anche a quelli che non vi abitano più.
Per queste ragioni, credo (ma potrei sbagliarmi)
che seguire da lontano le vicende del paese sia
difficile. Noi sappiamo che il paese è un
insieme di legami mobili, di rapporti che si
chiudono e poi si aprono, di affetti e anche di
ostilità, di sentimenti di ogni genere. Il
rischio è che a distanza (ma anche stando qui)
ci venga riportato un paese che non esiste o il
paese come lo vive – in maniera parziale – chi
ci informa.
E allora? Forse più che cercare di inseguire
vicende, storie, fatti che a distanza non sono
comprensibili (ognuno ha la sua vita fuori, i
suoi problemi ecc.) tutti noi – io in primo
luogo – dovremmo assumere un atteggiamento di
rispetto e di “cura” per il paese. Comunque.
Indipendentemente da chi lo amministra. Noi
dovremmo dare la nostra disponibilità
all’ascolto. Dovremmo contribuire a migliorare e
a rinnovare un mondo che ci appartiene e a cui
(anche quando lo “malediciamo”) ci sentiamo
legati.
In altri termini, mi verrebbe di pensare che
siccome gli emigrati rappresentano una specie di
“ombra” (il termine è complesso, lo butto qui,
ma meriterebbe una riflessione) per quelli che
sono rimasti, forse dovrebbero fare, dal posto
in cui vivono, una specie di “governo ombra” del
paese. Vale a dire: avanzare proposte, criticare
costruttivamente, suggerire iniziative, avere
dialoghi.
Da questo punto di vista, internet e i nuovi
mezzi di comunicazione hanno aperto vie
impensate. Hanno permesso di creare “paesi”
virtuali che abbraccino quelli reali. Ciò che
ieri sembrava irrimediabilmente separato, oggi
può essere unito. I mille paesi possono
dialogare, confrontarsi, scambiarsi idee. Il
vostro sito, il Forum, hanno grandi meriti e
hanno anche grandi responsabilità: quella di
fare ragionare e riflettere la gente del paese,
dovunque viva, quella di collegare le mille S.
Nicola, di mettere esperienze a confronto, di
cercare soluzioni condivise per il paese, di
fare conoscere a tutti i tanti posti dell’esodo.
Pensate, è davvero splendido e affascinante
questo gioco di scambi, di comunicazioni, di
proposte. Per questo, mi permetto di dir: non
sciupiamo questa occasione. Valorizziamo,
rinnovandole, le tradizioni del dialogo,
dell’amicizia, della convivialità, quelle
“carnevalesche” (intese come dimensione di
vicinanza); quelle religiose; lasciamoci alle
spalle conflitti arcaici, divisioni inutili,
polemiche sterili. Questo non vuol dire che
tutti la debbano pensare allo stesso modo, non
vuol dire che non si possa entrare in polemica…
Vuol dire però che noi dobbiamo scoprire ciò che
ci unisce e ciò che oggi ci può fare dialogare,
altrimenti tra qualche decennio i nostri figli
non avranno memoria e conoscenza di tutte queste
storie che ci lacerano, ci tormentano, ci
tengono vivi.
Se il terreno di dialogo, è questo, non solo
entrerò nel forum, ma sarò lieto di
sostenerlo…do la mia disponibilità a dialogare
con tutti anche tramite il mio sito
www.vitoteti.it: sono pronto a scrivere per il
vostro sito (compatibilmente con i tanti
impegni); sono pronto a venire a trovarvi, a
dialogare…Non me ne vorrete, invece, se non
scenderò mai in polemica e se non risponderò a
“pettegolezzi”…che tuttavia mi sembrano
minoritari, occasionali, e, anch’essi, dettati
da amore per il paese.
Un’ultima considerazione. I voti passano,
passano i sindaci, passano i deputati, diamo a
queste cose la giusta importanza, ma pensiamo
anche a una storia passata, a cosa si può fare
oggi, a quello che si può progettare per il
futuro. Pensiamo ai luoghi. Guardiamoli e
curiamoli con un nuovo occhio. L’amore rimane…
Grazie di tutto. Un abbraccio grande a tutti,
con l’affetto di sempre
Vostro Vito Teti
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