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"You can't go home again"
 

07 Maggio 2010 14:32 Nome: p.degennaro email: gdegennaro@cogeco.ca

Lo scrittore era Thomas Wolfe -americano-; il libro del 1940 dal titolo: You can't go home again (non puoi ritornare di nuovo a casa).L'ho letto circa 35 anni fa: qualcosa mi e' rimasto impresso:
You can't go back home to your family, back home to your childhood. Back home to the old forms and systems of things wich once seemed everlasting, but wich are changing all the time. BACK HOME TO THE ESCAPES OF TIME AND MEMORY.
Vi risparmio la traduzione, tanto ho constatato che in Italia tutti conoscono
l'idioma inglese ( o, almeno, lo credono!).
Anche il grande Bertolt Brecht scriveva:
NON PUOI RITORNARE A VISITARE IL BALCONE DAL QUALE SEI CADUTO.
Io sono ritornato, anche se come un meteorite, al visitare il mio balcone ed il mio paese. E' stato sempre il "mio"paese e sempre sara' il "mio" paese.
Ho guardato le casa. Tutte, una dopo l'altra con occhio da intenditore. Anche se malandate, il tempo non perdona, le ho trovate belle, calde ed espressive. Mi parlavano. Ho toccato, timidamente, qualche porta: lo stesso legno anche se sbiadito come la mia memoria. Il mio sguardo non si e' soffermato sulle nuove costruzioni: non appartengono ai miei ricordi.
Le strade ben tenute. Nemmeno queste sono le mie strade. Se incontro qualcuno
gli chiedero' dove hanno portato "lu taju".
Un continuo e monotono filare di auto parcheggiate, simbolo di tempi opulenti,
mi fa sentire claustrofobico. Per respirare volgo lo sguardo all'insu': adesso ci siamo: il cielo, quello si , e' sempre lo stesso. Lo ricordo: in 60 anni non e' cambiato. Lo sapevo, qualcosa di originale lo avrei trovato.
Ho rivisto i miei familiari; ho rivisto i miei vecchi amici (pochi , in verita') Sono passato per tutte le strade. Ho rivisto, su ogni soglia, le stesse facce di 60 anni fa: Ecco Cummare Vittoria; la c'e' la Maisthra;
c'anche Don Peppino, non solo ancora porta gli stivali; ecco Cumpare Franciscu de L'Addornata. Come non ricordarlo: avevo solo nove anni e mi ha prestato il primo libro che ho letto: Il Padrone delle Ferriere. Accanto c'e Facciolo che
sta per aprire la "potiga". Ci sono tutti, li vedo e non ho dubbi.
Meglio chiarire che non avevo bevuto. Ero sobrio, purtroppo.
Non sbagliava Thomas Wolfe: you can't go back home again.
Sparita la "funtana de la Papa". Certamente molti di voi non l'hanno mai vista.Noi ragazzi "de la ruga" - chiedete a Nicola Iori- siamo cresciuti in quella fontana. Ci siamo mitridatizzati con le sue acque.
Sono sceso a Dorico: che delusione! Dorico dopo migliaia di anni e' sparito.
Non e' retorica: Ho sentito qualcosa dentro di me che si volatilizzava lasciandovi dentro un peso che ancora sta li'. Mi sono allontanato in fretta da quel luogo che era stato il mio Macondo, il mio Mississippi, la mia infanzia
SIC TRANSIT GLORIA MUNDI. Questo e' l progresso: cancella le memorie degli esseri umani, le memorie di chi torna a casa.
Adesso un fatterello personale che mi ha amareggiato (senza scalfire minimamente la gioia del ritorno al Paese.
Mi reco al municipio - ufficio a sinistra , appena si entra- per chiede il certificato di matrimonio. Trovo due simpatici impiegati: ricordo benissimo i loro genitori-eccellentissime persone. Madre natura e' stata magnanima con i due dotandoli di garrula loquacita'. Infatti non mi hanno fatto aprire bocca.
Un passo indietro: mi sono sposato a Montevideo - Uruguay-. Lavoravo presso l'ambasciata italiana e, pertanto, io personalmente ho spedito tramite Ministero degli Esteri, la documentazione necessaria per la trascrizione al
Comune. Inoltre, anni dopo, durante una mia visita al paese, Costantino Mazze'- che allora lavorava al comune- mi ha confermato verbalmente dell'avvenuta trascrizione.
I due simpatici e loquaci impiegati - non e' che abbia capito molto del loro linguaggio in "burocratese".-non hanno trovato cio' che cercava, anche se in diveri fogli c'era scritto che quel matrimonio era avvenuto.
Ed allora, uno dei due simpatici e garruli impiegati ricostruisce il tutto:
Qui non ci sono documenti pertanto questa registrazione e' stata fatta da te verbalmente a Don Giambattista. Senza andare per le lunghe non ha creduto una parola di quello che ho detto considerandomi un bugiardo. Sono arrivato a tarda eta' ed ho capito che prima di rispondere bisogna contare fino a 20.
Ringrazio e saluto.
A pproposito ho fatto delle ricerche su internet: mi chiedo se i due simpatici e loquaci impiegati sappino qualcosa di autocertificazione. Ma, forse, e' la prassi del nostro paese. Infatti un paio di anni orsono avevo chiesto -via Email - lo stesso certificato al Parroco. Il matrimonio e' stato registrato anche presso la Parrocchia; ma ilsimpaaticissimo Parroco Don Domenico non ha creduto opportuno rispondermi.

Se la galoppante eta' me lo permettera' ritornero' al mio paese:
I WILL GO BACK HOME

Peppino de gennaro

figlio di Ernesto De gennaro: colui che ha costruito la chiesa di Santa Maria
-ora Santuario-. Il Parroco non dovrebbe permettere che la paternita' della
costruzione sia attribuita ad altri, come risulta da alcuni libelli avvallati
dalla vostra parrocchia.