Indice

 

Vito Teti
21-04-08

Toto
21-04-08

Vito Teti
20-04-08

Toto
16-04-08

Toto
23-03-08

Franco Teti
21-03-08

Toto
09-03-08

Mack
09-03-08

Toto
06-03-08

Toto
26-02-08

Mack
22-02-08

Toto
21-02-08

Mack
21-02-08

Toto
19-02-08

Toto
13-01-08

Toto
7-09-07

Vito Teti
6-09-07

Mack
28-05-07

Pasquale Scorcia
10-05-07

Toto

08-05-07

 
Home News Forum Sport Tradizione Ritratti Per ridere Lo sapevi? Scrivici
 
  Spazio testi  


Questo è uno spazio a disposizione di tutti, dedicato alla pubblicazione di scritti che,
per la loro lunghezza, potrebbero risultare dispersivi nel contesto del forum.

Per pubblicare nello "spazio testi", scrivici qui
 


21 Aprile 2008 18:00 Nome: Vito Teti

Caro Toto, cara Franca, cari amici del Forum
grazie a tutti per quello che scrivete, grazie anche a chi non è garbatamente d’accordo…

mi sembrava chiaro che la mia affermazione “non entrerò più nel Forum” avesse il valore della metafora, rappresentasse una sorta di “provocazione” costruttiva per invitare, con modestia, tutti noi, nessuno escluso, a tenere alto e rispettoso il livello della discussione. Naturalmente, ho grande considerazione delle cose che vengono scritte, dette, riportate e la mia “critica” bonaria e veloce era rivolta a una pratica (per fortuna minoritaria) di piccoli pettegolezzi e di allusioni che non aiutano nessuno. Non è soltanto una questione del vostro-nostro Forum, è che mi sono dato lo stile, in tutti i posti, di ascoltare tutti i punti di vista, di dialogare con tutti e di non dare spazio a polemiche che sono sempre sterili.
Se nel mio scritto, tutto questo non era emerso, me ne rammarico e mi scuso. Il mio punto di vista è quello che sto esplicitando.


In maniera breve e sintetica, vorrei fare due o tre considerazioni a proposito di paese, emigrazione, mondo… Sono considerazioni aperte, provvisorie, schematiche, che andrebbero approfondite e che lascio alla vostra attenzione. Non vogliono essere la verità, ma un semplice punto di vista. Appartengono al mio vissuto e quindi sono sincere. Sono frutto anche di mie esperienze, di ricerche, di studi e quindi non cedono alla “superficialità”. Ripeto: tutto andrebbe detto meglio e in maniera meno veloce. Dove non fossi chiaro, e se qualcuno avesse voglia di dialogare, darmi suggerimenti, chiedermi informazione, sono completamente disponibile.

L’emigrazione, dalla fine dell’Ottocento, è stata una “catastrofe”, un dramma, ma ha aperto a ceti popolari anche grandi prospettive. Come diceva Nitti, con l’emigrazione, il contadino diventava anche più libero, si sganciava dal dominio del padrone, aveva una via di scelta… E’ stata, quindi, una grande causa di trasformazione.
Nella lunga durata, però, i paesi si sono frantumati, scheggiati, sfrangiati, svuotati. Il loro paesaggio, la loro antropologia, la loro anima si sono modificate. Un mondo compatto è andato in frantumi e il paese (parlo di tutti i paesi) è esploso in mille pezzi che non potranno mai ricomporsi.
La Calabria sia delocalizzata, deterritoralizzata e, come ben sapete, sono sorti tanti “paesi calabresi” in ogni parte del mondo. Termini come nostalgia, dolore, spaesamento, melanconia sono entrati nel nostro vocabolario, nella nostra lingua, nella nostra mente, nella nostra carne.
Non solo di coloro che sono partiti, ma anche di coloro che sono “rimasti”. Come diceva Corrado Alvaro, un calabrese parte anche quando resta fermo, e resta “fermo” (aggiungo io) anche quando parte.
Lo spaesamento riguarda tutti, in maniera diversa. Ognuno si porta appresso il proprio grumo di rimpianti, nostalgie, dolori, speranze. Tutti ci sentiamo fuori posto. Il nostro dialogo ne è una conferma. Parliamo con persone che non vediamo, a cui ci sentiamo legati anche senza conoscerle.

Il paese-presepe è finito. I paesi si stanno svuotando. La Calabria dei paesi è a rischio estinzione. Che fare? Rassegnarsi? Assistere impotenti la fine dei luoghi? O si può fare qualcosa? Io penso di sì. E penso che le persone che vivono fuori possono essere decisive, fondamentali, per impedire un declino che potrebbe essere inarrestabile (en passant… una delle ragioni per cui mi sono candidato è stata quella di portare la voci dei paesi abbandonati, dimenticati, cancellati).
Credo, però, che dovremmo superare le tensioni negative tra coloro che sono rimasti e coloro che sono partiti. I rapporti sono, certo, di affetto, ma in fondo in fondo, qualcuno “rimprovera” all’altro qualcosa. D’estate avete modo di vedere le dinamiche conflittuali che esistono nei paesi anche tra emigrati che tornano e quelli che rimangono.
Se qualcuno di voi, pone qualche problema, avanza qualche critica, si lamenta di qualcosa, è probabile che si senta rispondere: “Perché te ne sei andato?”; “Perché non sei rimasto?”. Lo hanno detto anche a me, che in fondo sono “rimasto”.
So bene, con quanto dolore e rammarico, accogliete quella risposta.
Voi che avete lasciato il paese per necessità, quasi sempre; voi che non passa giorno senza che pensiate il paese; voi che sognate e parlate in dialetto; voi che vi impegnate per trasmettere ai figli la lingua e le tradizioni del luogo di origine; voi che non appena possibile tornate in paese… Conosco bene questi stati d’animo. Lacerazioni. Nostalgie. Dolori. Voi che, giustamente, vi sentite parte del paese e che considerate il paese vostro.
E tuttavia, c’è una dolorosa verità nelle risposte, a volte di maniera, e anche non convinte, di qualcuno che è rimasto e magari vive con disagio la sua condizione in paese. La dolorosa verità è che quando si parte non si può tornare mai al punto di partenza. Chi di voi dovesse tornare, e lo auguro a tutti quelli che lo desiderano, si sentirebbe poi “spaesato” in paese. Tornerebbe un altro rispetto a quello che è partito.
Allora io credo che la nostra appartenenza, la nostra identità, il nostro sentirci sannicolesi – sia che siamo partiti sia che siamo rimasti – dobbiamo viverle in maniera aperta, guardando al futuro e non al passato, sentendoci abitanti del paese e anche del mondo. Credo che dobbiamo “costruire” un paese “nuovo” che appartenga anche a quelli che non vi abitano più.

Per queste ragioni, credo (ma potrei sbagliarmi) che seguire da lontano le vicende del paese sia difficile. Noi sappiamo che il paese è un insieme di legami mobili, di rapporti che si chiudono e poi si aprono, di affetti e anche di ostilità, di sentimenti di ogni genere. Il rischio è che a distanza (ma anche stando qui) ci venga riportato un paese che non esiste o il paese come lo vive – in maniera parziale – chi ci informa.
E allora? Forse più che cercare di inseguire vicende, storie, fatti che a distanza non sono comprensibili (ognuno ha la sua vita fuori, i suoi problemi ecc.) tutti noi – io in primo luogo – dovremmo assumere un atteggiamento di rispetto e di “cura” per il paese. Comunque. Indipendentemente da chi lo amministra. Noi dovremmo dare la nostra disponibilità all’ascolto. Dovremmo contribuire a migliorare e a rinnovare un mondo che ci appartiene e a cui (anche quando lo “malediciamo”) ci sentiamo legati.
In altri termini, mi verrebbe di pensare che siccome gli emigrati rappresentano una specie di “ombra” (il termine è complesso, lo butto qui, ma meriterebbe una riflessione) per quelli che sono rimasti, forse dovrebbero fare, dal posto in cui vivono, una specie di “governo ombra” del paese. Vale a dire: avanzare proposte, criticare costruttivamente, suggerire iniziative, avere dialoghi.

Da questo punto di vista, internet e i nuovi mezzi di comunicazione hanno aperto vie impensate. Hanno permesso di creare “paesi” virtuali che abbraccino quelli reali. Ciò che ieri sembrava irrimediabilmente separato, oggi può essere unito. I mille paesi possono dialogare, confrontarsi, scambiarsi idee. Il vostro sito, il Forum, hanno grandi meriti e hanno anche grandi responsabilità: quella di fare ragionare e riflettere la gente del paese, dovunque viva, quella di collegare le mille S. Nicola, di mettere esperienze a confronto, di cercare soluzioni condivise per il paese, di fare conoscere a tutti i tanti posti dell’esodo.
Pensate, è davvero splendido e affascinante questo gioco di scambi, di comunicazioni, di proposte. Per questo, mi permetto di dir: non sciupiamo questa occasione. Valorizziamo, rinnovandole, le tradizioni del dialogo, dell’amicizia, della convivialità, quelle “carnevalesche” (intese come dimensione di vicinanza); quelle religiose; lasciamoci alle spalle conflitti arcaici, divisioni inutili, polemiche sterili. Questo non vuol dire che tutti la debbano pensare allo stesso modo, non vuol dire che non si possa entrare in polemica… Vuol dire però che noi dobbiamo scoprire ciò che ci unisce e ciò che oggi ci può fare dialogare, altrimenti tra qualche decennio i nostri figli non avranno memoria e conoscenza di tutte queste storie che ci lacerano, ci tormentano, ci tengono vivi.
Se il terreno di dialogo, è questo, non solo entrerò nel forum, ma sarò lieto di sostenerlo…do la mia disponibilità a dialogare con tutti anche tramite il mio sito www.vitoteti.it: sono pronto a scrivere per il vostro sito (compatibilmente con i tanti impegni); sono pronto a venire a trovarvi, a dialogare…Non me ne vorrete, invece, se non scenderò mai in polemica e se non risponderò a “pettegolezzi”…che tuttavia mi sembrano minoritari, occasionali, e, anch’essi, dettati da amore per il paese.
Un’ultima considerazione. I voti passano, passano i sindaci, passano i deputati, diamo a queste cose la giusta importanza, ma pensiamo anche a una storia passata, a cosa si può fare oggi, a quello che si può progettare per il futuro. Pensiamo ai luoghi. Guardiamoli e curiamoli con un nuovo occhio. L’amore rimane…

Grazie di tutto. Un abbraccio grande a tutti, con l’affetto di sempre
Vostro Vito Teti