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07 Febbraio 2009 14:57 Nome: Toto Email: galloro.antonio@inwind.it

Di fronte ad un tema così importante non posso tacere e penso che altre persone più illustri di noi dovrebbero spendersi di più riguardo questo dibattito.
Per una questione di chiarezza del tutto personale, parto un po’ da lontano, per cercare di capire come mai certi avvenimenti si ripetano, a mio avviso, sistematicamente e non a caso, ma per volontà di persone che hanno poco a che fare con gli insegnamenti di Cristo.
Ma andiamo per ordine.

Siamo intorno al 1200. L’inquisizione viene pensata dalla Chiesa cattolica per contrastare gli eretici: l’eresia, infatti, viene considerata equivalente alla mancanza di fede, seppure non derivi dal non credere, ma da un credere e un vivere diversamente dalla Chiesa cattolica. Evidentemente, una libertà che il clero non può e non vuole concedere. In ogni campo del sapere umano, nessuna divergenza di pensiero, rispetto all’interpretazione cattolica delle scritture, viene tollerata dalla Chiesa e l’inquisizione è il metodo più efficace per reprimere ed estirpare le idee diverse, ‘eretiche’. Accertata la ‘colpevolezza’ dell’eretico, questi viene spinto a ritrattare, ed in caso di rifiuto, è condannato a pene corporali e alla morte sul rogo.
Il solo fenomeno della ‘caccia alle streghe’ produce, nell’arco di 5 secoli, un milione di donne torturate e uccise per volontà e per mano della Chiesa cattolica. I seguenti sono alcuni capi di imputazione dei processi alle ‘streghe’, che cito testualmente da documenti del 1230: «uccidono il bambino nel ventre della madre, così come i feti delle mandrie e dei greggi, tolgono la fertilità ai campi, mandano a male l’uva delle vigne e la frutta degli alberi; stregano gli uomini, donne, animali da tiro, mandrie, greggi ed altri animali domestici; fanno soffrire, soffocare e morire le vigne, piantagioni di frutta, prati, pascoli, biada, grano e altri cereali; inoltre perseguitano e torturano uomini e donne attraverso spaventose e terribili sofferenze e dolorose malattie interne ed esterne; e impediscono a quegli uomini di procreare, e alle donne di concepire…» Alcune cose le ritroviamo estremamente attuali, anche se sono passati 800 anni…
Parlando di quel periodo, non possiamo non parlare anche delle crociate, movimenti di massa mirati alla liberazione dei ‘luoghi santi’ dagli ‘infedeli’. Anche oggi, quando si parla di ‘crociata’, si identifica l'avversario come il nemico assoluto, che quindi bisogna combattere e sconfiggere, in nome del bene e della verità. Valori che la Chiesa cattolica, da duemila anni, rivendica: con le buone o, quasi sempre, con le cattive. Le crociate, in realtà, altro non furono che vere e proprie spedizioni belliche: invocate e benedette dalla Chiesa, sfruttate dai sovrani europei, combattute per lo più da ingenti masse proletarie che cercavano di affrancarsi dalla miseria, ora contro i mussulmani, ora contro i cristiani stessi. Il papato, nell’arco di due secoli (e anche in seguito), ha benedetto veri e propri bagni di sangue, asserviti agli interessi politici, economici e commerciali dei sovrani e all’autoritarismo dogmatico della Chiesa stessa, che con le crociate si è innalzata a guida suprema della cristianità ed ha ottenuto la sottomissione feudale di tutti i maggiori stati europei.
Come abbiamo visto, bisogna partire da lontano per comprendere quante ombre siano sempre emerse nel corso dei secoli sulla coerenza della Chiesa cattolica e di quanti delitti e tragedie si sia macchiata nella sua storia, per difendere il proprio potere e la propria influenza sul mondo. E oggi le cose non vanno meglio, se analizziamo i nostri giorni.
La storia moderna ha visto le rivoluzioni culturali, l’affermarsi di una nuova concezione dell’uomo e del rapporto tra la religione e lo stato laico: nel tempo, la Chiesa sembra aver perso gran parte del proprio potere temporale. Perlomeno, non ci riesce più di immaginare che il papa si alzi un giorno ed ordini il massacro dei miliardi di persone che non seguono la Bibbia.
Ma a volte ci dimentichiamo che la Chiesa si è schierata in successione, solo per citarne alcuni, contro il parto cesareo, contro i trapianti, contro la ricerca intrauterina, contro le cellule staminali: tutte metodiche e terapie che salvano innumerevoli vite umane ogni anno. E come non ricordare le battaglie contro il diritto di scegliere l’aborto (sono una violenza paragonabile solo allo stupro) o contro l’inseminazione artificiale, per impedire alle coppie che non possono avere figli di averne uno grazie a una terza persona, che mette a disposizione il suo seme.

Ed oggi, il caso Englaro.
Come si fa a dire che si è a ‘difesa della vita’, se poi si nega ad un vegetale, costretto per diciassette anni a respirare, il diritto di morire?
Crea equivoci chi parla di omicidio. Eluana è morta 17 anni  fa. Gli organi del suo corpo vivono, anzi vegetano proprio come piante.
La vita di Eluana non esiste più da 17 anni. Quello che la Chiesa dice di voler difendere, non è la sua vita.
È il dolore della famiglia, la sofferenza di ogni giorno, di sapere che tua figlia è ridotta a una pianta e che il suo corpo è condannato a restare così, come lei non avrebbe mai voluto. E solo perché l’incidente, diciassette anni fa, ha risparmiato la zona cerebrale che regola la respirazione.
La famiglia merita giustizia, Eluana merita che le sue volontà siano esaudite.
Con l’interruzione dell’idratazione e dell’alimentazione artificiale, non si compie una sentenza in nome della laicità e neppure in nome della scienza, ma un atto d’amore, nel rispetto del diritto di ogni cittadino di decidere per sé, qualsiasi sia la sua fede.
E mentre le suore Misericordine, rivolgendosi al padre di Eluana, dicevano: "se considera la figlia morta la lasci a noi" (davvero non ho parole), la Chiesa ha tentato di giocare l’ultima carta intervenendo alla vigilia della sentenza, con slogan alle volte intimidatori nei confronti degli uomini e delle strutture ospedaliere. Ma perfino in un paese come il nostro, con un’intimidazione così violenta, i giudici hanno deciso secondo legge, con la sentenza di luglio, passata in giudicato, della Corte d'Appello di Milano, confermata dalla Cassazione.
Uno degli artefici della protesta pontificia è stato il cardinale Barragan, che nel 2005 decise di non far curare al Gemelli papa Wojtyla, perché  le cure avrebbero ritardato ma non impedito la morte del pontefice. Eluana e la sua famiglia, di fronte alla sofferenza, dovevano essere uguali. Ma la Chiesa, come abbiamo visto, è ben lungi dall’essere coerente.
Ma ieri si è consumata l’ultima oscenità, con un decreto straordinario, approvato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri, che ordina di proseguire l’alimentazione. Il Presidente Napolitano si è rifiutato di firmare il decreto perché, a norma di legge, non può approvare un provvedimento d’urgenza che vada in contrasto con una sentenza. Ma Berlusconi ha replicato: "Il presidente della Repubblica firmi o cambieremo la Costituzione sui decreti d'urgenza.” L’ultimo disperato assalto alla giustizia, mirabilmente orchestrato in Vaticano dalla gerarchia integralista della Chiesa, che si è espressa in merito con poche, chiare parole: “Il governo ci ha ascoltato”. Oggi, questo governo vuole imporre ai cittadini italiani un'etica di Stato di chiaro stampo cattolico, trascinando la Repubblica fuori dalla tradizione democratica, lasciandola alla deriva clericale e autoritaria.

Voglio concludere questo mio intervento stimolandovi ad intervenire, ad esprimere la vostra opinione, ed allegando le parole di Beppino Englaro di stamattina:
«Ormai posso sopportare tutto. Cos'altro ha da patire una persona che ha perso un figlio? Quale dolore maggiore potrebbero provocarmi?»