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12 Gennaio 2010 20:10 Nome: Toto email: galloro.antonio@inwind.it
 

La LEGA CALABRA

Mi era passata la voglia di scrivere in queste pagine, ma i fatti degli ultimi giorni e l’articolo di Vito Teti mi costringono a fare un’eccezione.

Vorrei saper scrivere e descrivere come Vito le emozioni e la rabbia che ho dentro, soprattutto la vergogna che provo per il “trattamento” che la mia terra ha riservato a gente disperata come gli immigrati di Rosarno. Anche io, come Vito, vorrei tirarmi fuori da questo “noi”, ma in qualche modo siamo tutti responsabili.

In vent’anni nessuno li ha difesi, mentre tutti erano a conoscenza delle condizioni disumane di lavoro sfruttato e sottopagato. Al contrario, abbiamo continuato a imporre loro di lavorare per pochi euro al giorno, spesso in condizioni di schiavitù, dall’alba al tramonto nei campi, senza diritti nelle varie aziende e in tutti quei settori d’impiego scartati dagli “italiani” perché degradanti. Non ci siamo mai preoccupati di dar loro un tetto, pur sapendo benissimo come fossero costretti a vivere, ammassati in capannoni abbandonati e baraccopoli fatiscenti. Nessuno, insomma, si è mai preoccupato di rispettare quei diritti fondamentali che dovrebbero essere il minimo per ogni essere umano: forse mostrare loro un po’ di umanità sarebbe stato controproducente per i loro “padroni”. E non a caso, la loro ribellione è nata dopo l’ennesima barbarie subìta.


Tutto quello che è successo in seguito, la guerriglia urbana tra poveri e schiavi, è stato il paradosso più triste e al contempo il modo migliore, per chi ci governa, di non affrontare la situazione, di non risolvere questo e mille altri problemi, di demonizzare gli “africani incivili”, imputando loro (e non alla ndrangheta) il degrado locale e tutti i mali socioeconomici possibili (“dagli all’untore!”).

Chi ha orchestrato questa guerra, se l’è goduta compiaciuto, senza neanche doversi sporcare le mani o spendere una parola. Oggi ci pensa la nostra gente, che era sempre stata ospitale e lontanissima dal razzismo perché per decenni l’ha subìto.

Poco tempo fa i leghisti additavano noi come quelli che “venivano a rubare il lavoro”, la palla al piede, l’Italia di serie B: continuano a pensarlo, ma oggi non gli fa più comodo chiamarci “sporchi e mafiosi”, perché in tanti stiamo facendo il loro gioco, demonizzando e ricacciando indietro i “negri” dopo averli sfruttati a piacimento.

Voglio sperare che tutti i politici della Calabria (almeno quelli con la coscienza pulita) abbiano il coraggio di fare autocritica, che prendano una posizione netta contro lo sfruttamento e il razzismo e che si impegnino per fare in modo che in futuro chi vorrà vivere in Calabria possa costruirsi una vita dignitosa nel rispetto delle regole.