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Se lo sentiva venire. Prima o poi anche lui doveva arrendersi.
Se anche la nipotina del vicino di casa ne ha uno. Un regalo per
il quarto compleanno.
Si avete capito bene: la bimba ha solo 4 anni.
E, poi, parliamoci chiaro: carta canta. Una occhiata alle
statistiche: ogni italiano, e dico
Ogni italiano: che sia giovane, adulto, anziano, militare,
obiettore di coscienza, politico,
Massaia, consigliere comunale, sacrestano, scippatore ,
protestante, biondo, bruno,
Tangentista, sportivo, economista (la parola comunista pare che
adesso in Italia sia
Fuori legge, perciò non la scrivo) etc. è orgoglioso possessore
di 2 telefoni cellulari.

Bisogna
precisare, per dovere di verità, che in questa statistica non
sono considerati gli
Arbitri di calcio: questi, infatti, pare che usino soltanto
schede svizzere, gentile regalo
Di un certo Signor Moggi. Ma questo è un altro paio di maniche:
sono cavoli che a Don
Titta non interessano.
E questi orgogliosi proprietari ci tengono a tenere sempre in
bella mostra i loro gioielli.
E, Don Titta, con un pizzico di falsa modestia è convinto ,
forse certo, che è lui l’unico
Italiota ad aver resistito al voluttuoso richiamo di questa
Scilla e Cariddi.
Almeno fino ad ora. La fatidica ora Ics è arrivata anche per
lui.
Il fatto è che gli amici , I conoscenti, I parenti, I vicini, le
cassiere dei supermercati, gli
Operatori ecologici –gia’ conosciuti come netturbini: pare che
oggigiorno si vergognino
Di questa parola, mentre Don Titta crede, forse ingenuamente,
che qualsiasi lavoro sia
Indice di dignità. Ma anche questo è un altro paio di maniche-
il medico di base e
Financo il necroforo, lo considerano un cavernicolo.
-Non hai il telefonino? Ma davvero? Ma non mi dire, ma come fai?
Come, come faccio? Semplice: faccio come ha fatto l’umanità
negli ultimi duemila e
Più anni.

La vita di Don
Titta è tranquilla e serena. E sarebbe ancora più tranquilla se
qualche
Volta non lo scippassero quando va a ritirare quella misera
pensione – e chi lo va a dire
A Bossi e Calderoli che gli scippatori sono sempre italiani.-
E va bene. Resa senza condizione e senza l’onore delle armi.
Spera, almeno, di non comportarsi come fa la maggior parte. Don
Titta si diverte a
Vedere la gente usare il telefono per strada.
Gesticolano come mimi, parlano ad alta voce. Ti mettono al
corrente di tutti I loro fatti.
Puoi sapere che un nonno si è rotto il femore, -quel vecchio ne
combina sempre una-
Che il piccolo ha la diarrea, che il cognato è in carcere, che
la nuora non sa cucinare –
Nemmeno un uovo sodo sa fare – che il compare ha le corna - ma
lui ancora non lo sa.
La strada è diventata un cortile.
Delle suonerie: meglio non parlarne. Ci sarebbe da piangere.
O sole mio, la cucaracha, Vasco Rossi, la tarantella, il pianto
del piccolo, il sorriso della
Bella, il suono delle campane, etc. Don Titta è certo che in una
occasione ha sentito il
Cellulare del parroco : suonava lo Stabat Mater di Pergolesi.
Come fai senza? E va bene; io , Don Titta, troglodita
cavernicolo, farò parte presto della
Era moderna. Esco e vado a comprare un telefono cellulare. Amen!
Alleluja!.
Si avvia, Don Titta, come se andasse al patibolo. Si ferma per
il solito caffè. Accende il
Solito mezzo toscano – il medico gli ha detto che la sigaretta
fa male; di mezzi toscani
Non ha parlato- Incontra un gattino amico: una carezza e due
croccantini che porta sempre in tasca.
In piazza si trova il fornitissimo e frequentatissimo negozio.
La ragazza, dalle movenze di puledra e dallo sguardo triste di
agnello, lo accoglie
Con un sorriso ed un saluto da vecchio amico. Gli sciorina
davanti una ventina di
Eleganti scatole.

- Questo è
l’ultimo arrivato.
- È caro per le mie modeste finanze.
-Con questo può fare le foto.
-Non ho intenzione di fare foto.
-Con questo può girare un video
-Non penso immortalare nessuno
-Questo e Triband: pensi , lo può usare anche in Cina
-E che ci vado a fare in Cina, di grazia?
-Ma se ci va può usarlo
-Non insista. In Cina non ci vado.
Esce, Don Titta, con il suo telefono. Il più economico, il più
semplice da usare e con
I numeri grandi: è vecchio e presbite.
Rincoglionito di: Pin, Usb, Sim, standby, Sms, tasto di
navigazione – e mica ha comprato
Una barca- browser, menu – nemmeno si trovasse in trattoria.
La prima cosa, Don Titta, dà il numero a tutti I vicini di casa.
Non si sa mai: vi può servire.
Altri tempi quando , da ragazzino, il mondo funzionava –e
funzionava bene anche- senza
Telefonini. Nel paese si comunicava tramite “ambasciate”. Anche
Don Titta faceva le
Ambasciate alla madre ed ai vicini. Anche se , spesso, ciò che
veniva detto all’origine
Era l’opposto di ciò che veniva comunicato al destinatario
designato.
Ha dato il numero ai figli. Al medico. Al parroco. Al
farmacista. A tutti quelli che incontrava.
Ed adesso Don Titta aspetta. Aspetta una chiamata. Da chi non
importa. Il telefonino lo
Porta sempre con sé. Quando mangia lo tiene li: accanto al vino.
Anche in bagno lo porta
Con se. Non si sa mai. Va a letto ed il telefono sul comodino:
non si sa mai. Quando esce
Lo porta con se: non si sa mai.
E Don Titta aspetta. Qualcuno chiamerà. Ci vuole pazienza. E Don
Titta sa aspettare:
Insegnamento, non tenero, della signora vita. - chiamamola
signora!!!
Ma il maledetto aggeggio rimane silente. Nemmeno I figli si
fanno vivi: ma lui sa che
Loro aspettano che passi a miglior vita per vendere la casetta e
farsi le vacanze alle
Seychelles: ci vanno tutti, perche non loro? Ma Don Titta sembra
restio alla realizzazione
Di questi desideri.
Il silenzio continua. Don Titta, da studente era bravo in
matematica, fa rapidi conti:
- Con quello che ho speso per questo cosa avrei acquistato il
vino per Quattro mesi. E
Vino buono, anche.
Ritorna al negozio per accertarsi che il coso funzionasse. La
solita puledrina:
- Il telefono funziona . Ma si ricordi che è garantito.
Qualsiasi cosa venga e lo cambiamo.
Non credo mi vedrete più, pensa Don Titta. Indeciso che fare.
Perché no, I soliti 4
Passi fuori paese. Già si vedono le prime ginestre fiorite. La
ginestra è la sua pianta
Preferita. Ma anche il rovo fiorito è un capolavoro di Madre
Natura.
-Se non funziona lo cambiamo. Stai fresca, bella mia. Aspetta,
aspetta.
Ma si, adesso ricorda: un libro del grande Gabriel Garcia
Marquez:
El Coronel no tiene quien le escriba. Il colonnello non ha
nessuno che gli scriva.
Era un colonnello colombiano –quello che diceva alla moglie che:
la vita è la più
Bella cosa che sia stata inventata. Colonnello, ne è sicuro? Ci
pensi bene.-
Esperaba el correo todos los viernes.

Don Titta
sorride sentendo il profumo dei fiori di ginestra: ne avrebbe
raccolto una
Manciata da portare a casa.
Per anni, dopo una vita dedicata a fare guerre, rivoluzioni,
colpi di stato, attentati, ed
Altre amenità del genere, il colonnello aspettava una lettera
dallo stato. Aspettava da
15 anni.
E Don Titta, pensando al colonnello, si ritrova sul ponte, alle
porte del paese. C’era stata
Pioggia tutta la notte e questo aveva trasformato il torrente in
un vero fiume.
- Non voglio fare la fine del colonnello. Non aspetto 15 anni.
Da militare aveva visitato un museo. Gli è rimasta impressa la
figura del Discobolo
Del grande scultore Greco di cui non ricordava il nome.
Un attimo, una luce e decisione presa.
Don Titta si guarda attorno: vuole essere certo di essere solo.
Tira fuori dalla tasca il
Moderno simbolo di non sa che cosa, ed assume la posa del
lanciatore del disco.
Due, tre torsioni e , accompagnato da un sonoro Vaffanculo,
lancia quel simbolo nel
Torrente diventato fiume. L’acqua ne avrebbe fatto giustizia.
Adesso, Don Titta, è libero di andare a raccogliere I fiori di
ginestra.
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