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pubblicazione di scritti che,
per la loro lunghezza, potrebbero risultare dispersivi nel contesto
del forum.
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Gennaio 2008 14:30 Nome: Toto
Da
emigrato, non riesco a vivere direttamente la
quotidianità del paese, se non quando vi torno per le
vacanze, quando sento i parenti al telefono o quando
leggo le notizie che arrivano dal web.
Come tanti di voi, sono molto legato a San Nicola e mi
fa piacere poter mantenere in questo modo un certo tipo
di contatto con quella che è la vita del paese. Allo
stesso modo, mi piace leggere, interpretate da un occhio
ferrato, le alchimie e le avversità che la nostra terra
subisce da tanto tempo. Ma ci sono cose che non trovo
scritte da nessuna parte. Questioni che, per come la
vedo io, ci toccano più direttamente e andrebbero
discusse a maggior ragione.
Per questo vorrei che le persone di cultura, come la
gente comune, iniziassero ad occuparsi direttamente di
queste cose, dei problemi che il nostro paese si
trascina con indolenza e del dibattito che da troppo
tempo sembra sparito.
Se non per altro, per infondere un senso di fiducia nei
nostri giovani, perché ritrovino gli stimoli per
invertire una rotta che ci sta portando dritti
all’abbandono dei nostri luoghi.
Faccio presente che non rientra nelle mie intenzioni,
con questa mia riflessione, fare polemica con
l’amministrazione comunale. Sta facendo di tutto per
cercare di sanare le crepe che si aprono continuamente a
discapito dei nostri territori.
D’altronde, non posso fare a meno di evidenziare il
lassismo diffuso da parte dei giovani del nostro paese,
che dovrebbero essere la nostra risorsa più importante.
E la colpa, forse, è da cercarsi anche in un loro errato
coinvolgimento da parte delle istituzioni, soprattutto
quando sono state prese decisioni importanti senza
chiedere il parere di chi avrebbe poi dovuto convivere
con quei progetti e quelle strutture. Di certo, parlando
di queste cose, il pensiero andrà al palazzetto,
piuttosto che alla ex-chiesa di San Nicola, che verrà
trasformata in “museo delle congreghe”, al wi-fi e
all’eolico, ma l’elenco è ancora molto lungo.
Tuttavia, la colpa non è e non può essere addossata solo
a chi ci amministra. Quella dei giovani è una questione
che ha assunto caratteri molto simili un po’ in tutta
l’Italia.
Da un po’ di tempo (non me ne voglia Vittorio o gli
amici del CCAR) non si fanno più iniziative culturali.
Circoli che sono nati per aggregare attraverso la
comunicazione, si limitano a gestire per lunghi periodi
dell’anno videogiochi e calciobalilla. Il dibattito
politico che colorava i due circoli in tutti i sensi non
esiste più, come non esiste nel resto del paese.
Basti pensare alle ultime elezioni amministrative: la
lista vincente aveva qualcosa come 10 possibili
candidati in più rispetto al massimo consentito, mentre
la minoranza ha dovuto presentare “forestieri” per
arrivare ad un numero sufficiente a completare la
propria lista.
Tutto ciò è una sconfitta per i giovani del paese che, a
mio parere, non riescono a staccarsi da quel cordone
ombelicale che li lega ad una sottomissione
apparentemente indolore; li porta a delegare altri a
prendere decisioni per loro e a dire: “Chi me lo fa fare
di occuparmi dei problemi degli altri? Tanto non si
cambierà mai”.
Non si può nascondere che abbiano le loro ragioni ad
essere disgustati dalla politica. Ma questo dovrebbe
portarli ad una forma di protesta, non a reagire
voltando le spalle. Un tempo nei circoli di San Nicola
si facevano conferenze e dibattiti quasi settimanalmente
e le persone esterne che intervenivano ambivano a
parteciparvi.
Mi direte che i tempi sono cambiati. E sono d’accordo
con voi.
Ma ignorare i problemi, girarsi dall’altra parte e
parlare d’altro, non è di certo il modo migliore per
risolverli. Con una maggiore partecipazione della gente
nello sviluppo e nella gestione della cosa pubblica, si
sarebbero potuti evitare degli errori che ho visto anche
nel recente passato.
Questo mio sfogo vuole essere costruttivo, non voglio
mettere in croce nessuno.
Vorrei solo che si risvegliasse, in qualche modo, la
voglia di riprendere il dibattito, di discutere dei
problemi, anche spiccioli, del paese, e soprattutto di
nuove iniziative per costruire il futuro di San Nicola.
Per cambiare una situazione che si trascina da tanto
tempo, lo so bene, non possono bastare le poche righe di
uno sfogo personale. Per questo invito chiunque lo
condivida, dallo scrittore all’educatore al genitore, a
prendere a cuore il risveglio dei giovani sannicolesi,
attraverso un impegno concreto per invertire la tendenza
all’indifferenza.
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