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26 Febbraio 2008 20:00 Nome: Toto email: galloro.antonio@inwind.it

Tirare la pietra e nascondere la mano è sempre stato un comportamento disdicevole, ma in alcuni casi, forse, può essere comprensibile. Certo, comprensibile, ma mai giustificabile. Alle volte non si sa che cosa dire o fare, allora si tenta di colpire l’altro in ogni modo, sperando che la mossa, anche se scorretta, possa distorcere la realtà dei fatti. Ma resta pur sempre una forma di debolezza e, al novantanove per cento, la verità viene sempre fuori. E quando la verità viene fuori, resta poco altro da dire o da “controbattere”. Gli argomenti che si cercavano in un mare di confusione non si rivelano più abbastanza convincenti. E, si sa, attaccare con l’insinuazione e la maldicenza, per una volta, può passare, ma la seconda è molto più difficile. E allora si fa finta di niente. Rimanere zitti forse è il modo migliore per contenere le perdite; un po’ come i politici, che hanno paura del contraddittorio...

Ma lasciamo perdere per il momento questo discorso. Ora, per riprendere il filo, mi preme ricordare una cosa a quelli che hanno sputato sul sito. Questo sito nasce perché qualcuno aveva l’esigenza di comunicare con i propri paesani, aveva la voglia di continuare un percorso lasciato in sospeso tanti anni fa, voleva raccogliere l’esperienza di tante storie, attraverso i molti emigrati, per far morire il nostro paese più lentamente.
Ma a voi tutto questo dà fastidio: gente che discute, che propone, che si fa carico dei problemi di un vecchio paese abbandonato. Sì, abbandonato, perché siete riusciti ad anticipare l’abbandono. In paese non si trova più nessuno. Una volta gli scolari andavamo a prenderli alla montagna e li portavamo in paese, ora per togliere i ragazzi dalle nostre piazze avete portato le scuole in montagna, il parco giochi “a Vallelonga”, la guardia medica e il centro polifunzionale “alla cruci”, il mercato “alla vucca de lu lupu”, in modo che la massaia de lu carvariu, quando arriva la sera, non ha bisogno della palestra e risparmia dinari.
Come diceva un mio amico, i bambini non conoscono più neanche tutte le rughe del paese, dal momento che sono state svuotate di vita e di interesse. Chiedete ai vostri figli dov’è lu papa, li manganaturi, cùcuju, hàlaca, tavigghjia, ecc… vi chiederanno che lingua state parlando. Siete riusciti a rendere il centro del paese e le rughe disabitate, distruggendone l’importanza centrale. Nessuno ristruttura case al centro, perché ormai è svuotato e, oltretutto, costa meno farla di sana pianta, fuori paese.
Tra non molto, ve lo auguro, diventerete nonni. Quando racconterete ai vostri nipoti le favole, raccontategli anche di quando in tutte le rughe si giocava fino a tarda notte a zzachè.
Sicuramente i vostri nipoti vi diranno: “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”.



 
            La "scalinata" per raggiungere il "centro polifunzionale"