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"A brigante... brigante e mezzo"
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Marzo 2009 18:00 Nome: Vito Perri
“A brigante..brigante e mezzo”, era il motto di
Sandro Pertini, durante gli anni della
resistenza, contro il regime autoritario.
I sistemi totalitari, indifferentemente dal
colore e dall’ideologia, hanno la capacità di
produrre rovine ed impoverimento, infestando
l’intera collettività fino al midollo,
penetrando nel tessuto sociale e in ogni aspetto
della vita pubblica e privata per controllarla,
piegando ogni resistenza con l’uso della
violenza e dei soprusi.
Una porcata, per intenderci.
Il Fascismo, in Italia, si affermò non per la
forza dei fascisti, ma per la viltà e la
complicità di tutti coloro che senza essere
fascisti, si adeguarono.
Anche se non vi sono attinenze con quel preciso
periodo storico, il contesto sociale è
abbastanza preoccupante.
Il Parlamento è composto da rappresentanti
indicati dalle segreterie dei partiti, così come
era nominata la Camera delle Corporazioni
durante il Fascismo.
Le ronde di volontari sono costituite da squadre
di sostenitori di partito, come allora,
sprovvisti al momento, per nostra fortuna, di
olio di ricino e manganello.
La funzione legislativa del Parlamento, viene
continuamente avvilita dal ricorso ai decreti
legge.
Non meno perplessità suscitano le imminenti
riforme del diritto allo sciopero,
delle intercettazioni e la riforma della
Magistratura.
Quest’ultima, presumibilmente, per avviare un
sistema a doppio diritto, impunità per chi di
dovere, “di casta” e senza garanzia alcuna, per
i poveracci.
Nelle organizzazioni criminali, l'omertà è un
bene che è difeso nell’interesse comune.
L'infame va bloccato, delegittimato e infangato,
perché sennò il sistema salta e va tutto a
puttane.
Non hanno importanza i guai di questo o di
quello, ma l'impunità.
Le intercettazioni, è meglio se non si fanno,
perché oggi può toccare a me, domani a te.
La riforma renderà difficile farle. E’ evidente
che il malaffare non deve essere scoperto.
E se viene scoperto, non deve essere conosciuto
dai cittadini.
Nell'elenco degli smantellamenti in corso,
mentre imperversano colte discussioni sul
grembiulino a scuola o sul guinzaglio al cane,
c'è un progetto pericoloso ed è il bavaglio
all'informazione, probabilmente per controllare
l’opinione pubblica, trasformando l’informazione
in propaganda.
C’è chi intende chiudere definitivamente la
porta sulla verità, non consentendoci nemmeno di
spiare dal buco della serratura.
Tutto questo avviene nel pacifico silenzio o
quasi, degli schieramenti che rappresentano
l’opposizione.
Praticamente, l’opposizione dovrebbe essere
quella compagine politica che non governa, ma
che contrasta opportunamente, nel merito, i
provvedimenti del governo in
carica.…(praticamente.!)
Il silenzio e gli ammiccamenti non funzionano
per fare opposizione.
La colpa di questo scatafascio, arriva da
lontano, da responsabilità circostanziate, da
parte di molti membri della casta, di ogni
colore di casacca.
Una classe politica inadeguata, dedita
prevalentemente alla gestione del potere e
funzionale alle potenti lobby
economiche-affaristiche, arrogante e sprezzante
nei confronti delle necessità della gente.
Il sistema dei partiti politici, incomincia
tuttavia un po’ a scricchiolare.
Anche la sinistra è alle prese con le proprie
magagne.
Il male che la sta logorando ha un nome:
credibilità.
La sinistra perde perché non è credibile.
Non per le idee o i progetti, ma per gli uomini
e i comportamenti.
Alcuni scandali che hanno interessato la
disinvolta gestione del potere amministrativo,
hanno fatto crollare definitivamente il
presupposto della diversità dalla destra,
togliendo agli elettori di sinistra anche le
ultime illusioni.
La sinistra era entrata in crisi già due anni
prima, quando fu resa nota la telefonata con il
patron di Unipol, Consorte.
La famosa frase: “Siamo padroni di una banca”.
Tutti gli elettori del centro-destra, dissero:
“anche loro sono uguali” e non avevano tutti i
torti.
Il passaggio dalla banca alla bancarotta, fu
rapido.
Un suicidio politico.
In quella situazione la sinistra avrebbe dovuto
reagire con chiarezza.
Era il momento di rinnovare e mettere su ogni
bottega di partito, un cartello con su scritto
”Non c’è trippa per gatti”.
Invece non è successo nulla.
Il gruppo dirigente ha indugiato e quasi tutti
hanno taciuto.
Così dalla sinistra se ne sono così andati via i
migliori: gli elettori, sgombrando
definitivamente il campo ai garzoni della
politica con le loro fameliche clientele, a
seguito.
L’attenzione parlamentare, al momento, è rivolta
a sbrogliare la rogna del testamento biologico.
Si va avanti con i piedi di piombo.
Una bella gatta da pelare.
La vicenda di Eluana Englaro ha scatenato un
putiferio, lasciando molti nervi scoperti.
Un caso significativo di sciacallaggio
irriverente, da parte dei soliti corvi nella
piazza mediatica, nell’intento di
strumentalizzare la pietà per sedurre una fetta
determinante dell’elettorato ed accattivarsene
un’altra molto autorevole, condotto con una
delicatezza tale da infamare tutto, ragione,
etica e sensibilità.
Su Eluana si è detto tutto e di tutto, nulla da
aggiungere oltre il rispetto.
I richiami in difesa della vita dovrebbero
toccare anche altri argomenti.
Non tutte le questioni etiche sulla vita e la
morte hanno lo stesso peso dell'interruzione
della gravidanza e dell’eutanasia agli
agonizzanti, dopo evidentemente gli uomini sono
considerati solo carne risparmiata dal cannone,
come i bambini palestinesi dilaniati nel
mattatoio di Gaza, o girandosi dall'altra parte,
in un’ inquietante silenzio, di fronte a
centinaia di uomini condannati a morte.
Una pena vendicativa, contraria al perdono e ai
valori cristiani del quinto comandamento: "Non
uccidere", trascurando che il Signore che diede
la legge a Mosè, era lo stesso che mise un segno
sulla fronte di Caino affinché nessuno lo
uccidesse, malgrado la sua colpevolezza.
Ma nell’affidare al boia, carne infame, non si
va tanto per il sottile, sollevando noiose
questioni etiche.
I riflettori si spengono, quasi come se lo
stesso Dio avesse fornito una successiva nota
esplicativa al quinto comandamento, non
pubblicata sulla gazzetta ufficiale.
Non molto tempo fa, ci fu un’altra vittima
illustre di sciacallaggio mediatico,
una colta signora agonizzante e in fin di vita,
duramente provata dalle sofferenze di una
gravissima malattia.
Ma non per questo fu risparmiata dall’ indecente
satira di Stato, ad opera dell’abile menestrello
di corte, che proprio sulla quella malattia
s’accanì, con feroce disprezzo sia per la
persona, sia per la condizione fisica.
L’istruita signora era stata punita, in degno
modo, per avere osato esternare le proprie
convinzioni difformi dal pensiero dominante.
Quella colta signora all’antica, come amava
definirsi, era Oriana Fallaci.
Una che dava l’anima per far prevalere la
ragione contro le cavolate dei cialtroni
cerebrolesi o dei dissennati fiancheggiatori
degli ultrà della politica.
Smise perfino di curarsi, il cancro “l’alieno”,
come lo definiva lei, che aveva fatto il nido
nei suoi polmoni, per essere in prima linea a
seguito dell’attentato terroristico alle Twin
Towers di New York, rea di razzismo e xenofobia,
quando allarmò l’Europa dai pericoli del
fondamentalismo islamico.
“Un pesce, da solo in mezzo all’Oceano”,
definiva la propria condizione intellettuale.
“Oriana la puttana”, quando moribonda si schierò
per difendere il proprio pensiero e la sua
Firenze dal corteo dei no-global, ferocemente
oltraggiata dagli striscioni dei manifestanti:
“Or-Jena Fallaci”, “Fuck-you- Fallaci", e dagli
scribacchini e i giullari di regime,
indecentemente asserviti al potere, liberi nello
stesso modo di come turpemente è ancora impresso
sul cancello nel campo di sterminio di
Auschwitz: “ARBEIT MACTH FRE” (il lavoro rende
liberi).
Gli stessi imbrattacarte che oggi sprecano
inchiostro e finte lacrime come le “ciangiuline”
al funerale del dissoluto e trasgressivo
“Vincenzuni” (Carnevale), osannando
ipocritamente l’autorevolezza intellettuale di
Oriana Fallaci, dopo la morte.
La Fallaci, distante dal potere : “due fottuti
idioti” apostrofava i leader di maggioranza e
opposizione, quando questi le strizzavano
l’occhio nella fase del corteggiamento politico.
Una tosta, che rivendicava energicamente la
propria onestà intellettuale e il suo pensiero,
libero da condizionamenti e da loschi interessi
di bottega, diversamente dai tanti leccaculo di
partito, mutilati del libero arbitrio.
“Io non appartengo né alla Destra né alla
Sinistra né al Centro.
Appartengo ai miei principi e basta.”
(Oriana Fallaci)
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