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04 Marzo
2009 18:00 Nome:
Vito Perri
A brigante..brigante e mezzo
“A brigante..brigante e mezzo”, era il motto di Sandro
Pertini, durante gli anni della resistenza, contro il
regime autoritario.
I sistemi totalitari, indifferentemente dal colore e
dall’ideologia, hanno la capacità di produrre rovine ed
impoverimento, infestando l’intera collettività fino al
midollo, penetrando nel tessuto sociale e in ogni
aspetto della vita pubblica e privata per controllarla,
piegando ogni resistenza con l’uso della violenza e dei
soprusi.
Una porcata, per intenderci.
Il Fascismo, in Italia, si affermò non per la forza dei
fascisti, ma per la viltà e la complicità di tutti
coloro che senza essere fascisti, si adeguarono.
Anche se non vi sono attinenze con quel preciso periodo
storico, il contesto sociale è abbastanza preoccupante.
Il Parlamento è composto da rappresentanti indicati
dalle segreterie dei partiti, così come era nominata la
Camera delle Corporazioni durante il Fascismo.
Le ronde di volontari sono costituite da squadre di
sostenitori di partito, come allora, sprovvisti al
momento, per nostra fortuna, di olio di ricino e
manganello.
La funzione legislativa del Parlamento, viene
continuamente avvilita dal ricorso ai decreti legge.
Non meno perplessità suscitano le imminenti riforme del
diritto allo sciopero,
delle intercettazioni e la riforma della Magistratura.
Quest’ultima, presumibilmente, per avviare un sistema a
doppio diritto, impunità per chi di dovere, “di casta” e
senza garanzia alcuna, per i poveracci.
Nelle organizzazioni criminali, l'omertà è un bene che è
difeso nell’interesse comune.
L'infame va bloccato, delegittimato e infangato, perché
sennò il sistema salta e va tutto a puttane.
Non hanno importanza i guai di questo o di quello, ma
l'impunità.
Le intercettazioni, è meglio se non si fanno, perché
oggi può toccare a me, domani a te.
La riforma renderà difficile farle. E’ evidente che il
malaffare non deve essere scoperto.
E se viene scoperto, non deve essere conosciuto dai
cittadini.
Nell'elenco degli smantellamenti in corso, mentre
imperversano colte discussioni sul grembiulino a scuola
o sul guinzaglio al cane, c'è un progetto pericoloso ed
è il bavaglio all'informazione, probabilmente per
controllare l’opinione pubblica, trasformando
l’informazione in propaganda.
C’è chi intende chiudere definitivamente la porta sulla
verità, non consentendoci nemmeno di spiare dal buco
della serratura.
Tutto questo avviene nel pacifico silenzio o quasi,
degli schieramenti che rappresentano l’opposizione.
Praticamente, l’opposizione dovrebbe essere quella
compagine politica che non governa, ma che contrasta
opportunamente, nel merito, i provvedimenti del governo
in carica.…(praticamente.!)
Il silenzio e gli ammiccamenti non funzionano per fare
opposizione.
La colpa di questo scatafascio, arriva da lontano, da
responsabilità circostanziate, da parte di molti membri
della casta, di ogni colore di casacca.
Una classe politica inadeguata, dedita prevalentemente
alla gestione del potere e funzionale alle potenti lobby
economiche-affaristiche, arrogante e sprezzante nei
confronti delle necessità della gente.
Il sistema dei partiti politici, incomincia tuttavia un
po’ a scricchiolare.
Anche la sinistra è alle prese con le proprie magagne.
Il male che la sta logorando ha un nome: credibilità.
La sinistra perde perché non è credibile.
Non per le idee o i progetti, ma per gli uomini e i
comportamenti.
Alcuni scandali che hanno interessato la disinvolta
gestione del potere amministrativo, hanno fatto crollare
definitivamente il presupposto della diversità dalla
destra, togliendo agli elettori di sinistra anche le
ultime illusioni.
La sinistra era entrata in crisi già due anni prima,
quando fu resa nota la telefonata con il patron di
Unipol, Consorte.
La famosa frase: “Siamo padroni di una banca”.
Tutti gli elettori del centro-destra, dissero: “anche
loro sono uguali” e non avevano tutti i torti.
Il passaggio dalla banca alla bancarotta, fu rapido.
Un suicidio politico.
In quella situazione la sinistra avrebbe dovuto reagire
con chiarezza.
Era il momento di rinnovare e mettere su ogni bottega di
partito, un cartello con su scritto ”Non c’è trippa per
gatti”.
Invece non è successo nulla.
Il gruppo dirigente ha indugiato e quasi tutti hanno
taciuto.
Così dalla sinistra se ne sono così andati via i
migliori: gli elettori, sgombrando definitivamente il
campo ai garzoni della politica con le loro fameliche
clientele, a seguito.
L’attenzione parlamentare, al momento, è rivolta a
sbrogliare la rogna del testamento biologico.
Si va avanti con i piedi di piombo.
Una bella gatta da pelare.
La vicenda di Eluana Englaro ha scatenato un putiferio,
lasciando molti nervi scoperti.
Un caso significativo di sciacallaggio irriverente, da
parte dei soliti corvi nella piazza mediatica,
nell’intento di strumentalizzare la pietà per sedurre
una fetta determinante dell’elettorato ed accattivarsene
un’altra molto autorevole, condotto con una delicatezza
tale da infamare tutto, ragione, etica e sensibilità.
Su Eluana si è detto tutto e di tutto, nulla da
aggiungere oltre il rispetto.
I richiami in difesa della vita dovrebbero toccare anche
altri argomenti.
Non tutte le questioni etiche sulla vita e la morte
hanno lo stesso peso dell'interruzione della gravidanza
e dell’eutanasia agli agonizzanti, dopo evidentemente
gli uomini sono considerati solo carne risparmiata dal
cannone, come i bambini palestinesi dilaniati nel
mattatoio di Gaza, o girandosi dall'altra parte, in un’
inquietante silenzio, di fronte a centinaia di uomini
condannati a morte.
Una pena vendicativa, contraria al perdono e ai valori
cristiani del quinto comandamento: "Non uccidere",
trascurando che il Signore che diede la legge a Mosè,
era lo stesso che mise un segno sulla fronte di Caino
affinché nessuno lo uccidesse, malgrado la sua
colpevolezza.
Ma nell’affidare al boia, carne infame, non si va tanto
per il sottile, sollevando noiose questioni etiche.
I riflettori si spengono, quasi come se lo stesso Dio
avesse fornito una successiva nota esplicativa al quinto
comandamento, non pubblicata sulla gazzetta ufficiale.
Non molto tempo fa, ci fu un’altra vittima illustre di
sciacallaggio mediatico,
una colta signora agonizzante e in fin di vita,
duramente provata dalle sofferenze di una gravissima
malattia.
Ma non per questo fu risparmiata dall’ indecente satira
di Stato, ad opera dell’abile menestrello di corte, che
proprio sulla quella malattia s’accanì, con feroce
disprezzo sia per la persona, sia per la condizione
fisica.
L’istruita signora era stata punita, in degno modo, per
avere osato esternare le proprie convinzioni difformi
dal pensiero dominante.
Quella colta signora all’antica, come amava definirsi,
era Oriana Fallaci.
Una che dava l’anima per far prevalere la ragione contro
le cavolate dei cialtroni cerebrolesi o dei dissennati
fiancheggiatori degli ultrà della politica.
Smise perfino di curarsi, il cancro “l’alieno”, come lo
definiva lei, che aveva fatto il nido nei suoi polmoni,
per essere in prima linea a seguito dell’attentato
terroristico alle Twin Towers di New York, rea di
razzismo e xenofobia, quando allarmò l’Europa dai
pericoli del fondamentalismo islamico.
“Un pesce, da solo in mezzo all’Oceano”, definiva la
propria condizione intellettuale.
“Oriana la puttana”, quando moribonda si schierò per
difendere il proprio pensiero e la sua Firenze dal
corteo dei no-global, ferocemente oltraggiata dagli
striscioni dei manifestanti: “Or-Jena Fallaci”,
“Fuck-you- Fallaci", e dagli scribacchini e i giullari
di regime, indecentemente asserviti al potere, liberi
nello stesso modo di come turpemente è ancora impresso
sul cancello nel campo di sterminio di Auschwitz:
“ARBEIT MACTH FRE” (il lavoro rende liberi).
Gli stessi imbrattacarte che oggi sprecano inchiostro e
finte lacrime come le “ciangiuline” al funerale del
dissoluto e trasgressivo “Vincenzuni” (Carnevale),
osannando ipocritamente l’autorevolezza intellettuale di
Oriana Fallaci, dopo la morte.
La Fallaci, distante dal potere : “due fottuti idioti”
apostrofava i leader di maggioranza e opposizione,
quando questi le strizzavano l’occhio nella fase del
corteggiamento politico.
Una tosta, che rivendicava energicamente la propria
onestà intellettuale e il suo pensiero, libero da
condizionamenti e da loschi interessi di bottega,
diversamente dai tanti leccaculo di partito, mutilati
del libero arbitrio.
“Io non appartengo né alla Destra né alla Sinistra né al
Centro.
Appartengo ai miei principi e basta.” (Oriana Fallaci)
Vito Perri
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