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13 Gennaio 2008 14:30 Nome: Toto

Da emigrato, non riesco a vivere direttamente la quotidianità del paese, se non quando vi torno per le vacanze, quando sento i parenti al telefono o quando leggo le notizie che arrivano dal web.
Come tanti di voi, sono molto legato a San Nicola e mi fa piacere poter mantenere in questo modo un certo tipo di contatto con quella che è la vita del paese. Allo stesso modo, mi piace leggere, interpretate da un occhio ferrato, le alchimie e le avversità che la nostra terra subisce da tanto tempo. Ma ci sono cose che non trovo scritte da nessuna parte. Questioni che, per come la vedo io, ci toccano più direttamente e andrebbero discusse a maggior ragione.
Per questo vorrei che le persone di cultura, come la gente comune, iniziassero ad occuparsi direttamente di queste cose, dei problemi che il nostro paese si trascina con indolenza e del dibattito che da troppo tempo sembra sparito.
Se non per altro, per infondere un senso di fiducia nei nostri giovani, perché ritrovino gli stimoli per invertire una rotta che ci sta portando dritti all’abbandono dei nostri luoghi.

Faccio presente che non rientra nelle mie intenzioni, con questa mia riflessione, fare polemica con l’amministrazione comunale. Sta facendo di tutto per cercare di sanare le crepe che si aprono continuamente a discapito dei nostri territori.
D’altronde, non posso fare a meno di evidenziare il lassismo diffuso da parte dei giovani del nostro paese, che dovrebbero essere la nostra risorsa più importante.
E la colpa, forse, è da cercarsi anche in un loro errato coinvolgimento da parte delle istituzioni, soprattutto quando sono state prese decisioni importanti senza chiedere il parere di chi avrebbe poi dovuto convivere con quei progetti e quelle strutture. Di certo, parlando di queste cose, il pensiero andrà al palazzetto, piuttosto che alla ex-chiesa di San Nicola, che verrà trasformata in “museo delle congreghe”, al wi-fi e all’eolico, ma l’elenco è ancora molto lungo.

Tuttavia, la colpa non è e non può essere addossata solo a chi ci amministra. Quella dei giovani è una questione che ha assunto caratteri molto simili un po’ in tutta l’Italia.
Da un po’ di tempo (non me ne voglia Vittorio o gli amici del CCAR) non si fanno più iniziative culturali. Circoli che sono nati per aggregare attraverso la comunicazione, si limitano a gestire per lunghi periodi dell’anno videogiochi e calciobalilla. Il dibattito politico che colorava i due circoli in tutti i sensi non esiste più, come non esiste nel resto del paese.
Basti pensare alle ultime elezioni amministrative: la lista vincente aveva qualcosa come 10 possibili candidati in più rispetto al massimo consentito, mentre la minoranza ha dovuto presentare “forestieri” per arrivare ad un numero sufficiente a completare la propria lista.

Tutto ciò è una sconfitta per i giovani del paese che, a mio parere, non riescono a staccarsi da quel cordone ombelicale che li lega ad una sottomissione apparentemente indolore; li porta a delegare altri a prendere decisioni per loro e a dire: “Chi me lo fa fare di occuparmi dei problemi degli altri? Tanto non si cambierà mai”.
Non si può nascondere che abbiano le loro ragioni ad essere disgustati dalla politica. Ma questo dovrebbe portarli ad una forma di protesta, non a reagire voltando le spalle. Un tempo nei circoli di San Nicola si facevano conferenze e dibattiti quasi settimanalmente e le persone esterne che intervenivano ambivano a parteciparvi.
Mi direte che i tempi sono cambiati. E sono d’accordo con voi.
Ma ignorare i problemi, girarsi dall’altra parte e parlare d’altro, non è di certo il modo migliore per risolverli. Con una maggiore partecipazione della gente nello sviluppo e nella gestione della cosa pubblica, si sarebbero potuti evitare degli errori che ho visto anche nel recente passato.

Questo mio sfogo vuole essere costruttivo, non voglio mettere in croce nessuno.
Vorrei solo che si risvegliasse, in qualche modo, la voglia di riprendere il dibattito, di discutere dei problemi, anche spiccioli, del paese, e soprattutto di nuove iniziative per costruire il futuro di San Nicola.
Per cambiare una situazione che si trascina da tanto tempo, lo so bene, non possono bastare le poche righe di uno sfogo personale. Per questo invito chiunque lo condivida, dallo scrittore all’educatore al genitore, a prendere a cuore il risveglio dei giovani sannicolesi, attraverso un impegno concreto per invertire la tendenza all’indifferenza.