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11 Giugno 2008 20:14 Nome: Licata

L’Amazzonia

Per dare un nome a questi racconti e/o pensieri in libertà ho cercato una definizione, mi venivano in mente varie cose (Bar..., l'Angolo..., etc.) ma alla fine ho scelto questo in quanto un mio caro amico aveva dato questo nome ad un piccolo punto di incontro dove scambiavamo i nostri pensieri, d'estate qualche pettegolezzo e quant'altro. Perché scrivere? Proprio perché quel punto di vista era abbastanza privilegiato, allora dopo tanti anni, stimolato dalle mie frequentazioni dei due siti sul nostro paese e prima ancora dalla lettura dei racconti pubblicati su “ La Barcunata”, mi sono venute alla mente tante persone, fatti, che mi hanno indotto a scrivere questi racconti. Altro dilemma, da dove o da cosa cominciare? L'Emigrazione!!!

Chissà quanti scrittori, giornalisti e poeti hanno scritto e scrivono su questo problema e quanti sono più titolati di me per farlo . Perché oggi più che mai di un problema si tratta, che ha toccato tra gli altri anche me. Allora... all'Amazzonia nei periodi di ritorno (Estate, Natale, Pasqua etc.) in cui chi era “fuori” tornava al paese, il rito dei saluti si ripeteva, perché chi tornava era contento di rincontrare le persone care, gli amici lasciati tempo fa. Proprio in questo periodo cominciavano le belle giornate, ed allora si che “l'amazzonia” prendeva vita, cominciavano “i sabati de la Madonna”, da maggio tutti sabati la gente si recava in processione verso il santuario di “Mater Domini”, mentre dal 1 Agosto iniziava ed inizia la “quindicina” quindi il rito si ripeteva tutti i giorni fino al 15 Agosto, giorno della festa. Cominciavano pure i primi gelati, è vero che i primi li facevano il 19 marzo (giorno di S. Giuseppe), ma poi le giornate belle e durature cominciavano a giugno. Cominciava a vedersi qualche emigrato di Toronto, anche se i voli charter più frequentati arrivavano dai primi di Luglio. Nei volti di quei nostri compaesani, a volte a me sconosciuti, perché ragazzino, partiti molti anni prima e che avevano lasciati tanti ricordi “ntra chijri quattru mura”, e già quegli occhi erano “ricchi” di ricordi. Ricchi è la parola giusta perché in ognuno di loro c'erano ricordi delle persone care (affetti) storie di sofferenze, di lavoro duro, (mi viene in mente la poesia del maestro Mazzè “Lu commerciu de li zappi”) e poi come no anche i ricordi di una infanzia o dell'adolescenza povera si ma carica di valori sani, veri, epurati da ogni forma di egoismo, che dire con un po’ di pane ed olive a sentir loro si faceva una scampagnata, oppure doveva bastare per una giornata di lavoro. Ricordo uno dei tanti raccontare quando ragazzino la mattina alle 4 prima di partire per “lu chianu de la gurna” la madre gli dava un pugno di fichi secchi e poi si partiva (altro che “boxbreakfast” o Macmenù)!!!

Poi arrivavano gli affezionati della festa “de Bonzerrata” grande festa a cui la nostra comunità era legata, si ricordavano “de la fera” alla quale si andava a piedi per portare qualche capo di bestiame da vendere per poi ricomprare il maiale per l'inverno o da un'eventuale ricavo comprare altri capi. Altri invece andavano, magari per comprarsi “lu frischiarejro” o un gelato. Altri ancora solo per vedere .Le settimane prima e dopo di quella dedicata alla festa della Madonna di Monserrato a Vallelonga, erano dedicate rispettivamente alla Madonna del Soccorso a Monterosso ed a quella del Carmine a Filogaso.

Si arrivava al primo grande flusso di emigrati che tornavano l'ultima settimana di Luglio. Era la festa della Madonna del SS. Rosario. Grandi preparativi per la festa del paese; Toronto, Milano, Roma, Germania, Francia queste erano le località da cui tornavano i nostri paesani. Il paese si riempiva di persone e di macchine, e le molte case rimaste chiuse per un anno intero rivedevano la luce del sole. “Como stai”! Come suonava bene, non era per niente retorico ne di circostanza. (segue..)