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21 Aprile
2008 18:00 Nome: Vito Teti
Caro Toto,
cara Franca, cari amici del Forum
grazie a tutti per quello che scrivete, grazie anche a
chi non è garbatamente d’accordo…
mi sembrava chiaro che la mia affermazione “non entrerò
più nel Forum” avesse il valore della metafora,
rappresentasse una sorta di “provocazione” costruttiva
per invitare, con modestia, tutti noi, nessuno escluso,
a tenere alto e rispettoso il livello della discussione.
Naturalmente, ho grande considerazione delle cose che
vengono scritte, dette, riportate e la mia “critica”
bonaria e veloce era rivolta a una pratica (per fortuna
minoritaria) di piccoli pettegolezzi e di allusioni che
non aiutano nessuno. Non è soltanto una questione del
vostro-nostro Forum, è che mi sono dato lo stile, in
tutti i posti, di ascoltare tutti i punti di vista, di
dialogare con tutti e di non dare spazio a polemiche che
sono sempre sterili.
Se nel mio scritto, tutto questo non era emerso, me ne
rammarico e mi scuso. Il mio punto di vista è quello che
sto esplicitando.
In maniera breve e sintetica, vorrei fare due o tre
considerazioni a proposito di paese, emigrazione, mondo…
Sono considerazioni aperte, provvisorie, schematiche,
che andrebbero approfondite e che lascio alla vostra
attenzione. Non vogliono essere la verità, ma un
semplice punto di vista. Appartengono al mio vissuto e
quindi sono sincere. Sono frutto anche di mie
esperienze, di ricerche, di studi e quindi non cedono
alla “superficialità”. Ripeto: tutto andrebbe detto
meglio e in maniera meno veloce. Dove non fossi chiaro,
e se qualcuno avesse voglia di dialogare, darmi
suggerimenti, chiedermi informazione, sono completamente
disponibile.
L’emigrazione, dalla fine dell’Ottocento, è stata una
“catastrofe”, un dramma, ma ha aperto a ceti popolari
anche grandi prospettive. Come diceva Nitti, con
l’emigrazione, il contadino diventava anche più libero,
si sganciava dal dominio del padrone, aveva una via di
scelta… E’ stata, quindi, una grande causa di
trasformazione.
Nella lunga durata, però, i paesi si sono frantumati,
scheggiati, sfrangiati, svuotati. Il loro paesaggio, la
loro antropologia, la loro anima si sono modificate. Un
mondo compatto è andato in frantumi e il paese (parlo di
tutti i paesi) è esploso in mille pezzi che non potranno
mai ricomporsi.
La Calabria sia delocalizzata, deterritoralizzata e,
come ben sapete, sono sorti tanti “paesi calabresi” in
ogni parte del mondo. Termini come nostalgia, dolore,
spaesamento, melanconia sono entrati nel nostro
vocabolario, nella nostra lingua, nella nostra mente,
nella nostra carne.
Non solo di coloro che sono partiti, ma anche di coloro
che sono “rimasti”. Come diceva Corrado Alvaro, un
calabrese parte anche quando resta fermo, e resta
“fermo” (aggiungo io) anche quando parte.
Lo spaesamento riguarda tutti, in maniera diversa.
Ognuno si porta appresso il proprio grumo di rimpianti,
nostalgie, dolori, speranze. Tutti ci sentiamo fuori
posto. Il nostro dialogo ne è una conferma. Parliamo con
persone che non vediamo, a cui ci sentiamo legati anche
senza conoscerle.
Il paese-presepe è finito. I paesi si stanno svuotando.
La Calabria dei paesi è a rischio estinzione. Che fare?
Rassegnarsi? Assistere impotenti la fine dei luoghi? O
si può fare qualcosa? Io penso di sì. E penso che le
persone che vivono fuori possono essere decisive,
fondamentali, per impedire un declino che potrebbe
essere inarrestabile (en passant… una delle ragioni per
cui mi sono candidato è stata quella di portare la voci
dei paesi abbandonati, dimenticati, cancellati).
Credo, però, che dovremmo superare le tensioni negative
tra coloro che sono rimasti e coloro che sono partiti. I
rapporti sono, certo, di affetto, ma in fondo in fondo,
qualcuno “rimprovera” all’altro qualcosa. D’estate avete
modo di vedere le dinamiche conflittuali che esistono
nei paesi anche tra emigrati che tornano e quelli che
rimangono.
Se qualcuno di voi, pone qualche problema, avanza
qualche critica, si lamenta di qualcosa, è probabile che
si senta rispondere: “Perché te ne sei andato?”; “Perché
non sei rimasto?”. Lo hanno detto anche a me, che in
fondo sono “rimasto”.
So bene, con quanto dolore e rammarico, accogliete
quella risposta.
Voi che avete lasciato il paese per necessità, quasi
sempre; voi che non passa giorno senza che pensiate il
paese; voi che sognate e parlate in dialetto; voi che vi
impegnate per trasmettere ai figli la lingua e le
tradizioni del luogo di origine; voi che non appena
possibile tornate in paese… Conosco bene questi stati
d’animo. Lacerazioni. Nostalgie. Dolori. Voi che,
giustamente, vi sentite parte del paese e che
considerate il paese vostro.
E tuttavia, c’è una dolorosa verità nelle risposte, a
volte di maniera, e anche non convinte, di qualcuno che
è rimasto e magari vive con disagio la sua condizione in
paese. La dolorosa verità è che quando si parte non si
può tornare mai al punto di partenza. Chi di voi dovesse
tornare, e lo auguro a tutti quelli che lo desiderano,
si sentirebbe poi “spaesato” in paese. Tornerebbe un
altro rispetto a quello che è partito.
Allora io credo che la nostra appartenenza, la nostra
identità, il nostro sentirci sannicolesi – sia che siamo
partiti sia che siamo rimasti – dobbiamo viverle in
maniera aperta, guardando al futuro e non al passato,
sentendoci abitanti del paese e anche del mondo. Credo
che dobbiamo “costruire” un paese “nuovo” che appartenga
anche a quelli che non vi abitano più.
Per queste ragioni, credo (ma potrei sbagliarmi) che
seguire da lontano le vicende del paese sia difficile.
Noi sappiamo che il paese è un insieme di legami mobili,
di rapporti che si chiudono e poi si aprono, di affetti
e anche di ostilità, di sentimenti di ogni genere. Il
rischio è che a distanza (ma anche stando qui) ci venga
riportato un paese che non esiste o il paese come lo
vive – in maniera parziale – chi ci informa.
E allora? Forse più che cercare di inseguire vicende,
storie, fatti che a distanza non sono comprensibili
(ognuno ha la sua vita fuori, i suoi problemi ecc.)
tutti noi – io in primo luogo – dovremmo assumere un
atteggiamento di rispetto e di “cura” per il paese.
Comunque. Indipendentemente da chi lo amministra. Noi
dovremmo dare la nostra disponibilità all’ascolto.
Dovremmo contribuire a migliorare e a rinnovare un mondo
che ci appartiene e a cui (anche quando lo
“malediciamo”) ci sentiamo legati.
In altri termini, mi verrebbe di pensare che siccome gli
emigrati rappresentano una specie di “ombra” (il termine
è complesso, lo butto qui, ma meriterebbe una
riflessione) per quelli che sono rimasti, forse
dovrebbero fare, dal posto in cui vivono, una specie di
“governo ombra” del paese. Vale a dire: avanzare
proposte, criticare costruttivamente, suggerire
iniziative, avere dialoghi.
Da questo punto di vista, internet e i nuovi mezzi di
comunicazione hanno aperto vie impensate. Hanno permesso
di creare “paesi” virtuali che abbraccino quelli reali.
Ciò che ieri sembrava irrimediabilmente separato, oggi
può essere unito. I mille paesi possono dialogare,
confrontarsi, scambiarsi idee. Il vostro sito, il Forum,
hanno grandi meriti e hanno anche grandi responsabilità:
quella di fare ragionare e riflettere la gente del
paese, dovunque viva, quella di collegare le mille S.
Nicola, di mettere esperienze a confronto, di cercare
soluzioni condivise per il paese, di fare conoscere a
tutti i tanti posti dell’esodo.
Pensate, è davvero splendido e affascinante questo gioco
di scambi, di comunicazioni, di proposte. Per questo, mi
permetto di dir: non sciupiamo questa occasione.
Valorizziamo, rinnovandole, le tradizioni del dialogo,
dell’amicizia, della convivialità, quelle
“carnevalesche” (intese come dimensione di vicinanza);
quelle religiose; lasciamoci alle spalle conflitti
arcaici, divisioni inutili, polemiche sterili. Questo
non vuol dire che tutti la debbano pensare allo stesso
modo, non vuol dire che non si possa entrare in
polemica… Vuol dire però che noi dobbiamo scoprire ciò
che ci unisce e ciò che oggi ci può fare dialogare,
altrimenti tra qualche decennio i nostri figli non
avranno memoria e conoscenza di tutte queste storie che
ci lacerano, ci tormentano, ci tengono vivi.
Se il terreno di dialogo, è questo, non solo entrerò nel
forum, ma sarò lieto di sostenerlo…do la mia
disponibilità a dialogare con tutti anche tramite il mio
sito www.vitoteti.it: sono pronto a scrivere per il
vostro sito (compatibilmente con i tanti impegni); sono
pronto a venire a trovarvi, a dialogare…Non me ne
vorrete, invece, se non scenderò mai in polemica e se
non risponderò a “pettegolezzi”…che tuttavia mi sembrano
minoritari, occasionali, e, anch’essi, dettati da amore
per il paese.
Un’ultima considerazione. I voti passano, passano i
sindaci, passano i deputati, diamo a queste cose la
giusta importanza, ma pensiamo anche a una storia
passata, a cosa si può fare oggi, a quello che si può
progettare per il futuro. Pensiamo ai luoghi.
Guardiamoli e curiamoli con un nuovo occhio. L’amore
rimane…
Grazie di
tutto. Un abbraccio grande a tutti, con l’affetto di
sempre
Vostro Vito Teti
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